Categorie

Maurizio Maggiani

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
Pagine: 297 p. , Brossura
  • EAN: 9788807031526
  Non s'intitola un libro Il Romanzo della Nazione (proprio così, maiuscole comprese) senza metterci almeno un po' di ironia. Di autoironia, anche. Qui per fortuna c'è molto di entrambe, a cominciare dal fatto che, in deliberata contraddizione con il suo titolo, questo è un romanzo che non c'è per acclarata assenza del suo oggetto; un congegno narrativo messo in scena nel suo farsi, ma più spesso nel suo non volerne sapere di farsi, su una nazione che in un paio di secoli nessuno è riuscito veramente a fare. Eppure ci hanno provato in tanti: mazziniani spiritualisti, mazziniani materialisti, camicie rosse garibaldine, ragazzini scampati a El-Alamein e saliti in montagna nell'inverno del 1944, e tra questi anche un elettricista comunista e melomane che nella vita avrà detto si è no cento parole ma in segreto scriveva poesie, che ha lavorato come un ossesso per cinquant'anni ma non si è perso un corteo del primo maggio, e che alla fine si è portato nel buio nell'Alzheimer il suo segreto di costruttore di nazioni, lasciando al figlio l'enigma di una frase scarabocchiata su un foglio della ASL: "Vivere di sogni è un utopia". Comincia così il romanzo di Maggiani: con la morte di suo padre e la morte del suo progetto: "Avevo in mente di scrivere Il Romanzo della Nazione, questa era la mia ambizione, ma disgraziatamente lo scorso inverno è morto mio padre". Al figlio non resta che fare per conto proprio, è questo il lavoro dell'orfano. E quale romanzo della nazione potrà scrivere un orfano defraudato della sua fonte principale? Scriverà il romanzo del padre. Solo così può risalire al cuore del Novecento, e anche più indietro, uno scrittore come Maggiani, che non è fatto per il romanzo storico ("I romanzi non si fanno con i documenti, i romanzi si fanno con le voci, per come la vedo io") ma ha il passo erratico del narratore orale: inseguendo la storia d'Italia e delle sue innumerevoli rivoluzioni mancate nelle pieghe di una biografia ampiamente lacunosa e lungo gli snodi genealogici della propria saga familiare, tra un titanico nonno socialista, una bisnonna guaritrice e maga, uno zio sommergibilista pluriaffondato, di cuore debole ma di robusta immaginazione. Il fatto è che a Maggiani le trame interessano poco. Ciò che davvero gli sta a cuore sono le vite, e siccome ogni vita ne sfiora molte altre, per tenere dietro a tutte non serve un meccanismo narrativo in cui tutto fili liscio, ma una narrazione rapsodica, policentrica, digressiva, disposta a lasciarsi attraversare dall'infinita varietà delle esperienze e al tempo stesso capace di imbastire con tutti quei fili provvisori la rete della memoria collettiva di una comunità. In una parola: epica, nel senso di Benjamin, più che in quello di Wu Ming. A restaurare un genere defunto si rischia sempre il kitsch, nei casi migliori la maniera. Meccanica celeste, il gemello eterozigote del Romanzo della Nazione, era per lunghi tratti un libro manierato. Questo no, perché qui non c'è soltanto la nobile epopea degli sconfitti ma anche la consapevolezza di quanto sia fragile e imperfetto qualsiasi tentativo di epopea. È a questo punto, e siamo ormai oltre la metà del libro, che il fallito Romanzo della Nazione diventa il metaromanzo del proprio fallimento. I rivoli del racconto si arenano in due incipit scartati – Camillo Benso che una mattina di primavera del 1852 guarda col cannocchiale il golfo di La Spezia e sogna il futuro Arsenale Militare (il romanzo storico che Maggiani non scriverà mai) e una donna palestinese che assiste un moribondo in un ospedale di Magdala (il romanzo che Maggiani ha già scritto: era Il coraggio del pettirosso) – e poi si allargano di nuovo nella commedia umana in miniatura delle migliaia di operai, artigiani, ingegneri, marinai e galeotti che con il loro lavoro, tra il 1862 e il 1869, costruirono dal nulla l'arsenale militare, l'embrione di una nazione mummificato ancor prima di nascere. Quel pozzo senza fondo di storie di vita, che sembra fatto apposta per la disperazione di un romanziere, è il paese dei balocchi del narratore orale; che le saggia, le sbozza, le affianca l'una all'altra senza un ordine apparente, sfidando le leggi del romanzo ben fatto e le aspettative del lettore, "perché ci vuole sempre troppo tempo per tirare su una vita via l'altra, bisogna stare troppo a cercare, si fa troppa fatica. E una pazienza che non ha mai avuto nessuno, mai". Anche il Romanzo della Nazione, in definitiva, è un'utopia; e la sua massima approssimazione è la foto di gruppo, sempre sfocata e sempre incompleta, dei costruttori e delle costruttrici di nazioni. Questo romanzo mai davvero cominciato è così, paradossalmente, anche un romanzo non finito, o più esattamente senza fine: perché, come la storia, le storie non finiscono mai e vanno dove devono andare.   Beatrice Manetti    

