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A mio avviso uno dei migliori dell'autore. Si legge facilmente e aiuta a passare un triste pomeriggio di pioggia. Da leggere.
Forse il miglior libro che racconta di un'operazione in guerra del SAS
Il resoconto di McNab circa la missione da lui diretta durante la prima Guerra del Golfo: una storia che ha un po' del rocambolesco ed un bel po' dell'artefatto. Se, per come scritto (certamente dal ghost writer...), appare un libro scorrevole ed accattivante, persino divertente, che si lascia leggere con molta facilità, per ciò che racconta lascia inevitabilmente qualche dubbio: è tutto vero ciò che riporta? E' andata esattamente così? Mah... Un sergente del SAS viene posto al comando di una squadra di otto uomini, col preciso incarico di recarsi nella zona in cui si posizionano le rampe mobili dei missili Scud per cercare di impedirne i lanci e congiuntamente di distruggere le infrastrutture di comunicazione (la rete in fibra ottica) dell'Iraq in guerra. Ma quasi tutto va storto sin dall'inizio, in un crescendo di disavventure che portano ad un inevitabile fallimento della missione ed a più tragedie personali tra tutti i membri del gruppo. Morale della favola: tre morti su otto, quattro fatti prigionieri dal nemico e solo uno che riesce a darsi alla fuga. Inevitabilmente senza aver compiuto la missione. Risultato? Due medaglie per il comandante! Vi quadra tutto? Andate a leggervi "Soldier I" (sopratutto questo), scritto da uno dei componenti del gruppo e "The one that got away", dalla penna di un'altro degli otto. Ma se volete un contraddittorio dettagliato - e se lo trovate -, "The real Bravo Two Zero", di Michael Asher, autore anche di un documentario televisivo: ebbene, la storia lì raccontata è un pochino diversa da quella proposta nel libro. Forse un po' troppo... Ma tant'è, consiglio comunque di leggerlo perché in molti passaggi è davvero spassoso. Certo, da prendere un po' con le pinze, ma molto godibile. Pace all'anima di tutti.
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