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Ragazzo italiano - Gian Arturo Ferrari - copertina

Ragazzo italiano

Gian Arturo Ferrari

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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 6 febbraio 2020
Pagine: 320 p., Brossura
  • EAN: 9788807033766
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Gaia la libraia

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Finalista al Premio Strega 2020. Finalista al Premio Asti d'Appello 2020.

«Troncati i legami con il nido, eliminati in pratica obblighi e doveri, Ninni, con suo intimo stupore, scoprì che rimaneva ed esisteva altro. Esisteva lui.»

La vita di Ninni, figlio del dopoguerra, attraversa le durezze da prima Rivoluzione industriale della provincia lombarda, il tramonto della civiltà rurale emiliana, l’esplosione di vita della Milano socialdemocratica. E insieme Ninni impara a conoscere le insidie degli affetti, la sofferenza, persino il dolore, che si cela anche nei legami più prossimi. Da ragazzino, grazie alla nonna, scopre di poter fare leva sull’immenso continente di esperienze e di emozioni che i libri gli spalancano di fronte agli occhi. Divenuto consapevole di sé e della sua faticosa autonomia, il ragazzo si scava, all’insegna della curiosità e della volontà di sapere, quello che sarà il proprio posto nel mondo. Nella storia di Ragazzo italiano si riflette la storia dell’intero Paese, l’asprezza, la povertà, l’ansia di futuro, la vicenda di una generazione figlia della guerra ma determinata a proiettare progetti e sogni oltre quella tragedia. Un’Italia dove la scuola è la molla di promozione sociale e il futuro è affollato di attese e di promesse. Un’Italia ancora viva nella memoria profonda del Paese, nelle vicende familiari di tanti italiani. Ferrari le restituisce corpo e respiro senza indulgenze e senza compiacimenti, con uno stile cristallino e non di rado crudo, con un timbro di coraggiosa sincerità. Capace di esprimere la freschezza del protagonista e di una moltitudine di personaggi lampeggianti di futuro.

Proposto per il Premio Strega 2020 da Margaret Mazzantini: «"Ragazzo italiano" è un libro scritto con uno spirito fanciullesco, nel senso più nobile del termine. Per me avrebbe potuto intitolarsi anche “Giovane”. Il giovane preso per mano lungo queste pagine, negli anni della sua crescita: un antieroe fragile, un bambino che vive circondato da donne, educato da donne, fasciato innanzitutto di stupore. E giovane è anche lo sguardo del narratore che torna ad accostarsi a quel bambino, poi ragazzino, poi ragazzo, nelle tre parti che compongono il romanzo. Ferrari riporta, ricrea in maniera formidabile, dialoghi che sono tranches di vita, che fanno pensare a certi quadri espressionisti, a certe fotografie di umile gente messa in posa. Hai la sensazione di stare in quelle case, con quelle persone. I dialoghi sono arterie vitali nascoste sotto il tessuto narrativo di un mondo che comunica con noi attraverso queste voci. Quel tessuto narrativo, poi, possiede una grazia d'altri tempi, connaturata a un'epoca più timida. Un'Italia più giovane, più sprovveduta, l'Italia partorita dalla guerra, con il suo grande gregge di reduci. Mentre Ninni avanza di statura, il mondo intorno muta violentemente, e s'intravede già molto di quello che sarà – il tempo dell'accumulo insensato, della solitudine dei molti, della disgregazione sociale – attraverso la finestra che questo romanzo di formazione apre e lascia aperta. Gian Arturo Ferrari ha scritto un vero romanzo. Perché alla fine cosa si chiede a un romanzo? Una ricreazione, nel senso dello svago, della nobile pausa nell'esercizio della vita quotidiana, ma anche la ri-creazione di un mondo comune, attraverso uno sguardo e una visione, che ricostituisca un involucro vitale. Perché, in questa polverizzazione culturale che ci sposta sempre un po' più in là nella nostra solitudine antropocentrica, il vero scopo della letteratura è quello di renderci, finché sarà possibile, un po' più umani.»

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    paolo

    08/07/2021 19:57:50

    Finalista strega e ... meritatamente Un libro scritto diversamente dallo stile di molte opere contemporanee con un gusto più vicino alla letteratura ... a tratti cinematografico molto coinvolgente il racconto di come eravamo ... da leggere

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    Jacopo

    08/07/2021 09:18:45

    La storia è suddivisa in tre parti: la prima infanzia, la preadolescenza e l’adolescenza pura. Nel mezzo, oltre ai numerosissimi cambiamenti che un giovane si trova ad affrontare in quell’età, incontriamo anche un trasferimento non da poco: da una piccola città di provincia alla Milano del dopoguerra, una città in fase di sviluppo e crescita, con nuovi abitanti che arrivano da ogni parte dell’Italia alla ricerca di fortuna, proprio come la famiglia di Ninni. Qui Ninni crescerà, e inizierà a essere chiamato con il suo vero nome, cioè Pieraugusto, o meglio Piero, e da quel momento in poi inizierà a scoprire la propria identità, i suoi gusti e interessi emergeranno, così come la sua personalità, per troppo tempo sopita all’ombra dei suoi genitori. Ragazzo Italiano, romanzo d’esordio di Gian Arturo Ferrari, è un affresco di un’Italia che oggi appare molto lontana nel tempo, ma che forse per alcune cose non poi cambiata così tanto.

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    Luigi

    28/12/2020 15:50:38

    Il racconto biografico, dall’infanzia al liceo, di un ragazzo nato nel primo dopoguerra italiano, è la testimonianza di una epoca e di una formazione distanti in maniera abissale dall’epoca contemporanea. È questo il pregio del romanzo, la cui piacevole lettura suscita ricordi e spesso sentimenti di nostalgia in coloro che hanno vissuto le stesse esperienze.

