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Propizio è avere ove recarsi

Emmanuel Carrère

Editore: Adelphi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 1,52 MB
  • Pagine della versione a stampa: 429 p.

12° nella classifica Bestseller di IBS eBook - Classici, poesia, teatro e critica - Saggistica - Saggi letterari

  • EAN: 9788845978722
Disponibile anche in altri formati:

“L’obiettività non è granché”, dice Carrère. Una premessa del genere, per uno scrittore avvezzo alle biografie e ai reportage, sa di provocazione bella e buona. Eppure, a ben vedere, c’è un fondo di verità in una affermazione tanto radicale. Il francese infatti sostiene che fondare un racconto biografico su un approccio soggettivo sia un atto di modestia. Allo scrittore è concesso un solo sguardo, il proprio. Chi si reputa super partes pecca in realtà di presunzione. Non esiste evento capace di essere reso da un occhio obiettivo. Comunicare con il “vero” non è infatti prerogativa umana.

Lo sguardo dell’autore de “Il Regno” proietta un effetto distorcente, forse capace di alterare la realtà, ma è indiscutibilmente unico, perché nei paraggi non vi è nessun altro in grado di scrivere reportage e biografie tanto personali quanto quelle di Carrère. “Biografia personale” suona paradossale, o almeno una contraddizione in termini, eppure non vi è altro termine capace di sintetizzare i lavori del francese. Immancabilmente nel raccontare le vite altrui Carrère racconta sé stesso al momento dell’indagine. La biografia, che sia quella di un celebre scrittore di fantascienza, di un controverso poeta russo o di un infanticida, si trasforma in auto-biografia. Sembra un segno di incurabile narcisismo e di autoreferenzialità, e forse in fondo lo è, ma nel procedere in tal modo Carrère ci restituisce per intero il rapporto dialettico tra scrittore e oggetto di indagine. Un approccio che l’autore non ha certamente inventato. Basti pensare a Capote e al suo seminale “A sangue freddo”, in quest’opera omaggiato del capitolo migliore, forse il più esegetico, termino tanto caro a Dick, altro eroe di Carrère.

“Propizio è avere ove recarsi” alla fine è una raccolta dei reportage giornalistici che hanno reso celebre Carrère negli ultimi venticinque anni, eppure, terminato il libro, la sensazione di aver letto altro ti rimane appiccicata addosso ed è difficile da esprimere. Non dubitiamo che sia l’autore stesso ad aver pianificato un eventuale smarrimento del lettore. Del resto è chiaro che avere dove andare è propizio soprattutto per chi non sa dove sbattere la testa.

Recensione di Matteo Rucco

 

Recensioni dei clienti

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    Alberta

    16/03/2017 13.23.46

    Troppo autoreferenziale questo Carrère, troppo compiaciuto della sua intelligenza, della sua bravura, della sua cultura. Sì, bravo, sì, intelligente, sì colto. Ma ora raccontaci qualcosa che non sia incentrato su di te!

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