Le repubbliche dei pirati. Corsari mori e rinnegati europei nel Mediterraneo - Hakim Bey - ebook

Le repubbliche dei pirati. Corsari mori e rinnegati europei nel Mediterraneo

Hakim Bey

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Editore: ShaKe
Testo in italiano
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Dimensioni: 4,58 MB
Pagine della versione a stampa: 204 p.
  • EAN: 9788897109372
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Gaia la libraia

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Decine di migliaia di europei si convertirono all'Islam nel periodo tra il XVI e il XVII secolo e si unirono alla Jihad condotta dai pirati musulmani provenienti dal Nord Africa. Erano apostati, traditori e renegados, ma perché tradirono il cristianesimo? Forse per una forma di resistenza sociale? Lamborn Wilson nel descrivere le tante comunità dei pirati del periodo, focalizza la sua attenzione sulla Repubblica corsara di Salé, l’attuale Rabat in Marocco, la forma politica più evoluta tra tutte le comunità di pirati del periodo.
Corsari, sufi, pederasti, "irresistibili" donne moresche, piratesse, schiavi, avventurieri, ribelli irlandesi, ebrei eretici, spie inglesi, eroi radicali della working-class, sono alcuni dei protagonisti che popolano questo libro.

"Uno di quei rari libri che forniscono agli storici nuove idee su cui ragionare. Tratta degli europei del XVII secolo che si convertirono all'Islam. La sua attenta analisi dei renegados, delle loro idee e della loro pratica politica propende per l'intrigante ipotesi che alcuni di loro possano aver avuto rapporti con i Rosacroce e l'Illuminismo, e che possano aver formato un'iniziale cultura di resistenza composta dai fuggiaschi di una civiltà di miseria e oppressione... Gli storici hanno di che pensare sui temi di questo libro. Wilson riesce veramente a rovesciare il mondo per come lo conosciamo da capo a piedi."
(Christopher Hill, storico)

"Un cronachista, uno storiografo e un piratologo nella tradizione di Defoe... La sua erudizione attraversa mari di ignoranza e pregiudizio con grazia e forza."
(Peter Linebaugh, storico, autore de I ribelli dell’Atlantico).
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    07/12/2009 20:04:41

    “L’Islam, in una qualche misura, era l’Internazionale del XVII secolo, e Salè forse il suo unico, vero Soviet”. Il libro è un pozzo di informazioni (e di mere ma dichiarate ipotesi, talora) circa pirati e corsari musulmani del XVII secolo: quelli magrebini, ma che spesso erano europei rinnegati, oggi quasi sconosciuti, che agivano nel Mediterraneo ma anche nell’Atlantico settentrionale (fino all’Islanda!). Istituzioni politiche (tendenzialmente egalitarie), tecniche ed abitudini, storie personali e motivazioni, imprese: il tutto compulsando attentamente i documenti storici (pochi) esistenti, anche se quasi esclusivamente anglosassoni. Tuttavia, come è ormai abitudine nella saggistica storica (ed è responsabilità degli editori, mi pare), titolo e sottotitolo promettono molto più di quanto possano mantenere: qui infatti si privilegia ampiamente un solo caso specifico, quello della repubblica di Salè, l’attuale Rabat, in Marocco. Seconda obiezione. La pubblicazione è meritoria e sorprendentemente seria, per una casa editrice “alternativa” e così piccola; ma il formato, i caratteri di stampa specie del testo delle citazioni e delle note, sono troppo piccoli, vi è una buona quantità di refusi e la traduzione lascia spesso al testo una patina anglosassone. Anche le immagini, numerose e quasi sempre interessanti, sono però in bianco e nero. Per altre notizie circa il contenuto, v. anche la parte finale della mia recensione a “Il pirata e il condottiero”. Chi voglia poi scoprire più o meno lo stesso mondo descritto dal libro senza dover sbadigliare (lo confesso, alla lunga la saggistica storica su di me ha quest’effetto), ovvero in forma narrativa, potrebbe leggere “Cristiani di Allah” di Massimo Carlotto.

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