Principi della comunicazione letteraria

Maria Corti

Editore: Bompiani
Collana: Studi Bompiani
In commercio dal: 23 aprile 1997
  • EAN: 9788845230950
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CORTI, MARIA, Principi della comunicazione letteraria

CORTI, MARIA, Per una enciclopedia della comunicazione letteraria
recensione di Mortara Garavelli, B., L'Indice 1997, n.11

Un libro come i" Principi della comunicazione letteraria", che col passare degli anni (ventuno, per la precisione) ha conservato intatto il suo potere di attrarre e di stimolare il lettore, di imporsi come riferimento stabile per i temi di cui tratta, non ha bisogno di essere ritoccato con occasionali aggiornamenti bibliografici. Merita il trattamento che si riserva ai classici della ricerca. Ai quali compete, inoltre, di rappresentare lo "stato dell'arte" nel momento storico in cui sono stati composti, e la parte che essi stessi vi hanno avuto. Nei "Principi "Maria Corti ha affrontato in modo robustamente sistematico, e con soluzioni innovative, le questioni basilari della riflessione sulla letteratura; ha indicato con fermezza le direzioni che si sono poi rivelate più proficue per la semiotica letteraria, ha arricchito di risorse originali e fruttuose le dotazioni del lavoro interpretativo sui testi. Che poi le innovazioni siano diventate patrimonio comune è il felice esito delle opere destinate a durare. Penso a nozioni come quella di "campo di tensioni" ("di forze centripete e centrifughe che si producono nel rapporto dialettico fra ciò che aspira a persistere intatto per forza di inerzia e ciò che avanza con impeto di rottura e di trasformazione", proposta per spiegare il "dinamismo delle strutture" letterarie e integrata alla concezione della letteratura come sistema.
A quest'ultima nozione, spiegava Maria Corti, "si collega l'idea che ogni testo ha "un posto" nella letteratura, in quanto entra in una rete di rapporti con gli altri testi", mentre il dinamismo delle strutture comporta "l'idea che il posto è mutabile, al limite perdibile". Come lei stessa abbia applicato la sua teoria del campo di tensioni in magistrali studi su autori contemporanei e medioevali appartiene alla storia recente delle idee e dei metodi semiotici. A questi, oltre che alla filologia e alla storia della lingua letteraria, ha apportato contributi sorprendenti quel modo tutto suo di investigare opere e testimonianze di epoche diverse con l'intelligenza del detective e un simpatetico mettersi in sintonia con l'inventiva di scrittori e poeti. Alla base sta il discorso teorico sviluppato in questo libro, fonte di acquisizioni sicure delle nostre conoscenze nei campi letterario e linguistico. Mi riferisco, in particolare, alla descrizione delle differenze qualitative tra lingua comune e lingua letteraria; alla sistemazione degli ambiti di codici e registri, questi ultimi riformulati in termini di "scritture"; all'individuazione del "proprio" del linguaggio poetico, introdotti i concetti di avantesto e di iperfunzione segnica del testo poetico; alla trattazione, ormai classica, della codificazione dei generi letterari.
La vitalità delle idee si misura sulla loro capacità di produrne altre, di far fare passi avanti alla ricerca. Maria Corti era ben consapevole sia delle novità scaturite dalle proprie scoperte e riflessioni, sia della varietà di argomenti e problemi maturati negli anni: di quel "qualcosa d'altro" che era stato rilevante per lei e per i suoi lettori. Di qui la decisione di dare vita a un secondo volume, presentandolo come "abbozzo di un dizionario enciclopedico" le cui voci corrispondono a temi "affini a quelli trattati nei "Principi" o addirittura loro sviluppo"; e sono: "Avantesto, Intertestualità, Luoghi mentali, Mondi possibili, Oralità/scrittura, Personaggi dell'immaginario e del fantastico, Reale e realismi. "Titoli facilmente collegabili a parecchi dei lavori più suggestivi della Corti semiologa, critica, filologa e storica della lingua. Ai "Percorsi dell'invenzione" (Einaudi, 1993), ad esempio, si richiamano spunti decisivi per chiarire che cosa sia "avantesto", esemplificato, fra l'altro, sulla raccolta degli scritti infantili di Giacomo Leopardi (e ripreso, impeccabilmente, nel capitolo sui mondi possibili). A passaggi importanti delle argomentazioni sviluppate nel libro "La felicità mentale "(Einaudi, 