La ragazza con la Leica

Helena Janeczek

Editore: Guanda
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 3,71 MB
  • Pagine della versione a stampa: 320 p.
    • EAN: 9788823520288

    nella classifica Bestseller di IBS eBook - Biografie - Biografie e autobiografie - Artisti e personalità dello spettacolo

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    Recensioni dei clienti

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      Alessia

      10/08/2018 06:45:40

      L'ho acquistato perché ero curiosa di leggere il libro che ha superato Resto qui di Balzano. Dopo averlo finito, con una fatica pazzesca, posso dire di non aver capito come abbia fatto a vincere. Davvero troppo confuso e ripetitivo per i miei gusti.

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      Giuseppe

      29/07/2018 06:46:48

      Dopo avere letto recensioni entusiaste e saputo che il libro è arrivato alla 12a edizione mi sono deciso a comprarlo e con animo ben predisposto ho iniziato a leggerlo. Sin dalle prime pagine sono entrato in confusione sia per i riferimenti temporali, che per la gran quantità dipersonaggi, dai nomi non sempre facili, che si alternavano nel tempo. Ho finalmente capito che l'autrice si era prefissa di avvicendare, in un oscuro groviglio, fatti vecchi e fatti nuovi, lasciandomi frastornato nel tentativo di collegare le due realtà. Come se si fosse divertita a stuzzicare l'intelligenza dei suoi (sfortunati) lettori nel tentativo di ricostruire per intero la vicenda. Incredulo che in un libro così corposo, e così esaltato, non riuscissi ad immedesimarmi, ho continuato a leggere per un centinaio di pagine, poi ho continuato a sfogliarlo, leggendolo a spezzoni. Alla fine mi sono arreso, ed incavolato per essermi sentito preso in giro, l'ho riposto in libreria, non avendo neppure il coraggio di regalarlo a qualcunaltro, per non fargli un torto.

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      SERENA

      23/07/2018 13:59:15

      Anche io concordo con i commenti negativi e mi domando come e perchè abbia vinto il Premio Strega 2018. Per ora ho letto solo altri due libri candidati a questo premio prestigioso e li ho trovati nettamente superiori, per stile e per contenuto. Stile scialbo, ripetitivo, libro asettico. Non salvo nulla

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      Cinzia

      22/07/2018 16:21:39

      Concordo con i commenti negativi... una scrittura scialba, a tratti confusa e una divisione in tre parti che sembrano più che altro digressioni buttate lì in attesa che l’autrice ci racconti qualcosa di essenziale, Santo Dio. Oltretutto per capire chi era Gerda ho dovuto fare ricerche... accanto alla noia, un difetto e un errore imperdonabile. Per tenacia sono arrivata alla fine dove mi imbatto in un epilogo orrendo. Non sono pentita di averlo preso, perché mossa dalla curiosità di vedere chi aveva superato D’amicis e la sua scrittura raffinata, con ritmo e registro da pochi raggiungibili (quella è una divisione in tre parti!!!). Si sa, questi premi mi sanno tanto di una grande bufala. Per tornare al libro, lo sconsiglio vivamente. Veramente deludente.

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      Giorgio g

      21/07/2018 07:44:40

      Strani effetti del Premio Strega: negli anni scorsi ho interrotto la lettura sia de “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati”, sia de “La ferocia" di Nicolò Lagioia, sia di "Resistere non serve a niente" di Walter Siti. Soltanto l’anno scorso ero riuscito a finire “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, che però non mi aveva entusiasmato. Quest’anno, eccomi alle prese con “La ragazza con la Leica”. Devo confessare, ancora una volta, che ho fatto fatica a leggerlo fino alla fine. È la storia di Gerda Taro, la grande fotografa scomparsa, a seguito di un incidente, durante la guerra civile spagnola o è la storia di Robert Capa suo compagno? Non ho capito la scelta del l’autrice di rifuggire da ogni riferimento temporale. Un esempio dello stile, non particolarmente felice: “attraente come può esserlo una ranocchia stropicciata che parla con la pipa in bocca”. In definitiva, una lettura che non lascia traccia.

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      Andrea

      18/07/2018 01:35:54

      Ha vinto il Premio Strega! Vuoi che non ne avessero uno meglio? E' un libro complicato, saturo di informazioni. Gerda Taro è solo l'escamotage per lo sfoggio di tutti i dati raccolti compulsivamente dall'autrice. Abbandonato per ben due volte! Peccato. Una storia bellissima, scritta malissimo.

