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Irène Némirovsky

Traduttore: M. Di Leo
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2013
Pagine: 174 p. , Brossura
  • EAN: 9788845927720
Usato su Libraccio.it € 9,72

La bruciante eredità di un magnate dell'acciaio pesa sulle fragili spalle di un uomo nauseato dalla vita.

«I padri hanno mangiato l’uva acerba e i denti dei figli si sono allegati»: così è scritto nella Bibbia. All’èra dei pirati della finanza e dell’industria, degli imperi economici costruiti sui campi di battaglia, dello sperpero e dell’abiezione (quella che nei suoi appunti Irène Némirovsky chiama «l’èra Golder») è succeduto lo scenario desolante degli anni Trenta: «Disoccupazione... Crisi... Svalutazione del dollaro... Deficit di bilancio...» e «tutti quegli scandali infami, quei processi, quelle bancarotte indecorose» in cui sprofonda la finanza internazionale... Modesto impiegato nell’azienda un tempo appartenuta a suo padre – «il Bohun dell’acciaio, il Bohun del petrolio», una sorta di «re misterioso e malefico» di cui si diceva: «Sui suoi passi nascono la rovina e la guerra» – e poi passata nelle mani di colui che era solo un faccendiere e un prestanome, Christophe Bohun non ha né ambizioni, né speranze, né desideri, né nostalgie. Si lascia svogliatamente amare da una moglie di irritante perfezione e da una cugina da sempre infatuata di lui. «È la pedina» annota ancora la Némirosky sulla minuta del romanzo «che viene manovrata sulla scacchiera, che per due o tremila franchi al mese sacrifica il suo tempo, la sua salute, la sua anima, la sua vita». Alla morte del padre, però, Christophe trova in un cassetto, ben in evidenza, una busta sigillata: dentro, una lista di parlamentari, giornalisti, banchieri che, all’epoca del crac finanziario, avevano ricevuto dal vecchio Bohun somme ingenti per convincere il governo a incentivare i preparativi bellici. Riuscirà questa potenziale arma di ricatto, e di riscatto, a scuoterlo dal suo «molle torpore»? Difficile trovare un romanzo così puntualmente applicabile a temi e fatti di ottant’anni dopo.

Recensioni dei clienti

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    Adriana Rosas

    12/02/2016 07.00.31

    Ho letto tutti i libri (romanzi e racconti) della Némirovsky, una scrittrice unica, per la capacità di descrivere precisamente e implacabilmente - e con uno stile inconfondibile - la miseria (soprattutto) e la grandezza dei singoli individui nel quadro delle relazioni sociali. I suoi scritti non sono tutti allo stesso livello e questo è - per me - il romanzo meno bello, il più fragile come trama e il più povero nella descrizione dei personaggi e delle vicende; lentissimo, fino ad essere noioso, prevedibile e un po' banale. E non mi ha suscitato alcuna emozione.

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    Valeria

    24/10/2013 19.06.05

    Attualissimo! Descrive i malesseri e le insoddisfazioni dell'individuo degli anni '30 che sono esattamente gli stessi di oggi. Sullo stile della Nemirovsky non dico niente, lei non delude mai. Molto bello.

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    Antonella

    10/10/2013 17.32.35

    Un libro profondamente triste incentrato sulla vita di un uomo in balia degli eventi, una pedina sulla scacchiera del mondo. Un libro tragico sulla crisi economica degli anni 30. Un protagonista insolito per Irene Nemirovsky, in cui non riconosco i suoi personaggi, un protagonista troppo stanco per riuscire a trovare la forza di "scegliere la vita", Christophe Bohun, un uomo che si lascia trascinare dall'onda degli eventi di ogni giorno, nostalgico di un passato dove forse ha conosciuto il vero amore e forse, dico forse, era un uomo diverso; tuttavia è difficile immaginarselo come tale. Non sono riuscita ad apprezzare in pieno il libro, non sono riuscita ad arricchirmi leggendolo, forse perché non riesco a ritrovare nessun insegnamento dalla pedina sulla scacchiera o forse perché rifiuto che lo si possa diventare.

