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Alan Bennett

Traduttore: G. Arborio Mella
Editore: Adelphi
Edizione: 5
Anno edizione: 2003
Pagine: 90 p. , Brossura
  • EAN: 9788845917578
Usato su Libraccio.it € 4,86

Recensioni dei clienti

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    lina

    05/05/2016 20.27.58

    paginette frammentarie, gag premasticate: solo il poscritto salva questo racconto dal voto minimo.

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    Ely

    06/06/2015 15.57.14

    Chi mi segue e legge le mie recensioni saprà già che la conoscenza dell'autore Alan Bennett é ancora molto scarsa. Ho letto per caso un suo libro e l'ho apprezzato molto, e per questo motivo ora sono intenzionata ad approfondire la mia conoscenza di questo autore. Mi sono imbattuta quindi in questo libro, e già alla lettura della trama sono rimasta incuriosita. I libri di Alan Bennett sono davvero piccolini, e anche i singoli capitoli sono corti, quindi la lettura é davvero adatta a tutti. Ma veniamo alla storia. Si parla di Miss Shepherd, una donna particolare quanto "colorata" che per sua decisione vive in un furgone, anzi in più furgoni, perché durante la sua vita ne ha cambiati diversi. Vista la sua età avanzata non usa i furgoni come "camper" ma come vere e proprie case in cui vivere. Questa strana Miss Shepherd é davvero singolare. Non é povera, ma decide ugualmente di passare la vita in un furgone, e di rendere la vita impossibile al malcapitato di turno che decide di aiutarla. Il malcapitato del libro é Mr Bennett, che già dal primo incontro scopre di che pasta é fatta questa strana signora. Colto da gentilezza estrema decide di farla posteggiare nel suo giardino e le collega tutti gli impianti alla casa, gentilissimo da parte sua aiutare una signora anziana, ma se ne pentirà presto. Non manca giorno che non si presenti con mise strampalate e inguardabili, e non dimentichiamo le continue assurde richieste che fará ogni volta che Mr Bennett per errore passa davanti al furgone. La convivenza sembra un poco opprimente, ma si troverà presto ad abituarsi, e anzi a sentirne la mancanza quando non é presente. Nel racconto ho apprezzato la divertente comicità e lo scambio di battute tra il sarcastico e l'esasperato. Il libro é scritto come un diario tenuto da Mr Bennett...

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    Amalia

    04/12/2012 11.16.36

    Breve, semplice, di facile lettura. Se l'avessi letto in lingua originale avrei apprezzato molto di più lo humour! Consigliato.

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    Maunakea

    04/09/2012 13.21.46

    The Lady in the Van è del 1989, contnua la mia ricerca fra i libri di Bennett di qualcosa che mi piaccia quanto nudi e crudi... questo libro poi, la storia di una tizia piuttosto scocomerata ma non figuratevi una fuori di testa divertente, no è una barbona sfiancante e smetto di capire perchè uno voglia tirarsela in casa o persino sentirne la mancanza. A metà libro ho riflettuto che era persino insensato leggerne a riguardo. Noioso e per me socialmente incomprensibile, io l'avrei lasciata in balia della strada o fatta raccattare da un ospizio. Dire che non mi è piaciuto è poco.

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    linda

    26/11/2007 12.42.27

    breve, ma intenso, senza una frase di troppo o una parola fuori luogo. aiuta anche a guardarci dentro, a chiederci se sia giusto indignarsi per la puzza di un barbone o se la nostra sensibilità dovrebbe farci passare oltre. e al barbone serve davvero la sensibilità altrui o gli sarebbero più utili rapporti veri? agrodolce.

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    armando polli

    28/07/2003 18.03.15

    Si tratta di un racconto lungo, incentrato sulla signora del titolo: una sorta di bizzarra figura femminile, miss Shepherd, che occupa da subito la scena in tutta la sua singolarità umana. Presentata senza nessun velo letterario ("impermeabile bisunto, sottana arancione, berretto da golfista e ciabatte di pezza") questa donna sbandata è tutt'altro che una vecchina capace di suscitare pietà e buoni propositi in chi l'avvicina: è, al contrario, un personaggio invadente e spesso ruvido, coi suoi tic inspiegabili, e accompagnata oltretutto da un fetore inevitabile, dato che vive appunto da anni asserragliata in un vecchio furgone più volte riverniciato. Miss Shepherd si delinea come un relitto della società, con alle spalle traumi che l'hanno segnata, e vive di piccole idiosincrasie, fissazioni e pretese, come quella di scrivere pamphlet filosofico-profetici, o dare consigli alla classe politica britannica su come risolvere i problemi sociali più gravi. Una creatura a volte davvero insopportabile, per il povero autore costretto ad ascoltarla e a far fronte alle sue piccole intemperanze. Ma quella presenza, una volta scomparsa, lascia il vuoto di tutti gli esseri umani che ci hanno fatto compagnia. Molto inglese è il tono distaccato e beffardo, sempre antiretorico, che Bennett impone al racconto, lasciando emergere i tratti esteriori del personaggio nella loro schietta unicità, senza forzare mai l'interpretazione. Alla fine, anche nell'esilità del libricino, lo scrittore è riuscito a tracciare un vitalissimo carattere umano, che raduna in sé dolenti squarci biografici, appena accennati nel poscritto aggiunto nel 1994. Il racconto suona alla fine come un omaggio postumo, divertito ma non troppo, a una delle tante creature che non ha trovato (o non ha voluto?) il suo posto nell'impersonale modernità del nostro tempo.

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