La ragazza con la Leica

Helena Janeczek

Editore: Guanda
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 07/09/2017
Pagine: 320 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788823518353

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Arte, architettura e fotografia - Fotografia e fotografi - Singoli fotografi

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    Elena

    18/05/2018 13:37:43

    Quando ho letto questo libro mi è sembrato di catapultarmi sul campo di battaglia insieme alla grande Gerda Taro per aiutarla nella sua impresa. Quando penso a lei mi vengono in mente i movimenti femministi di quest'epoca e tutte le battaglie che stiamo combattendo per i nostri diritti... in pratica la considererei quasi la precorritrice di tutto e di tutti. Bel libro autobiografico che consiglierei a tutti i miei amici e parenti... anche a quella strega di mia sorella.

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    Virginia

    17/05/2018 17:25:12

    La scrittrice italo-tedesca Helena Janeczek riporta alla luce la storia di Gerda Taro, fotografa, donna coraggiosa, antifascista e rivoluzionaria. Il racconto della sua breve vita (muore a 26 anni nella guerra di Spagna) passa attraverso le voci dei tre più importanti uomini della sua vita e si intreccia alla storia del Novecento fra le due Grandi Guerre. Il romanzo di Janeczek, pur attenendosi a fatti storici, documenti e testimonianze reali, cerca di far emergere la felicità, le passioni e gli amori della prima fotografa di guerra, Gerda, ribelle e avventurosa. Incontra giovani artisti, fotografi e "migranti intellettuali", vitali e "liberi da tutto". A Parigi incontra André Friedmann, un fotografo di talento, in cerca di fortuna. Gerda, come una STREGA dotata di poteri soprannaturali, lo incalza e lo sostiene, facendo di lui, con lo pseudonimo di Robert Capa, un leggendario fotografo, il cui nome continua ad essere ricordato ancora oggi. All'inizio Robert Capa era uno pseudonimo di coppia, usato da Gerda e/o da André, ma quando lei muore, il nome rimane a lui e per anni il nome di lei sparisce dietro l'importanza del nome Capa, fino a questo romanzo che fa riemergere e fare il giusto riconoscimento a Gerda, un' eroina, ragazza coraggiosa e temeraria.

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    Antonella Iantomasi

    17/05/2018 17:08:21

    Helena Janeczek ripercorre la vicenda umana, artistica e politica di Gerda Taro, attraverso gli occhi di 3 persone che l’ hanno conosciuta, stimata e amata. Emerge la figura a tinte forti e poetiche, s' immortalano la personalità e il talento, attraverso una serie d’istantanee preziose. La guerra è una “faccenda da uomini”? La fotografia è una “faccenda da uomini”? Gerda è una donna che rivendica il diritto a scegliere come vivere, a vivere da protagonista ogni istante della propria vita, con la sola arma di una macchina fotografica. Gerda è soprattutto un’antifascista, fotografa di guerra, che attraversa con coraggio, spavalderia, originalità e determinazione gli scenari più significativi della storia del ‘900. La necessità di scavare, anche tra le macerie della guerra per portare alla luce le piccole storie che contribuiscono a costruire la grande Storia diventa in lei un’urgenza umana, civile ed artistica. Leggere di questa donna ci ricorda quanto la vita stessa sia il campo di battaglia in cui tutti noi siamo invitati ad agire, a non restare indifferenti. E’ per questa ragione che,nella Parigi del 1937,al suo corteo funebre, viene spontaneo ricordare la vitalità dell’artista, la sensibilità con cui ha maneggiato la Leica, grazie al mentore Robert Capa. Le sue foto sono uniche quanto lei, ci raccontano l’insensatezza della guerra insieme alla necessità di conservare la memoria, attraverso immagini che non sbiadiscano, immagini capaci di testimoniare la lotta quotidiana di un’ ”umanità dolente”,destinate a diventare un attuale ed universale messaggio di pace. La Leica diventa quasi un prolungamento del braccio di questa donna immensamente libera, consapevole e moderna, maga, quasi STREGA del “racconto per immagini”, la cui arte richiama tutti noi alla personale ricerca del senso della vita, all’ insegna del personale contributo al vivere comune, perché solo così non si vive invano e le idee diventano patrimonio di molte generazioni.

