San Paolo. Fondazione dell'universalismo - Alain Badiou - copertina
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1999
1 luglio 2002
173 p.
9788885414419

Voce della critica


recensioni di Cavallo, T. L'Indice del 1999, n. 12

Rabbino, eretico, apostolo: la controversa figura di Paolo di Tarso continua ad affascinare, a sgomentare, a suscitare studi, polemiche, riprese, interpretazioni. Né potrebbe essere altrimenti. Al suo nome, alla sua opera di trasvalutazione di tutti i valori è legata una svolta, non solo nella storia della cristianità nascente, ma dell'intero mondo antico, i cui effetti continuano a incidere nel nostro presente post-cristiano. Sul suo conto si è detto di tutto. Ad esempio che avrebbe inventato una malattia non ebraica - il peccato originale - per curarla con una medicina anti-ebraica: un sacrificio umano come morte espiatoria; che fosse disposto, a scopo di propaganda, a sacrificare i princìpi; che avesse falsificato la fede di  Gesù con una fede in Gesù; che avesse trasformato l'ottimismo del Genesi in un pessimismo di impronta ellenistica.
Sulla figura di Paolo è tornato di recente con un saggio di notevole spessore teorico il drammaturgo, romanziere, filosofo parigino Alain Badiou, affascinato dalla straordinaria contemporaneità di questo "dirigente nomade", di questo prototipo del "militante" a favore della verità, di questo "poeta-pensatore dell'evento" solo in apparenza irrecuperabilmente distante dal nostro mondo. Per Badiou e il suo pensiero militante, Paolo non è l'avvelenatore dei pozzi della vita che Nietzsche ha preteso che fosse. Anziché uccidere nichilisticamente la vita, il lucido grandioso programma di Paolo fu piuttosto quello di uccidere la morte. Costante intreccio di due vie, a cui Paolo dà i nomi di "carne" e di "spirito", il soggetto umano, costitutivamente scisso, fronteggia a ogni istante della sua esistenza una realtà declinabile a sua volta secondo due nomi: quelli della morte e della vita. Per Paolo la morte non va intesa come un evento biologico: morte è pensiero della carne, mentre la vita è pensiero dello spirito. È qui e ora che possiamo essere morti o vivi. È qui e ora che possiamo "risorgere": l'importante è rompere "con la crudele consuetudine del tempo", incontrando un evento che ci costituisca come viventi, incontrando "l'occasione materiale di servire una verità".
Lucido e caparbio teorico del soggetto e dell'evento, attraverso la figura di Paolo, Badiou delinea un paradossale "materialismo della grazia", assolutamente incompatibile con l'ideologia della determinazione del soggettivo da parte dell'oggettività a cui normalmente il materialismo è ridotto: un materialismo attento alla dimensione carismatica, sorretto dall'idea che "ogni esistenza può un giorno essere attraversata interamente da ciò che le accade e dedicarsi, da quel momento in poi, a ciò che ha valore per tutti", facendosi paolinamente "tutto a tutti". Vita e salvezza, laicamente, vengono a significare per Badiou che il pensiero possa non essere separato dal fare e dalla potenza, mentre "grazia" è il nome che designa l'evento in quanto condizione del pensiero attivo. Questo evento è strutturalmente l'impossibile laddove nell'oscillazione sempre eguale tra l'universalità astratta del capitale e le concrete persecuzioni locali predomina il sistema, omogeneo e funzionale al mercato, costituito da cultura-tecnica-managerialità-sessualità, rimozione non solo nominale degli ambiti dell'arte, della scienza, della politica, dell'amore in cui per Badiou possiamo incontrare, anche qui e ora, quei processi di verità che costituiscono i soggetti umani a soggetti viventi.
L'universale che Paolo lavora a fondare non è la mera negazione della particolarità, piuttosto è l'attraversamento delle differenze. Se ogni particolarità è una conformazione, un conformismo, il pensiero è costantemente alla prova con la conformità. Solo l'universale lo libera da questa prova, in un lavoro incessante e in un attraversamento inventivo. In un mondo propenso a riservare la sua "universalità" solo alle merci, il "militante" Badiou non esita a riprendere e a rilanciare il programma delineato da Paolo nell'epistola ai Romani: "non conformatevi a questo mondo, trasformatevi invece rinnovando la vostra mente".

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Alain Badiou

1937, Rabat

Scrittore, filosofo, professore emerito all’École normale supérieure de la rue d’Ulm, è fra i massimi filosofi viventi. Sua opera principale è L’essere e l’evento (1988), tradotto in italiano dal Melangolo nel 1995. Il secondo volume dell’opera, Logiques des mondes (Seuil, 2006), è ancora inedito da noi. Fra i suoi ultimi libri pubblicati in Italia: Metapolitica (2001), L’etica. Saggio sulla coscienza del male (2006), Manifesto per la filosofia (2008), Secondo manifesto per la filosofia (2010), L’ipotesi comunista (2011), tutti da Cronopio; da Il Nuovo Melangolo, Beckett. L’inestinguibile desiderio (2008), Piccolo pantheon portatile (2010) e Heidegger. Il nazismo, le donne, la filosofia (2010); da Feltrinelli,...

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