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Anno edizione: 2005
Anno edizione: 2007
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Una raccolta di storie brevi, che per lo più risultano interessanti e sorprendenti nello sviluppo della seppur breve trama.. una lettura per avvicinarsi all'autore..
Non sono una cultrice del genere noir né del genere racconti brevi, ma questo libro mi ha incuriosita al punto da spingermi a leggerlo comunque. Ora, a lettura terminata, sono contenta di aver ceduto a questa immotivata ispirazione. Proprio immotivata, dato che trovo il titolo piuttosto fuorviante: non tutti i racconti della raccolta sono noir nel senso comunemente inteso. Ce ne sono molti che non si incentrano su delitti e misteri, ma sui moti dell’animo, sulla solitudine, sulla disperazione contenuta, sulla lucidità della malinconia e del disincanto, sul senso di riscatto, sulla desolazione del dolore, soprattutto quando non trova spiegazione (per citarne solo uno, il racconto dal titolo “Warum ? Perché ?”). E sono proprio quelli che mi sono piaciuti di più. Li ho trovati molto nitidi, misurati anche nella loro disperazione, eleganti pur nella tristezza delle circostanze narrate. L’autore non indugia inutilmente sui tratti più commoventi, non si lascia prendere la mano dall’emotività e dalla vena “rosa” (come sarebbe stato legittimo aspettarsi, se si pensa che questi racconti sono stati pubblicati anche su riviste femminili………..a meno che negli anni 60 queste riviste fossero molto diverse da oggi !): racconta, descrive, e lascia poi al lettore lo spazio per confrontarsi con quelle situazioni. Perché non di personaggi eroici o comunque eccezionali si tratta: ma di storie e di personaggi comuni, con i quali non è difficile provare un senso di immedesimazione. Alcune situazioni hanno un sapore un po’ datato, bisogna riconoscerlo: soprattutto il concetto di onore e onestà nei rapporti tra uomini e donne prima del matrimonio qui descritto non è più quello che comunemente si intende oggi: ma è perfettamente congruo con le idee degli anni 60-70, di cui questi racconti offrono uno spaccato attendibile e interessante.
Raccolta di 34 racconti, scritti fra il 1959 e il 1969, più rosa che neri, infatti molti furono pubblicati su settimanali femminili. Storie zuccherose di ragazze sedotte e abbandonate che meditano il suicidio x la vergogna, di uomini romantici alla ricerca di un lontano perduto amore, nostalgici di una donna appena sfiorata in una notte d'estate, di poveracci integerrimi che rifiutano il denaro, di bravi ragazzi casti che non vogliono "rovinare" una ragazza prima del matrimonio in abito rigorosamente bianco. Un'Italia bigotta e tradizionalista, in cui gli uomini prendono le decisioni e le donne docilmente obbediscono, non potendo neppure concepire il divorzio e l'aborto. Una società lontana non mezzo secolo, ma anni luce, che oggi fa sorridere e non ha lasciato rimpianti, in cui gli omosessuali sono " schifosi invertiti", le prostitute "donnacce", gli africani "negri". Certo, ci sono anche racconti gialli con morti ammazzati, ma il delitto non paga mai e gli assassini sono sfigati sprovveduti o disperati. Era un'Italia provinciale e contadina, con il sogno della vacanza al mare e della Seicento, della serata in balera e del pranzo in trattoria, triste, rassegnata, sconfitta. Storie con indubbia finalità educativa, adatte alle famiglie e alle "ragazze da marito", diversissime da quelle dure e spietate, rabbiose, del commissario Lamberti. Sullo stesso tema, ma di ben altro spessore, "Milano calibro 9". Qui, l'inflessibile Scerbanenco dà l'impressione di avere scritto x compiacere l'editore di "Novella 2000" che ha pubblicato i racconti. Migliori quelli x il "Corriere della Sera". Più interessante delle storie minime, il documento di un tempo che fu, dell'omicidio x gelosia e del delitto d'onore, in cui aborto, divorzio, convivenza, tradimento coniugale erano reato, e di cui, imbarazzati e increduli, ci vergogniamo.
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