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    Elide Apice

    17/05/2018 12:04:41

    Gerda Taro aveva 27 anni quando morì finendo sotto un carrarmato mentre tentava di documentare i disordini spagnoli. A lei, forte come una STREGA, è dedicato questo libro, più di una biografia, non solo un percorso nella vita di una fotografa d’eccezione, la ragazza con la Leica, ma anche l’intreccio con la storia di testimoni del tempo: il dottor Willy Chardack, ebreo tedesco, l’ex-modella Ruth Cerf e Georg Kuritzkes. Tutti in qualche maniera legati a Gerda, tutti testimoni di una vita votata alla scoperta e alla denuncia. Un affresco collettivo che si snoda a partire dalla memoria dei testimoni per un libro frutto di una meticolosa ricerca storica.

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    Chiara

    16/05/2018 13:49:59

    Se ti parlo di Robert Capa, sai subito chi è? E se ti dico che Robert Capa non era solo Robert Capa? Che era uno pseudonimo sotto il quale fotografava anche una donna? Anzi una ragazza con Leica? La prima donna a morire sul “campo”. Da quest’anno il Premio Strega ha aperto le porte agli scritti di autori stranieri che si esprimono in lingua italiana. Per questa ragione, in concorso c’è anche La ragazza con la Leica.

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    Raffaele

    16/05/2018 07:06:25

    In altri tempi sarebbe stata facilmente accusata di essere una strega. Troppo libera, troppo consapevole di se. La ragazza con Leica, ci racconta di Gerda Taro, fotografa di guerra. Siamo nel 1937 e il libro parte con il solenne funerale della fotografa. Anfifascista, amica di Robert Capa, morta a 27 anni per testimoniare l'orrore della guerra. I suoi amici, però, non la ricorderanno solo come l'eroina, ma come la spigolosa amante della libertà. Come una donna libera, pronta ad usare appieno della sua libertà. Un libro intenso, forte, per nulla sdolcinato. Un bello schiaffo in faccia a chi fa della propria gioventù o della propria vita un grigia e monotona routine. Leggetelo, non ne rimarrete delusi.

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    Maria

    15/05/2018 19:49:44

    Ma la forza di una donna su quale scala si può misurare? Questo libro è un inno alla potenza femminile che è sempre nascosta, ma in realtà è proprio questa a muovere il mondo. La donna è considerata una strega appunto per la sua capacità di riuscire a fare quello che vuole e ri-uscire più determinata di prima dagli episodi più tristi della vita di una persona.

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    emilia martorana

    15/05/2018 11:11:23

    La storia di una giovane donna, femminista ante litteram, antifascista e battagliera, con lo sfondo uno dei periodi più brutti della storia recente, gli anni trenta ed il fascismo europeo. Una donna che non si accontenta del ruolo che la società vorrebbe imporle, una donna forse considerata una STREGA da chi la conosce, per la sua capacità di ammaliare, affascinare chi ha la fortuna di entrare in contatto con lei. Una donna che con caparbietà, riuscirà, fino alla fine dei suoi giorni, a professare la sua passione senza ripensamenti, rimorsi o paure.

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    Benedetta

    10/05/2018 16:20:35

    Prima che questo libro venisse candidato al premio Strega, non sapevo anzi, non avevo la minima idea di chi fosse Gerda Taro, la prima donna fotografa caduta in guerra. Aveva solo 26 anni, 27 a breve, dunque una ragazza come me, con tutta la vita davanti, con una sete di libertà più grande di lei. Siamo negli anni 30, periodo storico abbastanza frenetica, tra l'ascesa del nazismo e crisi economiche e una guerra mondiale che si sta per avvicinare, leggiamo la storia di questa donna che sarà difficile da dimenticare. Un inno al mondo femminile, oggi più che mai importante sottolineare e valorizzare.

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    Federica

    10/05/2018 15:31:28

    Con questo romanzo, che a volte tocca le corde della biografia, l'autrice vuole rendere omaggio a Gerda Taro, tra le pioniere del fotogiornalismo. Di Stoccarda, si trasferisce a Parigi dove cresce professionalmente in modo esponenziale. Qui conosce Endre Friedman, fotografo anch'egli, e insieme formano un sodalizio non solo professionale ma anche sentimentale. I due si influenzano a vicenda, ognuno scatta con l'apparecchio dell'altro, si fondono completamente. Fino a che Gerda non morirà poco prima dei suoi ventisette anni in un tragico incidente. Eppure, la Taro per chi l'ha conosciuta è stata indimenticabile. Così come indiscusso è stato il suo lavoro: attraverso la lente fotografica ci ha lasciato in eredità il modo in cui vedeva il mondo, con le sue bruttezze e bellezze, quasi simulando l'occhio di una strega che scruta le profondità del suo specchio magico.

