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La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite - Byung-Chul Han - copertina

La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite

Byung-Chul Han

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Traduttore: Aglan-Buttazzi Simone
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 16 febbraio 2021
Pagine: 80 p., Brossura
  • EAN: 9788806248673

nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Studi culturali - Cultura popolare

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La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenz...

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Byung-Chul Han, tra i pensatori piú importanti e piú letti dei nostri tempi, affronta con stile nitido e conciso una delle fratture al cuore della società di oggi: la paura del dolore.

«In un testo che a molti suonerà assai discutibile, Han propone una critica fondamentale della priorità sanitaria nell'emergenza pandemica e un'altrettanto fondamentale rivalutazione del dolore» - Marco Ventura, la Lettura

Il mondo contemporaneo è terrorizzato dalla sofferenza. La paura del dolore è cosí pervasiva e diffusa da spingerci a rinunciare persino alla libertà pur di non doverlo affrontare. Il rischio, secondo Han, è chiuderci in una rassicurante finta sicurezza che si trasforma in una gabbia, perché è solo attraverso il dolore che ci si apre al mondo. E l'attuale pandemia, argomenta il filosofo tedesco-coreano, con la cautela di cui ha ammantato le nostre vite, è sintomo di una condizione che la precede: il rifiuto collettivo della nostra fragilità. Una rimozione che dobbiamo imparare a superare. Attingendo ai grandi del pensiero del Novecento, Han ci costringe, con questo saggio cristallino e tagliente come una scheggia di vetro, a mettere in discussione le nostre certezze. E nel farlo ci consegna nuovi e piú efficaci strumenti per leggere la realtà e la società che ci circondano.

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    sergio

    04/06/2021 18:53:42

    autore molto interessante

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    alida airaghi

    13/05/2021 13:30:26

    Sette capitoli del libro sono dedicati a una vera e propria ermeneutica del dolore, di cui si enuclea l’insensatezza, l’astuzia, la verità, la poetica, la dialettica e l’ontologia. Byung-Chul Han ne cerca tracce definitorie nella letteratura e nella filosofia universale: Valéry, Freud, Santa Teresa d’Avila, Andersen, Benjamin, Jünger, Weizsäcker, Butor, Celan, Heidegger, Nietzsche, Pearce. Nel mondo attuale il dolore sembra aver perso il significato di catarsi, di conoscenza interiore, di preghiera, di riscatto dalla colpa, di relazione con Dio, di possibilità di racconto, di vincolo o desiderio, di legame solidale con il prossimo, di disciplina, di sensibilità artistica, di contatto con la realtà: è diventato semplicemente inutile, privo di giustificazione, intollerabile, fallimentare. “Non disponiamo piú di nessi di senso, narrazioni, istanze superiori o scopi in grado di abbracciare il dolore e renderlo sopportabile… Viviamo in una società della positività che tenta di sbarazzarsi di tutto ciò che è negativo”, imponendo una sorta di dittatura del benessere, della felicità e dell’ottimismo permanente, da perseguire in ogni campo. Il dolore, interpretato come segno di debolezza e passività, va nascosto o eliminato in nome dell’ottimizzazione delle prestazioni, perché non compatibile con le performance pretese dalla società. Il dover piacere diventa un imperativo, il “like” assurge a emblema dell’approvazione generale. In tale nuova “cultura della compiacenza”, anche l’arte e la politica sono obbligate a conformarsi al gusto generale che ostracizza e condanna qualunque dissidenza o dissonanza, incoraggiando il conformismo e l’adeguamento alle esigenze dell’economia e del mercato. Byung-Chul Han ha scritto con stile asciutto e piano più un pamphlet giornalistico che un testo filosofico, ma stimolante e di facile lettura.

