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Jian Ma

Traduttore: K. Bagnoli
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2009
Pagine: 633 p. , Brossura
  • EAN: 9788807017872

Recensioni dei clienti

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    Alessandro

    14/06/2012 02.55.24

    Bellissimo libro. Comprato in Italia e portato qui in Cina dove vivo, è stupefacente leggere a che livello di partecipazione studentesca e popolare si era arrivati nel 1989 per quella voglia di democrazia, libertà e rinnovamento, ma di cui oggi, il 99% dei cinesi che conosco ignorano o non sanno assolutamente nulla. Ma Jian si conferma un ottimo scrittore e speriamo contiunui su questa strada per i prossimi lavori.

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    M.T.

    04/02/2011 08.50.07

    La stoltezza di un regime dittatoriale esce fuori da questo romanzo in modo evidente. Inutili tutti i particolari volgari che vanno a infangare tutta la bellezza della scrittura di Ma Jian.

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    Barbara

    12/06/2010 22.01.52

    Il libro più bello che abbia letto lo scorso anno. Un libro che mi ha avvicinata alla Cina come nessun altro è riuscito a fare prima. La Cina che conobbi negli anni del liceo, e proprio quando ci furono i "fatti di Tienammen". Il Grande Stupore di vedere in televisione tutti quegli studenti occupare la grande piazza, ripresi, intervistati da mezzo mondo. Il Grande Orrore quando si vide e si seppe che Loro lo fecero davvero, passarono letteralmente sopra quell'ondata di studenti con i carri armati, quando ancora noi ci cullavamo nella bella ripresa del ragazzo anonimo con i due secchi d'acqua davanti al carro che avanzava il più lentamente possibile e che cercava di scantonarlo. Cullati, appunto, perchè fu una illusione poetica massacrata proprio nel momento in cui si pensava che si stesse giungendo ad una svolta. Ma Jian, ma anche altri autori cinesi che adesso vivono all'estero, sostengono la stessa cosa, e cioè che i giovani cinesi impararono la lezione fin troppo bene. Dopo Tienammen, azzeramento, tabula rasa collettiva. Il governo offrì un nuovo credo - il liberalismo economico, in cambio di quella libertà intellettuale che quei ragazzi invocavano. Ed i giovani cinesi, oggi, non sanno nulla di quel periodo, di quelle idee. Se si prova a rammentarglieli, sorridono imbarazzati, diffidenti, talvolta ostili. E nemmeno noi lo ricordavamo più. Ma Pechino in coma non è una ricostruzione dei giorni di Tienammen, o almeno non solo. Ha delle belle pagine liriche, nonostante la sua mole e la sua necessaria crudezza, in alcuni punti, si legge tutto d'un fiato, come si dice. Da regalare a tutti quelli che potete. Da rileggere. Nel mio caso, un libro amato. Una curiosità letta da qualche parte. L'autore è rifugiato in Inghilterra da anni, ma si rifiuta di imparare l'inglese. Il romanzo è stato scritto in cinese, nell'arco di diversi anni (dieci, se non ricordo male). E' stato tradotto in inglese dalla moglie di Ma Jian.

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    valeria80

    09/01/2010 20.40.07

    Bellissimo.600 pagine che ti aiutano a innamorarti delle contraddizioni di un paese come la Cina. Gli innumerevoli nomi di studenti cinesi ti costringono a concentrati sui loro accorati discorsi rivoluzionari e ti catapultano in un momento storico così vicino eppure così lontano e sconosciuto. Il finale, così come quasi tutto il libro, ti sconvolge per l'assoluta positività della visione globale. Alto lirismo in tutto il libro. Gli episodi dell'educazione sentimentale di Dai Wei sono un passaggio obbligato per capire la generazione di Tienammen. Aspetto con ansia un altro libro di Ma Jian sperando di non rimanere delusa.

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    matteo

    14/11/2009 23.38.13

    Libro bellissimo. Seguito ideale del precedente "Polvere Rossa". Di sicuro uno dei romanzi letti più belli del 2009. Le ultime pagine sono di un lirismo perfetto. Ma Jian entra tra i grandi scrittori contemporanei. Mi chiedo cosa abbia letto il precedente commentatore: non mi ricordo una sola scena di sesso.. mah..

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    fabio

    13/09/2009 18.21.25

    Un romanzo-biografia per capire cosa davvero significa vivere in una dittatura, e quale è il prezzo da pagare per scendere a compromessi o cercare la libertà. Per quanto interessante sotto il profilo storico e di attualità, l'autore pecca nel non riuscire a selezionare le cose importanti da quelle non importanti e da quelle inutili. Ne esce fuori un testo con almeno 150 pagine di troppo, che includono i noiosi dettagli delle innumerevoli riunioni studentesche e le bizarre avventure sessuali del protagonista ( che non si capisce davvero cosa c'entrino col resto ) le cui descrizioni abbandonano la letteratura per entrare a gran diritto nella pornografia.

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