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Le più fortunate - Julianne Pachico - copertina
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Le più fortunate Julianne Pachico
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Descrizione


Un esordio spettacolare e polifonico che ricama intorno all’impeccabile ritratto psicologico dei suoi personaggi l’affresco politico e sociale di un’intera società.

«Un impeccabile romanzo corale.» - Tiziana Lo Porto, il Venerdì di Repubblica

Cosa sappiamo della Colombia? È un paese lontano che in noi evoca quasi solo l’immagine spaventosa quanto stereotipata dei narcos col mitra in mano. Gli undici episodi che compongono questo romanzo sono un viaggio nella sua storia recente, dal 1993 al 2013, raccontata con un taglio inedito, e cioè attraverso le vicende di un gruppo di ragazze privilegiate, figlie di diplomatici, politici e uomini d’affari, educate nelle scuole migliori e imbevute di cultura nordamericana. Saltando avanti e indietro nel tempo le seguiamo dall’infanzia alla maturità, conoscendo le loro domestiche e i loro professori, i loro compagni di giochi e i loro amanti, e vedendo dipanarsi tutto intorno un mondo contraddittorio fatto di ville faraoniche e guerriglia nella giungla, coniglietti da coccolare e sacchi di coca nascosti in garage, da cui non tutte usciranno vive.
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Dettagli

Sur
2018
7 giugno 2018
250 p., Brossura
9788869981265

Valutazioni e recensioni

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silvia
Recensioni: 3/5

Le più fortunate è un romanzo che in realtà è strutturato in modo da sembrare una raccolta di racconti: la Colombia e i suoi dipartimenti sono il fulcro dal quale si dipanano le storie di quattro ragazze: Stephanie, la Flaca, Betsy e Mariela chiamate “le più fortunate” perché provengono dalla Colombia privilegiata, quella che nasconde la testa sotto la sabbia di fronte ai conflitti provocati dalla guerra civile. La struttura dei capitoli è molto particolare, si va dal 1993 al 2013 e ogni capitolo ha un protagonista differente. Non sono solo le quattro ragazze privilegiate a raccontare ciò che accade intorno a loro, ma anche le persone che incrociano il loro cammino: domestiche, insegnanti, fidanzati, e persino un coniglio. La guerra imperversa e non risparmia nessuno, ricco o povero che sia. La vita di queste ragazze ingenue che vivono nell’agio e nella totale ignoranza di ciò che realmente sta accadendo nello Stato in cui vivono, sarà completamente stravolta e ognuna di loro diventerà improvvisamente consapevole del fatto che al di fuori della loro campana di vetro, fatta di feste a bordo piscina, alberi di mango, e caramelle che piovono dal cielo, c’è ben altro.

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Guida
Recensioni: 5/5

Una meravigliosa scoperta questi racconti di Julianne Pachico, che ci raccontano la Colombia attraverso un intreccio di tempi e personaggi che ritornano, appena accennati, altre volte assoluti protagonisti, e che spesso siamo noi a dover scovare, che si nascondono, o ci provano, perché in fondo la fortuna, quando c'è la guerra, non è per nessuno

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Silvia
Recensioni: 3/5

"Le più fortunate" di Julianne Pachico, scrittrice nata a Cambridge e cresciuta in Colombia è un romanzo che in realtà è strutturato in modo da sembrare una raccolta di racconti: la Colombia e i suoi dipartimenti sono il fulcro dal quale si dipanano le storie di quattro ragazze: Stephanie, la Flaca, Betsy e Mariela chiamate “le più fortunate” perché provengono dalla Colombia privilegiata, quella che nasconde la testa sotto la sabbia di fronte ai conflitti provocati dalla guerra civile. La struttura dei capitoli è molto particolare, si va dal 1993 al 2013 e ogni capitolo ha un protagonista differente. Non sono solo le quattro ragazze privilegiate a raccontare ciò che accade intorno a loro, ma anche le persone che incrociano il loro cammino: domestiche, insegnanti, fidanzati, e persino un coniglio. La guerra imperversa e non risparmia nessuno, ricco o povero che sia.

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Pachico, la campana di vetro e la guerra ai narcos

La upper class colombiana? Un’elite cosmopolita di colletti bianchi schizzati di molto fango. Con famiglie che hanno a disposizione guardie del corpo, autisti, camerieri, dalla vita apparentemente scintillante, ma sotto il velo di ipocrisia e di apparente serenità ci sono verità sgradevoli e pericolose. E anche chi sente lontana l’eco delle violenze, chi è più che benestante e sembra vivere in un’altra dimensione, deve farci suo malgrado i conti. Inevitabilmente Gabriel Garcia Marquez è molto lontano, Gamboa e Vazquez più vicini, ma nemmeno tanto, nemmeno per ragioni anagrafiche. Julianne Pachico, nata in Inghilterra ma cresciuta in Colombia, approda in Italia con un libro in cui a una felice mano stilistica affianca la storia di una guerra, quella del governo colombiano contro i narcos nell’arco di una ventina d’anni, a partire dal 1993.

Le più fortunate (250 pagine, 17,50 euro) di Julianne Pachico è una delle ultime scoperte della casa editrice Sur, che pubblica il volume nella traduzione dall’inglese di Teresa Ciuffoletti: è un mosaico di racconti, più che un romanzo, ci sono punti di vista diversi (prima, seconda, terza persona; a un certo punto anche un coniglio); ogni storia, sono undici in totale, sa essere autonoma eppure dialoga con tutte le altre, ambientate principalmente in Colombia, ma non solo. Per lo più le protagoniste sono le ragazze, poi giovani donne, senza problemi economici, con radici comuni, una scuola materna internazionale, e con genitori che sono uomini d’affari, dirigenti di compagnie petrolifere, eleganti diplomatici, politici, nella maggior parte dei casi, dunque, delinquenti del comparto droga, con un’apparenza “rispettabile”, in un contesto storico e sociale ben preciso. Alla lunga la campana di vetro in cui sono cresciute, e che ha permesso loro di vivere come qualunque teenager del mondo cosiddetto occidentale, si incrina. E si capisce che la loro fortuna è abbastanza… relativa.

C’è tanto non detto nelle storie di Pachico. E ci sono attentati e sequestri, gruppi di rivoluzionari e scorte di cocaina tenute in garage, conigli che mangiano foglie di coca, donne di servizio evocate in modo magistrale, un professore rapito da guerriglieri che in qualche modo si ostina a insegnare. Lo sguardo cerca d’essere analitico, ma il coinvolgimento affiora, non è una narrazione asettica. Specie quando c’è chi finisce per pagare le colpe dei padri. Pachico apre un nuovo sentiero, seguire i suoi passi e leggere cosa avrà da scrivere, anche in futuro, non è un’idea malvagia.

Recensione di Arturo Bollino

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