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Emmanuel Carrère

Traduttore: F. Bergamasco
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2017
Pagine: 429 p., Brossura
  • EAN: 9788845931512

28° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Saggistica - Saggi letterari

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“L’obiettività non è granché”, dice Carrére. Una premessa del genere, per uno scrittore avvezzo alle biografie e ai reportage, sa di provocazione bella e buona. Eppure, a ben vedere, c’è un fondo di verità in una affermazione tanto radicale. Il francese infatti sostiene che fondare un racconto biografico su un approccio soggettivo sia un atto di modestia. Allo scrittore è concesso un solo sguardo, il proprio. Chi si reputa super partes pecca in realtà di presunzione. Non esiste evento capace di essere reso da un occhio obiettivo. Comunicare con il “vero” non è infatti prerogativa umana.

Lo sguardo dell’autore de “Il Regno” proietta un effetto distorcente, forse capace di alterare la realtà, ma è indiscutibilmente unico, perché nei paraggi non vi è nessun altro in grado di scrivere reportage e biografie tanto personali quanto quelle di Carrére. “Biografia personale” suona paradossale, o almeno una contraddizione in termini, eppure non vi è altro termine capace di sintetizzare i lavori del francese.

Immancabilmente nel raccontare le vite altrui Carrére racconta sé stesso al momento dell’indagine. La biografia, che sia quella di un celebre scrittore di fantascienza, di un controverso poeta russo o di un infanticida, si trasforma in auto-biografia. Sembra un segno di incurabile narcisismo e di autoreferenzialità, e forse in fondo lo è, ma nel procedere in tal modo Carrére ci restituisce per intero il rapporto dialettico tra scrittore e oggetto di indagine. Un approccio che l’autore non ha certamente inventato. Basti pensare a Capote e al suo seminale “A sangue freddo”, in quest’opera omaggiato del capitolo migliore, forse il più esegetico, termino tanto caro a Dick, altro eroe di Carrére.

“Propizio è avere ove recarsi” alla fine è una raccolta dei reportage giornalistici che hanno reso celebre Carrére negli ultimi venticinque anni, eppure, terminato il libro, la sensazione di aver letto altro ti rimane appiccicata addosso ed è difficile da esprimere. Non dubitiamo che sia l’autore stesso ad aver pianificato un eventuale smarrimento del lettore. Del resto è chiaro che avere dove andare è propizio soprattutto per chi non sa dove sbattere la testa.

Recensione di Matteo Rucco

Indice

I. Tre fatti di cronaca
- «Sono felice che mia madre sia viva»
- Resilienza di una infanticida
- Lettera alla madre di un assassino

II. La Romania nella primavera del 1990

III. Moll Flanders di Daniel Defoe

IV. Breve vita di Alan Turing

V. Il caso Romand
- Cinque delitti per una doppia vita
- Alla Corte d'assise dell'Ain

VI. Due mesi a leggere Balzac

VII. Philip K. Dick

VIII. Il cavaliere svedese, di Leo Perutz

IX. L'ungherese disperso

X. Addio, amico mio

XI. Siberia, di Nikolaj Maslov

XII. Nove cronache per una rivista italiana

XIII. Morte nello Sri Lanka

XIV. Stanza 304, Hotel du Midi a Pont-Évêque, Isère

XV. Epepe, di Ferenc Karinthy

XVI. L'invisibile

XVII. Capote, Romand e io

XVIII. La speranza della Russia è Marina Litvinovic?

XIX. L'ultimo dei demoni

XX. Come ho completamente cannato la mia intervista con Catherine Deneuve

XXI. Progetto per un film russo

XXII. Sospetto e silenzio, di Orlando Figes

XXIII. La voce di Déon

XXIV. «Idiota! Warren è morto!»

XXV. TDM

XXVI. La vita di Julie

XXVII. Lettera a Renaud Camus

XXVIII. Quattro giorni a Davos

XXIX. Generazione Bolotnaja

XXX. In punto di morte

XXXI. The Journalist and the Murderer, di Janet Malcolm

XXXII. La somiglianza

XXXIII. Alla ricerca dell'uomo dei dadi

Fonti

Recensioni dei clienti

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    Alberta

    16/03/2017 13.23.46

    Troppo autoreferenziale questo Carrère, troppo compiaciuto della sua intelligenza, della sua bravura, della sua cultura. Sì, bravo, sì, intelligente, sì colto. Ma ora raccontaci qualcosa che non sia incentrato su di te!

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