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    Cristina

    09/05/2018 06:11:17

    E' un libro dalle molteplici sfaccettature: ricostruzione storica, inno alla libertà, condanna al fascismo e a tutte le forme di ottusità e violenza. Ed è naturalmente un omaggio al mondo femminile, dedicato ad una donna, maga nel campo della fotografia, un po' strega nella vita reale. Pur essendo un romanzo, la ricostruzione storica è apprezzabile e sicuramente l'autrice utilizza fonti affidabili. La narrazione è fluida, quasi sempre coinvolgente. La ragazza con la Leica ci resterà nel cuore.

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    Giovanna Moltoni

    08/05/2018 21:41:45

    La ragazza con la leica; un modo di vedere il mondo attraverso l obbiettivo e attraverso le foto; una visione affascinante del mondo che ti strega. Cinsigliato!!!

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    Alessandra

    08/05/2018 17:18:19

    La storia è intrecciata tramite infiniti prodigi di rifrazione della realtà. Con un salto mortale, per dirla alla Malerba, lo sguardo letterario di Helena Janeczek specchia la realtà oltre lo sguardo-macchina della fotografa: esattamente come lo specchio della Straga - lo specchio convesso al quale anticamente veniva attribuita la proprietà magica di allargare lo sguardo - la scrittrice supera le barriere dell'inquadratura e del tempo per ricostruire quello spaccato di storia che ha contornato l'esistenza della grandissima Gerda Taro.

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    Stefano Mannucci

    08/05/2018 14:31:46

    Una giovane miliziana repubblicana si addestrava a sparare sulla spiaggia di Barcellona. Il ginocchio poggiato sulla sabbia e la pistola puntata dritta davanti a sé. L'eleganza nella composizione di quella fotografia mi incuriosì sin da subito per capire chi fosse stato a scattarla. Fu così che diversi anni fa conobbi il nome di Gerda Taro. La fotografia campeggiava sul catalogo di una mostra in corso a lei dedicata. Da allora mi appassionai alla sua storia ed alle sue fotografie leggendo la biografia pubblicata all’epoca. E quando Guanda ha edito il libro di Helena Janeczek "La ragazza con la Leica” non ho potuto fare a meno di leggerlo e sono rimasto positivamente colpito dallo stile di scrittura dell'autrice. Come il liquore Strega - al cui prestigioso premio il libro in questione è candidato - scorre lungo la gola per attraversare il corpo del bevitore, così il libro di Helena Janeczek scorre nella mente e nella fantasia del lettore facendogli conoscere - attraverso un flusso di ricordi, in un continuo viaggio nella memoria storica e privata – Gerda Taro durante gli anni di Parigi e quelli della guerra civile spagnola, la sua passione per la fotografia e la sua gioia di vivere, il suo amore con Robert Capa ed il suo amore per la libertà.

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    Ivan

    08/05/2018 09:40:44

    Strega ammaliante dell'obiettivo, Gerda Taro rivive nelle pagine di questo libro. Gli amori, le amicizie, la passione per la fotografia e la lotta contro il Nazifascismo che porteranno questa giovane ragazza nel 1937 a far parte del “club 27”, gruppo di ribelli che negli anni futuri annovererà altri artisti di calibro: da Jimi Hendrix a Amy Winehouse, passando per Kurt Kobain.

