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Se una notte d'inverno un viaggiatore

Italo Calvino

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788804482000
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Recensioni dei clienti

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    Hush

    28/06/2016 01.18.49

    Finora è il libro che più ho amato, di Calvino. Un insieme di racconti tra loro scollegati (o collegati?) che travolgono il lettore con lo scopo dichiarato di attraversare numerosi generi, impensabili situazioni e inaspettati colpi di scena.

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    Salvatore

    21/09/2015 18.45.56

    Ho insistito a leggere, le prime 30 pagine mi ero appasionato, dopo giunsi a leggerne altre 100 pagine con grande delusione ... perchè ... non ho capito piu nulla!!! un misto di situazioni, periodi e personaggi astrusi e incomprensibili ... una tremenda delusione!!!

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    Diego

    05/06/2015 13.43.54

    Uno dei più grandi scrittori del 900'. Unico, questo è l'aggettivo che userei per definire Calvino. Questo libro è lo stemma della sua opera, il suo libro più rappresentativo. In questo libro c'è davvero tutto, l'amore, la passione, la guerra, la magia... Stupendo.

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    anto

    21/09/2014 18.48.27

    Bah..non so cosa dire...un libro il cui tema principale è il piacere della lettura non dovrebbe essere così parossisticamente noioso!Anzi, a tratti l'ho trovato fastidiosamente ruffiano e artifiocioso...di certo non è il miglior Calvino

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    MARCELLO

    22/06/2014 20.59.05

    Libro di non facile lettura. Per comprenderlo bisogna studiare Calvino. Dopo il 63 il sanremese, decide di utilizzare la ripetizione differente. il problema dello scritto è quello dei 10 incipt diversi , per un metaromanzo che lui vorrebbe leggere .Il ruolo del Lettore con la L maiuscola è quello di costruzione del testo, attraverso meccanismi machiavellici, apostrofando il lettore con il tu. la metafora della vsligia è come se per leggere ci fosse bisogno di una valigia come il il viaggiatore che mette nella propria, tutto ciò che gli occorre per il viaggio.

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    picrocole

    15/06/2014 18.19.48

    Ho letto l'intero libro due volte, la prima potevo avere 12 anni, la seconda forse 17. Durante la lettura forse non mi entusiasmò, però mi piacque l'idea. Ad ora non ho un singolo ricordo distinto di questo libro, al massimo mi è rimasto in mente qualche particolare sparso, ma nulla più. E' come se non lo avessi mai aperto, ma ne avessi sentito parlare da qualcuno che lo riassumeva concisamente. Non do il minimo per la buona impressione che mi fece inizialmente, buona impressione testimoniata dal fatto che l'ho finito di leggere (due volte anche), abitudine che non ho con i libri che non mi piacciono.

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    Gab

    21/05/2014 16.40.20

    Un omaggio alla lettura

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    Carlo M.

    03/04/2014 21.42.54

    Ho 70 anni e leggo libri di ogni genere dall'età di 12 anni (evitando Paulo Coelho, Susanna Tamaro & Co.). Non riesco a continuare la lettura di questo citatissimo volume di Calvino (sono arrivato al 4° capitolo). Mi consolo vedendo che non sono il solo. E' la vecchiaia? O il libro è semplicemente stupido, a dispetto della sua impostazione originale e della maestria di Calvino in altre opere? Boh?!

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    Adriana

    27/08/2013 09.10.23

    Meglio tardi che mai. Adesso so che cos'è un iperromanzo. Bizzarro, fantasioso, istruttivo, stimolante e geniale, ma quando sono arrivata alla fine, mi è tornata tanta voglia di normalità.

