La rivolta del correntista. Come difendersi dalle banche e non farsi fregare

Mario Bortoletto

Editore: Chiarelettere
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Testo in italiano
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Dimensioni: 622,2 KB
  • Pagine della versione a stampa: 121 p.
    • EAN: 9788861905788
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    Mario Bortoletto è il classico imprenditore veneto, tutto d’un pezzo. Classe 1949, ha iniziato a lavorare giovanissimo mettendo in piedi un’impresa edile partendo praticamente da zero. Siamo a Padova, al centro di quel Nordest che, negli anni Settanta, diventerà il motore trainante dell’economia italiana. In quei primi anni di attività Mario Bortoletto, come tanti altri piccoli imprenditori della zona, consoliderà e amplierà il suo business affidandosi alle commesse della pubblica amministrazione e partecipando alle gare d’appalto degli enti locali. Un’attività abbastanza certa, insomma, perché la pubblica amministrazione, anche se elargisce i fondi con un certo ritardo, è un debitore sicuro, liquido ed esigibile.
    Se non fosse stato per l’appoggio delle banche, che per molti anni, a fronte di lauti interessi, hanno anticipato i capitali alle imprese per pagare dipendenti e fornitori, moltissimi imprenditori italiani non avrebbero mai avviato alcuna attività. Si trattava un sistema collaudato e abbastanza funzionale: grandi gruppi bancari si facevano carico delle attività delle imprese, elargendo grandi quantità di denaro, in attesa che gli enti pubblici o privati, pagassero le somme pattuite. Il sistema però ha funzionato fino a un certo punto, esattamente fino a che la crisi economica non ha iniziato a rosicchiare lentamente e inesorabilmente i profitti, a limitare la libertà di manovra degli enti locali e ad azzerare sia i consumi delle famiglie che gli investimenti delle imprese. È nel 2005 che la vicenda umana e personale dell’imprenditore Bortoletto si interseca con le pagine di cronaca italiana. Da un momento all’altro, improvvisamente, le banche che avevano foraggiato i suoi investimenti e i direttori delle numerose filiali in cui aveva diversi conti, iniziano a voltargli le spalle. La richiesta è molto semplice: la banca ha bisogno di liquidità e pretende rientri immediati. Le telefonate diventano sempre più frequenti, il tono insistente, le minacce palpabili. Si tratta di recuperare in brevissimo tempo una quantità enorme di denaro preso in prestito, il tutto in un momento nero in cui l’attività lavorativa è in calo e i lavoratori aspettano gli stipendi.
    Con parole cariche di commovente umanità, l’imprenditore veneto racconta quegli anni di resistenza contro le banche e la triste vicenda che ha riguardato la sua famiglia, i suoi colleghi e tutto il tessuto sociale di quella zona d’Italia. In quel periodo sono moltissimi gli imprenditori costretti a chiudere o a mettere gli operai in cassa integrazione, oppure, come nel caso di Giovanni Schiavon, a tentare soluzioni estreme pur di uscire dalla spirale debitoria. Dal canto suo, Mario Bortoletto, un uomo dalla tempra d’acciaio, quando la sua banca gli chiede di rientrare immediatamente, soccombe, vendendo un immobile di pregio appartenuto alla sua famiglia. Sarà solo l’inizio della sua lenta risalita: quando, dopo quattro anni, un’altra banca che lo ha finanziato gli fa la stessa richiesta, la sua reazione è decisamente diversa. Questa volta deciderà di resistere, sfidando le banche in prima persona e ingaggiando una vera e propria battaglia legale a suon di periti e tribunali.
    Negli ultimi dieci anni questo coriaceo signore ha intentato otto cause contro altrettanti grandi istituti bancari. Quando non ha vinto, ottenendo risarcimenti a sei zeri, è stato ristorato a seguito di, talvolta grottesche, trattative private. Il racconto di questi anni di battaglia e il modo con cui è riuscito a dimostrare che le banche, per moltissimi anni, gli hanno fatto pagare dei tassi d’interesse usurari, sono descritte in queste pagine dense e cariche di indignazione.
    Oggi la lotta alle lobby bancarie per Mario Bortoletto è una vera e propria missione che svolge quotidianamente, a latere della sua attività imprenditoriale, come vice presidente del movimento “Il delitto di usura”.