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Paolo Giordano

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Pagine: 304 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804577027
Succede, una volta ogni tanto, che un libro incontri insieme il consenso della critica e quello del pubblico. Trionfa allora, specie su quotidiani e rotocalchi, la sociologia della letteratura da bar; impazzano le valutazioni pensose sul giovane ricercatore di fisica (l'autore del libro) che, dal nulla, trae fuori un potenziale romanzo generazionale.
Prima difficoltà socioletteraria: che generazione racconta il Giordano di questa Solitudine dei numeri primi? Risposta da lettore comune: nessuna. Paolo Giordano, ventotto anni, mette in questo libro d'esordio il materiale tipico di ogni debutto. Tutta la sua vita finora, la sua idea del mondo e delle cose, una dose che non pare studiata d'ingenuità nella costruzione della storia. Perché qui c'è un autore dilettante – e l'accezione è sempre quella: scrittore che, per vivere, fa dell'altro – consapevole della necessità di una storia, di una fabula che attragga.
I personaggi in scena all'inizio sono tre bambini: Alice, Mattia e la sorella di lui, Michela. Michela è, avverte senza problemi il risvolto di copertina, una "ritardata mentale". Mattia, al contrario, è di precoce intelligenza e, in quanto tale, un po' inviso ai suoi compagni di scuola. Il giorno che uno l'invita a una festa porta con sé la sorella minorata, ma l'abbandona nel parco. Alice, dal canto suo, è un esempio piuttosto tipico di bambina costretta dai genitori (il babbo) a far cosa che detesta: nel caso di specie, sciare. Una mattina, dietro le insistenze del genitore insensibile, si butta sulla pista con l'obbligo di "far vedere chi è"e si rompe una gamba, procurandosi una zoppia che l'accompagnerà tutta la vita.
È chiaro a questo punto, perché Giordano predilige il gioco a carte scoperte, uno dei temi del libro: l'inadeguatezza. Alice è zoppa, Mattia troppo intelligente, Michela (destinata a uscire di scena e insieme a restarci sempre, sullo sfondo) inadatta al mondo e basta. Se non che, i bambini si fanno adolescenti e poi adulti e devono rispondere alle domande che il mondo rivolge loro. Sono aiutati dal caso, che in questo libro ha un rilievo non indifferente. Alice e Mattia s'incontrano e, in un modo che sfugge naturalmente a ogni convenzione, proverebbero pure ad amarsi. Tanto non è consentito da una serie di fatti ordinari (la malattia e la morte della madre di Alice, per esempio, il trasferimento all'estero di Mattia dopo la laurea) che, in questo libro, hanno però sempre un'aura di eccezione, di davvero fuori dall'ordinario.
Il risultato è dovuto alla lingua, su cui Giordano esercita un controllo ferreo e invisibile, Il paragrafo tipo della Solitudine ha i verbi reggenti concordati al passato remoto o all'imperfetto, tende a rifiutare le subordinate, impiega frequente il discorso diretto, impiega un lessico di registro medio. Sono queste caratteristiche a stridere con la costruzione dei personaggi che sono tutti, chi più chi meno, persone a disagio con la vita. Tanto Mattia quanto Alice, crescendo, fanno incontri: ma, come recita la frase in quarta di copertina, "Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto".
I numeri primi, cui l'editoria non solo italiana ha dato tanto spazio in questi anni, sono allegoria di questo particolare tipo di solitudine. Spiega il matematico Mattia che, con più crescono le cifre, con più il numero primo successivo si allontana: laddove, come naturale, i più bassi sono abbastanza vicini. Ma il punto è ancora un altro: "A lei non l'aveva mai detto". In questo libro, il non detto supera di gran lunga l'espresso, il dichiarato. Sembra un ennesimo accenno all'indicibilità di se stessi, che è uno dei sensi di questo romanzo per tanti versi inquietante (c'è un accenno all'autolesionismo di Mattia ragazzo che merita approfondimento; e anche il legame con la sorella minorata non è di facile decrittazione). La tensione del romanzo tende a scemare un po' verso il finale, ma questo sembra il primo romanzo italiano del 2008 destinato a lasciare dubbi, a creare problema. Che se poi ha anche successo, non essendo ancora rubricato in codice penale come delitto o contravvenzione, ben venga. Giovanni Choukhadarian

Recensioni dei clienti

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    evelyn

    22/08/2016 06.27.08

    Delusione! storiella banale, personaggi poco caratterizzati, luoghi comuni. In teoria ci sono temi importanti quali la scoperta della propria omosessualità, il bullismo , l'anoressia, l'autolesionismo, ma è tutto buttato lì senza alcun approfondimento. Può andar bene in spiaggia sotto l'ombrellone, sonnecchiando fra una pagina e l'altra. Ad maiora!

