La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia - Luciano Canfora - copertina

La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia

Luciano Canfora

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Editore: Laterza
Edizione: 7
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20 settembre 2018
Pagine: 98 p., Rilegato
  • EAN: 9788858133255

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La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia

Luciano Canfora

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Vincitore del premio Leonida Repaci 2018 per la saggistica.
Un libro radicale e coraggioso sul baratro che si è venuto ad aprire tra ‘sinistra’ e ‘popolo’ con l’abdicazione della ‘sinistra’ ai compiti e ai fini per cui è nata.


«Le oscillazioni impreviste della storia possono travolgere anche gli assetti apparentemente più solidi. A questo si riferisce il titolo del breve e polemico La scopa di don Abbondio. Una scopa che nei Promessi Sposi di Manzoni era la peste, evento cataclismatico per eccellenza.»Antonio Carioti, Corriere della Sera

«La conclusione tumultuosa e, per taluni, sconcertante, del secolo XX ha imposto a tutti un drastico ripensamento sulla direzione e sulle dinamiche del ‘movimento storico’, come lo chiamava Tolstoj. Si sa che le grandi crisi – quelle che don Abbondio chiamava ‘colpi di scopa’ – non solo rimescolano le carte e innescano nuovi e diversi rapporti di forza, ma fanno saltare molte ‘filosofie’ della storia e impongono una rinnovata riflessione sul suo senso. Tra il cupo fatalismo assertore dell’eterno ritorno degli stessi fenomeni sia pure con mutati protagonisti e il pervicace ottimismo degli assertori delle inarrestabili ‘sorti progressive’, la lezione epocale della fine del ’900 può – come avvenne anche in altre epoche – aprire una prospettiva critica e realistica: che cioè nessun ritorno è davvero un ritorno al punto di partenza e nessuna restaurazione è davvero tale. Il sinuoso movimento della storia può sprofondarci in deprimenti bassure ovvero innalzarci verso affrettate illusioni. Chi abbia avuto la ventura di vivere crisi epocali e delusioni salutari può tenersi immune da entrambi i rischi: purché sia consapevole del peso delle tradizioni, dell’ingombro dei pregiudizi, dell’insidia costante rappresentata da quel ferino egoismo che costituisce il nucleo del sentire degli umani. Quel nucleo necessita di una drastica, ininterrotta, spesso perdente, educazione all’uguaglianza e alla fratellanza, concetti che datano perlomeno dal 1789. Di tale sinuoso movimento, che non può aver fine, discorre questo libro.» Luciano Canfora
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    Cristiano Cant

    03/07/2019 05:30:42

    A quale calmo (e illusorio) approdo un giorno potranno arrivare queste democrazie occidentali? Compiute solo in un fittizio embrione, sane come può esserlo qualcosa nato appassito, propositi magnifici e percorso infettato. Perchè? Dove iniziano gli strappi, la malafede, gli sconquassi e i declini di questa lunga stagione politica? La risposta è semplice: nelle risorgenze fasciste che pian piano tralignano sotto le croste della crisi, nell'arrivo di una presunta durezza salvatrice che, dentro il miraggio di promesse nuove, finisce solo per essere un vuoto esercizio compiaciuto allo specchio, nullità sovraniste a cui la plebe abbocca per moda o per paura, perchè quello è il vento e altrimenti non saprebbe dove guardare, smarrita e confusa nel suo girone di vita. Ma chi attrae questo popolo sa tutto, conosce il dettato di farsa a menadito, così, sfidando virilmente miti e giganti, impone la forza di una novità che è solo verbo di miseria. Ecco le democrazie in ginocchio: "L'odierna paralisi italiana è molto istruttiva. E' il segnale più chiaro della fine del ciclo della 'democrazia politica' otto novecentesca, e al tempo stesso prova che il moto 'dell'eterno fascismo' - come lo definì Eco - non dà segni di esaurimento". Libello incandescente e realista, un morso di verità nel corpo falso che muove questo Stato e che tanta e tanta cecità d'attorno non riesce a vedere, a sentire, uccisa dal pregiudizio e da un odio soltanto inutile. Il diverso, il migrante, persino l'acculturato che tenta approcci più sensibili diventano, in questo raggio riflessivo, poveri mendicanti del pensiero, stupide esistenze da abbandonare a se stesse. Canfora straordinario, come sempre ineccepibile nei suoi discorsi: da Tolstoj a Gentile, in un attento cammino d'analisi, percorre queste spirali illogiche nelle quali la storia annaspa e insegna insieme, perde e si rialza, Maestra tormentata, ambigua, mai lineare e tuttavia stupenda. Come se ne esce? Studiando, studiando, studiando, studiando.....

