Traduttore: E. Guercetti
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 656 p.
  • EAN: 9788804556404
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Basato su un episodio realmente accaduto al procuratore Koni, amico di Tolstòj, Resurrezione narra la vicenda del giovane aristocratico Nehjiudov che, giurato a un processo, si trova di fronte la donna che lui ha sedotto, provocandone la caduta e spingendola sulla via del crimine. Divorato dal rimorso, abbandona la propria vita agiata per seguirla durante la deportazione, dona le terre ai contadini e le propone di sposarla ma, respinto, si rifugia nel Vangelo. Pubblicato a partire dal 1898 ma a lungo meditato, Resurrezione è il romanzo della crisi spirituale di Tolstòj che, ormai settantenne, arriva a rinnegare gli scritti precedenti e legittima la letteratura solo se suscita sentimenti di fratellanza e amore.

Recensioni dei clienti

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    Elisabetta

    09/01/2016 13:56:46

    Tutte le volte che prendo in mano il libro di un autore russo mi pesa il fatto di non conoscere la lingua d'origine. Se le storie sono infatti così emozionanti e sublimi tradotte in italiano, chissà come sarebbero lette dalla vera penna dell'autore...Tolstoj, tra i grandissimi autori russi che ho avuto il privilegio di 'conoscere', è, a mio avviso, il più raffinato. C'è molto della sua vita in questa sua opera, così come in Anna Karenina. Il protagonista maschile, certo Nehljudov, seduce e abbandona una povera serva, segnando così per sempre il destino di lei e, pur non sapendolo, anche il proprio. Qualche anno dopo, in circostanze che mi vedrò bene dall'anticipare, il protagonista inizierà a tormentarsi per il torto inflitto a quella povera creatura e si incamminerà verso una lenta ma inarrestabile crescita interiore, una vera e propria conversione spirituale descritta, come sempre, magistralmente. Libro bellissimo, profondamente introspettivo e di notevole valore anche per la descrizione minuziosa delle terribili condizioni riservate ai prigionieri russi nell'ottocento. Indimenticabile.

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    manuela

    17/03/2014 15:10:06

    "Tutti vivono e agiscono in parte secondo le proprie idee,in parte secondo quelle altrui. E una delle principali differenze fra le persone è data dalla misura in cui vivono secondo le loro idee o secondo quelle degli altri". Questa citazione vale tutto il libro! Meditate....gente...meditate!!!!

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    Enrico

    13/12/2012 11:15:41

    Capolavoro!!! Narra le vicende di alcuni detenuti finiti nel vortice vizioso della legge: esplicative le descrizioni delle vicende giudiziarie che si susseguono e danno atto alla storia in cui traspare la crudeltà umana che purtroppo resta immutata ai giorni nostri. Inoltre un grande trattato pscicologico e religioso: la conversione del protagonista è ambiziosa nella fede e permette tanti spunti di riflessione. A tratti mi è parso di leggere di Dostoevskij. Consigliato a chi cerca "profondità" nella lettura. P.s.: Tolstoj scriveva benissimo!!!

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    Maria Grazia

    21/04/2011 22:02:36

    Il libro è più un trattato socilogico sulla situazione nella Russia di fine '800 soprattuto giudiziaria che un semplice romanzo. Tolstoj tratteggi i suoi persoanggi e i luighi in modo esemplare e si nota molto la somiglianza tra Nehljudov e la'utore steso. Da leggere e riflettere per quello che ci comunica

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    Federico Merlotti

    26/09/2010 12:36:50

    Sono d'accordo colla maggiorparte dei critici nel definire il protagonista troppo maturo per i suoi anni.Le crisi e la conversione del giovane Nehljudov appartengono in realta' a Tolstoj stesso.E' vero inoltre che si legge bene; il libro,che all'apparenza puo' sembrare il solito "mattone", e' scorrevole,proprio come se l'autore avesse fretta di arrivare alla fine per "tirare" le conclusioni e comunicare il messaggio che e' poi il suo testamento spirituale.