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    sandro landonio

    23/08/2013 02.20.37

    Ho scelto di intendere la struttura elaborata del libro come un gioco, che l'autore ci propone invitandoci a parteciparvi. E' un atteggiamento poco accademico il mio, ma mi piace avvicinarmi alla lettura in modo "naturale, innocente, primitivo"; anche perché dato l'avvilupparsi della trama su sé stessa, il seguirla mi sembra sia solo uno sforzo formale non rilevante. Da una parte infatti abbiamo la struttura concepita teoricamente dei dieci racconti, sviluppata con coerenza e con stile letterario impeccabile e ricercato, anche se sempre attento al livello di noi "lettori medi". Dall'altra sprazzi di genio introspettivo creativo puro che possono essere sintetizzati nel "leggere é andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà". A tutto ciò si aggiungano la fantasia di certe immagini surreali come quella dell'amplesso passivo, avendo a pochi centimetri dal viso il volto di un morto, che devi sorreggere perché non ti caschi addosso. Intensa poi l'idea che di passato é meglio averne uno solo senza cercare con cambi netti di rivoluzionare la nostra vita, che é "come una coperta infeltrita dove non si possono separare i fili di cui é intessuta". Alcune volte prolisso, pesantemente stimolante, ma lo consiglio.

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    Mico Imperiali

    19/08/2013 18.15.35

    L'ho trovato molto noioso, ho fatto molta fatica a finirlo. Originale l'idea ma ossessivamente ripetuto il messaggio di fondo e colmo di autoreferenzialità. A mio avviso uno dei quei libri che bisogna definire "cool" per non fare brutta figura ma che in realtà convince ben poco. Non lo consiglio.

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    Nanni

    19/10/2012 19.48.23

    Libro di difficile inquadramento; specie all'inizio non si riesce a capire il disegno dell'autore, che si delinea solo durante il racconto. Non ho personalmente gradito lo spezzettamento continuo delle storie, lo trovo un pò cervellotico. Nemmeno ho capito se il gusto della lettura dovesse ritrovarsi nelle storie interrotte (che solo alcune meritano un apprezzamento) o se invece esse sono solo un corollario di minore importanza. L'idea comunque non è disprezzabile, l'autore è certamente molto bravo, profondo e brillante in alcune parti del libro. In sintesi, secondo me, un voto tra il 3 e il 4, scelgo 3, perchè ho letto racconti di Calvino più gustosi.

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    Giovanni

    29/09/2012 18.19.44

    Libro straordinario, riconosco di non facile lettura, che richiede pazienza e passione, ma dopo averlo letto non posso che dire: che genialità, che ispirazione, che fantasia!!! Un profluvio incredibile e spiazzante di un autore in stato di grazia, un libro sulla lettura, sul romanzo, sullo scrivere, certamente da rileggere per coglierne appieno il senso e la modernità.

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    Rita

    25/01/2012 15.34.25

    Libro che consiglio a tutti di leggere ...incuriosisce e spiazza, proprio bello!

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    Cri

    13/09/2011 20.12.32

    Non so come si possa considerare questo libro un capolavoro. Sono una lettrice accanita di tutti i generi ma questo l'ho finito a forza. Sicuramente la trama è originale ma rimane molto abbozzata e non ci vedo questa profondità di contenuti. Va letto con la giusta concentrazione altrimenti è inutile iniziarlo.

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    Tatiana

    24/08/2011 07.51.42

    L'originalità di questo romanzo sta nella sperimentazione di diversi generi narrativi, all'interno della cornice in cui l'autore si rivolge direttamente al Lettore, il quale a un certo punto incontra la Lettrice e iniziano insieme un'avventura passando da un libro all'altro, tutti interrotti dopo un capitolo. E' la letteratura che parla di sé: vengono illustrati dieci diversi tipi di romanzi, si parla dei modi di lettura - solo immediata o rilettura- ma anche della scrittura, attraverso il diario di Silas Flannery. Lo consiglio perché è un libro che ti attira, con i romanzi dentro al romanzo, pur con alcuni limiti: dei dieci incipit mi sono piaciuti molto "Fuori dall'abitato di Marbok" e "In una rete di linee che s'allacciano", mentre per gli altri sono stata spinta dalla curiosità ma non mi hanno colpito particolarmente: ritengo che la cornice sia molto significativa, con le riflessioni su lettura e scrittura, mentre ritengo che gli incipit siano solo esemplificativi dei vari generi di romanzo.

