Recensioni Più segreti degli angeli sono i suicidi

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E allora alzatevi le gonnelle, signore, dacché si va all’inferno

«Il suo libro è barocco, eccesivo, indegno, moralissimo, feroce, tenero, laido, ributtante e affascinante. Le idee originali comico-sataniche sono talmente tante che chissà quante riuscirò a ricordarne…» - da una lettera di Franco Foschi a Gian Marco Griffi pubblicata su Vibrisse

Tra le altre cose, a Sabbione, la città in cui si svolgono le vicende del libro, si venera un Dio suicida, poeti sciamannati scrivono pessime poesie, ci si diverte decapitando tacchini, ci si annoia, si attende vanamente che si scateni un temporale, si tradisce, ci si rinchiude in cliniche per curare l’ipocondria con la meteopornografia, ci si fa predire il futuro e si crede ciecamente al responso dei divinatori, si parla esperanto, si consultano le regole del golf, si sgomberano cadaveri dalle strade, talvolta si ride, spesso si è indifferenti, sporadicamente si prova a piangere, si vaga senza meta in auto su strade circondate da vigne, rotolare e campagna selvaggia in cerca di un buon posto per dimenticare se stessi, si elegge democraticamente un dittatore, ci si ribella, si commettono brutali omicidi e, soprattutto, ci si uccide, giacché questo impone la legge morale e civile. Benvenuti a Sabbione.
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