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Descrizione


Nella dozzina del Premio Strega 2019 proposto da Elisabetta Mondello

«Un'occasione di esplorazione della vita e della sua necessità resa a chi la vive, perché non esistono le parole giuste, ma solo le esperienze di chi le fa (o non le fa)» - Stefano Jossa, Robinson

Alle volte ci si ritrova nel mezzo: di due case, di più lingue. Nel mezzo di più vite, di decisioni ancora da prendere, di bisogni contrastanti. È qui che sta Matilde, maestra in pensione che si reinventa badante, alle prese con una parte di se stessa che credeva di non dover mai affrontare. I segreti sono spazi di intimità da preservare, nascondigli per azioni incoerenti, fughe, ma anche regali senza mittente per le persone che amiamo. Ma cosa resta di autentico nei rapporti quando si omette una parte di sé? Dove si sposta il confine tra sentimento e calcolo? Matilde lo scoprirà nel confronto con sua figlia, con l'ingegnere di cui si prende cura, con gli spaccati di vite sempre in bilico del quartiere di periferia in cui vive: ogni rapporto ci trasforma, in una dimensione di reciprocità che, attraverso l'altro, ci permette di valutare quanto, alla fine, siamo disposti a cedere di quella metà di noi. Dando voce a una coralità di personaggi, Paola Cereda racconta una società frammentata che cambia e fa emergere nuovi bisogni e nuove prospettive, in cui pare necessario inventarsi una nuova modalità per far quadrare i conti con noi stessi e con gli altri. Con una scrittura asciutta e chirurgica, che pure inaugura spazi di autentica poesia, tesse una storia universale, la storia di una donna in grado di restare in piedi quando crolla anche l'ultima illusione.

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Dettagli

2019
21 febbraio 2019
222 p., Brossura
9788860044891
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Indice

Motivazione per la candidatura al Premio Strega 2019:
«Quella metà di noi è un romanzo intenso e coinvolgente, ambientato nella Torino dei nostri giorni, in cui si muovono una folla di personaggi a cui Paola Cereda affida il compito di narrare le contraddizioni e le difficoltà della condizione contemporanea. Il romanzo, sostenuto da una lingua precisa ed essenziale, pagina dopo pagina diviene la narrazione della condizione liminare che, in alcune fasi della vita, tutti dobbiamo affrontare e interroga il lettore sulla possibilità di non restare sulla soglia ma di diventare capace di immaginare, scegliere e progettare il futuro».
Proposto da Elisabetta Mondello

Valutazioni e recensioni

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dana63
Recensioni: 4/5

"Abbiamo tante vite quante sono le persone che incrociamo e alle quali concediamo la possibilità di determinare un cambio di direzione o una svolta". C'è una parte di noi,intima,che teniamo nascosta agli altri,spesso anche a noi stessi,che viene fuori,a volte prepotentemente altre timidamente, grazie ad uno sguardo,una parola,una situazione. Una parte in cui custodiamo"Spazi di intimità da preservare,nascondigli per azioni incoerenti,fughe,sguardi,libertà particolari,il trucco che nasconde l'evidenza,pozze in cui saltare a piedi scalzi,regali senza mittente,errori, vendette, persone amate". Una parte capace di"desiderare con gusto.Farlo pienamente.Disperarsi per ottenere.Bearsi della conquista. Ricominciare a volere". Quella parte soffocata,ammutolita dalle delusioni,dagli inganni,dalla durezza e dalla prosaicità della vita,che"non viene raccontata e che continua ad esistere, nonostante l’imbarazzo",ma che,quando meno te l'aspetti,magari all'ennesima batosta,riemerge e ti fa ricominciare a credere,ti risveglia,ti reinventa. Paola Cereda con uno stile pulito e piacevole,partendo dalla vita di Matilde, ci porta ad affacciarci su altre vite, accomunate da una profonda solitudine, da quella inesorabile incompletezza che deriva dalle scelte che siamo chiamati a fare,scelte che causano rimorsi o rimpianti. "C'è dell'assurdità nell'amore,mischiata al desiderio di compiacere,al bisogno di non deludere,alla voglia di sentirsi al centro,sempre capaci.Quanto fa bene, invece,lasciare a chi amiamo il dovere di riempire i propri vuoti e di abitare i propri spazi.Ci sono rumori notturni che lasciano svegli - non dobbiamo silenziarli - ambizioni insoddisfatte -non dobbiamo consolarle - cadute improvvise da guardare senza tendere la mano. Soprattutto questo è amore. È il bisogno costante di ridefinire i confini: ciò che ti accarezza non deve ferirmi. Se lo fa non è amore".

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3.14~DrHouse~2.72
Recensioni: 5/5

Un libro profondo, scritto che [ una meraviglia. Ti prende sin dalle prime pagine, ambientato nella bellissima torino. Consigliato da tutti i punti di vista.