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      Alessandro

      17/07/2018 11:31:25

      Non ce l'ho fatta a finirlo, dopo le prime 80 pagine ho abbandonato.

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      Valentina

      16/07/2018 21:29:17

      Non lo so se ha meritato di vincere il Premio Strega perché è a tratti ripetitivo e noioso, tanto che ho fatto fatica a finirlo, ma è sicuramente un libro importante da leggere e tramandare per conoscere la storia di una donna destinata a restare nella storia, che non ha avuto paura di dare la vita per una lotta che sapeva essere di tutti e che è morta troppo presto.

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      gasalbe

      16/07/2018 13:55:28

      Mi sono fermato a pagina 76.

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      Agostino

      13/07/2018 17:02:06

      Ho letto fino a pagina 118, e poi non ce l'ho fatta più a proseguire. Noia e disinteresse per una storia di banalità e pettegolezzi per niente interessanti. A peggiorare l'impressione negativa ci sono: un raccontare contorto e complicato, un periodare frammentato e infarcito di soggetti sottintesi non sempre riconoscibili, riferimenti poco comprensibili e inutili. Sembra che l'autrice abbia scritto per sé e per un limitato numero di potenziali lettori che conoscano già i fatti, i luoghi e le persone citate. Ho letto i numerosi giudizi entusiastici e mi chiedo: "Ma costoro l'hanno veramente letto? Oppure ripetono giudizi di critici (interessati) e se ne fanno belli per darsi l'aria da intellettuali? Ovviamente intellettuali radical chic!

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      Maria Letizia

      11/07/2018 17:12:42

      Un testo di difficile comprensione sia per i continui riferimenti temporali non sempre facilmente inquadrabili,una scrittura scialba ed arida, non scorrevole.Il libro a mio avviso non rende memorabile la protagonista.Non mi è piaciuto ed a stento sono arrivata alla fine.Mi dispiace mi aspettavo di più anche perché i precedenti vincitori dello Strega erano di un altro livello.

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      Mauro

      08/07/2018 13:53:46

      Insipido e stilisticamente banalissimo, mi sono trascinato fin verso la fine ma poi ho ceduto. Ha un pregio: se questo è il vincitore dello Strega mi posso risparmiare gli altri.

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      Simona Gazzetti

      12/06/2018 20:25:23

      Mi sono imbattuta nello sguardo ammiccante di Gerda Taro per caso. "La ragazza con la Leica" che quasi ti sfida a leggere la sua storia nell'immagine di copertina, non è la classica biografia. L'autrice, Helena Janeczek, già vincitrice di premi letterari, riesce a raccontare la storia di questa straordinaria fotografa in modo strabiliante attraverso gli occhi di tre persone che, per varie ragioni, hanno condiviso la brevissima vita di Gerda. Ci si ritrova a leggere di come Willy "il bassotto" Chardack, Ruth Cerf e Georg Kuritzkes abbiano conosciuto Gerda e di quanto le loro vite ne siano state stravolte e STREGAte. Scopriamo una ragazza innamorata della vita, sempre pronta a seguire l'istinto e la voglia di mettersi in gioco. Janeczek inoltre riesce a raccontare attraverso l'uso di flashback e un linguaggio semplice e diretto le vite dei tre, che potremmo definire coprotagonisti di questa biografia corale e non convenzionale. Non può mancare ovviamente Robert Capa, celebre collega e ultimo grande amore di Gerda. Anche qui, tuttavia, Janeczek riesce a spostare l'attenzione del lettore su Gerda e su come il successo del giovane fotografo sia in realtà da attribuirle. A fare da scenario alle vite di questi ragazzi i non facili anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale. Anni di paure e speranze, di ribellione e sostegno alla causa contro il Nazifascismo, ai quali sopravvivranno tutti tranne Gerda, strappata alla vita alla vigilia del suo ventisettesimo compleanno per una tragica fatalità. Gerda potrebbe appartenere di diritto al club dei 27, giovani artisti che con la loro magia e la loro ribellione alle convezioni hanno permesso al lor ricordo di non esaurirsi mai. Ma la STREGA Gerda non è mai morta, la STREGA è viva e Helena Janeczek contribuisce con la sua opera a renderla immortale.