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    ilaria

    08/05/2018 07:30:33

    Helena Janeczek, ci regala con una scrittura fluida e scorrevole, non una semplice biografia ma un inno alla gioia di vivere, al coraggio, alla sfrontatezza. Ci regala la storia di Gerda Taro, attraverso l'occhio di tre persone a cui lei ha cambiato la vita, la trasforma in un motore invisibile ma tangibile nei fatti e negli avvenimenti e in questo modo evita la noia e la banalità. Quella di Gerda è una storia di coraggio, di guerra e d'amore; è la storia di una ragazza che, a soli 27 anni, già era conosciuta nel mondo come fotografa di guerra (anche se sotto falso nome) di una ragazza borghese che non ha scelto la vita semplice che aveva a portata di mano ma a scelto di combattere, a modo suo, il nazismo e gli orrori della guerra. Quella di Gerda è una storia che ammalia e ci incanta come la malìa di una strega, grazie alle sapienti mani di Helena Janeczek questo libro si legge tutto d'un fiato.

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    Michela

    07/05/2018 14:09:54

    Importante l'obbiettivo (passatemi il gioco di parole) di questo libro: raccontare la storia di questo formidabile personaggio, Gerda una ragazza estremamente coraggiosa scomparsa troppo presto, che ha rischiato tanto per poter mantenere i suoi ideali, veniva vista come una Strega capace di incantare con i suoi scenari di guerra.

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    Cecilia

    07/05/2018 06:21:32

    la nostra vita è legata al mondo dell'immagine , della foto, ieri seppia, oggi a colore che fermano il cuore pulsante della nostra vita e che rivedendole possiamo come strega capire dall'attimo immortalato che quella era la direzione sottintesa che avremmo preso.Ma la foto resta lo specchio che lasciamo in eredità ai nostri figli , alle nuove generazioni che altrimenti non potrebbero conoscere i tanti aspetti della nostra vita.E' il linguaggio dei social tanto amato dai giovani con un aspetto però negativo: la mancanza di contatto umano.Sicuramente il libro vuol far riflettere su questo lato estremamente importante e da rivalutare.

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    Donato

    07/05/2018 02:36:57

    «La ragazza con la Leica» prova ad assumersi la responsabilità di dipanare l’inenarrabilità della storia del Novecento nell’unico modo che ci è concesso: rinunciando alla pretesa di erigere monumenti definitivi e universali, e rivolgendosi invece a piccole epiche interrotte, controverse, imperfette. Quello di Gerda Taro è uno di questi percorsi minimi ed emblematici dei turbolenti anni ’30 in Europa, un percorso capace di lasciar intuire l’universalità del dramma della guerra senza scadere nell’epigrafe ma delineando piuttosto una figura mitica del tutto contemporanea. Gerda è la celebre fotoreporter di guerra, affrancata in anni recenti dal ruolo di semplice compagna del più iconico Robert Capa e ricondotta alla giusta complessità della vita. Ebrea, borghese e comunista, già vittima della caccia alla Strega messa su dalle spinte nasifasciste, vaga per l’Europa di quegli anni mettendo a repentaglio la propria incolumità per diventare occhio testimone degli orrori del Franchismo, eppure ancora parte attiva e enzima di rivoluzione. Muore a soli 26 anni in un terribile incidente di guerra sventrata dai cingoli di un carro armato, ma diventerà icona di anelito di libertà in un enorme corteo di 200 mila persone che la accompagna a Parigi, dove è sepolta nel cimitero di Père Lachaise. Quello di Helena Janeczek, anch’essa di origine tedesca come Gerda, è il secondo romanzo dedicato alla fotografa dopo quello di Susana Fortes, ma il primo che focalizzi sul percorso singolare e individuale di una donna rivoluzionaria che ha ispirato e commosso l’Europa di quegli anni. «La ragazza con la Leica» è già Premio Bagutta 2018 ed è candidato al Premio Strega 2018.

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    Anto

    06/05/2018 18:47:34

    La storia di Gerda, storia di ragazza spettatrice e testimone delle atrocità, di quella Guerra che è strega violenta e maligna che distrugge vite e sogni. Da osservatrice, attraverso il filtro di una macchina fotografica, diviene vittima inconsapevole (o forse più consapevole di quanto pensiamo) di quel dolore che voleva raccontare al mondo e a sé stessa. Una giovane donna che è stata dimenticata per troppo tempo.

