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Jennifer L. Armentrout

Traduttore: V. S. Ghiorzi
Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
Anno edizione: 2017
Pagine: 368 p. , Rilegato
  • EAN: 9788842929246

10° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Rosa

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Le prime pagine del romanzo

Il sangue, rosso come una rosa appena colta, mi ribolliva al centro del palmo. Cavolo, la mia mano sembrava un vulcano nel giorno del giudizio universale.
Ero io il mezzosangue.
Ero io... ero sempre stata io. E Ren – oh, mio Dio –, Ren era lì per darmi la caccia e uccidermi, perché il principe dello schifosissimo Altro Mondo era a piede libero nel regno mortale. Il principe era qui per una mezzosangue, per concepire un bambino dell’Apocalisse... con me.
Me.
Mi veniva da vomitare.
Proprio lì, sul parquet della camera da letto.
Col respiro affannoso, alzai lo sguardo. «Perché? Perché non me l’hai detto?» Campanellino mi si avvicinò, le ali trasparenti che sbattevano senza far rumore. Folletto del cavolo. Quel folletto del cavolo che avevo trovato al St. Louis Cemetery. Quello per cui avevo trasformato il bastoncino di un ghiacciolo in tutore per la gamba e del quale avevo premurosamente fasciato l’ala ferita. Lo stesso folletto cui, negli ultimi due anni e mezzo, avevo permesso di vivere nel mio appartamento, senza neanche ucciderlo per aver speso un patrimonio (il mio) su Amazon, come se fosse uscito da una puntata di Accumulatori Seriali. Quel folletto del cavolo stava per essere spedito a calci in un’altra dimensione.
Batté le mani, e notai che aveva la maglia ricoperta di zucchero a velo. Anche il viso era costellato di sbaffi bianchi, come se fosse caduto di faccia in una montagna di cocaina. «Non pensavo che saremmo arrivati a questo punto.»
Alzai la mano e il calore umido mi scorse lungo il braccio. «E invece ci siamo proprio.»
Campanellino fluttuò sulla sinistra. «Pensavo che avessimo chiuso tutti i portali, Ivy. Non avevamo idea che qui ce ne fossero due. Credevamo che nessuno sarebbe riuscito a passare da questa parte, né i membri della corte, né il principe, né la principessa. Non ci eravamo posti il problema.»
Scossi la testa. «Indovina un po’: il problema c’è, eccome. Ed è enorme. Un problema grande come Godzilla!»
«Ora me ne rendo conto.» Volò sul letto, posandosi sulla coperta. «Non era mia intenzione mentirti.»
Gli rivolsi un’occhiataccia. «Mi spiace darti questa notizia ma, se uno non ha intenzione di mentire, non lo fa e basta.»
«Lo sooo», replicò mentre si dirigeva verso il bordo del letto, coi piedi che affondavano nella ciniglia viola e seminando zucchero a velo da tutte le parti. «Ma se te l’avessi detto non mi avresti creduto, no? Non è che me ne vado in giro con un paletto di spino di Giuda.»
Okay, su quello aveva ragione. «Ma quando te ne ho parlato la prima volta avresti potuto dire qualcosa.» Campanellino abbassò il mento, e io trassi un respiro profondo. «Sapevi cos’ero quando ci siamo conosciuti?»
«Sì, ma non era in programma», disse tutto d’un fiato. «Il fatto che mi abbia trovato tu è stato un colpo di fortuna. Una coincidenza. Oppure è stato il fato. Mi piace pensare che fosse scritto nel destino.»
«Puoi anche smetterla.» Era terribile scoprire che mi aveva mentito per tutto quel tempo. Mi sentivo bruciare le viscere, il petto. Non sapevo più chi fosse.
Non sapevo più chi fossi io.
«Non ne avevo idea, almeno finché non ti sei avvicinata, e allora ho percepito una debole traccia di sangue fae. Ma hai ragione, Ivy-Divy, avrei dovuto dirtelo. È così, ma avevo paura... avevo paura della tua reazione.»
Campanellino si lasciò cadere di schiena sul copriletto, con braccia e gambe divaricate. «Mi avevi aiutato, perciò non volevo turbarti e temevo che, se te l’avessi detto, avresti fatto qualcosa di avventato.»
