Sigismund Thalberg. Primordi e sviluppi della scuola pianistica napoletana - Massimo Distilo - ebook

Sigismund Thalberg. Primordi e sviluppi della scuola pianistica napoletana

Massimo Distilo

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Editore: Booksprint
Formato: EPUB
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 8,57 MB
Pagine della versione a stampa: 136 p.
  • EAN: 9788869908132
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Gaia la libraia

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Dall'incontro fra Sigismund Thalberg e Beniamino Cesi prese avvio, nella seconda metà dell'Ottocento, il fenomeno designato come Scuola pianistica napoletana. Il mitico pianista ginevrino e il suo più importante allievo trovarono però un terreno già ampiamente dissodato dall'opera di alcuni precursori tra cui emergono i nomi di Francesco Lanza (nutritosi in Inghilterra alla scuola di Clementi e Field), Ernesto Coop e Teodoro Döhler. Il Conservatorio di S. Pietro a Majella ed il Liceo Musicale di Napoli formarono, nel corso di due secoli, schiere di pianisti e pianiste le cui carriere ebbero spesso respiro internazionale. Molti di costoro si dedicarono anche alla didattica perpetuando una tradizione che, con diramazioni a volte tortuose, si protrae fino ai nostri giorni. La nota introduttiva dal titolo "Il pianoforte a Napoli", posta all'inizio del libro, è stata scritta da un grande pianista contemporaneo la cui formazione fa riferimento a questa scuola: Francesco Libetta.
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    Gilberto Scaparro

    06/04/2019 08:28:28

    Il libro ci consente di addentrarci nelle origini del pianoforte in Italia con l'importante ruolo svolto da Napoli in questo. Sono inseriti nel racconto un gran numero di pianisti italiani del passato e contemporanei, con i loro aneddoti e le loro prescrizioni didattiche. Si stagliano su tutti le due grandi figure di Sigismund Thalberg e del suo allievo Beniamino Cesi. Come scrive Libetta nella nota introduttiva del volume: «In termini generali, e in riferimento alla mitica signorilità che veniva riconosciuta al Thalberg pianista come alla persona, potremmo aggiungere che, se l’attuale luogo comune si raffigura il carattere meridionale italiano tipico come qualcosa di sanguigno, aperto, forse addirittura un po’ sopra le righe se non scomposto, la realtà è che la musica e lo stile interpretativo degli artisti del Meridione d’Italia offrono alla Storia tutt’altra immagine di sé.»

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