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    Mauro

    26/12/2020 16:56:11

    Nato nel 1944, figlio della guerra, si ritrova in quel periodo di storia prima caratterizzato per molti dalla povertà e poi grazie alla ricrescita dell'Italia, dal boom economico ed industriale. Nonostante io sia nato nel 1953 la storia che ho letto ha ricalcato, con pochi discostamenti, la mia vita di bambino, adolescente e poi adulto. Mi sono ritrovato bambino nelle stesse scuole elementari e ragazzo nello stesso Liceo, con maestri e professori simili. La società degli anni cinquanta è come quella descritta da Gian Arturo Ferrari, il boom economico lo ricordo anche io, le prime automobili alla portata di tutti, i primi elettrodomestici, la televisione. Questo romanzo dovrebbe essere letto dagli adolescenti di adesso per far loro capire la vita spartana che facevamo, l'importanza che davamo all'istruzione il cui fine ultimo era ottenere una Laurea che ti permetteva di avere una vita agiata. Un bel romanzo, scrittura fluida e pieno di sentimenti.

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    Francesco

    21/10/2020 08:15:36

    Ho adorato l'adorabile di questo romanzo. Ferrari con maestria ti rende spettatore non pagante della crescita del piccolo Ninni, ridimensionato poi dalla crudezza dell'Italia dei primi anni '60 in un più austero Piero. Il protagonista ad occhio e croce sarebbe potuto essere mio nonno, per il contesto socio-culturale e per le vicende che hanno coinvolto il nostro Paese in quegli anni, in cui è cresciuto: per questa ragione ho empatizzato particolarmente con lui. L'ottima penna dell'esordiente (a 76 anni) Gian Arturo Ferrari fa sì che tu possa vivere in prima persona le vicende che si stanno leggendo, senza risultare d'intralcio alla coinvolgente narrazione. Questo stile però, che nonostante tutto ho particolarmente apprezzato, ha anche dei difetti: dal punto A, che è l'inizio del libro, al punto B che ne è la sua fine, non presenta evidenti "scossoni di trama", è tutto un susseguirsi lineare di fatti, senza emozionanti saliscendi; un peccato, sarebbero state 5 stelle meritatissime. Nel dubbio non perdetevelo assolutamente!

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    arianna

    23/09/2020 14:37:21

    Carino... Credevo fosse più noioso ( Eccone un altro , dicevo, come "Breve storia del mio silenzio" di Lupo che non ho finito ed al quale lo paragono perché molto simile per idea, linguaggio e struttura) ed invece non so come poi mi son affezionata al protagonista : così discreto, pacato, con tutte le sue fragilità , lo vediamo crescere piano piano, zitto zitto e farsi ragazzino, e poi ragazzo fino ad avanzare sempre più consapevole, fiducioso e non più passivo o timoroso nella vita. Non so proprio come ma la lettura così misurata, quieta, cadenzata nei brevi capitoletti, il linguaggio semplice e colloquiale, le vicissitudini del protagonista, l'atmosfera dell Italia del dopo guerra..il tutto concorre ad un bel effetto finale. Non ci sono colpi di scena e non li attendi, ma questa volta va bene così.

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    Leopoldo Roman

    16/09/2020 19:01:45

    Devo dire la verità: su quest’opera prima di uno che è stato per tanti anni direttore della Libri Mondadori e che ha deciso di esordire nel mondo letterario alla rispettabile età di 76 anni, per giunta finalista del premio Strega, avevo una aspettativa maggiore. La storia del suo Ninni-Piero, pur se ben congegnata, mi è sembrata un compitino in classe svolto bene, perché scritto con eleganza e sobrietà, ma non mi ha mai preso. E’ stata un bel ripasso di com’era la vita italiana nel primo dopoguerra nella “comunista” Emilia e nella laboriosa periferia milanese, prima che crescessero “gli alberi a trenta piani”. Interessante anche il conflitto generazionale in famiglia e la descrizione dei dolori d’amore del giovane ragazzo italiano alla ricerca soprattutto della propria identità ed indipendenza. Molto interessante la descrizione dell’ambiente scolastico in cui cresce il ragazzo che, pur con difficoltà di inserimento per un problema di balbuzie, riesce, grazie al suo talento, ad emergere e diventare perfino un punto di riferimento. Ieri come oggi vediamo che c’erano professori bravi e competenti unitamente agli immanchevoli cialtroni.

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    fraternali

    22/08/2020 16:41:53

    Un pacato racconto di Storia del nostro dopoguerra. Fatti, cambiamenti,evoluzioni, tutto in un anelito verso il futuro a diventare migliori. La bellezza dell'infanzia,fatta delle sue autenticità, dei suoi affetti, delle sue afflizioni silenziose. La scuola, il luogo x eccellenza votato alla istruzione, amata, partecipata, destinata alla elevazione culturale di tutti. Le idee, le parole, i libri, i gruppi , i professori, tutto concorre in armonia in questo slancio possibile, senza pigrizia, senza vanteria, senza esclusioni. L'amicizia, l'ardore politico, l amore, vissuto col l'autenticità e la gentilezza anche se la libertà individuale non è ancora una conquista e la famiglia pretende ancora il rispetto delle proprie reticenze. Un respiro di realtà positiva.

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    beppe

    15/08/2020 13:25:13

    Leggere questo romanzo, opera prima, è stato un vero piacere. Ho apprezzato la storia e il modo in cui è stata narrata. Consigliatissimo.

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    Ivano

    12/08/2020 03:48:18

    Sto scrivendo io stesso i miei primi due romanzi e ho trovato Ragazzo Italiano estremamente utile nel darmi ispirazione. Sul cosa fare (uno stile fluido, elegante, nella tradizione otto-novecentesca italiana; capitoli brevi, auto-contenuti; personaggi reali, palpabili) e sul cosa non fare (indugiare su omaggi piuttosto personali ad ambienti - la scuola italiana - paesi - la Grecia, nel finale - personaggi - alcuni dei professori; introdurre personaggi che non paiono avere una finalita' precisa nell'ambito della storia; aprire sotto-trame senza poi chiuderle). Ho avuto le sensazione che il romanzo non sia stato pianificato per filo e per segno prima della stesura, ma abbia seguito una programmazione in fieri, nella quale l'autore (un filologo nel senso positivo del termine) si e' lasciato ispirare via via dalle vicende scritte e dai personaggi. Nel complesso, un romanzo di piacevole lettura, che fa riflettere (Ninni ha pressappoco l'eta' di mio nonno buonanima e in lui ho riletto molte delle storie che mio nonno mi raccontava), scritto elegantemente; ma a volte prolisso, autoreferenziale e un po' stucchevole.

