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Jennifer L. Armentrout

Traduttore: V. S. Ghiorzi
Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
Anno edizione: 2017
Pagine: 368 p., Rilegato
  • EAN: 9788842929246

77° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Rosa

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Quando la Nord ha pubblicato il primo capitolo della trilogia "A Wicked Saga" della maestra del paranormal romance e del romance in genere, Jennifer L. Armentrout, sapevo che mi avrebbe catturata.

Il piglio ironico e speziato tipico delle storie nate dalla penna della Armentrout è una sorta di garanzia, per la sottoscritta. Motivo per cui ogni qual volta mi capita tra le mani un libro di questa autrice è davvero difficile resistervi.

Non sorprende il fatto che sia stata completamente ammaliata dalla storia narrata in "Lontano da te" e che io abbia aspettato il seguito con grande trepidazione. Divertente, sexy e avventurosa, la "A Wicked Saga" è la serie perfetta per gli amanti dell'urban fantasy romantico, ma anche i fan del contemporary romance New Adult potrebbero trovare grandi gioie tra le pagine di questa trilogia esplosiva.

Certo, non c'è da aspettarsi contenuti altisonanti o trame degne del Trono di Spade, sia chiaro. Siamo al cospetto di un romanzo d'evasione, che sa far sorridere e strappa non pochi sospiri, non senza una buona dose di dramma e mistero.

Questo secondo capitolo della serie, arrivato dopo una lunga attesa da parte dei lettori, riprende le vicende rimaste in sospeso con il finale mozzafiato di "Lontano da te" e inchioda alle pagine con una storia carica di magia, misteri e romance.

C'è solo da augurarsi che la cara Jennifer L. Armentrout non ci faccia attendere troppo a lungo per la pubblicazione del libro conclusivo, prevista in America per il 2017. Mentre incrociate le dita, gustatevi la mia recensione spoiler free!

Lo amavo più delle praline e dei bignè, il che era davvero estremo, considerato che la mia passione per i dolci rivaleggiava con le storie d’amore più epiche.

Conoscete Ivy Morgan? Be', per chi non lo sapesse lei è una ragazza del Sud degli Stati Uniti, tutto pepe, bignè e uccisioni violente. Dopo aver visto la sua vita andare in pezzi e il suo amore soccombere a causa del potere oscuro dei Fae, Ivy si è votata completamente alla vendetta e alla lotta contro il popolo fatato. Ad aiutarla nel suo intento c'è l'Ordine, antichissimo orano segreto che vigila sulle scellerate azioni dei Fae, creature spietate che si cibano degli esseri umani e hanno come fine ultimo il dominio del Pianeta Terra. Ecco perché Ivy desidera sterminarli tutti, con una sola eccezione: il suo piccolo folletto da compagnia Campanellino, sfacciato, volgare e deliziosamente esilarante.

Non ci sono debolezze per Ivy, che va in giro armata fino ai denti ed è lontana anni luce dal prototipo della tipica damigella in pericolo. Ragione che ha spinto Ivy a non accettare di buon grado il suo nuovo compagno di caccia: Ren, membro dell'Élite, bello e pieno di attenzioni nei suoi riguardi. Eppure li abbiamo visti legare, affondare uno nel cuore dell'altro e lottare fianco a fianco contro la minaccia che incombe sui comuni mortali. Minaccia che porta il nome del Principe Fae, spietato e determinato a dare alla luce il bambino che consentirà ai suoi simili di invadere il nostro mondo e dominarlo. La guerra ormai è aperta e con essa, si sa, arriva sempre il dolore.

In "Lontano da te" Ivy ne ha sopportato davvero tanto, dal tradimento da parte di chi reputava un caro amico, alla scoperta di un terribile segreto sulla propria vera natura. Segreto che ora, in "Ritorno da te" potrebbe cambiare tutto ciò per cui ha sempre lottato. Ma ciò che Ivy non sa, è che non è l'unica a nascondere qualcosa.

Se pensate che "Ritorno da te" sia un libro di passaggio ricredetevi: i colpi di scena vi strapperanno il respiro fino all'ultima, incredibile pagina. Preparatevi a desiderare "Brave" con ogni parte del vostro essere!

Lui chiuse gli occhi e abbassò la testa. Avvertii la tensione nella schiena. Mi sentivo insultata. Offesa. Ero una guerriera con le palle, ma lui era così poco intimidito da me, anzi, per niente, che stava per farsi un cavolo di riposino!«Sai una cosa, mio piccolo uccellino?» disse calmo, mentre tamburellava sul bracciolo della sedia nera. «Penso che ti terrò, dopo. La tua parlantina mi diverte. Potrei trovare una gabbia graziosa fatta apposta per contenere il mio uccellino testarossa.»Ero a bocca aperta. «Dovresti aggiornare il profilo di Match.com con questa informazione. Le donne faranno la fila, perché non c’è niente di più romantico che essere imprigionata in una gabbia.»

