Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile

Naomi Klein

Editore: Rizzoli
Anno edizione: 2015
Pagine: 733 p., Rilegato
  • EAN: 9788817079273
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    Nilo De March

    09/01/2016 19:08:10

    Libro molto interessante che tratta un tema che per anni è stato sottovalutato, ma col quale dovremo confrontarci, volenti o nolenti, sempre di più. Unico neo è, a mio modesto parere, il taglio troppo politico, di continuo ci viene ripetuto che la destra è il male e la sinistra l'unica possibilità di salvezza...nonostante l'autrice a volte sottolinei anche gli sbagli dei governi democratici, l'equazione destra=male viene ripetuta all'infinito.

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    Mario Scippa

    06/11/2015 20:39:36

    Ho letto questo libro con molto interesse in quanto avevo percepito ottime recensioni sui suoi libri precedenti. Debbo dire che la sua scrittura è molto asciutta e precisa insomma chiara. Ho letto di alcuni commenti riguardanti le eccessive pagine per descrivere questo problema del clima. Concordo: ho trovato alcune parti del libro molto prolisse. Insomma qualche centinaio di pagine ( 200) potevano essere tolte.. Per quanto riguarda il vulnus dico che è molto interessante e competente ,a mio avviso per cui consiglio la lettura di questo saggio ,non di facile lettura per l'argomento toccato.. Voto 4/5

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    Cinzia Cavallo

    21/09/2015 12:44:28

    La terra appartiene simbolicamente al femminile e Naomi Klein lo rivendica con il suo rigore pragmatico e l'adesione convinta ai temi ambientali. Nel saggio s'impegna a dimostrare che esista ancora una via di salvezza per il nostro pianeta ormai al limite delle sue risorse. Non c'è tempo da perdere né possibilità di procrastinare soluzioni che finalmente affrontino con realismo il pericolo di una catastrofe ambientale. N. Klein sceglie l'approccio morbido che orienta verso una trasformazione cosciente. È la via culturale quella che opera cambiamenti profondi e durevoli; è il ragionare sugli eventi, sottraendoli al dominio della rabbia, della paura, dell'avidità. Dimostrata la malafede della politica, la scrittrice condanna senza appello il capitalismo globale che in ogni latitudine ha determinato sconvolgimenti sociali ed ambientali, ampliando le disuguaglianze, arricchendo le élite a danno delle popolazioni cui sono inferte restrizioni delle libertà civili, abolizione di diritti acquisiti, tagli lineari di spesa sociale e privatizzazioni di beni pubblici. Una vera e incruenta rivoluzione dovrà iniziare dal basso, da singoli individui che accettino di cambiare stile di vita e che rendano finalmente cosciente la dissonanza cognitiva che induce le persone, già provate dai disastri, a replicare pratiche distruttive. Un'educazione permanente e diffusa che opponga profondità a superficialità, che sacrifichi coscientemente il superfluo a favore dell'essenziale ridefinito in base ai principi di equità e solidarietà in una visione che renda centrale la tutela dell'ambiente. N. Klein confida che movimenti di massa coordinati tra loro operino questa radicale trasformazione economica, da cui si avvierà il processo di - ricostituzione e reinvenzione delle idee stesse di collettività-.

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    roberto

    05/08/2015 13:55:08

    Aveva ragione Pascal Bruckner: l'ambientalismo catastrofista e' una catastrofe inanzitutto per l'ambientalismo. Nulla di nuovo in questo chilometrico saggio, nonostante le aspettative sollevate dal battage pubblicitario. Il solito rifiuto del nucleare "a prescindere", la solita utopia sulla possibilita' di una produzione energetica totalmente (ed esclusivamente) basata su solare/eolico. Unici spunti interessanti: la denuncia delle strane collusioni tra Big Green e le grandi multinazionali dell'Oil&Gas; l'efficacia delle azioni di difesa del territorio da parte delle popolazioni native (specie in Canada). Pero' per esporli entrambi bastava un terzo delle pagine di questo libro.

