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  • Pagine della versione a stampa: 416 p.
    • EAN: 9788838936968

    nella classifica Bestseller di IBS eBook - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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    Recensioni dei clienti

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      Nino

      21/09/2017 10.56.49

      Thriller molto bello. Rocco e Caterina fanno faville. Avrei dato 3 stelle, ma l'ultima parte merita un 4 pieno.

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      Petta

      21/09/2017 07.56.39

      Appena finito, ma già in astinenza! Confermo l'impressione di qualche altro lettore di un libro diviso in due, quasi due romanzi riuniti. Il bello però é che Manzini con la sua scrittura riesce a non togliere nulla alla forza della narrazione. Adoro come scrive!

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      Claudio

      18/09/2017 07.12.51

      La storia che vede protagonista uno Schiavone sempre più incazzato si dipana in due: ad Aosta viene trovato morto un trans. Si scoprirà che la morte è dovuta ad un gioco erotico troppo spinto. A Roma viene trovato ucciso un uomo che ha in tasca un foglietto con il numero di cellulare di Schiavone. Ad un certo punto le due storie si intersecano e Schiavone deve combattere anche con i fantasmi del suo oppressore, quello evaso dal carcere e che lo sta cercando per ucciderlo. Dopo una serie di situazioni al limite dell'inverosimile, Schiavone torna ad Aosta, convinto che qualcuno lo stia spiando da tempo per conto dei suoi superiori. E la scoperta lo lascerà ancora più basito e incazzato.

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      luca bidoli

      17/09/2017 11.35.12

      Sono un po' perplesso. Ho appena finito di leggere il libro, in una notte. Devo riconoscere che un tantino mi ha deluso, anche se la qualità complessiva della scrittura non si discute: Antonio Manzini scrive bene, sa dare corpo ed anima a situazioni e personaggi, il vicequestore è un essere concreto, fatto di ossa, carne e sangue, non una creazione artificiale da tavolino. Quello che mi ha un tantino sorpreso, e non troppo positivamente, è la duplice struttura, quasi due libri paralleli, del racconto, tra vicende, quasi surreali e decisamente banali, che si svolgono ad Aosta e un'altra storia, che ha la sua radice nei precedenti romanzi ( e qui, ormai, siamo a livello di saga, con molti aspetti positivi, per il lettore abituale, ma anche con il pericolo e l'insidia insita nella periodizzazione, specie per chi affronti questo autore partendo da questo testo), e che mi sembra, a mio modesto avviso, ancora più inverosimile, con spettacolare intervento finale...( basta, non debbo parlarne troppo, altrimenti...). Resta la forza di una scrittura, dei dialoghi, dei personaggi anche minimi ai quali l'autore sa dare spessore ed empatia. Bravo, non c'è che dire, o scrivere, ma, un punto di domanda su questo libro, pur bello, mi sovviene. Pulvis et umbra, appunto, nella variabilità di tutte le sue possibili ed auspicabili declinazioni semantiche.

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      Gabriella

      17/09/2017 09.59.40

      Ritorna dopo tanta attesa il burbero ma buono vicequestore Schiavone. Questa volta a parte la trama della spy story a tratti intrigante a tratti un po' complessa da seguire, direi che l autore ha superato se stesso nel descrivere e farci vivere profondamente la straordinaria umanità di Schiavone. Sono tanti i passaggi in cui Rocco é più affrontato come uomo che come uomo di legge e proprio in quelli ritengo che Manzini questa volta abbia veramente superato se stesso in questo lavoro. Il primo aspetto che mi ha colpita la straordinaria paternità di Rocco nei confronti del piccolo Gabriele non é il padre ma si comporta in tutto per tutto come se lo fosse che quasi a momenti ci dimentichiamo che é soltanto il suo vicino di casa che con straordinario affetto il vicequestore aiuta e comprende come un vero padre. Altra pagina profondamente toccante il ritorno di Schiavone nella sua abitazione romana che condivideva con Marina. Tutto però é cambiato e solo in quel preciso momento Rocco lo avverte. Il terrazzo una volta fiorito é ora spoglio rimane soltanto il solitario limone . La casa ormai non si riconosce più, le ombre dei mobili, la massa scura del divano che lo minaccia e quell appartamento che non ha più una voce familiare, un colore, un odore. "Tutto era evaporato si era dissolto lasciando soli lo scheletro delle forme che una volta conoscevo" "Si senti un ospite indesiderato di quelli che si invitano per dovere ma di cui non vediamo l ora di sbarazzarci" Schiavone cerca forse di liberarsi del suo passato e Manzini con questa straordinaria descrizione riesce ad entrare nello stato d animo di Rocco prigioniero dei suoi ricordi che però lo stanno abbandonando, Marina é sempre più lontana e il vicequestore forse vorrebbe andare avanti ....e qui mi fermo per chi lo deve ancora leggere Anche il rapporto con gli amici di sempre viene affrontato in maniera forte per ciò che accadrà nella trama che non voglio svelare. Bravo Manzini.

