Il secolo lungo della modernità. Il museo immaginato

Philippe Daverio

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Editore: Rizzoli
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 28 novembre 2012
Pagine: 544 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788817060110

nella classifica Bestseller di IBS Libri Arte, architettura e fotografia - Storia dell'arte: stili artistici - Stili artistici dal 1900 in poi - Dal 1900 al 1960 circa

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Philippe Daverio

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"Abbiamo ipotizzato un museo diverso, luogo della fantasia e dell'immaginazione, in un'ipotetica città d'Europa che da qui vuole ripartire per il riordino urbanistico del suo centro utilizzando la vecchia stazione ferroviaria ormai dismessa." In questo libro Philippe Daverio ci accompagna alla scoperta dell'età moderna, ovvero del Secolo Lungo che parte dalla Rivoluzione francese e finisce nella catastrofe della Prima guerra mondiale. Questo volume affronta i temi più importanti della modernità attraverso oltre seicento opere d'arte raccolte tematicamente per vettori storici: quello politico, da Delacroix e Géròme al Quarto stato di Pellizza da Volpedo; quello della macchina e del lavoro, da Turner a Courbet e a Boccioni; quello della fuga dalla realtà nella dolce vita della Belle Epoque, nell'esotismo e nel sogno - da Tissot a Manet, da Dante Gabriel Rossetti a Fortuny, Gauguin e Van Gogh -, fino al Simbolismo e all'Art Nouveau. Fra i padiglioni e le sale del museo sono previste anche soste in locali e ristoranti a tema, dove si immagina di sorseggiare un caffè o gustare un pranzo circondati dalle opere dei Macchiaioli al Caffè Michelangelo, e degli Impressionisti alla Closerie des Lilas. Un gioco serio, che scardina il nostro abituale punto di vista e ci fa ritrovare il gusto di guardare la pittura e leggere il nostro passato guidati dalla penna più impertinente d'Italia.
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    Anna Chiara

    27/03/2019 16:00:13

    " La Belle Epoque è un luogo dell'anima e della coscienza, nel bene e nel male." Daverio sigla inconfondibilmente e con sagace poliedricità il capitolo, dedicato alla scrupolosa analisi di questo periodo storico, socio-culturale ed artistico europeo, che va dall'ultimo ventennio dell'Ottocento all'inizio della Prima guerra mondiale. Va riconosciuta con profonda ammirazione la sua viscerale dedizione alla completezza descrittiva storico-artistico-letteraria dei periodi trattati con innegabile abilità di arguto eclettico intellettuale, mentre guida il lettore in "questa bizzarra raccolta di idee e di immagini". Nell' "Apologia della pittura" alla domanda "A cosa serve la pittura" Daverio la definisce "un tesoro", in quanto l'unica capace di attraversare "la porta del tempo". Ciò significa che un'opera pittorica realizzata un secolo fa, ai nostri giorni possiede ancora tutta la sua potenza di riconsegnare a noi, osservatori nel nostro tempo, il valore comunicativo della sua lettura ovviamente diversa rispetto a quando l'opera fu dipinta. La pittura non è "morta". Nel capitolo "Il Sentimento" il lettore si inebria di un Romanticismo davvero emozionale, quando Friedrich sulla tela dipinge" Il sorgere della luna", mentre Schubert lascia sullo spartito "Alla Luna" la sua personale interpretazione musicale della poesia di Goethe.Daverio con Il museo immaginato ci offre una sognante avventura dal magico potere di renderci curiosi protagonisti e privilegiati viaggiatori, mai disamorati del suo sconfinato sapere."Forse a questo puinto vi siete stancati d'un giro così lungo. Vi offriamo due opportunità: La prima è chiudere il libro catalogo e tornare un'altra volta. Il Museo è gratuito e felice di rivedervi....."

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    miky

    11/03/2019 22:51:39

    Un volume pregevole di grande valore. Ben fatto e ben scritto.

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    Paola

    29/01/2019 22:45:21

    Un libro che non annoia, utile per chi vuole avvicinarsi alla storia Dell arte.

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    Paola

    06/12/2018 22:14:21

    Libro finito in 2 giorni, consiglio!

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    Salvo P

    17/02/2018 18:50:25

    Un libro appassionante!In molti hanno scritto e riscritto sul periodo ma Daverio raggiunge un livello davvero appassionante,coinvolgente,facile ed immediato!