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    ant

    29/02/2016 19.48.10

    Un titolo emblematico che Maggiani vuol dedicare all'Italia,alla nazione agognata e desiderata e che non si è mai realizzata così come avrebbe potuto. Intrecciate in questo romanzo le storie familiari dello scrittore con quelle del personale, tra cui suo padre, che lavorava al Regio Arsenale di La Spezia tra '800 e '900. Nasce in quel periodo il progetto di costruire la "Dandolo" la corazzata più potente del mondo, le mestranze arrivavano da tutta Italia, e Maggiani è abile a collegare le aspirazioni, i sogni e le aspettative delle persone che si prodigarono nella costruzione della nave , e soprattutto le brame e i desideri di una nazione intera che sembrava poter ambire a un futuro di dominio e che invece poi.. Concludo estrapolando un passaggio in cui l'autore parla della differenza tra il legame che un figlio può avere con un padre rispetto alla madre(p21): ...una madre te la porti dietro dappertutto.Un padre sa essere un bravo inseguitore , l'occhio di D i o che insegue la sua creatura prediletta fino in capo al mondo....la madre la creatura prediletta se la porta con sé, incistata nelle interiora più profonde, nelle terminazioni nervose, nel midollo delle ossa, nei coni e nei bastoncelli della retina. Alla madre non servono neppure gli occhi , per scrutare e indagare e spiare le bastano gli occhi di suo figlio... Penna profonda quella di Maggiani, bravo

  • User Icon

    jane

    15/02/2016 18.31.24

    È difficile che faccia fatica a leggere un romanzo, ma terminare questo mi è costato molto, forse perché non mi piaceva: l ' ho trovato farraginoso e dispersivo, lento e al tempo stesso concitato, mi ha dato fastidio per l' aria apparentemente umile, in realtà petulante e supponente, e il linguaggio retorico e finto-popolare.

  • User Icon

    Soulfly

    10/02/2016 09.09.54

    Più che un romanzo della nazione mi è sembrato il romanzo dell'albero genealogico di Maggiani...scherzi a parte, mi è sembrato che il romanzo per 2/3 sia un po' troppo malinconico ed incentrato sulle vicende personali piuttosto che su quelle della nazione. Nelle ultime 100 pagine invece ho ritrovato il solito grande Maggiani, ma non bastano per avere le 5 Stelle.

  • User Icon

    Alberto

    28/01/2016 14.59.37

    A me è piaciuto, scritto bene,e commuove, come del resto si commuoveva l'autore,quando lo presentava,nelle varie ospitate in tv.Finalmente ho ritrovato il Maggiani de "Il coraggio del pettirosso". Ognuno ha la propria opinione,ma non credo che sia così negativo....

  • User Icon

    vittorio pisa

    09/12/2015 15.43.35

    Pretenzioso e autoreferenziale. A dispetto del titolo, un romanzo dal respiro corto. Noioso e sopravvalutato.

  • User Icon

    Stefano

    01/12/2015 00.04.37

    Assolutamente noioso e auto gratificante. Non sono riuscito a seguire i pensieri dell autore certamente per mia mancanza. Per carità scritto bene (salvo le doppie ripetizioni dei possessivi da matita rossa o forse in omaggio ai signoroni della corrente alternata o continua o cosa....). giudizio personale decisamente negativo

  • User Icon

    aldo

    26/09/2015 09.48.46

    semplicemente splendido...una grande scrittura...spero che vengano ripubblicati i suoi primi libri..

  • User Icon

    mak73

    25/09/2015 12.08.54

    struggente e onirico. Come Fellini in Amarcord, Maggiani orchestra immagini, visioni e ritmi narrativi

  • User Icon

    carlo

    19/09/2015 12.05.43

    Libro che non mi ha soddisfatto. La parte più bella è l'epilogo. Ho faticato a seguire le varie vicende e non mi ha emozionato ne attratto. Speravo meglio da Maggiani

Vedi tutte le 9 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione