Porte aperte - Leonardo Sciascia - copertina

Porte aperte

Leonardo Sciascia

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Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Edizione: 11
Anno edizione: 1987
In commercio dal: 12 ottobre 1987
Pagine: 110 p.
  • EAN: 9788845902628
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    Veronica

    08/03/2019 22:23:50

    Resistenza. È questa la parola chiave del racconto di Sciascia. E la resistenza in questione è quella di un giudice Palermitano. Resistenza contro una cultura di morte e di violenza, di paura e di terrore, di inciviltà e barbarie, di soprusi e sopraffazione. Resistenza da parte di un piccolo giudice che - chiamato a giudicare di un delitto feroce e 'invitato' ad applicare la pena di morte dagli organi di partito, fascista si intende - sceglie la vita, i valori della democrazia, anticipando quelli che saranno i principi che permeeranno più tardi nel 1948 i valori della costituzione repubblicana. Epilogo amaro, che pur fa riflettere. Consigliato a tutti e soprattutto agli aspiranti magistrati (come me).

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    Matteo

    21/09/2018 14:15:57

    Qualcuno direbbe "E' Sciascia, bellezza, è Sciascia". in parte concordo con quelli che ne criticano il tratto pesante, noioso che l'autore a volte esprime in questo romanzo. Ma di cosa stiamo parlando? Ricordiamoci che la vera letteratura è quella che mette in difficoltà il lettore, anche se in sole 90 pagine. E quindi se non siamo in grado di leggere qualcosa che ci sputi in faccia, c'è sempre Fabio Volo.

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    marty

    20/09/2018 20:30:58

    Un libro attuale più che mai. Profondo e di agile lettura, il libro si interroga sul rovello interiore di un giudice di Palermo che, in epoca fascista, subisce pressioni per applicare la pena di morte su un pluriomicida. Ma alla fine il giudice agisce secondo coscienza. Non è solo il tema della pena di morte ad interessare,ma anche - e soprattutto oggi- il tema della responsabilità individuale in una società in cui il potere politico offusca la capacità di giudizio e così fomenta "la pancia del popolo".

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    Giorgio g

    26/07/2018 11:45:36

    È il tempo di rileggere “Porte aperte” di Leonardo Sciascia, ora che un governo di centro destra si è imposto. Fortunatamente, non intendono ripristinare la pena di morte, ma si sente una stretta sull’ordine pubblico. “Si dorme con le porte aperte ”, era il leitmotiv del Regime, a costo della pena di morte che era stata reintrodotta. Di qui l’esame di coscienza del giudice che doveva applicarla. La irrogherà? Leggete il libro e lo saprete.

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    paolo

    20/05/2015 15:41:06

    Libro che ha una sua essenza solo nell'essere un' apologia contro la pena di morte.Per il resto libro pesante e poco scorrevole spesso noioso.

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    Renzo Montagnoli

    05/12/2014 17:31:01

    Al di là della bellezza del romanzo, del profondo messaggio che lancia, della capacità di Sciascia di avvincere e di pungolare, ciò che mi sembra sia di particolare pregio è quella necessità espressa affinché ogni essere umano, nelle sue decisioni, debba sempre regolarsi secondo coscienza, mantenendo ben viva quella luce di umanità che ci distingue dalle bestie, e ciò anche se avrà un costo, che non sarà mai così alto e lancinante come invece nel caso in cui si agisca contro il proprio intimo sentire.

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    francois sanders

    04/04/2008 11:44:43

    L'attacco è tutto. Le prime note di una canzone,le prime righe di un libro,il primo sguardo della tua donna,se sono perfetti,se li senti tuoi,ciò che seguirà sarà sublime e non sarai tradito.L'inizio di Porte aperte e' così,sopratutto perchè è estraneo alla cronaca giudiziaria raccontata da Sciascia ed alla conseguente analisi della pena di morte e del fascismo degli anni Trenta. Eccolo. "Il piccolo giudice lo guardò con soave indugiante,indulgente sonnolenza.E il procuratore se lo sentì sulla faccia,quello sguardo,come una volta,bambino,la mano di un suo parente vecchio e cieco che voleva-disse-vedere a chi dei più anziani della famiglia somigliasse.Di quel parente mai prima incontrato,per quella mano che gli scorreva sulla faccia come a modellargliela,aveva sentito un che di ripugnanza,di ribrezzo." Più avanti,nello svolgimento del romanzo,un'altra rivelazione intima. "Amava molto sgomitolare tra i suoi libri e nei suoi pensieri,il filo di estemporanee curiosità.Da quando aveva cominciato ad avere a che fare coi libri:e perciò i suoi fratelli,che sui libri stavano con più volontà e fatica,lo consideravano un perdigiorno.Ma sapeva di aver tanto guadagnato,in quelle ore o giornate perdute;e comunque ne aveva sempre tratto piacere." Anche Sciascia scrive sopratutto con tre 't' .