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    Marco L.

    31/07/2020 15:07:44

    Si può scrivere il proprio primo romanzo a settantacinque anni e farlo con una freschezza, una grazia e una leggerezza non disgiunte da un gusto letterario sublime e semplice? La risposta è sì. Gian Arturo Ferrari ci restituisce un mondo lontano ma anche vicinissimo nella nostra storia italiana, lo fa donandoci immagini, impressioni e vicende sempre raccontate con garbo, in cui la crescita di Ninni il protagonista del romanzo fino ai suoi vent'anni vibra del meglio e del peggio del nostro paese, dei suoi valori più veri, oggi in parte scomparsi, ma anche preludio alla crisi post industriale che tuttora attraversiamo. Uno specchio sul nostro passato, lucido, forse malinconico, mai banale, con gli occhi di un bambino, ragazzino, ragazzo innamorato dei libri, una lettura soprattutto per i giovani di oggi, per ritrovare in fondo a se stessi le proprie radici, da dove veniamo. Questa è la vera forza della letteratura quando guida una mano illuminata a ricreare mondi dai quali far emergere, per riappropriarcene, emozioni e sensazioni perdute, ingiustamente dimenticate e abbandonate in quest'arido presente.

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    virginio

    29/07/2020 10:25:21

    Profonda, dettagliata, interessante cronaca della vita di una famiglia settentrionale del dopo guerra raccontata con maestria ma in tono poco coinvolgente, molto prolisso e alle volte monotono. Pessima la copertina.

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    Ariella

    25/07/2020 01:19:25

    Libro scritto bene, elegante e con un'ottima proprietà di linguaggio. In alcuni momenti prolisso e poco coinvolgernte. Lettura leggera, perfetta per l'estate: non approfondisce nessun tema ma lascia la libertà di farlo... Narra di una Italia del dopoguerra, della ripresa e del boom economico, dei cambiamenti sociali e culturali, della vita di paese in contrapposizione con una città come Milano che è ricca non solo di lavoro, di efficienza, di cultura, ma sopprattutto di persone la cui conoscenza permette a diventare adulti.

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    Donatella

    19/07/2020 09:03:18

    Prosa monotona e ripetitiva per raccontare qualcosa che risulta un ibrido tra saggio, documentario, romanzo di formazione, ostentazione di cultura, sentimenti stereotipati. Si fatica ad arrivare alla fine e non ti rimane niente.

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    And the Oscar goes to ….

    13/07/2020 20:39:26

    Buono

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    Peppe LaBels

    12/07/2020 06:34:53

    Bel Libro

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    Ciro D'Onofrio

    21/06/2020 15:52:32

    Ragazzo Italiano è anzitutto una storia scritta molto bene, il piacere di ritrovare una scrittura che richiama la migliore tradizione della prosa italiana del novecento. Un romanzo di formazione che racconta la crescita personale ed intellettuale di Ninni, il protagonista, e parallelamente la crescita dell’Italia che riemerge dalle macerie reali e morali post guerra. Il racconto della generazione figlia della guerra, che in un lungo e contraddittorio percorso formativo, si candida a governare un paese che da civiltà rurale si affanna nel trasformarsi in società industriale. E Milano, per il suo fermento, si rivela la città icona di questa generazione, affamata di crescita ed emancipazione e dell’Italia che corre frettolosa verso un futuro di ritrovato benessere. La scelta saggia di porre la Scuola come stella polare imprescindibile per Ninni e la sua generazione e per questa nuova Italia. Un libro profondo, di grande dignità letteraria che narra una certa asprezza ma soprattutto viatico di un’importante carica di ottimismo.

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    Francesca Mastrone

    08/06/2020 22:00:07

    Ninni, da adulto Gianni si trovare a abitare due mondi, l’uno legato agli affetti antichi, perciò condiviso con la nonna e l’altro industriale della provincia lombarda insieme ai genitori. Il suo amore per i libri, la vorace curiosità con cui osserva e legge la realtà costituiscono un ponte che rende possibile questo doppio esistere. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

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    StZ

    08/06/2020 21:54:36

    Un lungo percorso di crescita, una storia individuale, quella di Ninni, un bimbo nato alla fine del conflitto ( “..erano i figli della guerra.. Concepiti e nati negli anni più bui…loro erano venuti al mondo”), che rispecchia una storia collettiva che è quella dell’Italia del dopoguerra. Attraverso le tre fasi di crescita del protagonista (bambino, ragazzino, ragazzo), si ripercorrono poco meno di vent’anni di storia italiana, partendo da una contrapposizione tra il mondo rurale dell’Emilia, a Querciano, il paesino della nonna materna, contrapposto all’industrializzazione della provincia lombarda di Zenigrate, passando per la scoperta di Milano, una città commerciale in fermento, in cui Ninni diventa Piero, un ragazzo agli ultimi anni di liceo, proiettato verso l’università e un mondo di cultura, di libri e delle infinite possibilità che essi rappresentano. La storia si ferma ai primi anni ’60, ma si intravede uno spiraglio di ciò che sarà il ’68, l’euforia dei giovani e anche la necessità di identificarsi in qualcosa, una finestra aperta al futuro. È mondo dove la guerra è ancora presente (“della guerra, dove tutti avevano qualcosa da dire.. Con cautela, tenendosi sulle generali .. Ci voleva poco a toccare tasti delicati, a ferire. O a essere feriti”), così come l’estrema difficoltà dei tempi, le privazioni, ma si nota anche una volontà di andare avanti, di emergere e dare il massimo, una sorta di ottimismo. Attraverso altri temi emergenti, quali il sesso, l’amore, il desiderio di viaggiare, i libri, gli autori famosi, i giornalisti, seppure visti con gli occhi e le orecchie di un innocente, si legge un intero spaccato della società italiana trasformata dal boom economico. Fondamentale è il rapporto che il protagonista ha con la scuola e la lettura; quest’ultima in particolare gli permetterà di entrare in nuovi mondi, crearsi un’identità, e al tempo stesso invita il lettore a leggere. STORIA: 4 STILE: 4 COPERTINA: 4

