Editore: Mondadori
Collana: Narrative
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 12 giugno 2018
Pagine: 361 p., Brossura
  • EAN: 9788804702702
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Descrizione

Liberamente ispirato alla vicenda del cosiddetto "Madoff dei Parioli", nella quale l'autore è stato coinvolto in prima persona, I soldi sono tutto narra le lusinghe e i retroscena di un'incredibile truffa finanziaria. Una storia graffiante, sostenuta da un continuo senso di catastrofe che incombe e tiene alta la tensione fino all'ultima pagina.

"Soldi. L'occasione da sempre sognata di farne a palate... Mi inserii alla grande, giunsi ad affacciarmi anche nei luoghi alti, dove politica e affari vanno a braccetto. E non dall'entrata di servizio. Un miraggio in cui mi buttai a capofitto."

Roma, 2006. Moglie ricca e lagnosa, disprezzato dai suoceri, carriera in stallo: la vita di Gianni Alecci, cinquantacinque anni, è all'insegna della frustrazione. Le giornate ristagnano tra l'ufficio, in cui subisce le angherie di Riccardo Premoli, il suo direttore trentenne, e la famiglia, trascinandosi in liti costanti con la moglie Eleonora e il figlio Stefano, adolescente perditempo. Un ulteriore motivo di acredine è il confronto con il primogenito Roberto, adorato dalla madre e precocemente affermatosi all'estero come investment banker , la cui sola esistenza sembra rinfacciargli la sua mediocrità. Unico spiraglio è la sua giovanissima amante trash, Lou, con cui scorrazza in moto e consuma la tresca in uno squallido monolocale adibito a garçonnière : una tresca non di tutto riposo a causa delle pressioni della ragazza, smaniosa di trovare il suo posto al sole. Alecci medita rivalse, si arrovella sui soldi come mezzo per compiere un'ascesa sociale, essere accolto in circoli esclusivi, frequentare la gente che conta. L'occasione gliela offre un suo amico, il serpentino Alberto Lepore, avvocato di grido e sagace investitore, che gli suggerisce il canale attraverso cui ha accumulato ingenti ricchezze: Aletheia, una società di fondi offshore, gestita da un asso della finanza. Grande sarà la sorpresa di Alecci nello scoprire che il personaggio riemerge dal suo lontano passato: Vincenzo Greco, un compagno di classe ai tempi del liceo. Nasce un sodalizio che arreca frutti immediati. Dopo avere investito le sue poche migliaia di euro di risparmi, Alecci convince la moglie a mettere nel piatto l'intero patrimonio, coinvolgendo perfino l'odiata suocera a intervenire con un importo consistente. In meno di un biennio la ruota ha girato. I soldi acquisiti gli aprono gli agognati salotti. Ha acquistato perfino la fama di esperto. Finalmente si sente un vincente. Nel frattempo, lo spettro di una grave crisi si sta già materializzando. Siamo ormai nel 2008, "annus horribilis" per i mercati finanziari. Nel vortice della propria hybris , finge di ignorare che quello costruito da Greco sui derivati rischia di rivelarsi un castello di carte, destinato a crollare trascinando con sé i suoi sogni.

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Calenda, l’Ulisse all’incontrario e il miraggio del facile profitto

Il gatto e la volpe sono vivi e vegeti, Lucignolo non è mai andato in pensione e i megaparcheggi del paese dei balocchi sono sempre zeppi di pullman, dai quali scendono, sempre più motivati, impiegati decisi a cambiare la loro esistenza, ma anche membri blasonati di patinate società sportive e non, riservatissimi ed ingessati amministratori di patrimoni talvolta incalcolabili e – decisamente meno abbottonate ed immobili – ricche signore annoiate ed attratte dal rischio.

Accomunati dal desiderio di creare o incrementare il proprio gruzzolo – perché si sa, «zucchero non guasta bevanda» o per chi preferisce il latino o ha necessità di darsi, comunque, un tono «pecunia non olet»– si lasciano ammaliare da ammiccanti proposte di guadagno e, per questo, non esitano a prendere stabile residenza lì dove la ricchezza sembra proprio a portata di mano, il lavoro è un’eresia e la lealtà roba da damerini.

Con i “mercati decisi a darci finalmente una mano”, la ruota, infatti, gira che è un piacere ed i guadagni, tanti guadagni, arrivano una, due, dieci volte e anche di più, fino a quando la frizzante emozione comincia ad evaporare, le luminarie si spengono di botto e la cruda realtà, l’unica priva di edulcorazioni, si riprende il posto che le spetta. Qualcuno, addirittura, rimane a testa in giù sull’ottovolante e non sa come scendere: è l’anno del Signore 2008.

Liberamente ispirato a una storia vera – nella quale, ammette, Calenda è rimasto «coinvolto in prima persona» – I soldi sono tutto (361 pagine, 19 euro) di Fabio Calenda, edito da Mondadori, ci parla, oltre che di una truffa finanziaria, di quei fatidici anni nei quali mercati dopati e fuori controllo diedero anche all’ubiquo uomo della strada la sensazione che la finanza potesse essere governata a proprio piacimento e che strumenti altamente tossici potessero svolgere, a richiesta, ora le funzioni di un salvadanaio, ora quelle di un bancomat sempre aperto.

Qui è Gianni Alecci, manager al capolinea e frustrato coniuge di una donna ricca, nonché sgangherato padre di due ragazzi – con i quali, per diverse ragioni, ha dei pessimi rapporti – a leggere nel fortuito incontro con un suo vecchio compagno di scuola quella opportunità attesa da anni per rifarsi il trucco e indossare, finalmente, l’agognata e scintillante livrea dell’uomo di successo.

Ed è lui che, dopo l’atteso sparo dello starter, si dedica anima e corpo a una nuova attività e – per rimanere fedeli alla metafora collodiana – organizza, realizzando margini stellari, viaggi nel paese dell’alta finanza, illuminato notte e giorno da ottimi e, manco a dirlo, incredibili rendimenti.

In poco tempo i margini e la stima degli altri sfrecciano verso l’alto come missili, il prestigio è ai massimi storici, i soldi non si contano più e la sua fama sembra propagarsi come un virus, sì da confermargli che sì, i soldi sono davvero tutto.

Tutto magicamente bello, allora, se non fosse per quel maledetto 2008; se non fosse per la crisi dei subprime, con le case che si perdono come i mazzi di chiavi e se non fosse per i tanti castelli di carta costruiti da persone senza scrupoli.

Da questo momento in poi, niente sarà come prima e ben altri valori si ricandideranno per riprendersi il posto che meritano. Non tutti saranno in grado di capirlo.

I soldi sono tutto di Fabio Calenda è un romanzo ambientato in un periodo topico per le economie di tutto il mondo, nel quale accaddero fatti seccamente smentiti da ogni previsione («too big to fail»: mai mantra fu più mendace). Ma il libro è anche uno sguardo partecipato (e a tratti persino sofferto) su uomini che si lasciano attrarre dall’eterno miraggio della ricchezza e del facile profitto e, dunque, sulle loro evidenti debolezze e meschinità.

In un crescendo che sembra non avere fine, il protagonista di questo racconto sulla vita vera, più che sulla finanza finta – Alecci è una sorta di Ulisse all’incontrario – si allontana inesorabilmente da casa per correre a perdifiato verso la sua stessa, più che probabile, fine, senza mai sapere se, al minimo intoppo, avrà, o meno, un’ultima chance e se il suo è soltanto un viaggio inutile verso una meta fallace.

Recensione di Camillo Scaduto