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      Elisabetta

      12/06/2018 16:59:26

      Sullo sfondo di un’Europa nera si muovono i personaggi del romanzo, colorati con le tonalità decise dei singoli caratteri. La protagonista del romanzo non è Gerda Taro, ma il gruppo che Gerda Taro unisce e di cui muove i fili da brava strega. I suoi amici si muovono nel loro presente e, piccoli gesti quotidiani, li riportano sempre a lei, a Gerda e agli anni d’oro del suo sorriso e della sua Leica. Non è un caso che gli episodi passati siano più avvincenti delle vite che vivono adesso: vecchi amori, un sorriso, lei che appare da lontano. Tutto porta calore ed emozione. Mettendo insieme i riflessi degli specchi umani a cui Gerda Taro ha donato la sua immagine, si ricostruisce la lei che, armata di sorriso e di una Leica, voleva cambiare il mondo e pensava che “un mondo guarito dalla disuguaglianza avrebbe dovuto realizzare anche il diritto universale al superfluo”.

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      Mario

      12/06/2018 08:28:08

      Bellissimo romanzo, l'avventura di una grande donna, Gerda Taro, giovane fotografa che visse e documentò gesta e lotte del suo tempo, in particolare la guerra civile spagnola. Un racconto quasi biografico, il coraggio e la tenacia di Gerda primeggiano e si intrecciano con le vite di altri importanti protagonisti,in particolare con il fotografo Endre Friedman, con il quale nascerà un grande rapporto professionale e non solo, e la grande famosa creazione del fotografo Frank Capra. Da amante della fotografia, scoprire il passato e le esistenze di tali protagonisti mi lega ancor più al mondo digitale e alla passione nel documentare il mondo che ci circonda e le peculiarità del nostro secolo. Una scrittura attraente, originale, semplice ma ardita, le peripezie di come una leica possa trasformarsi in una strega onnisciente, scatto su scatto la descrizione di una vita seppur breve ma significativamente tale da imprimere il suo segno nella storia.

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      umbazar

      11/06/2018 13:25:09

      Gerda era elegante, di un fascino da attrice del cinema. Amava farsi ammirare, ma non aveva bisogno di fare nulla di particolare per attirare a sé tutti gli sguardi. In lei l’aspetto magnifico si univa alla capacità, sembrava portata per tutto. Agiva sempre di testa propria – si era, per esempio, scelta il lavoro e uno pseudonimo – da una donna così minuta tanto carattere non te lo saresti aspettato. E invece, malgrado l’alone di leggerezza dovuto al suo perennemente splendido umore, faceva sempre sul serio, portando avanti le proprie convinzioni con un’irrefrenabile volontà. Anche nella sua tendenza a esporsi ai pericoli con temerarietà era cocciuta, nessuno schema, nessun piano avrebbe potuto anche solo in parte ridimensionare la dedizione alle battaglie per cui sentiva la necessità di spendersi. In alcuni frangenti sembrava un essere soprannaturale, una sorta di strega buona con poteri eccezionali che utilizzava per scuotere chi la incrociava nel proprio cammino. Anni e anni dopo la sua prematura dipartita – Gerda, la gioia di vivere fatta persona, venuta a mancare in un incidente così “stupido” – tre delle persone a lei più vicine prima dell’incontro con Capa, tornano in contatto e, inevitabilmente, in loro riaffiorano i ricordi della giovinezza e del segno indelebile che la Taro ha impresso in ognuno di loro. Una ricostruzione approfondita, a metà strada tra una biografia e un romanzo storico, le cui pagine rappresentano una sorta di omaggio postumo a una donna che, seppur inevitabilmente idealizzata nel ricordo, per temperamento e presenza non merita di essere celebrata esclusivamente quale mera spalla – negli affetti e nella professione – di Robert Capa.

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      Lucia Barbara G.

      11/06/2018 13:24:29

      Questo romanzo storico, candidato al Premio Strega, costruito attraverso un'attenta ricerca dalle fonti (documenti, immagini, lettere ) ricostruisce la figura della prima fotoreporter morta sul campo, Gerda Taro, compagna di Robert Capa. Riscattando dall'oblio la figura di Gerda, prima fotogiornalista di guerra, il romanzo indaga anche il rapporto tra storia e fotografia, dimostrando come l'occhio del fotoreporter nelle zone di conflitto diventi tutt'uno col soggetto che fotografa e di cui sarà per sempre testimone.