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    Giulia

    08/06/2020 21:06:13

    Un affresco della storia italiana del Dopoguerra interessante perché riflette il punto di vista del protagonista in diversi momenti della sua vita. Copertina 3 Storia 4 Stile 4

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    silviadb

    08/06/2020 20:40:36

    Finalmente un autore esordiente che non è una giovane promessa! Nella sua opera prima di Gian Arturo Ferrari si avverte la stratificazione dell'esperienza, ma maneggiata con leggerezza, con l'intelligenza proprie della maturità. Il romanzo si svolge sullo sfondo dell'Italia che cambia, dal dopoguerra agli anni Sessanta, tra la provincia emiliana e Milano. Racconta della formazione di Ninni, che si sviluppa soprattutto sulla lenta scoperta di un sé, distinto dal 'dover essere' richiesto in maniera pressante dagli adulti, dalla famiglia, dalla scuola. Tutto questo attraverso il quotidiano, reso in maniera molto viva, con passaggi a volte esilaranti per chi ha vissuto esperienze simili. Lo stile è davvero da maestro: lineare, apparentemente semplice, ma in realtà accuratissimo e con venature umoristiche. Il linguaggio segue il percorso di crescita di Ninni: nella prima parte ricorda lo sguardo infantile, curioso e incantato, diventa più ironico nella seconda parte e poi più 'colto' nella terza. La trama è priva di grandi scosse o colpi di scena, ma riesce ad essere coinvolgente proprio per il suo essere una storia comune, con qualche piccolo cedimento nell'ultima parte, per poi riprendersi alla grande nelle ultime pagine. La copertina è una rielaborazione di una fotografia di Patellani... perfetta. COPERTINA:5 STORIA:4 STILE:5.

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    Gianluca

    08/06/2020 20:40:29

    Linguaggio elegante e molto ricercato. Il libro è incentrato su un periodo storico molto particolare e racconta le vicende di un ragazzo con il proprio padre. Non è uno dei miei generi preferiti tuttavia è interessante per comprendere al meglio determinati tipi di rapporti tra padre e figlio e le diverse dinamiche che si instaurano tra di loro per permettere di comprendere i rispettivi punti di vista confrontandoli con quelli del mondo reale ed odierno. Un capitolo tira l'altro, appassionante. Copertina: 3 Storia: 3 Stile: 3

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    Milu'

    08/06/2020 20:19:55

    Consiglio di cuore il libro rivelazione di Gian Arturo Ferrari, manager ragguardevole, che racconta la storia di un bambino, ragazzino e poi ragazzo che attraversa il paese Italia risorto alla guerra, alla conquista della modernità e del posto nel mondo.Grande libro interessante, un romanzo generazionale perchè racconta la storia d'Italia, con profonde diseguaglianze sociali e la persistenza di squilibri tra le aree urbane e la campagna. Gian Arturo Ferrari, a capo della Mondadori libri per anni, alla sua prima prova come autore, atteso con curiosità sente il dovere morale di salvare il Passato. Gli insegnamenti che mi porto dentro è che "nell'età dell'oro ripensare l'età del pane è Necessario". Lo studio e la lettura diventano due enormi possibilità di Riscatto e bisogna Crescere non c'è antidoto comune a questa malattia. Romanzo accogliente dell'Italia che fu e non può più tornare se non nei ricordi di chi l'ha vissuta. Rilassante, scritto col cuore, progressista con tinte neorealista, a tratti nostalgico e anche ironico, segue passo, passo, il giovane Ninni e le sue grandi Domande. Leggetelo...ci rendera' tutti più Umani... Copertina 5, Storia 5, Stile 5.

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    Antonia

    08/06/2020 17:56:20

    Mi sono inoltrata con piacere nel racconto dell'Italia del dopoguerra, facendomi trasportare dalle vicende di un giovane ragazzo e cercando di cogliere tutti gli aspetti del vissuto degli italiani di allora. Ho percepito fino in fondo l'estrema difficoltà, le ansie, le paure, le privazioni, le poche gioie. Ferrari è stato molto abile e raffinato nel disegnare quella che è stata una realtà a noi oggi incomprensibile, descrivendo con cura il peso della guerra sulla psicologia e sul quotidiano della gente, ma facendo emergere anche una forza e un ottimismo inusuali, che si opponevano alla difficoltà di quei tempi con grande volontà. Copertina: 3. Storia: 4. Stile: 5.

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    GiovannaDA

    08/06/2020 17:36:03

    Facilmente se pensiamo al mondo giovanile ci poniamo in un’ottica rivolta al futuro, al cosa verrà dopo, al percorso di crescita in senso “orario”. Con la storia di Ninni/Piero, a voi la scelta di come chiamare il protagonista, si procede con una prospettiva insolita, quella del passato. Non parliamo di una raccolta di memorie, ma della vita di un “Ragazzo Italiano” nato durante la Seconda Guerra Mondiale, che vive e percorre le tappe dell’infanzia e dell’adolescenza nel periodo cruciale del dopoguerra, tra la ricostruzione di una società lacerata e l’avvento di una modernità carica di cambiamenti economici, sociali e culturali. Ninni è solo un bambino emiliano, che ama i periodi di vacanza trascorsi a Querciano in compagnia della cara nonna, presenza amorevole essenziale, e che soffre il ritorno in città, dove tutto appare meno accogliente, perfino il proprio padre. La vita di paese e quella cittadina, i trasferimenti, il mondo della scuola con i suoi caratteristici insegnanti e compagni, le dinamiche familiari, ogni episodio narrato nei capitoli è ricco di spunti, riferimenti e dettagli che aiutano ad entrar meglio in un’epoca, come quella del dopoguerra, che difficilmente può essere compresa da chi è più giovane se nessuno si prende la briga di raccontarla. Ed è proprio questa caratteristica che da un tocco di curiosità in più. È impossibile non affezionarsi a Ninni/Piero che cerca, con tutte le sue forze, di trovare il suo posto nella vita, nel mondo. Non è facile neanche per i ragazzi di oggi, figuriamoci per chi ha vissuto in uno dei periodi più complicati della storia italiana. Leggendo emerge forte il senso di rivalsa e, a volte, la rassegnazione. Il romanzo sembra letteralmente sfumare sul finale, ma resta il fatto che la sfida vera per Piero sarà trovare la sintesi giusta tra il crescere e il rimanere autentico, come lo era Ninni, e adattarsi al contesto circostante pur mantenendo un pensiero ed aspirazioni liberi. COPERTINA: 5 STORIA: 5 STILE: 5