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Siamo abituati a Naomi Klein. Siamo abituati agli shock che ci provocano i suoi libri: basta pensare a No Logo che, nel lontano 2001, ha dato il via a un agguerrito movimento d’opinione, che è stato in grado di incidere davvero nella realtà.
Basta pensare a Shock Economy, in cui la giornalista canadese ha preconizzato con agghiacciante esattezza il fallimento delle teorie liberiste su cui si basa l’Occidente, il nostro Occidente. Quello a cui invece non siamo abituati – soprattutto di questi tempi – è leggere un libro di portata storica enorme come Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile. Prima di farsi trarre in inganno dal titolo, bisogna dire che la Klein non è affatto marxista: il suo è un libro globale, planetario, di afflato rivoluzionario, urgente e – paradossalmente – umanista. Diciamocelo: nessuno, a parte sparuti gruppi di esaltati attivisti, ha mai preso veramente sul serio il “cambiamento climatico”.
Quasi sempre una postilla dovuta nei programmi di governo, ogni tanto se ne parla quando dobbiamo scegliere se comprare verdura bio, o quando mandiamo i bambini al mare a “respirare un po’ di iodio”.
Nessuno di noi ha mai pensato seriamente di lasciare da parte la macchina, di mettere in stand-by gli apparecchi di casa, o di non prendere l’aereo e optare per il treno. Il massimo che facciamo è andare in bicicletta (ma solo se non fa freddo) e fare la raccolta differenziata. Come se fosse una scelta responsabile e personale, e non una necessità.
Ecco: qui la questione viene ribaltata. Frutto di più di cinque anni di viaggi, studi rigorosissimi ed interviste decisamente accurate, Una rivoluzione ci salverà ci mette davanti al fatto compiuto: abbiamo esaurito le risorse, il tempo e la capacità di sopportazione della terra. La Klein ci presenta una verità semplice e dolorosa: abbiamo inquinato per più di 200 anni, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità per troppo tempo, assistito inermi e disinteressati alla lenta erosione della sfera pubblica, sposato in pieno la filosofia capitalista della continua crescita, figlia della cultura post-illuminista che dava l’uomo come padrone della natura. Una natura da sottomettere impunemente, da controllare e piegare ai nostri bisogni. E intanto, la distribuzione della ricchezza si faceva sempre più ingiusta: la disoccupazione saliva, la crisi economica mordeva, la copertura sanitaria si riduceva.
In questo decennio zero della crisi climatica, all’alba di un’emergenza senza precedenti, di un immediato collasso della civiltà così come la conosciamo, siamo prigionieri in senso politico, fisico e culturale. Per come è la situazione oggi, la previsione più rosea è un aumento di due gradi della temperatura globale: la finestra climatica si sta chiudendo, e lo farà nel 2017, ultima data utile per evitare la catastrofe. Ciò che fa del grido d’aiuto della Klein qualcosa di veramente serio e terrorizzante è il suo mai scadere nel catastrofismo millenaristico, nelle denunce di una certa sinistra green che ha il solo scopo di produrre immobilità sociale e che ha fatto proprio il mai dimenticato sussurro gattopardiano "Tutto cambi affinché nulla cambi". No. La Klein argomenta, dimostra, presenta fatti, cifre; fa nomi e cognomi- e forse è peggio. È peggio perché quello che scrive, con una limpidezza, un coinvolgimento e una potenza che fanno paura, è tutto vero. Non ci sono esagerazioni, costrutti ideologici, tautologie. Non c’è saccenza. Ci sono solo fatti: è un fatto, ad esempio, che da quando è stato ratificato il protocollo di Kyoto le emissioni carboniche siano aumentate del 57%; è un fatto che i paesi ricchi delocalizzino le produzioni inquinanti nei paesi in via di sviluppo, emettendo sei volte di più; è un fatto che le emissioni della Cina siano 671 mg/die, quando il limite di pericolosità è fissato a 25; è un fatto che le compagnie petrolifere continuino a trivellare impunite progettando di farlo ancora per più di 40 anni; è un fatto che nel 2014 il 12% dell’energia globale derivi dal nucleare e solo il 4% da fonti verdi.