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      andrea

      11/06/2018 09:25:31

      E' il romanzo di un personaggio ma è anche in romanzo di un epoca. Un periodo storico nel quale le idee e gli ideali sono vivi tanto quanto gli attori della trama. Vivono con loro e i personaggi vivono (e muoiono) per loro. Vengono tratteggiati il loro evolversi negli anni, dalla giovinezza alla maturità per alcuni. Ma soprattutto rivive una stagione, quella della Parigi di Gerda Taro e di Robert Capa, in tutte le sue caratteristiche, da quelle maggiori alla vita e alle abitudini più personali e più "piccole". Questi piccoli particolari, dal tratteggiare lo studio fotografico di Capa che diventa l'antro dello strega che cattura i momenti della storia e li da alla nascente arte del fotogiornalismo, al portarci negli alloggi un po bui e po spogli ma molto vivi di quella Parigi. Sullo sfondo ma molto presente, il sole accecante ma mortifero della Spagna della Guerra Civile, in contrapposizione all'uggiosità di una Parigi che rimane comunque viva.

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      Giacomo

      11/06/2018 08:25:34

      "La ragazza con la Leica", ultima fatica di Helena Janeczek, potrebbe essere erroneamente considerata una semplice biografia della fotografa idealista Gerda Taro, amante del più noto Robert Capa, morta ventisettenne durante la guerra civile spagnola mentre scattava le sue fotografie. Tutto ciò sarebbe un torto sia nei confronti del lavoro dell'autrice, sia verso la vita della stessa Gerda. Siamo di fronte, infatti, a un romanzo documentario (sulla scia, sebbene con intenti diversi, di alcuni pamphlet sciasciani come "La scomparsa di Majorana" o "L'affaire Moro"), basato sì su dati biografici effettivi, da unire però anche a espedienti tipicamente romanzeschi, come la soggettività dei fatti e l'invenzione letteraria. Spia di queste ultime due componenti è l'impianto cronologico del testo: non una successione temporale lineare, ma il ricordo di tre diversi personaggi-narratori che, conosciuta intimamente Gerda in vita, si ritrovano, a distanza di anni, a tesserne ciascuno il personale ritratto secondo la propria ottica, enfatizzando o criticando gli elementi che più interessano loro. Dunque è un romanzo memoriale, soggettivo e selezionato dall'autrice: non si dà infatti una voce diretta a Robert Capa e questo, al di là di ogni altra considerazione, non può non essere visto come la volontà da parte della Janeczek di salvaguardare la propria eroina dalla banalizzante identificazione come "la compagna di Capa", riconsegnandole così una forza e una vitalità propria. Già candidata al Premio Strega insieme, tra gli altri, al ritratto di un'altra grande donna quale Natalia Ginzburg, "La ragazza con la Leica" ha recentemente ottenuto l'ulteriore privilegio di entrare nella cinquina finalista del Premio Campiello, a testimonianza della rilevanza che l'opera di Helena Janeczek ha e avrà all'interno del panorama letterario contemporaneo.

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      umbazar

      10/06/2018 13:08:48

      Gerda era elegante, di un fascino da attrice del cinema. Amava farsi ammirare, ma non aveva bisogno di fare nulla di particolare per attirare a sé tutti gli sguardi. In lei l’aspetto magnifico si univa alla capacità, sembrava portata per tutto. Agiva sempre di testa propria – si era, per esempio, scelta il lavoro e uno pseudonimo – da una donna così minuta tanto carattere non te lo saresti aspettato. E invece, malgrado l’alone di leggerezza dovuto al suo perennemente splendido umore, faceva sempre sul serio, portando avanti le proprie convinzioni con un’irrefrenabile volontà. Anche nella sua tendenza a esporsi ai pericoli con temerarietà era cocciuta, nessuno schema, nessun piano avrebbe potuto anche solo in parte ridimensionare la dedizione alle battaglie per cui sentiva la necessità di spendersi. In alcuni frangenti sembrava un essere soprannaturale, una sorta di strega buona con poteri eccezionali che utilizzava per scuotere chi la incrociava nel proprio cammino. Anni e anni dopo la sua prematura dipartita – Gerda, la gioia di vivere fatta persona, venuta a mancare in un incidente così “stupido” – tre delle persone a lei più vicine prima dell’incontro con Capa, tornano in contatto e, inevitabilmente, in loro riaffiorano i ricordi della giovinezza e del segno indelebile che la Taro ha impresso in ognuno di loro. Una ricostruzione approfondita, a metà strada tra una biografia e un romanzo storico, le cui pagine rappresentano una sorta di omaggio postumo a una donna che, seppur inevitabilmente idealizzata nel ricordo, per temperamento e presenza non merita di essere celebrata esclusivamente quale mera spalla – negli affetti e nella professione – di Robert Capa.

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