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    Elena

    08/06/2020 13:50:49

    Diversamente dai commenti positivi, che poi sono stati quelli ad invitarmi alla lettura di questo romanzo, a me non ha lasciato molto. Libro che ha uno stile di scrittura raffinato e ricercato, ma a me non ha trasmesso nessuna emozione, anche davanti agli eventi tragici della vita o al rapporto non idilliaco col papà, il ragazzo appare impassibile e coriaceo. Sicuramente credo che ai giovani d'oggi andrebbe consigliato per capire lo stile di vita del dopoguerra e l'educazione dei tempi che non andava tanto per il sottile, ma per il resto non mi ha lasciato niente di più...

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    Silvia

    08/06/2020 12:24:21

    Un capitolo tira l’altro. Brevi, pezzi di Storia e di memoria. Un susseguirsi di immagini e riflessioni affettuose e potenti. Il secondo dopoguerra vissuto attraverso le emozioni e la scoperta della propria esistenza di un bambino italiano. Un romanzo di formazione che si snoda tra l’ovattata campagna emiliana e la Milano della ripresa, del lavoro e della ricerca di benessere. Uno stile di scrittura magistrale. Il lessico è preciso e raffinato, rende estremamente piacevole e scorrevole la lettura. Ragazzo italiano ti investe delle ambivalenze, dei sentimenti, dei ricordi e della ricerca di senso di una giovane vita che scorre insieme alla Storia italiana. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

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    Grazia

    08/06/2020 09:23:37

    Copertina 5, Storia 5, Stile 5 Un bellissimo romanzo di formazione, coinvolgente, scritto in una lingua elegante e puntuale dalla quale balzano, vividi e intensi, ambienti e personaggi. Consigliato a tutti, ma in particolar modo ai giovani affinché, attraverso una bella storia, possano conoscere anche una parte importante di quella del nostro Paese.

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    Manuela

    08/06/2020 08:57:46

    Se vi appassionano i libri autobiografici questo fa per voi. E' la storia di Ninni che ripercorre tutte le fasi della vita: bambino, adolescente, ragazzo con tutti i problemi legati alla sua eta', la fine della guerra, la scoperta della realtà dura che la circonda, la morte della sua nonna che l'ha aiutato a crearsi un'indipendenza. La scrittura è molto semplice e lineare ma racchiude tanto amore. Copertina: 5; Storia: 5; Stile: 5

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    SusannaDocet

    07/06/2020 21:40:55

    Ferrari ci stupisce con un romanzo che non appartiene solo alla categoria “formazione” ma anche a quella “storica”; poiché attraverso Ninni vediamo non solo lo sforzo di un’Italia che si rialza dal secondo dopoguerra ma in special modo vediamo l’evoluzione culturale che investì la scuola del tempo: luoghi, insegnati, alunni, materie di studio, canone, ecc. “Ragazzo italiano” è il romanzo del cambiamento e della crescita, dove fortissima è la presenza della tematica riguardante i partiti politici e il loro pesante ruolo nella ricostruzione del Paese. Lo scrittore pone l’accento anche su un altro fattore caratterizzante gli animi del periodo: il bisogno incontrollabile della nuova generazione di identificarsi in qualcosa (oggi invece li abbiamo persi nell’osannare idoli virtuali fatti di “fuffa). Affascinante e dolcissimo è il personaggio della nonna che fin dall’inizio della storia si dimostra essere lei il vero promotore dell’educazione del nipote Ninni. Questa figura, lentamente, lungo quasi tutto il romanzo allenterà gradualmente la sua presa su Ninni fino a lasciarlo libero di percorrere il cammino che meglio crede e che naturalmente non sarà troppo distante da quello proposto da lei. Anche se la copertina può dare l’idea di un romanzo di svago, non è affatto così: “Ragazzo italiano” non è una lettura da fare a cuor leggero anche perché l’autore si lascia molto spazio per parlare di un’Italia desolante che cerca di rinascere dalle sue ceneri e mentre la ricostruzione è molto diversa da quel famoso “boom economico” che facciamo studiare a scuola. Un altro libro è entrato a far parte della sezione “preferiti” della mia libreria. COPERTINA:5, STORIA:5, STILE:5.

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I vincitori del concorso "Caccia allo Strega" 2020

Falcopellegrino – Recensione stregata scelta da Gian Arturo Ferrari

Il romanzo inizia con il volto di un fanciullo. La testa è china, gli occhi, sollevati, non guardano: sentono e riflettono. Le parole di qualche grande, lì intorno, lo distraggono dal quaderno sul quale sta scrivendo e lo portano nei frammenti del mondo adulto che lo circonda. La scuola e la famiglia: i due luoghi dell'educazione del protagonista, tra Emilia e Lombardia degli anni '40 e '50 del Novecento, sono riassunti nei segni dell'immagine di copertina. Due mondi che il protagonista, bambino e adolescente, scopre, penetrando il primo e staccandosi dal secondo, con lo stesso sguardo intento e riflessivo che, da sotto in su, diventa via via sempre più orizzontale e comprensivo. Nella duttilità di un linguaggio che modella le figure nella loro consistenza umana tradotta nei gesti e nelle parole, nei sentimenti e nelle ragioni, nelle idee e nelle scelte, l'autore rivela riflessa nelle vite che racconta la storia collettiva di vent'anni del nostro Paese. La grande storia, incarnandosi nell'infinita varietà delle piccole storie, diventa il racconto della vita. L'autore ne è consapevole: dietro lo sguardo interrogativo e perplesso del fanciullo della copertina, nel risvolto della stessa Gian Arturo Ferrari ci guarda diretto, sorridendo: scrivendo ha compreso e la sua comprensione, a fine lettura, è diventata la nostra. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

