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Pino Cacucci

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
Pagine: 213 p. , Brossura
  • EAN: 9788807031458

Cacucci, autore di “quelli di San Patricio” è noto soprattutto come traduttore di testi latino-americani ed ha vissuto in Messico per anni, un paese dove torna di frequenta ancora oggi; il Messico infatti si respira nelle pagine del suo libro, si coglie la conoscenza profonda della storia e della cultura di quel paese, ne sono intrise le righe del suo romanzo, tra le quali si avverte il sapore della sabbia del deserto, l’indicibile colore del cielo messicano, perennemente composto di squarci d’azzurro tra candide nuvole e il fervore ribelle della terra azteca. Cacucci racconta con incredibile profondità un luogo di passione e sentimenti e una storia cruenta e sanguinosa, ma anche indubbiamente epica.

l battaglione di San Patricio non è altro che un manipolo di irlandesi diseredati, di disertori italiani e tedeschi, di traditori che decisero, nel 1846 di passare dalla parte del nemico nella guerra tra gli Stati Uniti e il Messico per il controllo del Texas, combattendo accanto ai messicani in una guerra spietata e destinata al fallimento perché stanchi del razzismo e delle prevaricazioni vissute dall’altra parte della barricata. E’ tra questi che si trova John Riley, tenente d’artiglieria a capo del battaglione. Egli si trova a Veracruz, insieme all’amata Consuelo, ed è nei suoi ricordi che si ripercorrono i tremendi anni della spietrata guerra durante la quale il Messico si vide sottratto non solo gran parte del Texas ma anche buona parte dei propri territori. Riley comanda il battaglione che fu, nonostante la sconfitta finale, il flagello dei famigerati ranger texani e che impose il terrore sui futuri vincitori per la straordinaria abilità nel combattere, e l’incredibile disciplina frutto della solidarietà con i compagni. Ad accompagnare i ricordi di Riley è il volto di Aron Cohen, un ufficiale di West Point che nonostante le discriminazioni da lui subite e le angherie vissute in patria, sceglie di non disertare.

E’ il ritratto di un uomo che ancora crede fermamente nella possibilità di costruire un grande paese, ed è uno dei pochi volti umani che si trovano in queste pagine; radicalmente opposto al protagonista Cohen combatte con onore e lealtà, perennemente teso verso un ideale, mentre Riley combatte da ribelle, con rabbia e orgoglio, gridando ancora in gaelico “Irlanda per sempre” anche in Messico. Egli ancora è memore dell’oppressione subita in patria dai genitori, vittime degli inglesi, un gioco simile a quello che essi hanno sperimentato negli Stati Uniti, dove ancora impera un sistema che schiaccia immigrati e schiavi. E’ tutto questo che porta gli irlandesi, come John Riley, a schierarsi dalla parte dei più deboli sì, ma soprattutto dei più dignitosi.

Il Messico mostra ai rifugiati la sua parte più vicina a quella lontana Irlanda che ancora rimpiangono, e in un paese straniero, dall’altra parte del mondo, essi possono ritrovare la stessa cultura di dignità, di lotta, di amore per la propria terra, che conoscevano in patria. Tutto ciò che viene disprezzato dagli Stati Uniti, la religiosità cattolica degli irlandesi e l’onorabilità di una povertà dignitosa, si incontrano invece in Messico, un paese che accoglie quei soldati traditori e fuggiaschi ma valorosi. E’ una storia di grandi idee, è una piccola crepa da cui intravedere duecento anni di difficili rapporti tra Messico e Stati Uniti, ma soprattutto è una narrazione di sentimenti e giustizia, di amore e lealtà, una prova di multiculturalità e rispetto, elogio alla dignità e al coraggio.

Recensione di Alessia Clapis

Recensioni dei clienti

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    Bilbo

    24/03/2016 10.13.51

    A Cacucci il merito di trattare un argomento quasi sconosciuto in Italia. Infatti si tratta dell'unico libro sull'argomento edito nel nostro paese. Complimenti.

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    rocco

    18/08/2015 11.46.25

    Cacucci unisce qui le sue due grandi passioni, il Messico e i ribelli (meglio se sconfitti), grazie a una pagina di storia poco nota. Libro interessante, di godibile lettura, di impianto però molto manicheo che appesantisce ogni tanto lo stile e la scrittura per eccesso di retorica.

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