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Proposto da Benedetta Tobagi

«Il romanzo dal vero (non fiction novel) si è imposto da anni nel panorama internazionale come uno dei più interessanti vivai creativi. Con quest'opera Janeczek, si conferma una delle voci più originali del genere, in ambito italiano. La costruzione narrativa è magistrale. La figura della protagonista Gerda Taro, militante antifascista e fotografa di guerra (la cui fama è stata oscurata da quella del celeberrimo compagno di vita e di lavoro Robert Capa) è costruita giocando con prospettive eccentriche, attraverso la voce (sempre credibile) di tre personaggi che hanno variamente sfiorato, amato, ammirato questa giovane donna affascinante, contraddittoria, talvolta insopportabile, «spensierata per natura, speranzosa per principio», che ritorna a loro come un rimpianto e un pungolo. E lo stesso diventa per noi lettori di oggi. Avvincente, tenero, dissacrante, La ragazza con la Leica è anche una riflessione antiretorica, oggi quanto mai attuale e necessaria, sull'antifascismo e sulle scelte di militanza di una generazione di ragazzi pieni di talento e affamati di vita. Attraverso Gerda, i suoi amici, Janeczek fa molto riflettere sul deserto presente.»


“Mente e memoria sono una cosa unica, l’integrità della memoria fonda l’integrità di ogni essere umano, anche tra i nomadi (e lui non era forse un nomade?), non è una prerogativa dell’interiorità borghese custodire i ricordi. Ciascuno ricorda ciò che gli serve, quel che lo aiuta a mantenersi in sella. E il dottor Kuritzkes vuole solo tenersi la «sua Gerda», anche se sa che non esiste. Gerda la temeraria, l’imprevedibile, la volpe rubia, che non rinuncerebbe a qualsiasi morso di felicità si possa rubare al presente.”

Helena Janeczek, già vincitrice del premio Bagutta opera prima con il romanzo Lezioni di tenebra (Guanda 2011), riceve nuovamente il prestigioso premio nel 2018 con La ragazza con la Leica, biografia romanzata sui generis, che tratteggia la straordinaria figura di Gerda Taro, nata Gerta Pohorylle, fotoreporter e compagna di Robert Capa, morta prematuramente sul campo durante la guerra civile spagnola all’età di 26 anni.

Dopo un preambolo che prende spunto da alcune foto scattate da Gerda e Capa durante la guerra di Spagna, il romanzo inizia cedendo la parola a tre personaggi che, a distanza di anni, restituiscono un’immagine di Gerda sfuggente e inafferrabile, tratteggiata esclusivamente tramite un mosaico di memorie soggettive, trasformata in un simbolo di una nostalgia e un rimpianto di una generazione che ha visto andare in fumo tutte le sue speranze.

La telefonata intercontinentale tra Willy Chardack e Georg Kuritzkes, amici e amanti più o meno importanti di Gerda, è lo spunto per scatenare una serie di ricordi che hanno come filo conduttore la magnetica e ribelle ragazza con la Leica, la cui fisionomia si va delineando tramite la memoria di Willy, per poi passare attraverso il filtro dei ricordi di Ruth Cerf – la grande amica con cui Gerda aveva condiviso una dura vita di stenti a Parigi dopo la fuga dalla Germania –, giungendo infine a Georg.
Così si ricostruisce la sua breve e intensa vita; la sua storia con Capa, con cui aveva un forte legame affettivo e professionale; il suo coraggio ai limiti dell’incoscienza, che l’ha portata a morire in un tragico incidente. In un certo senso non è Gerda la protagonista del libro, ma la memoria a tratti eterea, a tratti vivida, di una donna forte, vitale, che ha consacrato la sua vita a quello in cui credeva. Uno spirito libero e indipendente, che ha lasciato un segno indelebile in quanti l’hanno conosciuta, sullo sfondo, non meno importante, di un’epoca: la Parigi degli anni trenta, dove i giovani ebrei di sinistra, esuli dalla Germania, avevano trovato rifugio, e la guerra di Spagna, simbolo della lotta internazionale contro il fascismo.

Helena Janeczek riesce sapientemente a restituire con il suo linguaggio, che può risultare a tratti ostico, l’andamento frammentato del racconto, fatto di istantanee tenute insieme dalla presenza impalpabile di Gerda. Lo stile incalzante si pone a metà strada tra un reportage serrato e un flusso di coscienza, in cui si alternano lunghe descrizioni a dialoghi in media res che emergono dalla corrente dei ricordi, per poi arrivare a una lucida riflessione della scrittrice, che fa sentire forte la sua voce al di sopra delle soggettività dei personaggi.

Recensione di Flavia Scotti