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    FRANCESCO colombo

    03/10/2009 14:32:31

    Libro complesso,che mischia problematiche interessanti innestate su una trama appena macchinosa,forse non il migliore romanzo di tolstoj.mi sembra che tematiche di carattere progressista caratterizzino la resipiscenza operosa dell'indolente principe nehljudov,improvvisamente illuminato dalla visione di una sua concubina del passato,condannata ai lavori forzati.la vista di quell'anima perduta imprigionata nei bui anfratti del carcere,e catapultata alla schiacciante dimensione della katorga,lo sconvolge,gli provoca una metamorfosi.da quel momento ,l'assiso sullo scranno della giuria si trasforma in un uomo pensante,libero e alla ricerca di ambienti ove propalare le sue idee liberal.trovera',come e' inevitabile nella pietroburgo di quel periodo storico, spazi scarsamente recettivi alla divulgazione del suo pensiero.dalla presa di coscienza critica delle disumane condizioni dei detenuti e dalla sommarieta' dei processi che finivano col risultare iniqui,il principe si interessa delle sorti dei condannati,si fa carico dei casi piu' difficili,quelli al confine con l'ingiustizia e il sopruso patito,diviene paladino degli oppressi senza gridarlo al mondo.non si attira le simpatie del conservatorismo imperante negli alti strati della societa',si aliena progressivamente dal suo guscio,non riesce neppure a fare breccia nei sentimenti della sua concubina di un tempo,per la quale patisce molti sacrifici,non ricambiati da un' anima fiaccata e del tutto rassegnata alla sorte di reietta.il sistema giudiziario congegnato non lo soddisfa, la pena detentiva deve tendere a finalita'socializzanti e riqualificare il reo,le terre vanno assegnate ai contadini affinche' ne traggano il meglio.soffocato da un clima gretto e retrivo,in cui le persone sembrano adoperarsi per il peggioramento della societa',conclude con il pensiero che e'inutile rinchiudere le persone in carcere se poi la societa' e' fonte di oppressione ed all'interno del sistema si soffrono vessazioni che rabbuiano il detenuto. illusorio e forzato il ricorso a cristo

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    paolo losasso

    04/06/2005 17:45:25

    Un noto critico ci ricordava che nel leggere un libro, nell'imbatterci in un'autentica opera d'arte, non dobbiamo chiederci che cosa di quell'opera è ancora vivo e valido ai giorni nostri, bensì che cosa è vivo di noi davanti ad essa. Questo capolavoro di Tolstoj oltre a lasciarci un'impressione indelebile del talento del grande narratore russo, ci impone, al di là della trama coinvolgente e appassionante, alcune domande, non solo attuali, ma anche importanti e fondamentali:la Chiesa cattolica e quella ortodossa, ieri come oggi, interpretano corretamente il Vangelo? La celebrazione dell'eucarestia con la trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, ha un riscontro nelle sacre scritture? L'idolatria è lecita? Il carcere, anche quello più moderno, è rieducativo? E' giusto giudicare e punire gli individui che hanno "sbagliato"? I tribunali e le leggi hanno la funzione di tutelare una classe dominante che vessa a proprio vantaggio i meno abbienti? E' lecito perdere il senso di umanità che dovrebbe contraddistinguere un essere umano qualsiasi sia il suo ruolo e la sua funzione sociale? Il diritto di proprietà è un'ingiustizia o qualcosa di connaturato all'uomo? Su quali basi dovrebbe fondarsi una società davvero giustae a quali principi dovrebbe uniformarsi il comportamento di ogni individuo? Cristo è la risposta a questi interrogativi? Leggendo il libro si comprende il punto di vista dell'autore che stimola il lettore ad approfondire temi decisivi e soprattutto a cercare dentro di sè la risposta a quella verità che solo apparentemente sembra facile, semplice, scontata. I personaggi del romanzo costituiscono una moltitudine di persone che agisce e si muove in modo tale da sembrare sempre viva e presente, sempre in primo piano cosìcchè non ci sembra ci sia un protagonista assoluto e figure secondarie, ma una coralità di anime che delineano un destino comune. Tolstoj con la sua geniale capacità di comprensione sa rendere leggibile anche ciò che si presenta sotto una luce oscura e complessa...

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