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    scimmia

    17/05/2016 18.37.23

    letto in un periodo difficile, avrei pensato di rispecchiarmi... invece no. storie potenzialmente strazianti messe insieme in modo molto distaccato. non credo che l' autore abbia vissuto mai ciò di cui parla, ma nemmeno ha cercato di capire questi poveri personaggi che le hanno davvero addosso tutte. avrebbe potuto venirne fuori, tutto sommato, un buon romanzo deprimente, ne risulta invece solo una descrizione di gente irreale che macera nel suo dolore come nell' aceto balsamico.

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    Cristiano Porqueddu

    16/10/2015 20.46.57

    Libro superficiale, scritto in modo commerciale e stereotipato. Comprato, letto e regalato. Sconsigliato.

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    chiarab

    19/06/2015 11.12.08

    Libro senza profondità, personaggi stereotipati e scrittura piatta.

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    Madison

    15/05/2015 16.40.59

    Ottimo il titolo ma il contenuto non è da meno. Lieve ed etereo, uno stile che penetra dentro e incide solchi profondi nell'anima. Un Maestro, Paolo Giordano. Grazie di esistere.

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    roberto corneli

    24/10/2014 13.14.13

    Questo libro è poesia pura. Ecco il perché di tanti premi. Magari. ok, non é un capolavoro. Tuttavia è un libro di grande spessore, la sensibilità dell'autore descrive paesaggi interiori per niente facili da capire, persino da intuire. Per tutti quelli che hanno dato voto 1 su 5: la poesia non è per voi. Non c'è niente di male, ma perché prendersela con l'autore? Continuate semplicemente a leggere Harry Potter, o Harmony, o Stephen King, che magari di capolavori ne ha anche realizzati, ma per la maggior parte ha pubblicato banalità. Se a scuola qualche professore lo consiglia probabilmente è perché si è stufato di farvi studiare alemanzo sandroni.

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    Davide

    04/10/2014 15.41.53

    Un libro forse contraddittorio, nel senso che la storia nel complesso a me è assai piaciuta, e gli stessi temi trattati (anoressia e ambizione dei padri, tema dell'handicap) facevano presupporre un capolavoro (anche alla luce dei premi vinti, il Campiello e lo Strega). Lo stesso linguaggio cambia magistralmente, passando per le tre diverse fasce di tempo, infanzia, post e maturità. Peccato per il finale, è mancata lì, secondo me, la ciliegina sulla torta

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    Roberta M

    04/10/2014 15.21.18

    Devo dire che, rispetto ai premi vinti, è un libro che mi ha non poco deluso. Cambiamenti d'umore repentini... un finale che non è né carne né pesce. Lo stesso linguaggio non è che sia così impeccabile ( fra verbi al limite e sviste) ... sono rimasta perplessa. ma così è! peccato, perchè la trama non era male, ma è il modo di narrazione accattivante che è mancato. E poi che mi rappresenta parlare di masturbazione così?

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    Luigi

    30/09/2014 23.53.23

    Romanzo che già dal titolo lascia prevedere una sola protagonista: la solitudine; che poi essa solitudine possa avere come interpreti due bambini prima, due ragazzi poi, due adulti dopo è solo un modo abile da parte dell'autore di differire la causa da cui scaturisce, ovvero l'accettazione del DIVERSO da sè. Ci sono poi delle variabili nel nascere diversi, come nascere ritardati: è il caso di Michela la sorellina di Mattia; diventarlo per motivi fisici: è il caso di Alice; o per motivi personali: Mattia è un precoce genio della matematica. Il romanzo è costruito infatti attraverso una serie di concatenazioni che si basano su rapporti di causa-effetto con, sul fondo, una visione meccanicisticamente determinata dell'esistenza. Mattia (ma anche Paolo Giordano ndr) è un matematico e si rifà palesemente ad una visione neopositivistica dell'Esistenza, in cui Dio e la Provvidenza sono esclusi e quindi a dettare le leggi nel suo universo è soltanto il caso. Il ragazzo erige una barriera razionale nei confronti del mondo, con la matematica sempre pronta a difenderlo in ogni circostanza. Così è possibile dare spiegazioni razionali alla realtà, ma non modificarla: l'unica soluzione è ritirarsi nelle sale dorate del proprio mondo "virtuale" ignorando quello reale. Tuttavia come in tutti i rapporti causa-effetto occorre risalire alla causa-prima che nel caso specifico è la VERGOGNA, magari per aver imbrattato la tuta da sci (Alice) o per una sorellina ritardata che non si vuole con sè perchè troppo diversa (Mattia). Se poi questa vergogna viene imposta dai genitori cui si deve obbedire controvoglia, ecco che con ragionamento ipotetico-deduttivo si è trovata la causa primaria: il difficile rapporto tra genitori e figli. L'anoressia di Alice e la misantropia in Mattia sono solo epifenomeni che hanno il loro acme nella solitudine di entrambi, solitudine che viene infranta quando il caso decide di farli incontrare. Libro interessante e scritto abbastanza bene, ma non un capolavoro

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    elisa

    09/07/2014 21.20.22

    Mah, con tutta la carne che era stata messa sul fuoco mi aspettavo un gran finale, con una morale da ricordare per sempre, invece.... Due persone complicate da una vita complicata che si incontrano e... e nulla, non succede nulla, non passa nulla, non lascia nulla. Se vi aspettate una morale come me, molto meglio "Veronika decide di Morire" di Coelho.

