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Aldo Busi

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Edizione: 6
Anno edizione: 1986
Pagine: 406 p. , Brossura
  • EAN: 9788845917998

Recensioni dei clienti

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    furetto60

    08/03/2016 11.04.17

    Letto sull'onda dell'entusiasmo per il venditore provvisorio di collant, questo primo romanzo, nel confronto, esce sconfitto, di poco ma sconfitto. La prosa di Busi è sempre affascinante, purtroppo non lo è il giovane protagonista che riesce a dare il meglio di sé quando è inserito nell'opprimente contesto familiare (alcune pagine sono da leggere e rileggere), mentre l'avventura parigina, alla lunga, risulta pesantina.

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    samantacolli

    15/02/2013 17.34.59

    Raramente mi era capitato di leggere un libro meglio scritto e meglio congegnato di questo: con uno stile travolgente, elaborato, sontuoso... un capolavoro, o se preferite, un libro geniale.

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    oronzo

    13/02/2013 22.45.07

    Senza ombra di dubbio è un romanzo che colpisce per la vastità del contenuto e per la originalità stilistica di scrittura. Lo stile narrativo di Busi è corposo e abbondante, talora prolisso, minuzioso e ricco, in grado di generare una completezza di contenuto avvolgente e pervasiva; i suoi protagonisti si raccontano dando la stura ad ogni tipo di pensiero, di opinione, di sogno, di esigenza. Ciascuno tira le somme della propria esistenza, tra pentimenti e convinzioni; rammenta il passato, valuta il presente e ipotizza un futuro prossimo. La penna sagace di Busi con intelligenza e ironia un confronto continuo, costante con le diverse tipologie umane dei suoi personaggi, mettendo a nudo gli uni e gli altri con equilibrio e imparzialità. Il linguaggio utilizzato è mutevole, camaleontico, poiché ad ogni personaggio è associato un diverso registro; si passa dal lessico scurrile a quello raffinato e così via con la sensazione di trovarsi su una giostra narrativa senza fine.

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    emma

    13/02/2013 08.02.20

    Lo stile di Busi è superbo, torrenziale, sontuoso, solo lui riesce a condurre quei monologhi lunghissimi senza annoiare il lettore ma inchiodandolo al libro senza fiato. Da leggere assolutamente!

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    àlia

    30/08/2010 22.09.19

    leggere Busi è un'esperienza che richiede volontà e soprattutto dedizione totale. la sua prosa non è semplice, tuttavia l'intrigo è immenso: per la ricercatezza linguistica, per le illuminanti riflessioni, per l'arricchimento che da questa lettura ne proviene. Il "seminario" è un libro che andrebbe insegnato nelle scuole.

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    Martina

    01/09/2008 14.00.15

    Una prosa straordinaria...Busi modella la lingua italiano come fosse cera nelle sue mani. La storia di Barbino è piuttosto surreale in certi punti ma resta emblematica dei conflitti interiori che dominano la giovinezza di ognuno: l'affermazione della propria sessualità, l'allontanamento dalla famiglia, l'affermazione del proprio io. Busi/Barbino non ha intenzione di farsi rinchiudere in un ruolo preciso, la sua voglia di vita sconfina in qualcosa di indeterminato ed è soprattutto per questo che l'ho adorato.

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    ant

    28/10/2004 17.15.57

    Ottimo esordio nel mondo della letteratura di un autore, che si rileverà molto scomodo per i perbenisti ed i benpensanti non solo italiani. Da sottolineare in questo libro la capacità descrittiva, e la consapevolezza di aver raggiunto una maturità di base non comune al livello medio presente.

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    mari

    07/04/2004 19.17.41

    altro libro che entra di diritto nella mia "banale" classifica dei libri più belli che ho letto. e ne ho letti tanti fino ad oggi che ho27 anni.! ce lo metto di sicuro al primo posto,visto che per me busi è il più grande scrittore italiano.e questo credo il suo più bel libro.Magari non è così però un libro che ti fa provare 1000 emozioni diverse nella stessa pagina è di sicuro un libro che va tenuto sempre nel cuore come tutte le cose più belle della vita! Grazie aldo busi per la sua poesia

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    Paolo

    26/11/2003 11.51.19

    Un libro intenso e pungente, divertito e emozionante. Si ride e si piange (o perlomeno ci si commuove), come nella migliore tradizione letteraria europea. Busi è il più grande scrittore italiano, e con questa riscrittura conferma tutto il suo talento e la sua maestria di lingua. Leggetelo, non ve ne pentirete!

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    vulmaro

    04/11/2003 09.49.18

    Ho appena finito di leggere “Seminario sulla gioventù” nella nuova edizione dell’agosto 2003 completamente riveduta ed accompagnata da una Postfazione dell’autore, da una Nota di Piero Bertolucci e dal meraviglioso Seminario sulla vecchiaia. Proprio nella Postfazione leggo “Mi sono deciso a riscrivere Seminario sulla gioventù a quasi vent’anni dalla sua prima apparizione […] (anche) per stanchezza verso le migliaia di lettori non lettori che ne hanno decretato il trionfo […] continuando accanitamente a cercarvi un’autobiografia che non c’è mai stata”. C’è infatti un atteggiamento sbagliato nel lettore non lettore che si sorprende interessato alla ricerca della veridicità (cosa mai sarà?) di ciò che leggono, che si impegna a cercare fra le parole corrispondenze a fatti realmente accaduti. Un’autobiografia a tutti i costi insomma. Forse il non lettore è proprio chi di fronte a Cappuccetto Rosso chiude il libro perché un lupo non può parlare. Forse il non lettore è proprio chi di fronte alla menzogna dell’arte quasi si indigna perché pretende verità inesistenti. C’è una cosa che quei lettori dovrebbero rileggere. Quelle parole di Barbino a proposito di Henry de Montherlant: “E poi, temo che come uomo non m’interessi affatto. Sarebbe la prima volta che un artista interessante sia anche un uomo interessante.” Si vede in Busi, come in tutte le rarissime persone veramente sensibili, una luce soffusa che invita alla contemplazione. Quella stessa luce che in Wilde era eccessivamente accecante e squillante “Un grande poeta, un vero grande poeta, è la più impoetica delle creature […] scrivono la poesia che non osano vivere.” In tutto ciò di vero non c’è nulla. E’ finzione, ma una finzione che corrisponde ad una struttura prenarrativa che dà forma al reale stesso prima ancora dell’eventuale ruolo dell’elaborazione del racconto che lo imita. “Con le infanzie e le vecc

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