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Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2009
Pagine: 256 p., Brossura
  • EAN: 9788815115508
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Come spesso accade, dietro a facciate oscure o sigle complesse si possono trovare spunti interessanti che ci portano a mettere in salutare discussione valori dati per scontati. È il caso di Singocom (Social Innovation, Governance and Community Building) e di Katarsis: Growing Inequality and Social Innovation, i titoli dei due progetti correlati di ricerca sociologico-urbanistica che presentano in questo volume i loro risultati. I gruppi di ricercatori diretti dai due curatori, Serena Vicari Haddock, sociologa urbana, e Frank Moulaert, pianificatore, hanno indagato gli effetti concreti dei programmi di rigenerazione e ristrutturazione urbana attuati nelle città europee nel corso degli ultimi vent'anni, periodo in cui l'Unione Europea ha entusiasticamente lanciato azioni come Urban o il programma "Città europee della cultura", giudicati generalmente in modo molto positivo. Almeno fino a qualche tempo fa. Poiché, da qualche tempo, più severe valutazioni stanno accompagnando gli entusiasmi iniziali. E di questo differente modo di guardare all'esperienza della rigenerazione fa parte questo libro, frutto di due ricerche durate complessivamente sette anni e finanziate con fondi europei del V e VI programma quadro.
Seguendo una rigida impostazione metodologica, sono chiariti fin dall'inizio i presupposti della ricerca, a partire dall'angolazione adottata in merito all'espressione "rigenerazione urbana": "un concetto da rigenerare", come recita il titolo del primo capitolo, radicato in quelle pratiche politiche neoliberali che progressivamente si sono imposte anche nel linguaggio della cultura moderna (basti pensare a tutta la serie di ri-definizioni politicamente corrette come "missione di pace" o "cambiamento climatico"). I profondi significati sociali di inclusione e partecipazione che la rigenerazione urbana ha saputo inizialmente veicolare sono stati, nel tempo, deformati o oscurati a favore quasi esclusivo di un significato connesso alla crescita economica.
Lo studio di Serena Vicari Haddock e Frank Moulaert si presenta come una buona occasione per fare il punto sul dibattito in corso da anni, nato al di là dell'Atlantico nella seconda parte del Novecento e tradotto in Europa in termini e pratiche molto simili a quelle originarie, nonostante la differenza di contesti e di temporalità, a partire dalla convinzione ingenua che la rigenerazione urbana, specialmente delle zone centrali delle città, possa definirsi automaticamente come progresso sociale, inclusivo e positivo per tutti. Specialmente per le classi povere. Mentre le vicende concrete di trasformazione urbana hanno visto definirsi rilevanti progetti di ristrutturazione nei quali nuovi quartieri pensati per gruppi sociali agiati – case costose, servizi esclusivi, ambiente culturale d'élite – non hanno saputo generare crescita economica e lavoro, spingendo i precedenti abitanti ad andarsene in massa. Con esiti non intesi, né governati. La nuova rigida omologazione sociale che è seguita a numerosi interventi ripropone, a suo modo, quella "questione urbana" studiata, tra gli altri, da Manuel Castells, segnata da un progressivo disimpegno delle amministrazioni comunali (e dello stato), con esiti perversi che riguardano la privatizzazione di ciò che era pubblico ed esclusione crescente delle classi svantaggiate. Lo studio decreta il sostanziale fallimento delle politiche di rigenerazione urbana fin qui attuate: "Rigenerare significa far rinascere a nuova vita, rigenerare la città significa ripristinare la sua urbanità, cioè quella qualità della vita urbana e quelle relazioni sociali che definiscono la città in quanto entità fisica e sociale coesa e richiedono di essere ricostituite, poiché sono oggi logorate o impoverite". A fronte di tutto ciò, alcuni spiragli positivi sono individuati nei sedici progetti presi in considerazione dalle ricerche: si tratta di progetti realizzati da enti e associazioni (in particolare di volontariato) nelle città di Vienna, Berlino, Lille, Cardiff, Newcastle, Anversa, Roubaix, Bruxelles, Milano e Napoli. Qui si trovano, a ben guardare, alcune pratiche che possono essere prese a modello da altre amministrazioni. Pratiche che cercano di muoversi a partire dai bisogni delle persone svantaggiate e dalla difesa dei diritti di cittadinanza sociale.
Va notata infine la buona pratica d'integrazione, in questo caso multimediale, tra il libro e la Rete: in questo volume viene presentato il risultato della prima delle due ricerche, che comunque risentono di un'influenza reciproca, ma è presente un breve rimando alla seconda con l'ultimo capitolo, e l'integrazione con i risultati completi si può trovare nei contenuti multimediali presenti sul sito della casa editrice, alla pagina della scheda del libro, e su altri siti esterni, tutti chiaramente segnalati e commentati.
Giordano Vintaloro