Pamela

Ragazzo italiano è un viaggio attraverso il passato prossimo del nostro Paese, dalla ricostruzione post-bellica al boom economico, che uno stile diretto e avvolgente aiuta a compiere a ritroso insieme al protagonista, Ninni. Si legge come sfogliando un album di famiglia, di quelli voluminosi, con la copertina consunta, spesso dimenticati in fondo a qualche cassetto. Le prime foto sono in bianco e nero, come i colori di un mondo a pezzi dopo il secondo conflitto mondiale: volti, oggetti, tutto a tinta unita, avvolto dalla nebbia dei ricordi, con un forte contrasto tra la vita che riprende dopo la guerra e le voragini lasciate dalle bombe, ferite mai rimarginate. Nelle foto compare il piccolo Ninni, figlio della guerra, che vive nella bolla di affetto e di protezione della mamma e soprattutto della nonna, che non viene compreso dal padre, che affronta una scuola per nulla empatica, che si nutre di emozioni, che solo le piccole cose quotidiane possono regalare a un bimbo come tanti in quegli anni. Nelle istantanee si iniziano poi a distinguere i colori: sono finalmente i colori di Milano, delle sue vetrine, dei suoi neon; anche i ricordi di Ninni cominciano a colorarsi, mentre intraprende inconsapevolmente la costruzione di se stesso grazie a un professore lungimirante e alla scoperta dei tanti mondi possibili, svelati dalla lettura di grandi libri. Le ultime foto rappresentano Ninni ormai giovane, ne rievocano il senso di libertà mai provato prima, libertà dalla famiglia ma anche dal vecchio sé, uno slancio verso il futuro solo immaginato, una nuova percezione della vita che solo un viaggio in Grecia può dare. L'album quindi si interrompe: ci si può solo immaginare come proseguirà la storia, se Ninni troverà la sua strada, se sposerà quella ragazza così simile a lui... E ogni lettore può completarla guardando dentro di sé, attingendo dalla propria esperienza e dal bagaglio dei propri ricordi: perché Ninni è il padre di tanti di noi. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

Donato

Un romanzo di formazione, in cui la formazione di Ninni sembra coincidere e offrire un “negativo” alla formazione dell’Italia moderna del secondo dopoguerra. Ninni, affamato di vita e di futuro, di voglia di emancipazione e di conoscenza, ricalca lo stupore e le aspettative di un’Italia che, orbitando intorno alla rivoluzione industriale a Milano, scopre l’audacia di potersi pensare in discontinuità con una storia e un destino che affondano le radici nell’atavico. Attraverso gli occhi di questo ragazzo italiano, però, che sembra dare per scontata l’esistenza degli ostacoli e delle ingiustizie della vita, scopriamo anche il lato feroce di quella rivoluzione, il prezzo più caro pagato da chi veniva classificato per censo perfino in un’aula scolastica. Eppure Ninni è percorso da troppa energia, e troppo teso verso quella prospettiva che aveva intravisto nella letteratura, per preoccuparsi di sentire l’ingiustizia al posto di quell’umile, sordo dolore. Ad aprirgli le porte della letteratura, le sue radici più profonde: quella nonna in cui si impastavano tenerezza e divieto, oscuro mondo antico e tenacia perché le cose cambino, secchezza di giudizio e capacità di introspezione ed empatia. «C’era un odore aspro, di cose cattive, odore di ferro». Formidabile la copertina, con una rielaborazione di una foto di Federico Patellani, il fotografo della famosissima immagine in cui una donna sorridente tiene alto in mano il Corriere che titolava «È nata la Repubblica Italiana». Copertina: 5 Storia: 4 Stile: 3

Giodemu

Gian Arturo Ferrari è stato uno dei personaggi centrali dell’editoria italiana degli ultimi 40 anni, ed esordisce solo adesso nella narrativa con questo romanzo scritto interamente – parole dell’autore – attraverso lo smartphone (!). Romanzo in parte autobiografico, racconta l’Italia del secondo dopoguerra e della ricostruzione (dalla fine degli anni ’40 ai primi anni ’60 del XX secolo) filtrata attraverso lo sguardo del protagonista, nelle tre fasi (bambino, ragazzino e ragazzo) corrispondenti alla tripartizione della narrazione che si ferma, programmaticamente, alle soglie del “boom". Il protagonista (Ninni, che però da un certo momento in poi verrà chiamato Piero, per decisione paterna) trascorre l’infanzia dividendosi tra le estati a Querciano, nell’Emilia rurale, e il resto dell’anno a Zanegrate, nella feroce cintura industriale lombarda dove frequenta la scuola in cui la suddivisione tra i banchi era stabilita dal censo. Successivamente c’è l’ingresso nella accogliente Milano degli anni ’50 e, infine, la presa di coscienza da parte di Piero che il proprio destino sarà indissolubilmente legato ai libri. Una passione, quella per la lettura, nata grazie alla nonna (e alla sua libreria) nelle lunghe e sonnolente estati emiliane. Suggestivi i ritratti di alcuni professori del Ginnasio e poi del Liceo milanese, e il racconto della creazione del giornaletto scolastico. Molto bello il finale, ambientato in Grecia, durante un viaggio premio istituito dal Ministero per gli alunni più meritevoli di tutta Italia. In un contesto come quello greco, carico di riferimenti storici, letterari e mitologici presenti in tutte le materie studiate in quegli anni, Piero scopre attraverso Lucrezia “quell’indicibile, totale esperienza di fusione con un altro essere, come due metalli che si saldano, quella cosa che, adesso lo capivano, si chiamava amore". Copertina: 4 Storia: 4 Stile: 5