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    cris

    04/06/2014 13.02.43

    Non ci siamo proprio, capisco soltanto l'autore che da principiante ha provato a scrivere un romanzo magari toccando argomenti più grandi di lui.. Non capisco invece tutta questa pubblicità.. Meno ancora i riconoscimenti... Incredibile poi pensare che alcuni insegnanti consigliano il libro ai suoi alunni!! Solo per i curiosi (come me)

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    lanfranco

    31/03/2014 08.27.19

    Si legge quasi tutto di un fiato, e questo potrebbe essere il lato positivo, talmente è scorrevole; poi è tutto assolutamente incolore da ogni punto di vista e di una banalità e scontatezza quasi sconcertanti - se questo è un premio Strega e Campiello.....

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    io_

    10/02/2014 15.10.20

    Un ottimo libro. Scritto bene, assolutamente non banale, in grado di rendere magistralmente il tema della diversità e del senso di inadeguatezza nelle sue varie sfaccettature. Si legge tutto d'un fiato; si finisce con una spiacevole sensazione addosso, un piccolo - o meno piccolo- magone sullo stomaco. Il libro arriva all'animo di chi lo legge diretto come una lama. Lo consiglio (magari in un periodo in cui non si è particolarmente scoraggiati della vita);)

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    jessica

    07/02/2014 22.09.30

    Carino. Ma nulla di speciale. Il libro é scorrevole ma ripetitivo a tratti un po pesante. Pensavo di più!!

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    katanoce

    05/02/2014 21.04.17

    Il libro è di facile lettura ("fortunatamente") ma la storia è del tutto inverosimile, costruita su due episodi, a dir poco, grotteschi che condizionano in maniera fastidiosa la costruzione del racconto che non ha né testa né coda. Un libro ti deve lasciare qualcosa, un messaggio, sia pure di spensieratezza, altrimenti non serve a niente. Veramente c'è da chiedersi come abbia fatto a vincere premio Strega e premio Campiello. Ci sono libri che, a confronto, sono dei veri capolavori di letteratura e non hanno vinto niente. Mi trovo praticamente d'accordo con tutti coloro che hanno assegnato 1 o 2.

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    mSa

    13/01/2014 22.44.45

    Cosa dire...il libro scorre veloce, soprattutto se si hanno in mente le immagini del film come in un caleidoscopio che ti corrono vorticose...e a maggior ragione quando il contenuto ti è così caro, come lo è a me. E' scritto bene, non è l'eccellenza letteraria e tanto meno sicuramente pretendeva d'esserla, ma Paolo Giordano riesce a suggestionarne la lettura con la sua scrittura priva di abbellimenti estetici, lineare come i suoi personaggi eppure intrisa di suggestioni oniriche, quasi ipnotiche. Glaciali come la neve che vide cadere Alice e fredde come le acque del fiume che fecero della piccola Michela un fantasma dal quale fuggire. E poi la fine, quella che non ti aspetti dopo un inseguimento d'anime durato una vita lunga un romanzo, come due fili solo apparentemente intrecciati che si sciolgono al fine per non toccarsi più, come due parallele che mai s'incontreranno. Come due numeri primi, così vicini eppure così distanti.

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    Moreno

    04/01/2014 13.58.58

    Storia di sofferenza infantile. Mattia si sente causa O responsabile della scomparsa della sorella handicappata; Lei, Alice, per compiacere le ambizioni del padre, subisce un Incidente praticando lo sci, che odia, e rimarrà zoppa. Tutti e due sviluppano senso di inadeguatezza che li relega in Una condizione di solitudine e Di incomunicabilità. Le vicende successive della vita Imporranno a entrambi un destino difficile:

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    Luca

    03/12/2013 18.12.46

    Un libro nel complesso noioso, cupo, privo di spunti che invoglino a continuare la lettura. Sono arrivato alla fine per inerzia, quasi attendendo qualche cosa che non è mai arrivata. Non uno dei peggiori, ma se penso a premi e riconoscimenti che sono stati attribuiti a quest'opera, qualche domanda sorge spontanea.

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    elune

    16/11/2013 18.16.52

    Mamma mia che delusione! I personaggi sono piatti, non si sviluppano per tutta la storia, dall' età adolescenziale fino a quella adulta non si evolvono mai. La storia sarebbe pure carina ma i personaggi sembrano così volutamente dannati senza possibilità di elevarsi che rendono la lettura una noia incredibile per quanto il libro sia scritto in maniera semplice e scorrevole. Bocciato

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    Giovanni

    07/10/2013 20.42.19

    Storia narra della crescita personale di due ragazzi - "diversi" dagli altri - che va dalla loro adolescenza fino all'età adulta. Personalmente, niente di speciale.

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