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Paul Auster, J. M. Coetzee

Traduttore: M. Bocchiola, M. Baiocchi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Pagine: 236 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806214609
  Che cosa si trova nello scambio epistolare tra due grandi scrittori del nostro tempo? Per cominciare una prospettiva sul mondo, di genere maschile, s'intende. Perché gli uomini sprecano tanto tempo davanti allo schermo televisivo a guardare lo sport, a guardare giovani che giocano? Per la componente narrativa delle partite, risponde Paul Auster. Questo approccio estetico non soddisfa Coetzee, il quale vede il bisogno di eroi che lo sport soddisfa. Momenti di eroismo, momenti di nobiltà, il carattere etico della questione, ciò che le partite (cricket e tennis per Coetzee, football americano e baseball per Auster) mettono davvero in gioco. Bisogno di eroi, bisogno di emulare il padre o un suo sostituto eroico. L'atleta sembra emanciparsi dalla natura umana e sfiorare il sovrumano, il divino: Coetzee ha in mente il tennista Federer. I suoi colpi da maestro, come le grandi opere d'arte, dice, "sono fatti da un uomo (ogni tanto una donna) come me; che onore appartenere alla stessa specie che lui (a volte lei) rappresenta! A questo punto non so più distinguere il piano etico da quello estetico". La crisi economica è però il tema d'apertura di questa selezione di lettere scelte per la pubblicazione: il 2008 è stato l'anno cruciale che ha dato il via alla grande recessione. Basterebbe sostituire i cattivi numeri che affollano i computer e sostituirli con numeri buoni e la crisi forse si risolverebbe: non sono le parole sventate di un letterato che non comprende il mondo della finanza e la complessità dell'aritmetica bancaria. Sono invece le parole di un uomo che ha lavorato nell'industria informatica e si è occupato di linguistica computazionale e che comprende a fondo come la crisi finanziaria sia stata indotta anche da manipolazioni e avventure speculative disastrose. Poi, vi si trovano scambi di opinioni su libri, film, recensioni, articoli di giornale, grandi maestri. Uno dei temi più interessanti che Coetzee evoca riguarda la lingua madre, il suo personale rapporto con l'inglese: "certo di parlare la lingua, o almeno di scriverla, meglio della maggior parte dei nativi", quando apriva bocca si tradiva come straniero "e cioè come qualcuno che per definizione non può conoscere la lingua altrettanto bene dei nativi. Mi dicevo che conoscevo l'inglese nello stesso modo in cui Erasmo conosceva il latino, dai libri". "La lingua è sempre la lingua dell'altro. E tanto più quando conosci così bene l'inglese da sentire in ogni frase che cade dalla penna echi di usi anteriori, che ti rammentano chi prima di te ha posseduto quella frase!". Con grande consapevolezza, Coetzee sostiene che il suo inglese letterario è depurato dei marcatori dell'origine nazionale, e per questo "un po' anemico". Se il pretesto per queste riflessioni (confessioni?) è la lettura del saggio di Derrida Il monolinguismo dell'altro, il trasferimento dell'autore in Australia ("molto più inglese del mio nativo Sudafrica") ha segnato l'ingresso in un mondo monolingue, saturo di inglese, straniante. Ciò che maggiormente accomuna i due scrittori è la passione letteraria per grandi autori del passato, in particolare Beckett e Kafka, di cui entrambi sono profondi conoscitori per avervi dedicato studi e letture nel corso di un'intera vita. Colpisce l'interesse che ancora desta in Coetzee il disturbo alimentare che caratterizzò la vita familiare di Kafka, la cui piena comprensione, quale artista della fame e artista della fuga, era evidente sin dal suo romanzo La vita e il tempo di Michael K. A conferma delle diverse personalità di questi due uomini, seppure nella loro sintonia intellettuale, Auster attinge spesso ad aneddoti familiari, fa riferimento ai figli e parla sempre con devota ammirazione della moglie Siri, di cui apprezza le doti di scrittrice. Sempre schivo e riservato, Coetzee invece pone questioni filosofiche, come il tennista che ha in pugno il servizio, lancia quesiti, questioni, suggestioni che Paul Auster raccoglie e pazientemente svolge o riavvolge. Da queste lettere si coglie certo una visione del mondo disincantata, anche sulla vecchiaia; una profonda conoscenza della letteratura e delle arti; un'interpretazione piena e consapevole del ruolo dell'intellettuale nel mondo della politica e dell'economia internazionale. Quel che rimane, l'insegnamento, è lo slancio idealistico di chi ostinatamente crede nella possibilità di un mondo migliore: un mondo in cui i dittatori possono essere rovesciati e si può festeggiare ed esultare per le strade. Fosse anche solo per due settimane, "prima che i vecchi grigi riprendano il controllo e la vita torni alla normalità. Il mondo continua a farci delle sorprese e noi continuiamo a imparare".     Carmen Concilio