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deluso
Recensioni: 1/5

"Non mi spiego" i consensi su questo libro. Non è piaciuto, l'ho lasciato e ripreso più volte per mancanza di una trama. Più che un romanzo mi è sembrato il diario di una "vicina di pianerottolo". Lasciamo perdere ogni considerazione circa la scrittura.

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Voce della critica

I vincitori del concorso “Caccia allo Strega” 2019

ALESSANDRA GALAFATI

Matilde è in pensione e vive a nordest di Torino, in un quartiere popolare, la Barriera. Nel tempo libero si prende cura dell'ingegner Giacomo Dutto, non più autosufficiente a causa di un ictus. La figlia Emanuela è contraria ad un impiego così umile e degradante e non perde occasione di criticare la madre, quelle rare occasioni che la sente. La ragazza ha lasciato il quartiere appena ha potuto. Barriera è un impasto di lingua e spezie, di miseria e mediocrità. La morte del padre ha reso la convivenza impossibile e Matilde sembra aver ereditato colpe che non ha, ma che Emanuela le fa scontare. L'ingegner Dutto si è presto abituato alla discrezione ed alle cure di Matilde, con la quale non deve dimostrare quello che non è più. Sua moglie, sposata in fretta e ormai disamorata, è sempre arrabbiata, scontenta di un futuro mancato. Sia l'ingegnere che Matilde offrono al mondo solo una parte di ciò che sono e di ciò che gli altri sono disposti a vedere. C'è una metà di loro che rimane nascosta, silenziosa ma che avrebbe tanto da raccontare. E' la metà che pesa di più, che è fatta dei desideri più intensi, dei sentimenti più forti. Se la sono portata avanti sino alla vecchiaia dove ormai è impossibile avere la forza di trasformare il tempo che rimane e cambiare le cose, o forse no...Bellissimo libro. Una storia ironica, che ti fa sorridere per poi lanciare stilettate emotive. Uno stile scorrevole, che alterna eventi a riflessioni introspettive che lasciano il segno. Protagonisti d'eccezione: il tempo e la parola. Il primo che scorre veloce nascondendo così bene la sua fugacità che quando lo afferriamo il cammino della vita è alla fine. Il secondo sono le parole soprattutto quelle non dette che poi sono quelle che forse ci rappresentano di più. Un romanzo scritto con amore. Meraviglioso libro. 5 stelle su COPERTINA, lettura delicata come il peso di una foglia ma viva come la linfa che scorre nel suo reticolato; 5 su STORIA e STILE magistralmente messi su carta.


Giò       

Matilde Mezzalama, maestra torinese ormai in pensione, decide per bisogno economico, di accettare un lavoro come badante presso un anziano ingegnere. Lei, che si è occupata una vita intera dei suoi alunni, ora si trova a dover svolgere un compito difficile, in un’ambiente che di certo è molto problematico: la donna si fa carico non solo dello stato fisico dell’uomo, ma anche dei suoi ricordi e delle sue emozioni. Cosa nasconde Matilde? è davvero mossa da compassione? Quella metà di noi è scritto in modo asciutto, diretto, corposo e racconta quella parte intima tenuta a bada dagli inganni e dalle angosce, ma che ad ogni colpo inflitto dalla vita, sa riscoprirsi e reinventarsi. Una donna che nella sua apparente fragilità, come foglia impregnata da mille screziature, è ben salda al suo ramo. Ci cattura Paola Cereda in queste duecento pagine, poiché ha la capacità di convertire in familiare ciò che non lo è, di rendere viva con il sospiro della narrazione, ogni pagina del romanzo. Copertina: 4 Storia: 4 Stile: 4                                                                          


Alberto

Abbiamo tutti una vita ufficiale. Un ruolo pubblico. Il nostro posto nel mondo. Poi, all’improvviso, ogni cosa può cambiare. Così: in un attimo. E allora succede che Giancarlo, colpito da un ictus, smette di essere un ingegnere e diventa un uomo bisognoso di cure. E accade anche che Matilde, ex insegnante in pensione, per far fronte alle ristrettezze economiche, si trasformi in badante di Giancarlo. Il romanzo racconta come la vita sa trasformarci continuamente e come le persone, di fronte ai cambiamenti che si trovano ad affrontare, possono creare nuove identità, in continuità con ciò che sono stati, ma anche in totale evoluzione. Non si smette mai di crescere, di maturare, di cambiare. Operazione non facile, come dimostra la rigida fermezza con cui la figlia di Matilde si oppone alla decisione della madre di diventare badante. “Quella metà di noi” di Paola Cereda è un romanzo intimo e spiazzante, un viaggio dentro l’anima in cui ciascuno ritrova frammenti di se stesso. E’ una storia che avvicina e allontana. Che interpella e coinvolge. Abbiamo tutti una metà di noi che rimane nell’ombra. E’ la nostra parte più vera? E’ quella che nasconde la verità più profonda rispetto a chi siamo e a cosa realmente desideriamo? Non ci sono risposte in questo romanzo, ma infinite domande. Lo stile della narratrice aggancia il lettore con scelte coraggiose, battute taglienti, parole che diventano tatuaggi verbali, in un romanzo che pagina dopo pagina si deposita nel mondo profondo del suo lettore e lo sollecita senza tregua. Una copertina devo le due metà, con la loro alternanza di pieno e vuoto, diventano struttura e immagine, bianco e nero, pieno e vuoto. Nulla di più simbolico. Nulla di più adatto a fare da cornice ad uno dei romanzi più belli di questa stagione. Un romanzo dove dare cinque stelle a tutto. Copertina 5 storia 5 stile 5                                                                  


