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scheda di Micozzi, N., L'Indice 1988, n.10

Sviscerando il problema della pluralità dei metodi scientifici in relazione agli obiettivi epistemici ed al contesto socio-culturale, Cristina Bicchieri approda ad una revisione critica della tradizionale dicotomia tra visione teoretica e visione pragmatica della scienza: l'attività scientifica viene qui invece intesa come modo di intervenire nel mondo e di manipolarlo, piuttosto che come modo di osservarlo e rappresentarlo. Concentrandosi esclusivamente sull'aspetto formale dell'impresa scientifica (rapporti fra teorie, ricerca di strutture invarianti e di linguaggi neutrali, contestualità dei significati ed immagini paradigmatiche), i filosofi della scienza neopositivisti come i contemporanei neoempiristi hanno rimosso sia la matrice socio-culturale e le condizioni in riferimento alle quali le convenzioni ed i metodi stessi acquistano carattere vincolante, sia la dimensione del fare, l'insieme di procedure ed interessi che determinano il contesto sperimentale in cui gli enunciati scientifici e i fatti stessi divengono tali. Le "ragioni per credere" (lo sfondo teorico interpretativo), non sono quindi separabili dalle "ragioni per fare", relativizzando culturalmente il relativismo metodologico oggi prevalente.