GiovannaDA

Facilmente se pensiamo al mondo giovanile ci poniamo in un’ottica rivolta al futuro, al cosa verrà dopo, al percorso di crescita in senso “orario”. Con la storia di Ninni/Piero, a voi la scelta di come chiamare il protagonista, si procede con una prospettiva insolita, quella del passato. Non parliamo di una raccolta di memorie, ma della vita di un “Ragazzo Italiano” nato durante la Seconda Guerra Mondiale, che vive e percorre le tappe dell’infanzia e dell’adolescenza nel periodo cruciale del dopoguerra, tra la ricostruzione di una società lacerata e l’avvento di una modernità carica di cambiamenti economici, sociali e culturali. Ninni è solo un bambino emiliano, che ama i periodi di vacanza trascorsi a Querciano in compagnia della cara nonna, presenza amorevole essenziale, e che soffre il ritorno in città, dove tutto appare meno accogliente, perfino il proprio padre. La vita di paese e quella cittadina, i trasferimenti, il mondo della scuola con i suoi caratteristici insegnanti e compagni, le dinamiche familiari, ogni episodio narrato nei capitoli è ricco di spunti, riferimenti e dettagli che aiutano ad entrar meglio in un’epoca, come quella del dopoguerra, che difficilmente può essere compresa da chi è più giovane se nessuno si prende la briga di raccontarla. Ed è proprio questa caratteristica che da un tocco di curiosità in più. È impossibile non affezionarsi a Ninni/Piero che cerca, con tutte le sue forze, di trovare il suo posto nella vita, nel mondo. Non è facile neanche per i ragazzi di oggi, figuriamoci per chi ha vissuto in uno dei periodi più complicati della storia italiana. Leggendo emerge forte il senso di rivalsa e, a volte, la rassegnazione. Il romanzo sembra letteralmente sfumare sul finale, ma resta il fatto che la sfida vera per Piero sarà trovare la sintesi giusta tra il crescere e il rimanere autentico, come lo era Ninni, e adattarsi al contesto circostante pur mantenendo un pensiero ed aspirazioni liberi. COPERTINA: 5 STORIA: 5 STILE: 5

Non è mai troppo tardi per iniziare a scrivere romanzi, soprattutto per uno che ha alle spalle una vita intera nell’editoria come Gian Arturo Ferrari, ex direttore generale di Mondadori, che esordisce ultrasettantenne con Ragazzo italiano, edito da Feltrinelli e nella cinquina (pardon, sestina) del Premio Strega di quest’anno. Ferrari racconta tre lustri di storia italiana dal dopoguerra sino ai primi anni Sessanta attraverso tre fasi della vita di Ninni, che seguiamo nell’infanzia, nella pubertà e nell’adolescenza; co-protagonisti sono i luoghi della vita di Ninni, i quali rappresentano tre volti dell’Italia di quegli anni: l’Emilia rurale e contadina di Querciano, l’industria lombarda di Zanegrate e infine la Milano che si avvia verso il boom economico.

Querciano rappresenta l’Emilia produttiva, in cui uomini e donne costituiscono una comunità solidale, al netto delle lotte tra bianchi e rossi à la Don Camillo e Peppone. È il luogo mitico delle origini, il posto nel mondo in cui Ninni si sente a casa, dove trascorre le lunghe estati dell’infanzia con la sua amata nonna, emblema di un mondo contadino che ormai sta scomparendo e che resiste invano ad un progresso ormai inevitabile. La lombarda Zanegrate è esattamente l’opposto: il paesino industriale in cui Ninni vive d’inverno è uno scenario fatto di persone gelide, intrise di una diffidenza assoluta che è lascito amaro della guerra, della quale nessuno parla perché troppo ha ferito.

Ninni odia profondamente il mondo industriale di Zanegrate e non può che tirare un respiro di sollievo quando lo lascia per Milano, dove vivrà il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e diventerà Piero, abbandonando il suo (troppo provinciale) nomignolo da bambino. Il capoluogo lombardo si distingue per le sue contraddizioni: da una parte le insegne luccicanti e le vetrine dei negozi del centro, dall’altra le baracche e i prefabbricati degli immigrati dalle campagne che vivono nell’indigenza, ma che insistono a rimanere perché ‹‹meglio manovali a Milano che a zappare a casa loro››. Nel mezzo le macerie della guerra, ferite di una Storia che tutti cercano di rimuovere lavorando come in preda a quella febbre assurda che è la società dei consumi, un nuovo sistema di bisogni fatto di elettrodomestici, televisione, grandi catene di negozi e vacanze al mare.

Ninni diventa sé stesso stando a contatto con queste “tre Italie”, ma anche e soprattutto attraverso la scuola, a cui Ferrari dedica le pagine forse più interessanti del libro. La scuola di Zanegrate è classista, non considera la personalità del bambino, ma la condizione economica della sua famiglia; la disposizione dei banchi nell’aula e i voti della maestra ricalcano la gerarchia sociale che si intende perpetuare: chi come Ninni è figlio di poveri (immigrati per giunta) non è di certo aiutato a migliorare la propria condizione grazie allo studio. Diversissima è invece la scuola di Milano con l’illuminato Maestro Poli: laica e democratica, non guarda alla provenienza di ognuno, ma dà a ciascuno le medesime possibilità. Le scuole medie sono invece il luogo in cui l’istruzione ricalca il meccanismo della produzione industriale, che rende il bambino un impiegato a tutti gli effetti.

Il protagonista reagisce alla noia di questa industria del sapere scoprendo i libri e la letteratura, che d’ora in poi diventerà la sua vera casa e che lo condurrà al liceo classico, lì dove si sprigiona la vitalità della cultura, unica speranza di riscatto. Qui Piero frequenta la classe dirigente e cerca sé stesso assieme agli elitari compagni di classe, i quali sono presi dalla ricerca di un gruppo con cui identificarsi attraverso la politica, la religione, il vestire o addirittura il bere (con i ‹‹bevitori del Martini››).  Questo bisogno di identità assomiglia molto a quello dell’Italia degli anni ’60, la quale cercava sé stessa tra forze molto contrastanti come il comunismo, il socialismo e il cattolicesimo.