Giulia D.             

In che misura ciò che non riveliamo di noi stessi ci determina? È ciò che si chiede il lettore quando incrocia Matilde, protagonista del romanzo di Paola Cereda. Matilde è un’insegnante in pensione, vedova e con una figlia già grande, ma non abbastanza da comprendere che chi è madre per lei, non è madre per il mondo. “Quella metà di noi” racconta una storia che potrebbe essere di tutti, ma che di tutti non è: è la storia di una donna che dopo il pensionamento si reinventa badante, e che curando gli altri cura sé stessa. Una donna con la carne deformata dal dolore per un marito morto troppo presto, che le ha lasciato un posto vuoto a tavola e uno vuoto nell’anima. Un volto segnato dalla vergogna per aver creduto di poter essere amata ancora una volta, nonostante le rughe di una vita per buona parte già trascorsa. Un’anima che tace quella parte di sé che si arroga il diritto di desiderare finché il corpo resterà acceso. Con uno stile essenziale e per questo lacerante, l’autrice scrive un romanzo che precipita il lettore dal monte sul quale si è arroccato, e dal quale non può godere di alcun paesaggio. Un libro per chi crede che il momento di scegliere sia già trascorso, senza accorgersi che quel momento è ora. Sempre. Copertina: 3 Storia: 4 Stile: 4                                                                


Gaia     

Matilde, ex maestra elementare, ha cercato la felicità dopo la pensione. Non si è accontentata di invecchiare e far passare il tempo, questo l’ha condotta a doversi reinventare badante e celare un imbarazzante segreto. Paola Cereda ci parla di Barriera, un quartiere di Torino dove si mescolano persone, lingue e culture. Un eterogeneo gruppo di esistenze che corrono parallele, si intrecciano e si dividono fra case di ringhiera, monti dei pegni e affollati mezzi pubblici. Barriera e Matilde hanno molto in comune: perennemente considerati per secondi e sottovalutati, ma entrambi con molto da offrire. Barriera è teatro di piccole e variegate scene di vita quotidiana, alle quali Matilde assiste e con i cui attori intreccia rapporti di amicizia. I rapporti fra persone sono un cardine importante del libro. Celando un’importante parte di sé, rapporti idealmente considerati solidi e indistruttibili, come quello madre-figlia o moglie-marito, finiscono per ridursi a una mera conoscenza. Circondando i protagonisti con silenzi, rivendicazioni, incomprensioni e insicurezze. Questo porta a tessere relazioni nuove e inaspettate. Emergono rapporti di fiducia e amicizia tra persone vicine. Nate da una dipendenza assistenziale e poi emotiva: come quello domestica-padrona di casa o badante-assistito. Qui vincono la cura reciproca, la comprensione e atti di sostegno. In ‘Quella metà di noi’ Paola Cereda racconta una città, un quartiere, una collettività dalle mille sfaccettature. Utilizza una scrittura dalle geografie precise, descrivendo minuziosamente una successione di vie per inquadrare il teatro sul quale si incontrano i protagonisti, rischiando di estraniare però chi Torino non la conosce. Lo stile lineare e privo di fronzoli permette di far emergere l’essenza dei personaggi, le loro vite, le loro voci e le loro impressioni. Lascia loro lo spazio per raccontarsi attraverso le proprie decisioni ma anche i propri silenzi. COPERTINA: 3 STORIA: 4 STILE: 4            

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C’è un quartiere di Torino che ha un nome irresistibilmente particolare: Barriera di Milano. Siamo a nord della città, in una zona di periferia e forzati attriti tra etnie, migrazioni sovrapposte che si mescolano al paesaggio urbano, sonoro, olfattivo. Un posto del genere è un banchetto per uno scrittore, e Paola Cereda ha deciso di ambientare proprio lì il suo ultimo romanzo, Quella metà di noi (222 pagine, 15 euro), pubblicato da Giulio Perrone editore.

