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Giorgio Scerbanenco

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 466 p. , Brossura
  • EAN: 9788811679295

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    zombie49

    04/04/2013 12.10.50

    Raccolta di 34 racconti, scritti fra il 1959 e il 1969, più rosa che neri, infatti molti furono pubblicati su settimanali femminili. Storie zuccherose di ragazze sedotte e abbandonate che meditano il suicidio x la vergogna, di uomini romantici alla ricerca di un lontano perduto amore, nostalgici di una donna appena sfiorata in una notte d'estate, di poveracci integerrimi che rifiutano il denaro, di bravi ragazzi casti che non vogliono "rovinare" una ragazza prima del matrimonio in abito rigorosamente bianco. Un'Italia bigotta e tradizionalista, in cui gli uomini prendono le decisioni e le donne docilmente obbediscono, non potendo neppure concepire il divorzio e l'aborto. Una società lontana non mezzo secolo, ma anni luce, che oggi fa sorridere e non ha lasciato rimpianti, in cui gli omosessuali sono " schifosi invertiti", le prostitute "donnacce", gli africani "negri". Certo, ci sono anche racconti gialli con morti ammazzati, ma il delitto non paga mai e gli assassini sono sfigati sprovveduti o disperati. Era un'Italia provinciale e contadina, con il sogno della vacanza al mare e della Seicento, della serata in balera e del pranzo in trattoria, triste, rassegnata, sconfitta. Storie con indubbia finalità educativa, adatte alle famiglie e alle "ragazze da marito", diversissime da quelle dure e spietate, rabbiose, del commissario Lamberti. Sullo stesso tema, ma di ben altro spessore, "Milano calibro 9". Qui, l'inflessibile Scerbanenco dà l'impressione di avere scritto x compiacere l'editore di "Novella 2000" che ha pubblicato i racconti. Migliori quelli x il "Corriere della Sera". Più interessante delle storie minime, il documento di un tempo che fu, dell'omicidio x gelosia e del delitto d'onore, in cui aborto, divorzio, convivenza, tradimento coniugale erano reato, e di cui, imbarazzati e increduli, ci vergogniamo.

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    Renzo

    12/11/2012 22.59.28

    a me sono piaciuti. si possono scrivere grandi racconti anche con un linguaggio diretto e semplice, all'apparenza povero, in realtà calibratissimo. ho capito perché Scerbanenco è considerato da molti un maestro: non sentiva il bisogno di strafare. per qualcuno sarà banalità o mancanza di mezzi. per me è scrivere con la propria voce. né più, né meno. ed ora, sotto con "Milano calibro 9".

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    Leonardo Banfi

    23/08/2011 10.22.35

    Una raccolta di raccontini insignificanti. Si leggono velocemente ed ancora piu' velocemente si dimenticano, scritti male e assolutamente poveri nel contenuto. Una lettura pessima.

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