  • User Icon

    Daisy

    17/03/2021 12:29:47

    Il pensatore e saggista tedesco Byung-Chun Han, si (e ci) pone questi interrogativi nel suo ultimo saggio, La società senza dolore (Einaudi). La nostra società, dice Han, è anestetizzata al dolore, si cerca sempre con più fervore di togliere gli eventi dolorosi dalla nostra vita. Attraverso gli analgesici si cerca di "curare" la sofferenza ancor prima che essa nasca. Facendo ciò si finisce per sopravvivere e NON vivere. Escludendo il dolore dalle nostre vite, si toglie l'Altro con cui confrontarsi. Vedendo solo il positivo, e non potendolo confrontare col negativo, si finisce per accettare tutto senza senso critico. ⠀ Nei secoli scorsi, invece, il dolore veniva visto come un valore aggiunto, come qualcosa che distingueva l'uomo o la donna che lo provava. Era sinonimo di espiazione, ma anche di purezza, di nobiltà d'animo. Ora la situazione si è capovolta: il dolore (e la sofferenza, in generale) viene visto come qualcosa da scongiurare ed abbattere con ogni mezzo. ⠀ "Se il dolore viene soffocato, ecco che la felicità si appiattisce riducendosi a un apatico torpore. La profonda felicità resta inaccessibile a chi non è aperto al dolore." ⠀ Seguendo la regola degli opposti, infatti, come non si capisce il caldo, se non si è provato il freddo, allo stesso modo, non si può comprendere il positivo se non si fanno i conti col negativo. ⠀ La società senza dolore di Han è un saggio molto breve che, però, offre la chiave per aprire delle porte che non frequentiamo tanto volentieri. Tra l'altro, affronta aspetti dell'attuale pandemia che non vengono presi in considerazione dai più. Davvero un ottimo testo.

Il passare del tempo, l’evolversi della civiltà e l’avvento delle nuove tecnologie hanno dato all’uomo contemporaneo l’illusione di aver raggiunto un più alto grado di felicità e umanità, ma in realtà, la forsennata corsa verso il raggiungimento di una sempre maggiore comodità ha annichilito la coscienza umana, relegandola al torpore dei sensi.

È questo il messaggio che Byung-Chul Han in un saggio di meno di un centinaio di pagine restituisce al lettore, fornendogli l’immagine autentica di una società che, approdata alla contemporaneità convinta di essere vincitrice e non vinta, si è ritrovata profondamente erosa nella sua interiorità.

Cosa rende una società umana? A questa domanda il filosofo di origini coreane dà una risposta insolita, regalando a chi lo legge un’epifania che lo disarma e allo stesso tempo lo incoraggia a scavare all’interno del suo sé più primitivo.

Nell’epoca moderna l’uomo si rifiuta di stare a contatto con la sofferenza, la maltratta, la nega e si rifugia in un benessere apparente, in un caos calmo in cui finisce per smarrire la sua identità.

L’autore sottolinea giustamente che l’essere umano moderno, però, non si rende conto dell’importanza che il dolore, nel suo senso profondo, ha nella sua vita e quali conseguenze negative subisce un popolo che non si concede di provarne. 

Chi fugge dalla tristezza perde la possibilità di accedere a una riflessione su di sé e alla verità, finendo così per accontentarsi di un’effimera menzogna. L’anestesia permanente della società costringe l’individuo in una condizione che non può considerarsi né vita né morte, ma mera sopravvivenza. Chi sopravvive e non vive diventa un narciso, ipersensibile verso se stesso ed estremamente indifferente nei confronti dei bisogni dell’Altro, che è così destinato a diventare un oggetto. La pandemia ha radicato quasi irrimediabilmente questa tendenza.

Byung-Chul tratta temi attualissimi e complessi, ma lo fa con una semplicità tale da riuscire ad arrivare a chiunque sia interessato a una riflessione intelligente su cosa significhi vivere il nostro tempo.

“La società senza dolore” è un saggio intimo che bussa alle porte delle nostre case, scuotendoci e portandoci verso un desiderio di cambiamento.

Recensione di Giulia D'addea

Si ringrazia il Master Booktelling dell'Università Cattolica di Milano

 

  • Byung Chul Han Cover

    Byung-Chul Han, nato a Seul, è considerato uno dei più interessanti filosofi contemporanei. Già docente di Filosofia e Teoria dei Media presso la Staatliche Hochschule für Gastaltung di Karlsruhe, insegna ora Filosofia e Cultural Studies alla Universität der Künste di Berlino, ed è autore di saggi sulla globalizzazione e l’ipercultura. Per nottetempo ha pubblicato La società della stanchezza (2012), Eros in agonia (2013) La società della trasparenza (2014), Nello sciame. Visioni del digitale (2015), Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere (2016) e L'espulsione dell'altro (2017). Nel 2021ha pubblicato con Einaudi La società senza dolore.  Approfondisci
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