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      PapaHet

      15/09/2017 09.14.18

      Bellissimo. Forse il più bello di quelli letti sino adesso, ossia tutti. Rocco Schiavone sempre umano troppo umano ed questa la parte più bella del personaggio. Ottimi gli intrecci e la sorpresa, non tanto, nel finale del racconto.

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      aldo.lanciano

      13/09/2017 17.30.43

      Da vecchio lettore ed ammiratore delle opere di Manzini (fatta eccezione della incredibile Giostra dei Criceti), mi spiace dissentire dai commenti che mi hanno preceduto e limitare il mio voto a tre stelle. L'ultimo suo lavoro, infatti, mi ha un po' deluso per essermi imbattuto in una storia piuttosto confusa ed ingarbugliata nel suo sdoppiarsi in due vicende collegate tra di loro solo da un sottile filo rappresentato da Schiavone. La prima, relativa all'omicidio di una donna, viene peraltro condita da inverosimili trame oscure poste in opera da indecifrabili poteri forti per motivazioni che appaiono poco logiche e poco comprensibili. Temo, quindi, che Manzini abbia ripreso l'amore per i complotti e le trame ordite dai poteri forti che aveva manifestato nella deludente Giostra dei Criceti, trascurando l'interesse per le storie credibili e realistiche che aveva invece caratterizzato i suoi successivi libri. La seconda vicenda narrata in Pulvis et Umbra si ricollega, invece, al passato di Schiavone e all'ambiente romano in cui viveva prima del trasferimento ad Aosta. La storia qui è più realistica e, a mio avviso, rappresenta la parte migliore del libro e ne giustifica il titolo riferito alla polvere del passato e all'ombra del tradimento.

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      Alberta

      13/09/2017 10.23.34

      Che dire? Lo attendevamo tutti ed è arrivato. Non delude, non stanca, non infastidisce mai Rocco Schiavone. E' lui, è il nostro amico rude e difficile, con tutte i difetti e i limiti e tutte le generosità e spontaneità che Manzini sempre dipinge. La sua scrittura è in crescendo: da Pista Nera a Pulvis et umbra la profondità del racconto, la costruzione della trama, il tratto dei personaggi sono migliorati sempre più. Aspettiamo ora la versione televisiva della storia, perché Giallini in fondo è Rocco Schiavone e Rocco Schiavone ormai è Marco Giallini.

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      donata

      10/09/2017 12.42.18

      Sono d'accordo con fabio. La capacità di narrazione di Manzini non è in discussione. Certo è che Rocco è cambiato e i passaggi che portano al cambiamento mi lasciano perplessa, comunque Schiavone ti appassiona e non vedi l'ora di capire che cosa succederà. Ho apprezzato il richiamo alla" tombola dei troiai" segno che la squadra Sellerio va alla grande.Volevo solo aggiungere una mia personale considerazione: lo sceneggiato televisivo non lo reggo : il mio unico Rocco è quello di carta !