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    giorgio g

    05/10/2013 12.51.59

    E' il libro di un fallimento, o meglio di una vita fallita: il protagonista, unico figlio di un grosso speculatore finito in dissesto, non solo non riesce a risollevare le sorti della famiglia ma non approfitta delle informazioni lasciategli in punto di morte dal padre, con le quali avrebbe potuto ricattare persone influenti (ogni riferimento all'attualità è del tutto casuale in quanto il libro è stato scritto esattamente ottant'anni fa) ma vi rinuncia per ignavia. Ambientato nella Parigi degli anni immediatamente successivi alla Grande Crisi, richiama usi e abitudini della borghesia dell'epoca. Un libro tristissimo, ma scritto benissimo, come ci ha abituato la Nemirowsky.

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    Cristiana

    14/06/2013 19.42.11

    Forse non è il libro migliore di questa autrice ma è sempre una tale sorpresa ritrovare la sua prosa cristallina e la sua profonda conoscenza dell'uomo che non si può dare una valutazione inferiore al massimo

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    adriana

    29/04/2013 17.53.12

    sono innamorata della Némirovsky e ho letto veramente tutto. Conosco la sua prosa che mi piace tantissimo (mi rimanda al Simenon non Maigret di cui sono fan sfegatata) e quindi so cosa aspettarmi. Ennesimo bellissimo libro quindi con i personaggi tratteggiati in modo superbo. Devo però dire che, pur avendolo divorato in poche ore, mi ha lasciato dentro una tristezza sconfortante: troppo negativo, nessuna luce, nessuna speranza di riscatto. Forse non era la mia giornata giusta.

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    Romolo Ricapito

    09/04/2013 01.37.30

    In Una Pedina sulla Scacchiera, suo nuovo inedito, Irène Némirovsky fa rivivere tutta la sua magia di scrittrice talentuosa ma anche capricciosa. Ancora acerba in "La Nemica", romanzo giovanile appena pubblicato, nella "Pedina" invece Irène crea una trama più elaborata, perché maggiormente fondata sulle "sensazioni", piuttosto che sui puri eventi. La storia di Christophe, giovane uomo di 43 anni il quale vive una vita sacrificata in attesa della morte del padre ( ricco affarista che ha lasciato da tempo il lavoro a causa della salute malferma , vivendo da recluso nella casa di famiglia ) è senza dubbio un capolavoro. A dispetto dei soli 43 anni, Christophe appare un personaggio troppo "maturo", anche perché all'epoca i quarantenni erano già equiparati a una sorta di "pensionati" dell'esistenza, reietti ai piaceri della nascente società industriale . Nel "ritratto di famiglia in un interno" ecco una moglie, Genevieve, nei confronti della quale il protagonista è indifferente e la cugina divorziata Muriel, sua ex amante. In questo ambiguo trio, Muriel si configura come eventuale preda di una nuova concupiscenza di Christophe, abituale frequentatore-tra l'altro- di procaci e volgari prostitute. Muriel è quindi in un certo senso, la "musa" dell'impiegato, quando ella sostiene: vivo aspettando la morte. Tale attesa, nichilista nei personaggi femminili, diventa esistenzialista e quasi "creativa" in Christophe. Una sorta di oblio "salvifico" , cioè, nel quale rifugiarsi dopo le varie ambizioni disattese, all'interno di una vita "sacrificata", che potrebbe subìre un rovesciamento favorevole grazie a degli eventuali ricatti.

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    Lina

    08/04/2013 00.38.13

    Parabola discendente di un nichilista, un insoddisfatto senza forza nelle azioni e senza direzione nei sentimenti... Un capolavoro di psicologia. SEGNALO LA CONTEMPORANEA USCITA DELLO STESSO ROMANZO PRESSO "EDITORI RIUNITI", A UN PREZZO INFERIORE.

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