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Max Seidel, Romano Silva

Editore: Marsilio
Anno edizione: 2007
Pagine: 403 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788831793636
Proprio a Lucca, Giorgio Vasari ricorda un caso di fascinazione collettiva per un'opera d'arte, così forte da spuntarla sulle drammatiche urgenze della lotta politica. Quando fu cacciato Paolo Guinigi, "per l'odio che alla sua memoria portavano i Lucchesi", la tomba della moglie Ilaria del Carretto fu "quasi del tutto rovinata". "Pure, la reverenza che portarono alla bellezza della figura e di tanti ornamenti gli ratenne, e fu ragione che poco appresso la cassa e la figura furono con diligenza all'entrata della porta della sacrestia collocate".
Non è mettendo le ragioni dell'iconografia contro quelle dello stile che in questo libro importante si è ripercorso, entro l'orizzonte apparentemente circoscritto di una città-stato, quasi mezzo millennio di storia della propaganda (ma l'individuazione dei luoghi del potere parte da più lontano). In un'indagine d'iconografia politica le immagini non possono essere considerate come un semplice riflesso: sono i veicoli più immediati della propaganda. Eppure questo resta il lavoro di due storici dell'arte, preoccupati di ridare funzione e contesto ai fatti figurativi. Ad esempio, delle ben note illustrazioni delle Croniche del Sercambi si mostra – per la prima volta, si può dire – quale sia il loro lessico politico e quanto legato al testo letterario.
D'altra parte, l'episodio raccontato da Vasari ci ricorda come i nostri progetti di ricerca siano condizionati da fattori patrimoniali. Le immagini nate con scopi di propaganda non sono destinate soltanto a perdere senso in maniera rapida. Sono anche quelle più facilmente esposte alla cancellazione materiale e simbolica. Il caso di Lucca è particolare. Dopo la riacquisizione della libertà cittadina ottenuta (a caro prezzo) dall'imperatore Carlo IV, nel 1369, resterà indipendente fino al 1799, riemergendo in seguito come stato piccolissimo, programmaticamente provvisorio. Non fu solo entro l'assetto europeo del Cinquecento che Lucca cercò di starsene come dimenticata dagli altri, come emerge dal memorabile libro di Berengo. Già in tempi precedenti e a maggior ragione nel Sei e Settecento, a Lucca si imparava a regolare ogni scelta sul passo della propria "piccolessa". Se per certi versi tale regola di vita sembra aver favorito condizioni di persistenza patrimoniale, quanto meno con gli straordinari fondi archivistici, per altri sembra quasi che Seidel e Silva abbiamo dovuto "stanare" il loro argomento. Sicché, per quanto sia intellettualmente generoso che questo libro venga proposto al lettore come "esempio tipico per lo studio delle città-stato italiane", non sarà facile applicarne l'intera formula a città diverse da questa. Quanto meno con simile estensione di tempo.
Se però s'immaginasse che il libro affronti il tema della propaganda politica solo dall'interno della città, sul lungo periodo, ce ne si farebbe un'idea parziale. I capitoli iniziali ruotano attorno alla fase della riacquisita libertà cittadina, riferimento costante della secolare autorappresentazione. E proprio in queste pagine si fanno le scoperte più interessanti, che riguardano la parte avuta da Lucca nelle strategie simboliche di Carlo IV. Tanto che il mosaico sulla facciata di San Frediano diventa la chiave interpretativa di quello di Praga; e che Luchau, cittadina a mezza strada fra Dresda e Berlino, venne a configurarsi come una "seconda Lucca". Massimo Ferretti