Editore: Einaudi
Collana: Nuovi Coralli
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: 132 p.
  • EAN: 9788806139995
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recensione di Bianchini, A., L'Indice 1996, n. 6

Questo libro singolare, in apparenza assai semplice, dà, a momenti, un'impressione di estrema compattezza, e, in altri, addirittura si slabbra.Lo sfondo:Torino, città-mistero, città magica che, nella narrativa italiana contemporanea, sembra assumere il ruolo incantatorio che ricopre Lisbona nel panorama europeo.Una Torino che, al di là delle sue ombre e delle sue luci, e, in parte, anche in funzione di queste, ha soprattutto valore come città di Primo Levi. Dunque,Torino come coscienza e memoria.
I protagonisti, nella controcopertina definiti come single, sono in realtà due persone sole, poco legate a obblighi familiari (all'uomo viene però attribuita una madre), ma provviste di amici, altrettanto sciolti dei protagonisti, molto disponibili, e quasi altrettanto vaghi nelle azioni e nelle decisioni.Pasticcioni, gli amici, e un po' goffi, così come sono i due protagonisti: non tanto lei quanto lui, Raskolnikov, il pianista, davvero incapace di affrontare le situazioni più semplici, il tipo di persona che attira su di sé tutti gli incidenti e tutti i disguidi.E tuttavia più di lei vicino al regno della magia, delle possibilità segrete, soprattutto per il dono della musica che lo mette al di sopra degli altri.
Sergej Raskolnikov e Arianna si incontrano in treno, e ci viene detto fin dall'inizio che i due nomi non sono veri.Vere e semplici, invece, le circostanze della loro vita: ambedue diretti in Riviera, in uno scorcio di stagione, fine settembre, lei che legge "Se questo è un uomo" di Primo Levi, lui che sbircia il titolo e la conversazione, il legame, ci è dato intendere, nasce da lì e rimarrà come filo conduttore attraverso tutta la storia.
L'intreccio è fatto di brevissimi incontri che, francamente, non definirei mondani (come ci indicano nuovamente in sede editoriale), ma soprattutto conviviali e in generale falliti, sempre per l'improntitudine di lui. Un'aria di tenerezza e di mistero riscatta i riti quotidiani: tutt'uno con il sentimento che la più pratica Arianna prova nei riguardi di Raskolnikov e del quale sappiamo in realtà pochissimo. Lo ama o non lo ama, incontri casti oppure no?
È chiaro che tutto questo all'autrice non importa. Importa il resto, e cioè quell'insegnamento di PrimoLevi sul dolore, sugli uomini, sulla solidarietà, sulla memoria che sottende alla vita di Arianna e che la donna vuole trasmettere non solo a Raskolnikov ma al mondo di oggi, così indifferente, così dimentico, così diverso. E, alla fine, ci riesce, ed è questa la parte più significativa e chiara di un romanzo che è quasi un apologo.La commemorazione di Primo Levi, in un teatro di Asti, si presenta, all'inizio, quasi come un fallimento: per l'assenza e l'incomprensione del pubblico. E poi, misteriosamente, prende le ali e coinvolge e commuove. E su tutto, quasi a risolverla, le note dell'Adagio di Mozart suonato da Raskolnikov. Un successo? Sì, certo, e tuttavia segna il divario fra il passato e il presente, l'impossibilità dell'identificazione completa con il passato, e sottolinea la banalità del nostro presente.