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Stefano Ferrari

Editore: Laterza
Edizione: 6
Anno edizione: 2005
Pagine: 290 p. , Brossura
  • EAN: 9788842043676

recensione di Di Carlo, A., L'Indice 1994, n. 8
(recensione pubblicata per l'edizione del 1994)

La riflessione dell'autore muove da una domanda: perché si scrive? Quali sono le radici profonde del bisogno di narrare di sé, degli altri, della vita e del mondo? Di fatto (è questa la risposta) la scrittura sembra avere una sua oscura funzione terapeutica. La scrittura nasce dalla necessità di contenere ed elaborare un affetto, una perdita, un dolore. Il suo lavoro (il "lavoro della scrittura") è, in certa misura, analogo al "lavoro del lutto" di cui ha parlato Freud, intendendo con queste parole quella complessa elaborazione psichica che porta chi ha subito una perdita a distanziare la pena, conservando nel mondo interno l'immagine e il ricordo della persona amata. La scrittura nasce dunque dal bisogno di risignificare e superare il dolore, nasce da un lavoro della mente intessuto di tempo e di memoria. In questo senso la scrittura è riparazione: è riparazione per quel continuo riemergere del ricordo che si fa parola, così che grazie a un particolare "dire" il dolore cambia segno.
La riparazione nell'esperienza analitica è un lavoro lento, che ha bisogno del tempo, ha bisogno del transfert, con la sua forza attualizzante, con il suo potere di ripetere e rivisitare antichi luoghi della mente. Nella letteratura (e in analisi) la riparazione nasce dalia presa di distanza e, insieme, da un rapporto di continuità con il passato, ma nella letteratura la riparazione nasce soprattutto dalla forza e dalla possibilità di tradurre in metafora quel complesso intreccio di ricordi e di immaginazione che vive nel profondo della mente.
Per Proust (assai presente per evidenti motivi in questo libro) il lavoro della scrittura si risolve nel lavoro della metafora "l'estasi della memoria involontaria", "la folgorante intensità delle illuminazioni analogiche" che attraversano il testo proustiano, possono essere dette solo nel linguaggio della metafora. La metafora accoglie le risonanze della memoria, l'irruzione del tempo, e si fa riparazione per questo suo pensare e ricreare la vita interiore presente e passata. Così, ciò che sembrava perduto, morto, grazie alla scrittura vive in un racconto nuovo.
Questo itinerario verso la riparazione interiore lo ritroviamo in tutta la letteratura del dolore e della memoria e lo ritroviamo in Giacomo Leopardi, a cui l'autore dedica un lungo capitolo. Nell'opera di Leopardi il "lavoro del lutto" è un evento centrale. Dolore e infelicità per ciò che appare distrutto e perduto (l'amore, la giovinezza) sono analizzati dal poeta con un doppio movimento della ragione e del sentimento. Leopardi ripara il suo male di vivere grazie a una concezione generale del dolore umano, che universalizza la sofferenza e la rende tollerabile, ma la riparazione è dovuta anche alla possibilità di ripercorrere intense emozioni soggettive, è legata alla "ricordanza" e alla parola che la evoca. Il dolore esce così dalla frammentazione, dalla condizione scissa e irrisolta in cui viveva, si traduce in pensieri e immagini e si fa tollerabile.
Il libro di Ferrari è assai utile per ripensare alcune categorie psicoanalitiche rivedendole fuori dal setting analitico, nell'opera dei poeti e degli scrittori. Leggere i poeti con queste chiavi ci aiuta a capire quanto diceva Freud, che considerava i poeti autentici scopritori, veri anticipatori delle psicologie del profondo. Tuttavia in un'opera così attenta e puntuale come questa di Ferrari poteva essere utile un uso più largo della letteratura psicoanalitica kleiniana e postkleiniana sul lutto, la riparazione e la simbolizzazione. Mi viene in mente in particolare il tema bioniano della 'reverie' e del contenimento del dolore mentale, e l'analisi del ruolo che assolve la funzione simbolica nella vita della mente, con l'esperienza della bellezza che vi è connessa. Forse in questo libro si usa un po' troppo il linguaggio "energetico" della psicoanalisi e si dà poco spazio al linguaggio degli oggetti interni, e tuttavia il libro è un notevole contributo per ripensare l'importanza dell'esperienza estetica nella modulazione del dolore mentale e nella riparazione degli oggetti profondi che animano la vita psichica.

La scrittura, nella duplice interpretazione fornitane dalla teoria psicoanalitica: ora come appagamento del desiderio, ora come difesa. Attraverso l'analisi dei testi di Proust, Leopardi, Rousseau, Svevo, Kafka e altri, una illuminante indagine che intreccia poetica e psicoanalisi.

Premessa – I. Psicoanalisi e scrittura – II. Lo stile come modalità dell'elaborazione psichica – III. Le strategie dell'identificazione – IV. Scrittura come riparazione – V. Proust e la scrittura come riparazione – La riparazione paradossale: l'arte, la morte e l'estasi – VII. Percorsi riparativi nell'opera di Giacomo Leopardi – Indice dei nomi.