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    BeaLaRu

    29/11/2018 09:45:43

    Quando ho intravisto il titolo subito mi sono lasciata trascinare da un vortice di ricordi: quand'è che don Abbondio, di manzoniana memoria, ha alzato la voce se non contro Renzo e Lucia che volevano sovvertire l'ordine delle cose precostituite? Ovvio che un saggio filosofico, seppur breve, regala parecchi spunti di riflessione, solo lanciando piccoli sassolini che, come in uno stagno, allargano il cerchio d'onda e si propagano quasi all'infinito. Interessante è il punto di vista di partenza: il moto tolstojiano del romanzo "Guerra e Pace" di un singolo per allargare le menti dei lettori a coalizzarsi per formare un gruppo compatto e scrivere la storia. Da questo concetto primigeno Canfora propone temi che spaziano dal fascismo alle religioni per aprire la mente del lettore e portarlo a conoscenze più chiare del suo stato di "schiavo". Ovvio che la lettura non sia immediata, poiché il pensiero filosofico ha necessità di fermarsi a riflettere. Anche se la stesura del testo non comporta difficoltà di terminologie, è bene fermarsi a riflettere tra un capitoletto e l'altro, solo per non fare confusione al termine. Reputo questo un libro da tenere a disposizione sempre.

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    alida airaghi

    29/09/2018 08:04:51

    Oggetto del libro è una riflessione, amara ma realistica, sulla crisi sociale e politica delle democrazie occidentali, sulle dinamiche e i rapporti di forza che orientano il “movimento sinuoso” della storia mondiale, sull’arretramento della sinistra nei paesi industrializzati e infine sul dovere di non affossare gli ideali di libertà, fraternità e uguaglianza sanciti dalla Rivoluzione Francese. Impietoso il ritratto che il professor Canfora fa della situazione politica attuale: dalle considerazioni sull’ideologia di Donald Trump, brutalmente razzista e egocentricamente conservatrice, a quelle sulla subalternità impotente dei paesi europei che vi si adeguano. La Francia di un Macron neoliberista e ondivago, l’Austria paranazista di Kurz, l’Inghilterra della Brexit e delle barriere a Calais, l’Ungheria e la Polonia oscurantiste e discriminatorie, fino alla nostra Italia, vassalla degli Usa e prona al nuovo strisciante fascismo. Analizzando il quale, si constata la straordinaria abilità della nuova destra nel coinvolgere le masse con la combinazione di sciovinismo e promesse di welfare, amor di patria e disprezzo dello straniero. A questa astuta strategia manipolatoria, la sinistra non ha saputo opporsi, avendo perso qualsiasi rapporto di fiducia e rappresentatività con il popolo, e avendo abdicato all’ideale di una maggiore giustizia sociale in nome di una fittizia fedeltà a un’Europa guidata da “burocrazie non elettive”, tese a difendere gli interessi economici delle nazioni più forti e del capitale finanziario internazionale. Luciano Canfora (dopo aver bollato come inconcludenti e velleitarie molte posizioni ecologiche, religiose, sociali nate nell’utlimo mezzo secolo) si dice convinto che l’umanità possa evolversi solo favorendo un’alfabetizzazione di massa, che renda consapevole ogni individuo, gradualmente e singolarmente, dei suoi diritti: al lavoro, alla salute, alla cultura, alla casa, a un equo trattamento economico, alla libertà.

  • Luciano Canfora Cover

    Luciano Canfora nato a Bari, è ordinario di Filologia greca e latina presso l’Università di Bari. Laureatosi in Storia romana, ha svolto il perfezionamento in Filologia classica alla Scuola Normale di Pisa. Assistente di Storia Antica, poi di Letteratura Greca, ha insegnato anche Papirologia, Letteratura latina, Storia greca e romana. Fa parte del Comitato scientifico della “Society of Classical Tradition” di Boston e della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Dirige la rivista «Quaderni di Storia» e la collana di testi “La città antica”. Fa parte del comitato direttivo di «Historia y critica» (Santiago, Spagna), «Journal of Classical Tradition» (Boston), «Limes (Roma)». Ha studiato problemi... Approfondisci
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