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    Roberto

    19/03/2011 19.36.26

    E' lo scrittore che ti osserva mentre leggi il suo libro,alcune sue riflessioni sembra ti appartengono, come se l'autore ti conoscesse. Incredibile l'impostazione del libro e del suo svolgersi concatenando i dieci racconti nei modi piu' disparati ed inimmaginabili, denotando una fantasia ed un'immaginazione inesauribili. Da leggere.

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    Palestrione

    09/03/2011 19.23.39

    Questo è un falso libro facile. Può essere facile per lo stile e per l'incipit accattivante. Ma non lo è affatto, perlomeno sul piano della struttura narrativa. L'ho letto superficialmente, quindi il mio giudizio è inficiato dalla mia distrazione. E' discontinuo. E' un metaromanzo, un romanzo che contiene altri romanzi e che propone diversi livelli di lettura. E' un romanzo sul piacere di leggere e sul ruolo del lettore. Finalmente ho compreso le analogie con "Il nome della rosa" (ben più lineare, sebbene più difficile stilisticamente). In decimi il mio voto è 5. Da leggere con molta attenzione. Non sarà di certo uno dei miei libri preferiti.

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    Andrea

    09/01/2011 16.06.41

    Italo (intanto perdonami se ti do del Tu)... perdonami se forse ti rivolterai nella tomba. Magari per "il tuo tempo", il periodo in cui sei vissuto, questo romanzo è stato una novità, una novità praticamente assoluta. Ma c'è in ogni pagina il tuo zampino, lo zampino dell'autore...ma, Italo, non doveva essere un romanzo su noi lettori? E allora perché perdi fin troppe righe a descrivere ogni cosa? Qualche giorno fa un'amica mi ha detto "Calvino può facilmente impiegare 5 pagine per descrivere una mela" quando ero in preda ai nervi durante la lettura di questo libro. Discorsi dilungati all'infinito, dettagli che si potevano evitare, concetti già espressi ripetuti quasi con altre parole. L'idea del racconto che si spezza sul più bello mi piace (unica nota positiva). Sono un sedicenne, e magari crescendo riuscirò a capirti. 2/5 , giusto perché sei Calvino.

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    Martin!

    05/01/2011 02.01.21

    Capita che uno sbirci i commenti lasciati e rimanga talvolta perplesso, nell'incapacità di capire come talvolta le parole possano essere lasciate cadere a caso (ma che significa "che rapisce in modo INCONFUTABILE"?; peggio poi laddove si vada a parare in astrazioni quasi evangelice sulla luce non colta da occhi non pronti -eallora bastava citare Giovanni 1,5). Fatta questa doverosa premessa, credo che questo non sia in assoluto il miglior libro di Calvino ed è lungi dall'essere un pietra miliare. Certo lo scrittore è abile, furbo e di intelligenza sopraffina. Conduce un gioco simpatico strizzando l'occhio al lettore, cercando di portarlo dentro una riflessione che vada ben oltre la semplice trama spezzata. Insomma l'idea è stupefacente, meraviglioso questo parlare del rapporto tra racconto e realtà (tra significato e significante, in ultima analisi?). Eppure a volte il gioco si fa troppo svelato, troppo carezzevole verso il lettore, troppo "filosofico" per essere un racconto e troppo poco strutturato per essere una discussione. Insomma rimane un ibrido che in molti passaggi un po' stanca. Non credo si tratti, come qualcuno sostiene, di astrattezza. Anzi talvolta è proprio quello che manca, laddove si cerca di vincolare per forza un pensiero ad una ipotetica cartina geografica, ma non sempre l'operazione riesce. Certo, la riflessione sulla letteratura e sul ruolo del lettore è in più parti notevole. Eppure in più punti davvero non si vede l'ora di finire il capitolo, ma non spinti da curiosità, bensì dalla noia e dal fastidio. Insomma un libro di sicura caratura sotto certi aspetti, ma mi pare sia ben lungi dall'essere un capolavoro.

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