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Hans Rogger

Traduttore: M. Mascarino
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 1992
Pagine: 496 p.
  • EAN: 9788815034335
Usato su Libraccio.it € 14,04


scheda di Riberi, L., L'Indice 1993, n. 3

Questa traduzione va salutata con soddisfazione non solo perché colma una rilevante lacuna nello scarno settore editoriale italiano dedicato alla Russia prima della rivoluzione, ma anche per i meriti intrinseci dell'opera di Rogger, che sono soprattutto due; uno è l'impiego di una letteratura secondaria piuttosto ampia e aggiornata, l'altro è un'organizzazione tematica rigorosa, che ruota attorno all'assunto di fondo del libro. L'idea guida di Rogger è quella della "straordinaria influenza che la natura e la condotta del governo ebbero sul modo in cui vennero trattati o percepiti i problemi della Russia"; in altri termini, il ruolo centrale, a tutti i livelli, dell'autocrazia zarista, intesa come principio supremo che infonde di sé sia i ristretti circoli del governo e dell'alta burocrazia, improntati ad una concezione altamente personalistica del governo e dell'amministrazione, sia le élite economiche e culturali, critiche ma anche legate alla sopravvivenza del vecchio regime che garantisce la soddisfazione (almeno parziale) dei loro interessi concreti. Questa prospettiva permette a Rogger di unire storia politica, economica e sociale in una sintesi che, pur non avanzando nuove ipotesi o interpretazioni, si distingue per la chiarezza e per l'equilibrio con cui vengono presentate le diverse tesi storiografiche (va segnalata anche la presenza di un capitolo dedicato alle popolazioni non russe dell'impero). Partendo da questo nucleo centrale, il libro segue in tutte le sue articolazioni la dialettica tra stato e società civile che si avvia, sia pure stentatamente, nel periodo qui considerato, ma che non può che produrre risultati parziali, come mostrano i contraddittori tentativi di modernizzazione politica (culminati nella "rivoluzione ambigua" del 1905 e nelle sue conseguenze) ed economica (gli incerti provvedimenti per la riforma dell'agricoltura e per l'avvio dell'industrializzazione su vasta scala). Inevitabile appare quindi il graduale scivolamento verso l'atto finale, la "possente rivolta operaia-contadina" dell'ottobre 1917 che i bolscevichi riescono a sfruttare al meglio per i propri scopi.