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    Roberto del Colle

    14/02/2013 12:47:25

    Un libro molto efficace per avvicinare ed appassionare il grande pubblico alla storia dell'arte. La pittura del XIX secolo raccontata in modo originale e divertente con grande competenza ed ironia. Un vero piacere per gli occhi e per l'intelletto.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente

Le nuove esigenze di una capitale europea richiedono il ripensamento delle linee urbane, così la vecchia stazione ferroviaria della città deve necessariamente dimettere la sua funzione e cedere il passo alla tecnologia. Tuttavia, i cittadini, affezionati all’edificio, ne chiedono una nuova destinazione. L’idea vincente è quella di farne un museo, ma che tipo di museo? Le proposte avanzate dalle diverse parti sono tante: la destra storica vorrebbe farne una collezione di armature, la sinistra un museo sulla didattica, mentre i consiglieri di centro propongono un museo sull’alimentazione. Alla fine, su tutte prevale un’idea “impertinente”: la vecchia stazione accoglierà i capolavori artistici realizzati nell’arco temporale che va dal 1789 al 1914, tutte le opere che, divise per tema, descrivono la parabola del cosiddetto Secolo Lungo.
L’idea di immaginare un museo strutturato secondo categorie diverse da quelle stabilite è un espediente narrativo che permette a Philippe Daverio di realizzare una critica d’arte in forma di racconto storico-tematico e diversa dalla consuetudine. Chiunque poi abbia un minimo di familiarità con la storia museale coglie immediatamente il rimando alle vicende che hanno visto la Gare d’Orsay (stazione ferroviaria un tempo centrale di Parigi) trasformarsi nel 1986 nel più grande museo dell’Impressionismo e del post-Impressionismo. Al contempo, è evidente il riferimento contenuto nel titolo alla categoria storica coniata da Eric Hobsbawnn. Curiosità e immaginazione dunque, unite a un occhio acuto e competente, non mancano di certo all’autore, ma questa volta il suo progetto è decisamente più ambizioso: “abolire categorie dello spirito oggi innegabilmente obsolete” e ripensare la nostra epoca. L’idea di fondo è che la modernità recente non sia che il frutto degli sviluppi tecnologici e scientifici del Secolo Lungo. Tuttavia, ripensare le categorie interpretative da un punto di vista storiografico richiederebbe un’impresa titanica, mentre dal canto loro le arti visive offrono l’indiscutibile vantaggio dell’immediatezza che permette alla pittura di varcare le frontiere del tempo senza bisogno di particolari interpretazioni. Così, nonostante le innegabili differenze formali, La morte di Sardanapalo di Delacroix e Les demoiselles d’Avignon di Picasso possono dirsi assonanti per il medesimo gesto di rottura con la tradizione che entrambe trasmettono, poco importa se l’una appartiene al Romanticismo e l’altra viene considerata come il manifesto del Cubismo. Lo stesso discorso vale se si presta attenzione al tema politico che, a partire da una certa data, si impone come principale oggetto di rappresentazione: nel quadro 3 maggio 1808 (La fucilazione) ad esempio Goya restituisce lo sgomento dei cittadini madrileni che stanno per essere fucilati dai soldati delle truppe napoleoniche. Molti anni dopo Picasso rappresenterà con la stessa immediatezza e lo stesso realismo il terrore della popolazione vittima delle fucilazioni in Corea. Così, nonostante Goya dipinga nel 1814 e Picasso nel 1951, entrambi riescono a ritrarre la crudeltà della guerra e a mostrare la consapevolezza, espressa nei volti dei cittadini, di morire per la libertà della propria patria.
L’età moderna era iniziata molto prima dello scoccare del 1800 e si era estesa ben oltre i suoi confini cronologici: questo voleva dirci Hobsbawnn quando parlava di Secolo Lungo. Ma la modernità - vuole suggerirci Daverio - non si è affatto esaurita nel 1914: “gran parte del mondo che oggi, con una categoria disordinata come quella degli “impressionisti” chiamiamo “avanguardia” altro non è che la conclusione d’un ciclo iniziato nel formalismo e terminato nella demolizione della forma”. E nessun medium artistico è in grado di mostrarci questo dato di fatto come le arti visive. A noi lettori non resta che seguire il ragionamento acuto e l’occhio vigile dell’esperto nel suo viaggio immaginario attraverso i capolavori dell’arte.

  • Philippe Daverio Cover

    Nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, nella regione francese dell'Alsazia, da padre italiano e madre alsaziana, vive stabilmente in Italia, a Milano. Nel tempo ha dato vita a 4 gallerie d'arte a Milano e a New York.Specializzato in arte italiana del XX secolo (futurismo, metafisica, novecento, scuola romana), ha dedicato i suoi studi al rilancio internazionale del Novecento.Come gallerista ed editore - nell'81 ha inaugurato una casa editrice e nell'84 una libreria, sempre a Milano - ha pubblicato una cinquantina di titoli vari tra cui: Catalogo ragionato dell'opera di Giorgio de Chirico fra il 1924 e il 1929, Catalogo generale e ragionato dell'opera di Gino Severini, Fillia e le avanguardie fra le due guerre, Ver Sacrum (Valentina Edizioni 2004), Giuseppe Antonello Leone (Skira 2010).Opinionista... Approfondisci
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