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Gabriele Lolli

Collana: Variantine
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 112 p.
  • EAN: 9788833910697

scheda di Voltolini, D., L'Indice 1998, n. 9

L'apparenza di un libro tascabile non deve trarre in inganno, poiché la sua densità potrebbe seriamente danneggiare la tasca in cui lo si ripone.Lolli infatti si diverte e ci diverte con un racconto molto colto e aggiornato sui motti di spirito nati nell'ambiente dei matematici. Battute, barzellette e aneddoti creano una specie di carnevale in cui le freddure più malinconiche -, come quella del professore che scriveva ogni volta alla lavagna un'epsilon piccolissima -, e aneddoti venerabili della storia occidentale -, come quello di Talete che, guardando in alto, cade inciampando e suscitando il riso della servetta tracia -, non solo coesistono, ma si rafforzano a vicenda. Naturalmente quasi tutto l'umorismo matematico è tale solo all'interno della comunità dei matematici, risultando sovente incomprensibile o sciocco a chi non appartiene a quella cerchia. Tuttavia c'è una caratteristica dell'umorismo matematico che chiunque è in grado di percepire, anche se non è la caratteristica di suscitare ilarità: l'umorismo matematico suscita inquietudine. Non si tratta solo dell'inquietudine che ci prende a osservare in quali giochetti dissipino il proprio tempo persone in fin dei conti pagate spesso con denaro collettivo. Non è solo questo. È l'inquietudine, molto più importante, che ci prende quando osserviamo come l'attività della mente sia sorretta da una propulsione autonoma che la fa muovere e persino annaspare senza sosta anche di fronte al nonsenso, anche di fronte al vuoto, in territori dove di territorio non ce n'è più. Da qui alla seconda parte del volumetto, dedicata ai paradossi, il passo è breve, brevissimo. Lolli con grande rapidità mescola un tono leggero da divulgatore a uno compatto da specialista, spiazzando probabilmente sia il lettore esperto sia quello comune. E macina paradossi su paradossi, fisici, matematici, del senso comune, percettivi, statistici. Al termine della lettura resta il quesito se i paradossi, nel loro misterioso contatto con la radice di ogni umorismo, siano trucchi da risolvere oppure buchi neri della nostra ragione. Lolli non è certo tipo da drammatizzarli, anzi. Ma in qualche modo sottile che non ci svela fino in fondo - e in cui sta il fascino del suo libro - ci suggerisce che il volo in cui credevamo di esserci librati è forse una caduta libera nel precipizio.

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    Dott. Luca Bonanno

    12/01/2004 20.05.03

    Recensione del libro “ Il riso di Talete ” Autore : Gabriele Lolli Data di pubblicazione: 1998 da Bollati Boringhieri editore s.r.l. Torino. A cura di Luca Bonanno “ Il riso di Talete ” è un libro scritto da Gabriele Lolli, professore di Logica matematica presso l’Università di Torino. Il testo si presenta a prima vista come un piccolo libro tascabile composto da poco più di 100 pagine, delle quali le prime 66 sono dedicate alla trattazione dei rapporti che sussistono tra la matematica e l’umorismo, mentre nelle restanti pagine vengono presentati varie tipologie di paradossi. Leggendo l’introduzione posta in copertina si viene a conoscenza di quale sia l’intento dell’autore nello scrivere questo libro. Nell’immaginario comune il Matematico è visto come un essere privo di sentimenti forti, freddo, più simile ad un robot che ad un essere animato, una persona fuori dal mondo reale, catapultato nei suoi pensieri composti da numeri e simboli, verso una dimensione astratta, che sembra non avere nulla che possa applicarsi nel concreto. Questo pensiero è anche alimentato da alcuni casi storici: casi di ricovero in manicomio, da Cantor a Godel a Nash; si dice che un matematico se non è matto è triste. Si capisce sin dalle prime parole che l’autore vuole riabilitare questa immagine che il matematico ha sempre dovuto subire senza nessuna possibilità di ribellarsi al suo destino; ma questo tentativo, seppur nobile, a mio parere gli riesce solo a metà. Nelle pagine che si susseguono viene portata avanti la tesi che il matematico sia tra i più prolifici autori ed inventori di umorismo, storie, barzellette, aneddoti, prese in giro di colleghi e di se stessi, delle proprie manie e del gergo scientifico e accademico. Questa loro capacità è supportata dalla considerazione che il matematico è un essere abituato a pensare, proprio perché questo è il suo lavoro, libero da vincoli e da schemi, l’unico che ha il permesso di essere sorpreso con la testa fra le nuvole, senza essere preso in giro. Da tutto ciò nasce la sua c

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