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Anno edizione: 2025
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In questa ricostruzione storica, rigorosa e appassionante, Gianni Oliva ripercorre quella che fu la prima, drammatica guerra civile italiana. E lo fa senza indulgere nella retorica neoborbonica né dar credito ai silenzi autoassolutori della storiografia ufficiale. Il risultato è un ritratto essenziale della nascita del nostro paese, fondamentale per comprendere le radici delle divisioni che lo attraversano ancora oggi.
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Libro chiaro, ben scritto, leggibile con vero piacere sia da parte di chi ha una certa conoscenza dell'argomento, sia da chi lo avvicina per la prima volta. Insomma: Oliva si fa sempre apprezzare ed è sempre una garanzia per il lettore. Interessante anche quel 2* capitolo che riecheggia e riprende i contenuti di un precedente libro dell'autore sulla relativa grandezza del Sud dopo l'arrivo dei Borboni nel 1734 e la creazione del Regno. Il resto del volume si addentra nel complesso delle circostanze che videro il repentino crollo del regno sotto l'incalzare dei garibaldini e delle forze che essi seppero mettere in moto fra primavera e autunno 1860. Oliva sintetizza bene gli eventi e mette in evidenza che la causa profonda di tutto ciò si trova nella rottura che si ebbe fra i Borboni e il paese nel 1799 prima e nel 1848 poi: la dinastia si condannò all'isolamento in tutta Europa, mentre il Piemonte costituzionale si rafforzava e ospitava il meglio della classe dirigente che esprimeva il Sud. Oliva sottolinea anche le tante sfaccettature del fenomeno brigantesco, fra le quali non trova però spazio la vetusta idea del brigante come ribelle sociale che riscatta i poveri.I briganti furono efferati delinquenti, espressione dei tanti mali recenti e antichi di una società arretrata, dove sopravviveva l'antico baronaggio del latifondo e dove i poveri contadini non avevano prospettiva alcuna di riscattarsi dalla miseria per cui si ribellavano contro i borghesi nuovi ricchi (i galantuomini). Così si giunse allo scontro inevitabile col nuovo regno d'Italia, la cui classe dirigente conosceva meglio l'Europa del Mezzogiorno: uno scontro duro e sanguinoso durato una decina d'anni per il quale Oliva adotta la grave definizione di guerra civile
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