Come mi è capitalo leggendo "Lontano da te", non appena ho scorto le prime battute di "Ritorno da te" mi sono sentita irrimediabilmente legata alla storia, trascinata in un vortice di intrighi, bugie, lotte all'ultimo sangue e passione bruciante. Il merito è dell'autrice che in questa serie più che mai è riuscita a dar sfogo alle sue velleità di narratrice d'azione, che con le sue trame semplici ma d'effetto, e la sua incredibile capacità di dar vita a personaggi adorabili e carichi di Verve, sa distrarre dai difetti della storia.

La forza della "A Wicked Saga" è assolutamente racchiusa nell'unicità dei suoi protagonisti primari e secondari. Ivy è un uragano di determinazione, insicurezze, voglia di rivalsa e orgoglio. Intoccabile eppure fragile, la protagonista si trova ad affrontare verità sconvolgenti e situazioni che metteranno spesso alla prova la sua integrità morale e il suo coraggio. Nonostante alcune scelte dettate dalla paura di perdere i suoi affetti più cari e nonostante alcune insicurezze un po' troppo marcate, Ivy continua a conquistare con il suo essere vera e senza filtri. Lo stesso accade con Ren, che purtroppo in questo secondo libro è stato un po' più assente. Lui è uno di quegli eroi per cui non si può che fare il tifo: bello dentro e fuori. Perciò sarà meglio che vi prepariate a soffrire vedendolo in difficoltà. Assieme i due fanno scintille nella vita e tra le lenzuola, non che io abbia apprezzato l'eccessiva carica erotica che ha permeato le pagine. Come al solito quando si tratta di hot romance penso sempre che gli autori dovrebbero attenersi alla regola "meno è meglio", ma la Armentrout ha deciso di abbondare con la carica erotica che è piuttosto forte in questo secondo libro.

A ben vedere è il libro stesso a essere piuttosto "forte" e dark, a causa dell'incombere del Principe Fae, un cattivo di tutto rispetto che incute timore e semina il caos. A stemperare la tensione, per fortuna, ci pensano la pungente ironia e l'imprevedibilità di Campanellino, che ancora una volta dimostra di essere il personaggio migliore della serie.