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      Ciro D'Onofrio

      10/09/2017 07.29.13

      Con Pulvis et umbra va di scena il miglior Manzini, il migliore Rocco Schiavone. Siamo oltre la solita buona trama da giallo a cui ci ha finora piacevolmente abituati lo scrittore romano, con questo libro c’è un profondo salto di qualità: la tela dell’intrigo è serrata,intensa,veloce, accattivante riconducendo insieme tutti i sospesi e gli insoluti che hanno fatto da fil rouge nei libri precedenti. Una storia di ombre e chiaroscuri ,di rapporti che si rompono e si stringono , un livello di tensione che sale vorticoso dando vita quasi ad una spy story. I personaggi sono dipinti nella loro profonda carica umana,su tutti il vicequestore Schiavone, con la sua solita arguta intelligenza, ma come non mai solo, malinconico,incazzato e tradito.

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      Rita

      08/09/2017 07.03.59

      Manzini tra i migliori, Schiavone unico e inimitabile, burbero sincero e dolce all'occorrenza. Vicenda particolare ed intrigante, un altro grande successo!

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      barbazuk

      07/09/2017 09.24.13

      Una nuova avventura per il vicequestore Schiavone, con dei risvolti inediti sulla sua personalità e su quella dei suoi comprimari. Certo è che il nostro resta sempre incerto se nel gioco vuol essere la guardia o il ladro, ma , come direbbe lui:"sticazzi!" ,anche se questa ambivalenza a volte non aiuta nelle relazioni...In ogni caso Manzini sforna sempre dei libri godibilissimi che si leggono d'un fiato nell'attesa, che ci si augura breve,della prossima uscita.

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      fabio

      06/09/2017 07.48.14

      Ormai la nuova linea letteraria di Manzini mi pare tracciata in modo chiaro. Le storie per buona parte si basano sulle vicende personali del protagonista e i romanzi sono diventati delle puntate di una serie,non si chiudono mai in se stessi e questo a mio parere ne indebolisce l'intensità e la tensione narrativa. Detto questo questo romanzo è ben scritto,ma alcuni passaggi rimangono oscuri e poco probabili.Il messaggio dell'Autore è che il Male ci circonda e assedia ed è un Male che viene utile anche a chi lo dovrebbe contrastare,per cui compromessi,tradimenti,complotti sono il pane quotidiano di cui ci si nutre. Alcune forzature mi sono parse incomprensibili,come pure la nuova luce con cui vengono presentati vecchi personaggi troppo diversi da come li avevamo conosciuti negli altri romanzi. Insomma Rocco eroe solitario contro tutti è meno credibile che in passato,anche se il romanzo si legge volentieri.

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      Fabio

      04/09/2017 15.21.49

      Finalmente torna Rocco Schiavone e con lui la prosa perfetta e coinvolgente di Manzini. Dopo la fortunata serie televisiva è impossibile non incollare la faccia di Giallini a Schiavone, interpretato magistralmente. Il resto lo fa il romanzo stesso che è il solito lavoro pregevole. C'è tutto quello che abbiamo imparato ad amare e odiare del nostro vicequestore: l'ambientazione bicolore di Aosta e Roma, la caratterizzazione umorale e introspettiva dei personaggi e, in questo ultimo romanzo, la parte investigativa lascia spazio a un lavoro più profondo. I casi, in sè, non sono così articolti o complessi e la loro risoluzione (?) è solo un contorno a una storia che ha mille sfaccettature. Alcuni passaggi restano tratteggiati e non del tutto chiari, altri sono lampanti e disarmanti. Questo libro di Manzini segna un punto di svolta nella vita di Schiavone e una certa dose di amaro in bocca, come spesso accade con i lavori dell'autore, rimane. E cosa si può chiedere in più a un romanzo? Rocco Schiavone resta il vicequestore che vorremmo conoscere e non incontrare mai nel contempo. Consigliatissimo per il semplice fatto che DEVE essere letto, magari mettendosi in pari con i romanzi precedenti, rischio il rimande spaesati e persi in una vita complicata e incasinata come quella di Schiavone. Complimenti a Manzini, ogni suo libro è un piacere assoluto!!!

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