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    luigi

    08/09/2007 00:02:09

    Grande opera . Un significato profondo : il carnefice è spesso la vera vittima . Vittima di una società ipocrita e feroce in cui i deboli sono carne da macello. La pena di morte nel racconto ha un valore simbolico : è lo stato che mostra i muscoli e si serve proprio dei crimini da esso stesso provocati , per apparire forte alla sua comunità. Una prova di forza , di certo non una attitudine a migliorare il mondo. Sciascia è un mito.

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    Tiziano

    13/12/2003 22:31:03

    Regà dateme retta, la prof me l'ha fatto legge per un compito in classe e su 16 persone nessuno l'ha capito, poche pagine potevano far sperare ad un libro scorrevole, purtroppo non è stato così, un mattone di quelli proprio duri. mi dispiace per Leonardo Sciascia che è stato un grande scrittore però.

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    chiara

    28/05/2002 16:52:37

    Sciascia è un grandissimo autore!!!! Con questo libro mi ha riempito ilcuore e l'anima!!! Peccato che è morto così presto poteva darci ancora tanto!!!!!

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    Andrea Malaguti

    13/12/2000 04:22:44

    Uno dei libri piu' profondi della letteratura italiana contemporanea. Pochi scrittori hanno usato un linguaggio cosi' asciutto e preciso per far pensare veramente. E' un gran peccato che Sciascia non sia piu' con noi.

Vedi tutte le 11 recensioni cliente

(recensione pubblicata per l'edizione del 1987)
recensione di Carbone, R., L'Indice 1988, n. 3

Negli anni Trenta, a Palermo, un uomo "perbene" uccide tre persone, la propria moglie e due colleghi di lavoro. Su questo crimine, la macchina giudiziaria si muove, con l'implacabile decisione che un simile caso esige: l'evidente colpevolezza dell'imputato facilita di molto le cose; la pena di morte da pochi anni ripristinata è la punizione esemplare in un periodo in cui la retorica fascista ha come punto d'onore - e di credibilità politica - la tutela dell'ordine pubblico. Porte aperte, allora, come "suprema metafora dell'ordine, della sicurezza, della fiducia: 'Si dorme con le porte aperte'".
Ma la giustizia non è fatta soltanto di meccanismi più o meno perversi, anonime aule di tribunali, toghe e "auto da fé": è fatta anche dagli uomini, da persone che in questo caso perbene lo sono veramente. La ricostruzione del processo fornita da Sciascia offre al lettore, con l'attenzione che spetta loro, due figure da questo punto di vista esemplari: il "piccolo giudice", piccolo di statura fisica e certo non morale, e un giurato, un uomo con faccia e mani da contadino, ma che ha molto letto e viaggiato, vive con una donna francese in una villa palermitana, circondato da belle cose, parla e discute di letteratura.
Sì, la letteratura ha, in questo libro, un posto di prim'ordine. È come se per Sciascia la "degnità" dei due personaggi, che impedirà, almeno nel processo di cui fanno parte, che la corte si pronunci con una umanamente indegna pena di morte, non fosse pensabile al di fuori di quei esempi che nella nostra storia hanno contribuito a crearla, la dignità dell'uomo: si tratti di un grande come Guicciardini dell'immancabile Stendhal o di un meno noto storico siciliano "poiché la letteratura non è mai del tutto innocente. Nemmeno la più innocente". Ma il lettore sbaglierebbe strada se intendesse "Porte aperte" come uno degli innumerevoli atti d'accusa contro le miserie del ventennio. Non di storia recente si discute, ma dei valori che appartengono alla cultura moderna e agli uomini che l'hanno fatta. La passione, a tratti il furore del narratore hanno origine dal rifiuto di una legge che, dopo Verri, Manzoni e tanti altri, adotti la pena di morte, sia pure in circostanze in cui essa potrebbe apparire pienamente giustificata.
Leonardo Sciascia non è nuovo a questo tipo di operazioni letterarie, che "innocenti" non sono mai. Cambia la storia particolare, l'atmosfera del periodo, ma non la tensione discorsiva e saggistica, che vuole arrivare ad un"'utile verità", e alla necessità della ragione, sia questa la 'raison' del secolo dei lumi o la sua definitiva realizzazione narrativa che ha luogo in Manzoni. Ma Manzoni, lo sappiamo, è parente di Verri. Manzoni ha scritto quella "Storia della colonna infame" da Sciascia considerata l'incunabolo del genere di ricostruzioni narrative che da qualche tempo a questa parte egli sembra prediligere. Il lettore solo un poco più paziente potrà allora andare a vedere la "Nota" posta dallo scrittore siciliano al testo di Manzoni. Con un ultimo avvertimento: che la letteratura, magari, non è innocente non solo per chi scrive, e scrivendola la fa, ma anche per chi legge.
  • Leonardo Sciascia Cover

    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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