I soldati di Stalin. Vita e morte nell'Armata Rossa 1939-1945

Catherine Merridale

Traduttore: L. A. Dalla Fontana
Editore: Mondadori
Collana: Le scie
Anno edizione: 2007
Pagine: 432 p., Rilegato
  • EAN: 9788804566717
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    saturn

    02/09/2015 13:00:23

    Pessimo libro di un autore evidentemente di parte, privo di conoscenze specifiche militari, pesantemente fazioso. In pratica l'autrice riprende i vecchi stereotipi della propaganda tedesca del tempo di guerre e di quella occidentale degli anni cinquanta e tratteggia un ricatto quasi caricaturale dell'Armata Rossa e dell'inettitudine di capi e gregari comunisti. Tutte cose completamente superate dalla ricerca storica specialistica degli ultimi decenni; le cose furono molto diverse, come hanno dimostrato con una documentazione archivistica imponente storici occidentali come Erickson, Glantz, Bellamy, Roberts..., l'Armata Rossa si trasformò in pochi mesi in una macchina da guerra efficiente, ben armata, guidata da capi preparati ed esperti, che fu in grado di ottenere la vittoria totale contro la formidabile Wehrmacht tedesca. Le perdite furono molto pesanti, 10 milioni di soldati, di cui circa il 40% nel 1941, ma anche le perdite tedesche furono alte, 4 milioni di soldati morti. La Merridale ha scritto un libro di propaganda buono per gli anticomunisti viscerali.

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    Daniele

    09/02/2015 19:34:38

    Per chi, come me, considera il termine "storia contemporanea" una contraddizione in termini, questo libro può rappresentare l'inizio di un canone in grado di farmi cambiare idea. Questo canone si dovrebbe basare su argomenti per i quali, a fronte di una storiografia ufficiale copiosa e ampiamente reperibile, lo studioso abbia la possibilità di registrare le voci di chi non ha mai avuto diritto alla parola, così drammaticamente assenti nei secoli passati. In questo caso, le testimonianze, i ricordi di coloro che furono parte attiva nell'immane tragedia che fu l'Operazione Barbarossa sono in stridente contrasto con la magniloquenza e le falsità partorite dal terribile regime stalinista. E, sebbene l'autrice non possa concludere che i buoni erano da una parte e i cattivi dall'altra, tante sono le testimonianze orribili di questa guerra, ella apre uno spiraglio sui sentimenti, le paure e i rimpianti di una generazione che pagò un prezzo altissimo per la liberazione del proprio paese (ma quale paese ? L'Unione Sovietica o la Russia ?)e che è riuscita a mantenere, 60 anni dopo la fine delle ostilità, una propria dignità. Da leggere e da ripensare.

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Dopo il 1945, i soldati dell'Armata rossa furono celebrati come eroi. Stalin non esitò infatti a liquidare il generale Žukov e altri che potevano oscurare il suo ruolo nella vittoria, ma lui e i suoi successori continuarono sempre a esaltare la virtù a tutto tondo dell'Armata rossa. Insegnante all'Università di Londra, Catherine Merridale intende ricostruire, con testimonianze e ricerche d'archivio, i rimossi retroscena di quella guerra, costata all'Urss qualcosa come ventisette milioni di morti (fra cento e duecentomila furono i giustiziati per diserzione). Uomini che avevano già combattuto per lo zar, ragazzi, donne (ottocentomila) difesero la patria e insieme il regime con le molotov, i razzi multipli katjuša e i carri armati. E se fu il discorso tenuto alla radio il 3 luglio 1941 da Stalin a far nascere in loro la fondamentale convinzione di avere una guida, la propaganda, già addestrata in tempo di pace a nascondere le mancanze e i crimini del sistema sovietico, ebbe a sua volta un ruolo decisivo nel forgiarne il morale. Cosicché i combattenti russi vennero spesso visti con ammirazione perfino dai nazisti, colpevoli in Urss di inaudite efferatezze, qui in parte rievocate. Quello che Merridale chiama il "mito della guerra gloriosa", forse, alla fin fine, non fu solo un "mito": la tenacia del popolo sovietico e l'impresa militare dell'esercito di Stalin risultarono davvero impressionanti. Certo, quella dell'Armata rossa fu una guerra fatta anche di stupri e di saccheggi, ma allora non si può che registrarne, sotto questo aspetto (come l'autrice stessa in parte nel finale ammette), la triste somiglianza con un po' tutte le altre guerre, gloriose o meno, combattute nella storia dai grandi come dai piccoli eserciti, per le buone come per le cattive cause.
  Daniele Rocca