«Barriera è una parola che condiziona le esistenze. Ci sono barriere che dividono e altre che difendono, esistono barriere che rassicurano e altre che decidono chi sta dentro e chi sta fuori, che cosa è simile e cosa, invece, è differente». Non c’è miglior riassunto per descrivere un quartiere che reca nel nome la propria essenza. Quella metà di noi è infatti fin dal titolo un romanzo di metà e di doppi, e non potrebbe trovare ambientazione più adatta di un quartiere dalla storia complessa, stratificata, che porta nel nome l’idea di una limitazione, a segnalare un dentro e un fuori.

Matilde Mezzalama, la protagonista, è una maestra in pensione, vedova, che vive a Barriera ma lavora come badante in centro. Ogni giorno scavalca, in bus, la linea di confine che separa i due mondi, la linea geografica forse più nitida al centro di un intero universo fatto di doppie facce, di lati a volte opposti, di realtà e di apparenze che si accoppiano in soggetti complessi.

La storia della protagonista parte da un segreto che si porterà dietro per tutto il romanzo, lasciando il lettore in attesa di indizi, segnali per capire. È uno svelamento lento, che accompagna le vicende di una donna colpevole solo di aver obbedito a una metà di sé. Sarà infatti proprio per questo capriccio, immediatamente relegato alla dimensione del segreto, che Matilde si ritroverà, pensionata, a lavorare di nuovo. Lo farà a stretto contatto con una persona malata, non più in grado di gestire al cento per cento le proprie facoltà. Una persona che, di nuovo, nasconde un segreto. Tutti i personaggi di questo romanzo hanno storie stratificate e zeppe di lati oscuri, di metà non dette per vergogna personale, sociale, per esigenza di discrezione, per non essere giudicate. Il dito inquisitore è infatti una spada di Damocle sopra le teste delle esistenze che ruotano intorno a Matilde: è proprio sua figlia, sprezzante e ipocrita, la più crudele giudice. Il guizzo che rende Matilde un personaggio simpatico, ottenendo dal lettore fiducia, è il rendersi conto dell’indicibilità della metà nascosta, ma non per questo far finta che non esista. Matilde non si pone barriere: il suo muoversi dalla periferia al centro sancisce proprio la sua mobilità, il suo sguardo aperto.

Se l’empatia con la protagonista cresce pagina dopo pagina in ragione della sua complessità e della sua benevolenza che, scoperte metà nascoste di altri personaggi – dall’ingegner Dutto, il suo paziente, colpito da un ictus, alla moglie e persino alla badante rumena -, non succede così per la figlia. Sono duri i colpi inferti a una donna che custodisce un segreto del quale si prende cura con la stessa tenerezza che usa nei confronti dell’ingegner Dutto e della sua storia, che piano piano emergerà dal passato. Contraltare alla violenza del giudizio, in questo romanzo, è infatti proprio la cura, una dimensione che Paola Cereda scava su più piani. Cura di sé, cura per l’altro, cura per chi è costretto a curare gli altri. Matilde stessa, chiusa in una dimensione che spesso brucia di solitudine estrema, incomprensione, etichette sociali, ma anche la moglie di Dutto e la badante straniera. Ogni personaggio in scena cura o ha curato, ognuno ha bisogno della carezza di qualcuno capace di accogliere quella metà, quella che non si può dire, che non si sa.

E alla fine? Alla fine Matilde unirà le sue due metà, quella di sessantacinquenne di Barriera e quella di persona libera, una sorta di riscatto tardivo contro la brutalità del denaro, il dolore della malattia, l’amore passato e tutte quelle doppie facce di un mondo che, scavando poco sotto la superficie di una mappa urbana, si scopre brulicante di contraddizioni, complessità e duplicità. Una coralità di vite umane che, sparse per Torino, finiscono per rientrare tutte nella metafora geografica rappresentata da un quartiere che, come tante periferie, riunisce insieme tutte le metà del mondo in un tessuto di trame e orditi mai uguale a se stesso. È in questo tessuto – nel testo letterario – che Paola Cereda lancia il suo interrogativo sulle metà di noi, sui segreti e le relazioni. Al lettore, la piacevole sensazione di inciampare nel dubbio, pregio di ogni storia capace di guardare oltre i confini della consuetudine.

Recensione di Alessandra Chiappori

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Paola Cereda

Psicologa, è nata in Brianza ed è appassionata di teatro. Dopo un lungo periodo come assistente alla regia in ambito professionistico, è andata in giro per il mondo fino ad approdare in Argentina, dove si è avvicinata al teatro comunitario. Tornata in Italia, vive a Torino e si occupa di progetti artistici e culturali nel sociale. Vincitrice di numerosi concorsi letterari, è stata finalista al Premio Calvino 2009 con il romanzo Della vita di Alfredo (Bellavite).Piemme nel 2014 pubblica Se chiedi al vento di restare.

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