Recensione di Glinda Izabel

 
Le prime pagine del romanzo

Il sangue, rosso come una rosa appena colta, mi ribolliva al centro del palmo. Cavolo, la mia mano sembrava un vulcano nel giorno del giudizio universale.
Ero io il mezzosangue.
Ero io... ero sempre stata io. E Ren – oh, mio Dio –, Ren era lì per darmi la caccia e uccidermi, perché il principe dello schifosissimo Altro Mondo era a piede libero nel regno mortale. Il principe era qui per una mezzosangue, per concepire un bambino dell’Apocalisse... con me.
Me.
Mi veniva da vomitare.
Proprio lì, sul parquet della camera da letto.
Col respiro affannoso, alzai lo sguardo. «Perché? Perché non me l’hai detto?» Campanellino mi si avvicinò, le ali trasparenti che sbattevano senza far rumore. Folletto del cavolo. Quel folletto del cavolo che avevo trovato al St. Louis Cemetery. Quello per cui avevo trasformato il bastoncino di un ghiacciolo in tutore per la gamba e del quale avevo premurosamente fasciato l’ala ferita. Lo stesso folletto cui, negli ultimi due anni e mezzo, avevo permesso di vivere nel mio appartamento, senza neanche ucciderlo per aver speso un patrimonio (il mio) su Amazon, come se fosse uscito da una puntata di Accumulatori Seriali. Quel folletto del cavolo stava per essere spedito a calci in un’altra dimensione.
Batté le mani, e notai che aveva la maglia ricoperta di zucchero a velo. Anche il viso era costellato di sbaffi bianchi, come se fosse caduto di faccia in una montagna di cocaina. «Non pensavo che saremmo arrivati a questo punto.»
Alzai la mano e il calore umido mi scorse lungo il braccio. «E invece ci siamo proprio.»
Campanellino fluttuò sulla sinistra. «Pensavo che avessimo chiuso tutti i portali, Ivy. Non avevamo idea che qui ce ne fossero due. Credevamo che nessuno sarebbe riuscito a passare da questa parte, né i membri della corte, né il principe, né la principessa. Non ci eravamo posti il problema.»
Scossi la testa. «Indovina un po’: il problema c’è, eccome. Ed è enorme. Un problema grande come Godzilla!»
«Ora me ne rendo conto.» Volò sul letto, posandosi sulla coperta. «Non era mia intenzione mentirti.»
Gli rivolsi un’occhiataccia. «Mi spiace darti questa notizia ma, se uno non ha intenzione di mentire, non lo fa e basta.»
«Lo sooo», replicò mentre si dirigeva verso il bordo del letto, coi piedi che affondavano nella ciniglia viola e seminando zucchero a velo da tutte le parti. «Ma se te l’avessi detto non mi avresti creduto, no? Non è che me ne vado in giro con un paletto di spino di Giuda.»
Okay, su quello aveva ragione. «Ma quando te ne ho parlato la prima volta avresti potuto dire qualcosa.» Campanellino abbassò il mento, e io trassi un respiro profondo. «Sapevi cos’ero quando ci siamo conosciuti?»
«Sì, ma non era in programma», disse tutto d’un fiato. «Il fatto che mi abbia trovato tu è stato un colpo di fortuna. Una coincidenza. Oppure è stato il fato. Mi piace pensare che fosse scritto nel destino.»
«Puoi anche smetterla.» Era terribile scoprire che mi aveva mentito per tutto quel tempo. Mi sentivo bruciare le viscere, il petto. Non sapevo più chi fosse.
Non sapevo più chi fossi io.
«Non ne avevo idea, almeno finché non ti sei avvicinata, e allora ho percepito una debole traccia di sangue fae. Ma hai ragione, Ivy-Divy, avrei dovuto dirtelo. È così, ma avevo paura... avevo paura della tua reazione.»
Campanellino si lasciò cadere di schiena sul copriletto, con braccia e gambe divaricate. «Mi avevi aiutato, perciò non volevo turbarti e temevo che, se te l’avessi detto, avresti fatto qualcosa di avventato.»
«Cos’avrei potuto fare?» Un misto di emozioni mi serrò la gola. «Cosa posso fare?»
Lui alzò le braccia sottili. «Che ne so? Avresti potuto farti del male.»
Mi cadde la mascella e trasalii quando sentii tirare il lato sinistro del volto, gonfio ed escoriato. Farmi del male? Osservai il paletto di spino di Giuda sul pavimento. «No», sussurrai. Lo raccolsi e ripulii la punta sporca di sangue sulla maglietta. «Non voglio morire.»
«Mi fa molto piacere.» Campanellino si era tirato di nuovo su.
Misi il paletto sulla cassettiera, accanto a quelli di ferro e ai pugnali. «Non mi farei mai del male.»
«Ma proveresti ad andartene.» Si era avvicinato, lo sentivo librarsi dietro di me.
Inspirai profondamente, ma non fu di nessun aiuto. Andarmene? Era quella la mossa successiva? Mi allontanai dalla cassettiera evitando Campanellino, cosa più difficile di quanto il suo formato Barbie lasciasse supporre. Sfinita, mi risedetti sul bordo del letto. La spossatezza non dipendeva soltanto dalle numerose ferite in lenta via di guarigione.
I pensieri si rincorrevano velocissimi. Chiusi gli occhi e mi sdraiai, con le gambe penzoloni e una fitta di panico allo stomaco. Il pensiero di andare via era sufficiente a farmi battere il cuore a mille. Lasciare New Orleans avrebbe significato lasciare l’Ordine, ed era un passo enorme. Non è che per uscire dall’Ordine bastasse prendere e andarsene.
Sarebbe stato come disertare. Avrebbero spiccato un mandato di cattura. Altri membri sarebbero stati sguinzagliati e c’erano sezioni in ogni Stato. La mia fuga sarebbe durata poco. Se me ne fossi andata, David avrebbe sospettato che fossi una traditrice come... come Val, e avrebbe contattato altri capisezione. Ma la dedizione all’Ordine non era l’unico motivo della mia esitazione. C’era molto, molto di più.
Cacchio, la dedizione all’Ordine avrebbe dovuto spingermi a costituirmi, ma non era così. Per la prima volta in vita mia, l’improvvisa riluttanza a fare la cosa giusta non dipendeva dal senso del dovere.
Dipendeva tutta da Ren.
Andarmene avrebbe significato separarmi da lui, e la sola idea mi faceva sprofondare il cuore fino ai piedi.
Lo amavo. Dio, lo amavo più delle praline e dei bignè, il che era davvero estremo, considerato che la mia passione per i dolci rivaleggiava con le storie d’amore più epiche. Il pensiero di non rivederlo mai più mi fece venir voglia di rannicchiarmi, e sarebbe stato incredibilmente stupido perché ero sicura che, con le costole rotte, avrebbe fatto un male cane.
Non mi sarei mai dovuta avvicinare a lui.
Avevo sempre avuto il terrore che morisse come tutti gli altri. Non avevo mai pensato che l’avrei perso perché sarei stata io a dovermene andare. A dover scappare, e in fretta.
Ma che cosa potevo fare? Non avrei permesso al principe di portare a termine il suo piano. Un bambino frutto dell’unione tra lui e una mezzosangue avrebbe letteralmente spalancato le porte dell’Altro Mondo. Sarebbero rimaste aperte per sempre, e i fae le avrebbero varcate. L’umanità sarebbe diventata carne da macello.

Recensioni dei clienti

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    leggere per vivere bene

    27/02/2017 13.56.29

    Il libro precedente, Lontano da te, si concludeva con l’inaspettata rivelazione: è Ivy la mezzosangue che tutti cercano! Questo la mette in grave pericolo, il principe è sulle sue tracce, l’aver assaggiato il suo sangue gli consente di rintracciarla ovunque…mira ad averla per generare un bambino che essendo frutto dell’unione tra un fae antico e di sangue reale e una mezzosangue sarebbe in grado di spalancare le porte dell’Altro Mondo. Se quelle porte si spalancassero milioni di fae si riverserebbero nel nostro mondo e l’umanità diventerebbe carne da macello. RECENSIONE COMPLETA SUL BLOG

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