Ma è un fatto anche che la transizione globale verso il 100% di energia verde è «attuabile sia tecnicamente che economicamente entro il 2030». La dura verità è che, semplicemente, il sistema economico e il sistema planetario sono in conflitto: il capitalismo – sostiene la Klein – ci ha tagliato le radici, facendoci sprofondare in una ipnotica spirale dell’eterno presente, in cui si è stati abituati a sacrificare ciò che ora non è più sacrificabile.
Abbiamo sognato ad occhi aperti che tanto, alla fine, la tecnologia ci avrebbe salvato ad appena un passo dal punto di non ritorno. La più grande illusione della nostra cultura è che qualcuno ci solleverà dalle conseguenze delle nostre scellerate azioni: il punto non è salvare la terra, ma salvare noi. Risvegliare impulsi universali, quasi primitivi: proteggere i nostri figli e il nostro territorio.
In questo libro c’è la speranza: la speranza negli occhi dell’attivista la notte dell’elezione di Obama, quando si pensava che il mondo, davvero, stesse per cambiare. La speranza dei nativi che vedono la Shell abbandonare i loro terreni dopo dimostrazioni pacifiche, con tanto di torte e canti tipici.
Parafrasando Trockji, la mobilitazione ecologista deve essere mondiale, o non sarà. È decisamente ora di un riarmo morale. Il mondo salverà la bellezza? L’amore salverà questo posto? Si tratta, semplicemente, di risvegliare il gigante addormentato della latente indignazione ecologica. Ma in questo libro c’è anche la vergogna: la vergogna collettiva di esserci fatti abbagliare da un’abbondanza che sembrava eterna, la vergogna di non aver saputo conservare quello che ci è stato dato per essere trasmesso intatto, la vergogna di voltare gli occhi dall’altra parte e far finta di niente. La soluzione di Naomi Klein è sorprendentemente (e grazie a Dio) vicina alla teoria totale. Non ci sono scuse, non più: quello che la Klein ci offre, con un senso di urgenza allarmante, è la possibilità – vera, concreta, attuabile – di salvarci. Questo non è un libro da leggere, è un libro, quando lo si ha finito, da chiudere con un tonfo e da mettere in pratica. Le parole devono essere incise nella nostra memoria, ed essere la guida delle nostre azioni: perché nessuno verrà a salvarci, e questa è davvero la nostra ultima occasione. Un’idea sana di comunità è al centro della riflessione della Klein (che tocca vette paragonabili a Piketty, a Bataille, addirittura ad un certo Marx): il più grande pericolo è l’isolamento, abbiamo la possibilità di lottare contro l’estrazione violenta delle risorse e di riprenderci la sovranità, consegnando questo posto alle generazioni che verranno. Dobbiamo compiere un salto di civiltà che ci salverà. Perché alla fine, sta tutto in quel “ci”. Se non riusciamo a risolvere il problema del clima, tutto il resto è beffardamente inutile. Siamo appena in tempo per compiere l’impossibile.
Viene in mente una bella storia, di quelle delicate e potentissime. Eccola: «Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco. "Cosa credi di fare?", gli chiese il leone. "Vado a spegnere l'incendio!", rispose il colibrì. "Con una goccia d'acqua?", disse il leone con un sogghigno di irrisione. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: "Io faccio la mia parte"». La Storia sta bussando alla nostra porta: noi cosa rispondiamo?


Introduzione

PARTE PRIMA. UNA PESSIMA TEMPISTICA
1. La destra ha ragione
2. Soldi che scottano
3. Pubblico e privato
4. Pianificare e vietare
5. Oltre l'estrattivismo

PARTE SECONDA. SOGNARE A OCCHI APERTI
6. Dare frutto senza mettere radici
7. Nessun messia
8. Offuscare il Sole

PARTE TERZA. COMINCIARE IN OGNI CASO
9. Blockadia
10. L'amore salverà questo posto
11. Voi e quale esercito?
Condividere il cielo
13. Il diritto di rigenerare

Conclusione
Ringraziamenti

Note
Indice dei nomi