La rappresentazione della grande Storia attraverso le piccole esistenze dei personaggi costituisce il cuore di Ragazzo italiano, ma anche la sua stessa debolezza. Ferrari racconta gli oggetti, i luoghi e le abitudini dell’Italia di quegli anni con una dovizia di particolari tale da far credere quasi che si tratti di un romanzo autobiografico. Eppure questa profonda conoscenza non conduce alla creazione di personaggi altrettanto vividi, ma anzi unidimensionali: è come se Ferrari avesse creato con grande perizia gli spazi del romanzo senza preoccuparsi di farli abitare da personaggi all’altezza. Le dinamiche relazionali tra i personaggi vengono esibite in modo esplicito, senza lasciarle trasparire dai gesti e da quel non-detto che in letteratura è decisivo quanto necessario. Si finisce così per strizzare l’occhio alla fiction televisiva, la quale del resto ha attinto a piene mani al momento storico raccontato nel romanzo.

La scrittura di Ferrari è netta, telegrafica, con un tono quasi cronachistico che non lascia trasparire alcun “piacere del testo”, dal momento che l’attenzione è concentrata unicamente sul “cosa” si racconta piuttosto che sul “come”. Pur partendo sempre dalla prospettiva di Ninni, la narrazione in terza persona non aiuta a “riscaldare” il racconto, ma risulta fredda e monocorde. Il nocciolo delle difficoltà del romanzo mi sembra paradossalmente contenuto in una critica che il Maestro Poli fa a un tema di Ninni:

“Qui c’è troppo, non troppo poco. Troppi particolari, troppe minuzie. Un tema non è come il manuale del piastrellista, che deve spiegare ogni cosa passo dopo passo perché poi quello il pavimento deve farlo. Il bello del tema è che lascia capire molto dicendo poco. Pochi particolari, da cui io devo vedere l’insieme. È un disegno, non una fotografia” 

Ferrari ha creato proprio questo: una serie di fotografie dell’Italia del dopoguerra, un prodotto editoriale e di artigianato che in quanto tale è funzionale solo a un suo consumo, senza però lasciare il segno come invece un’opera letteraria (forse) dovrebbe fare.

Recensione di Giacomo De Rinaldis

Ninni è il piccolo grande protagonista di questo meraviglioso romanzo di formazione. Nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, attraversa, crescendo, la ricostruzione del dopoguerra, la difficile rinascita, la disperata corsa alla ripresa. Li vive sulla propria pelle, li guarda attraverso gli occhi del bambino – poi del ragazzino e del giovane uomo- che si divide tra la sua casa con i genitori e la sorella, prima a Zanegrate, poi a Milano e la casa di campagna a Querciano, con la nonna. Figura, quest’ultima, determinante per la sua crescita: donna di altri tempi, cresciuta in una società gerarchica agricola, ancorata alle convenzioni sociali del passato, refrattaria alla modernizzazione che inevitabilmente avanza, ma colma d’amore per il nipote, figlia e madre di maestre e maestra lei stessa. E’ lei che per Ninni, più di chiunque altro incarna il concetto di amore e, soprattutto, quello di un accudimento, che l’autore definisce con un aggettivo straordinariamente realistico: “ feroce”. Questa donna estremamente forte protegge il suo cucciolo, lo fa sentire al sicuro più di chiunque altro, permettendogli quasi inconsapevolmente di sviluppare le sue vere potenzialità, represse dal rapporto con un padre che è certamente centrale nel nucleo familiare per la difficoltà che tutti paiono avere nel rapportarsi a lui, ma emotivamente assente, in particolare per Ninni, quel figlio gracile e delicato che così tanto si allontana dalle sue aspettative e dal suo modo di essere.

Gli anni passano e Ninni diventa un ragazzo che finalmente trova il suo posto nel mondo, ma non si tratta di un luogo fisico: quel posto è nei libri che scopre nei lunghi pomeriggi a Querciano; è nella consapevolezza di appartenere ad un gruppo di persone che condividono il suo stesso interesse, la sua passione, la sua curiosità.

Alla descrizione del preside del liceo che Ninni frequenta è affidato uno dei concetti, secondo me, cardine del filo conduttore della formazione e della crescita del protagonista: “…spendeva soldi e comprava libri per non farli restare a prendere polvere sugli scaffali, diceva. Però non bastava, bisognava anche far capire che la cultura era una cosa viva, non una statua, ma il contrario, una specie di mostro marino che si divincola da tutte le parti, che tocca tutto, che c’entra con tutto.

La cultura, dunque, al centro di tutto; la cultura come vero strumento di crescita nel caos delle nuove possibilità affidate al guadagno, alla comparsa dei primi elettrodomestici, all’inizio del nuovo benessere economico che concentra l’attenzione sulla possibilità di comprare mobili, andare in villeggiatura, possedere uno dei primi apparecchi televisivi da sfoggiare con il vicinato, e allontana l’uomo da se stesso e dal suo mondo interiore. Una società nuova che non si cura dell’anima, ma del corpo e della mera apparenza; che costringerebbe Ninni ad essere ciò che non è, se non fosse per la forza che trae dall’aver trovato animi simili al suo.

Siamo lontani temporalmente da quegli anni, ma forse non siamo cambiati molto e dovremmo prendere un po’ di più esempio da Ninni, dalla sua forza di andare contro corrente coltivando la medesima curiosità insaziabile per la bellezza interiore e per il sapere, che sono le uniche vere armi per una reale e duratura ripresa.

 

  • Gian Arturo Ferrari Cover

    Gian Arturo Ferrari affianca dal gennaio 2010 l'Amministratore Delegato Maurizio Costa nell'elaborazione delle strategie di sviluppo editoriale in Italia e all'estero, dopo aver guidato la Divisione Libri del Gruppo Mondadori dal 1997 al 2009.Dopo la laurea in Lettere Classiche all'Università di Pavia Ferrari si è dedicato, dal 1974 al 1989, all'insegnamento universitario come Professore Incaricato di Storia della Scienza e poi Associato di Storia del Pensiero Scientifico presso l' Università di Pavia.Ferrari ha maturato successivamente una forte esperienza in ambito editoriale e culturale, riconosciuta a livello internazionale; ha iniziato il proprio percorso professionale presso la casa editrice Boringhieri in qualità di assistente dell'editore. Successivamente... Approfondisci
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