«Cos’avrei potuto fare?» Un misto di emozioni mi serrò la gola. «Cosa posso fare?»
Lui alzò le braccia sottili. «Che ne so? Avresti potuto farti del male.»
Mi cadde la mascella e trasalii quando sentii tirare il lato sinistro del volto, gonfio ed escoriato. Farmi del male? Osservai il paletto di spino di Giuda sul pavimento. «No», sussurrai. Lo raccolsi e ripulii la punta sporca di sangue sulla maglietta. «Non voglio morire.»
«Mi fa molto piacere.» Campanellino si era tirato di nuovo su.
Misi il paletto sulla cassettiera, accanto a quelli di ferro e ai pugnali. «Non mi farei mai del male.»
«Ma proveresti ad andartene.» Si era avvicinato, lo sentivo librarsi dietro di me.
Inspirai profondamente, ma non fu di nessun aiuto. Andarmene? Era quella la mossa successiva? Mi allontanai dalla cassettiera evitando Campanellino, cosa più difficile di quanto il suo formato Barbie lasciasse supporre. Sfinita, mi risedetti sul bordo del letto. La spossatezza non dipendeva soltanto dalle numerose ferite in lenta via di guarigione.
I pensieri si rincorrevano velocissimi. Chiusi gli occhi e mi sdraiai, con le gambe penzoloni e una fitta di panico allo stomaco. Il pensiero di andare via era sufficiente a farmi battere il cuore a mille. Lasciare New Orleans avrebbe significato lasciare l’Ordine, ed era un passo enorme. Non è che per uscire dall’Ordine bastasse prendere e andarsene.
Sarebbe stato come disertare. Avrebbero spiccato un mandato di cattura. Altri membri sarebbero stati sguinzagliati e c’erano sezioni in ogni Stato. La mia fuga sarebbe durata poco. Se me ne fossi andata, David avrebbe sospettato che fossi una traditrice come... come Val, e avrebbe contattato altri capisezione. Ma la dedizione all’Ordine non era l’unico motivo della mia esitazione. C’era molto, molto di più.
Cacchio, la dedizione all’Ordine avrebbe dovuto spingermi a costituirmi, ma non era così. Per la prima volta in vita mia, l’improvvisa riluttanza a fare la cosa giusta non dipendeva dal senso del dovere.
Dipendeva tutta da Ren.
Andarmene avrebbe significato separarmi da lui, e la sola idea mi faceva sprofondare il cuore fino ai piedi.
Lo amavo. Dio, lo amavo più delle praline e dei bignè, il che era davvero estremo, considerato che la mia passione per i dolci rivaleggiava con le storie d’amore più epiche. Il pensiero di non rivederlo mai più mi fece venir voglia di rannicchiarmi, e sarebbe stato incredibilmente stupido perché ero sicura che, con le costole rotte, avrebbe fatto un male cane.
Non mi sarei mai dovuta avvicinare a lui.
Avevo sempre avuto il terrore che morisse come tutti gli altri. Non avevo mai pensato che l’avrei perso perché sarei stata io a dovermene andare. A dover scappare, e in fretta.
Ma che cosa potevo fare? Non avrei permesso al principe di portare a termine il suo piano. Un bambino frutto dell’unione tra lui e una mezzosangue avrebbe letteralmente spalancato le porte dell’Altro Mondo. Sarebbero rimaste aperte per sempre, e i fae le avrebbero varcate. L’umanità sarebbe diventata carne da macello.

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    leggere per vivere bene

    27/02/2017 13.56.29

    Il libro precedente, Lontano da te, si concludeva con l’inaspettata rivelazione: è Ivy la mezzosangue che tutti cercano! Questo la mette in grave pericolo, il principe è sulle sue tracce, l’aver assaggiato il suo sangue gli consente di rintracciarla ovunque…mira ad averla per generare un bambino che essendo frutto dell’unione tra un fae antico e di sangue reale e una mezzosangue sarebbe in grado di spalancare le porte dell’Altro Mondo. Se quelle porte si spalancassero milioni di fae si riverserebbero nel nostro mondo e l’umanità diventerebbe carne da macello. RECENSIONE COMPLETA SUL BLOG

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