1983) si rifanno gli esemplari chiarimenti della complessa e controversa nozione di intertestualità. Di questa viene offerta una tipologia che mostra le differenze e le possibili concomitanze fra intertestualità, uso delle fonti, interdiscorsività; e insegna come e quando si debba parlare di modelli analogici piuttosto che di fonti (novità assoluta negli studi sull'argomento) e come un certo tipo di citazione (esemplificato su un testo bizantino del sec. XII, il "Timarione "dello Pseudo-Luciano) produca un "organizzato "testo nel testo"". Il rilievo, suffragato da analoghi rilevamenti di Lotman, offre, mi sembra, una buona chiave di lettura per certi "collages" citazionali (mi viene in mente "L'anonimo lombardo" di Arbasino) che sono procedimenti costitutivi di testualità.
Segnalo ancora le illuminanti osservazioni sul "rituale letterario" rappresentato dalle "operazioni intertestuali" nel medioevo latino: "C'è - spiega Maria Corti - un'attitudine sapienziale collettiva, una sorta di collettiva memoria del sapere che da un lato riduce il moderno bisogno di attribuzione di un testo a un autore (...), dall'altro consente il procedimento scrittorio di ripresa e di sviluppo del lavoro altrui, che oggi saremmo tentati di definire "plagio""; e invece si tratta dell'assorbimento del nuovo "nel ritmo dell'iterativo, dell'ossequio alle "auctoritates"". Le conclusioni che se ne traggono riguardo all'estraneità della moderna concezione dell'originalità artistica rispetto a quella lontana situazione storico-culturale possono funzionare da salutare "memento" quando si voglia impiantare una ricostruzione storica dell'idea di "furto letterario". L'impostazione delle singole voci è ogni volta una lezione di metodo. Si legga il capitolo su oralità e scrittura, articolato puntando l'obiettivo, come dichiara già il titolo, su "tre diversi momenti storici": facce diverse dell'oralità, rapporti costituzionalmente differenti con la scrittura, in relazione al contesto sociale, alle mutevoli condizioni del vivere e del pensare.
L'ultimo momento, inquadrato (splendidamente) protendendo l'obiettivo anche verso il futuro, è il presente: con le letture pubbliche di poesie, "l'oralità potenziata dalla musica" nelle produzioni sia dei cantautori, sia dei gruppi rock o del più recente rap. La messa a fuoco sui destinatari, chiarite esemplarmente le ragioni e le modalità dell'esecuzione orale degli emittenti, permette alla Corti di avanzare, dal punto di vista semiotico, due riflessioni (da sottoscrivere completamente): "1) Nella nostra epoca superdotata di scrittura non solo esiste il sistema a due variabili, segni della oralità e segni della scrittura, ma la diversa combinazione dei due sottoinsiemi assume un profondo significato generazionale. 2) I segni della oralità appaiono ai giovani come atti a produrre una forma più autentica di comunicazione fra i singoli e fra gruppi rispetto ai segni della scrittura; riprende per essi nuova validità contestuale l'affermazione di Socrate per cui i segni della scrittura, come quelli della pittura, sembrano parlare, ma se li interroghi non ti rispondono".
Saturo di intelligenza critica, intessuto di riferimenti a quanto di meglio abbia prodotto la riflessione più e meno recente su questioni di estremo interesse per chi lavora, da letterato o da linguista, sui testi, questo libro è avvincente come un bel romanzo di avventure: perché ci propone a ogni passo un'avventura della mente, col segreto (che non è tale per chi conosce i lavori della Corti) di interrogare in materia di dottrina non solo i critici ma anche gli scrittori, e questi ultimi non come sottoposti a indagine, ma come testimoni delle ipotesi e delle teorie che la studiosa elabora. Da non perdere, assolutamente, il "racconto" sui "meravigliosi fuorilegge che accompagnano la nostra esistenza", protagonisti del sesto capitolo: "Personaggi dell'immaginario e del fantastico". Dove rintracciamo le solide radici della trattazione che segue immediatamente, dedicata a "Reale e realismi. "Specimen di una ideale futura enciclopedia (ma chi potrà accingersi all'impresa con altrettanta "felicità mentale"?) queste voci non assomigliano alle asettiche, sia pure informatissime, schede dei migliori dizionari; si apparentano piuttosto, fatte le debite differenze, alle sistemazioni della illuministica "Encyclopédie."