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Giovanni Pesce

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine:
  • EAN: 9788807883378

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    claudio

    27/09/2015 08.48.44

    Pesce è stato il fondatore e capo dei Gap prima a Torino e poi a Milano. Medaglia d'oro per la lota al nazifascismo, ci lasciato in questo libro le sue memorie di quei 20 mesi. Memorie piene di paura, di orgoglio, di pathos, di uccisioni, di torture e tutte le altre nefandezze compiute dai nazifascisti in quel periodo. Poi ci sono storie di delazioni, tradimenti, spie.

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    mauro cassano

    17/04/2015 15.15.38

    Libro indispensabile, dalla prosa essenziale, rigoroso nella documentazione e nella ricostruzione puntuale degli accadimenti. Le memorie di un uomo semplice e valoroso, un eroe con umane paure e debolezze, ma rilevanti punti di forza e che non indulge mai all'autocelebrazione: ogni pagina di "Senza tregua" costituisce la cronaca del riscatto di un popolo da una dittatura e da un'occupazione straniera. E' un resoconto succinto delle scelte difficili di individui che vivevano in contesti "estremi"; tali scelte non potevano non essere radicali a loro volta: sorprende assai, dunque, che certuni, partendo da imprecisate posizioni "di sinistra" - non richieste, peraltro, quando si discute di fatti e non di opinioni - liquidino un testo (per di più non letto integralmente) rinvenendovi un manicheismo sconosciuto all'autore ed ai combattenti per la libertà dell'epoca. Se una conciliazione nazionale è certamente auspicabile, ciò consegue proprio alla presa d'atto dell'impossibilità storica, politica, morale e giuridica di equiparare chi lottava per un'Italia libera a chi svendeva la Patria ad un invasore accettando, oltre all'annessione di consistenti porzioni territoriali, anche la collaborazione col nemico in uno Stato fantoccio in cui il terrore era istituzionalizzato. Di amore di classe - spiace dirlo - non si scorgeva neppure l'ombra, in Italia, sotto il tacco nazifascista. Sarebbe schizofrenico asserire che ragioni e torti fossero equamente distribuiti, in contesti tanto estremi di sicuro non creati dai partigiani. Testi come questo, dunque, oltre a costituire il logico completamento dei classici del Risorgimento nazionale, forniscono l'opportunità di avviare detta riconciliazione. Nella consapevolezza che lo stadio supremo dell'eroismo è l'umanità. A Giovanni Pesce ed agli altri resistenti, pertanto, ben si attagliano le parole di Quasimodo: "Gli eroi sono diventati uomini: fortuna per la civiltà. Di questi uomini non resti mai povera l'Italia."

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    Pino Chisari

    12/12/2014 13.11.05

    In realtà non l'ho finito. Molto noioso e ripetitivo, può essere considerato una sorta di documento storico (chiaramente di parte) ma niente di più. Per quanto possa capire che le distorsioni della guerra di certo non fanno bene a nessuno, questa sorta di fredda cronistoria con i buoni sempre buoni ed i cattivi sempre cattivi poco o nulla mi dice di quei tempi. E lo dico da persona di sinistra, da sempre. Però in questo libro non mi ritrovo.

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