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Paolo Giordano

Editore: Mondadori
Collana: Oscar absolute
Edizione: 2
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
Pagine: 303 p., Brossura
  • EAN: 9788804666639
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Recensioni dei clienti

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    Alice

    08/02/2017 07.43.23

    Ho comprato questo libro con davvero grosse aspettative. purtroppo mi ha deluso molto. non si può dire che la scrittura sia brutta, poco chiara e semplice, ma ecco...la storia l'ho trovata veramente piatta. trovo però che la mia recensione sia assolutamente personale, nel senso che le promesse dell'autore vengono mantenute per tutto il libro e che il significato tra le pagine, viene portato avanti in ogni riga. la vicinanza di questi due protagonisti che arrivano a pochi cm dallo scontrarsi ma che alla fine non si incontrano mai...come i numeri primi, tanto vicini ma così tanto lontani. anche se trovo che sia un libro sopravvalutato, penso che sia da leggere e da avere in libreria. lo amerete o lo odierete...non ci sono altri termini per descriverlo.

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    Gabriele Guglielmino

    22/11/2016 19.34.14

    La ricerca della verità sentimentale nel romanzo di formazione Paolo Giordano merita il successo conseguito con questa opera prima.“La solitudine dei numeri primi” (Mondadori, 2008) - il titolo, scelto dall’editore, è molto più efficace rispetto a quello che aveva proposto l’autore - è un classico romanzo di formazione che mi ha ricordato, spontaneamente e senza alcuna volontà di cercare un parallelismo a tutti i costi, un altro grande romanzo di formazione letto nel corso della mia adolescenza “Il giardino dei Finzi-Contini”(Einaudi, 1962) di Giorgio Bassani. Il focus dei due romanzi è lo stesso: l’amore dell’età adolescenziale, vissuto con tutte le mille incertezze determinate, in particolare modo, dal mistero che ancora non si conosce e, in fondo, si vorrebbe cogliere nonostante un giustificato timore. Nella mia memoria, i due romanzi scorrono parallelamente come un fiume dalla sua sorgente e mi stupisco di quanto il capolavoro di Bassani sia vivo nel ricordo, alimentato dalla lettura recente di quello di Giordano. Il contesto è profondamente diverso: storico e neorealista il romanzo di Bassani e contemporaneo, scientifico quello di Giordano. Nel primo caso, la storia sentimentale dovrebbe essere il pretesto per un affresco della persecuzione razziale e degli orrori della seconda guerra mondiale, nel secondo è evidente la sperimentazione di un stile linguistico che attinge costantemente alla scienza della fisica e della matematica per spiegare lo svolgersi degli eventi sentimentali. Entrambe le trame prevedono il proseguimento delle vicissitudini sentimentali nell’età adulta, coincidente con gli studi universitari e il definitivo distacco, quasi una conditio sine qua non per una storia sentimentale degna di questo nome.

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    Arianna

    17/11/2016 22.50.29

    Bello il titolo ma il libro non mi è piaciuto. Parti incomplete , l autore omette troppi seguiti e lascia la narrazione sospesa nel mezzo del racconto diverse volte . Glielo devi spiegare al lettore come finisce L episodio . Il finale poi ... Inconcludente , personaggi assurdi , alcuni tratti scritti molto bene , poetici e evocativi , davvero efficaci ma in generale un libro fallito . Peccato , ne avevo tanto sentito parlare credevo di doverlo leggere e invece tutto sommato ...anche no . Infastidisce , che fosse voluto?

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    evelyn

    22/08/2016 06.27.08

    Delusione! storiella banale, personaggi poco caratterizzati, luoghi comuni. In teoria ci sono temi importanti quali la scoperta della propria omosessualità, il bullismo , l'anoressia, l'autolesionismo, ma è tutto buttato lì senza alcun approfondimento. Può andar bene in spiaggia sotto l'ombrellone, sonnecchiando fra una pagina e l'altra. Ad maiora!

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    Samuele

    07/08/2016 11.18.40

    Non compratelo. È solo un'operazione commerciale, che in verità si intuisce già dal titolo, studiato per catturare i lettori. Mi vergogno di averlo letto, ma ero in vacanza a corto di libri e un'amica me lo ha prestato. È un libro senza credibilità nei personaggi e nella trama. Senza poesia, inconsistente in ogni aspetto, vuoto, la cui unica ricchezza è la volontà editoriale di farne un caso. Uno dei libri peggiori mai letti.

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    scimmia

    17/05/2016 18.37.23

    letto in un periodo difficile, avrei pensato di rispecchiarmi... invece no. storie potenzialmente strazianti messe insieme in modo molto distaccato. non credo che l' autore abbia vissuto mai ciò di cui parla, ma nemmeno ha cercato di capire questi poveri personaggi che le hanno davvero addosso tutte. avrebbe potuto venirne fuori, tutto sommato, un buon romanzo deprimente, ne risulta invece solo una descrizione di gente irreale che macera nel suo dolore come nell' aceto balsamico.

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    Cristiano Porqueddu

    16/10/2015 20.46.57

    Libro superficiale, scritto in modo commerciale e stereotipato. Comprato, letto e regalato. Sconsigliato.

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    chiarab

    19/06/2015 11.12.08

    Libro senza profondità, personaggi stereotipati e scrittura piatta.

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    Madison

    15/05/2015 16.40.59

    Ottimo il titolo ma il contenuto non è da meno. Lieve ed etereo, uno stile che penetra dentro e incide solchi profondi nell'anima. Un Maestro, Paolo Giordano. Grazie di esistere.

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    roberto corneli

    24/10/2014 13.14.13

    Questo libro è poesia pura. Ecco il perché di tanti premi. Magari. ok, non é un capolavoro. Tuttavia è un libro di grande spessore, la sensibilità dell'autore descrive paesaggi interiori per niente facili da capire, persino da intuire. Per tutti quelli che hanno dato voto 1 su 5: la poesia non è per voi. Non c'è niente di male, ma perché prendersela con l'autore? Continuate semplicemente a leggere Harry Potter, o Harmony, o Stephen King, che magari di capolavori ne ha anche realizzati, ma per la maggior parte ha pubblicato banalità. Se a scuola qualche professore lo consiglia probabilmente è perché si è stufato di farvi studiare alemanzo sandroni.

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    Davide

    04/10/2014 15.41.53

    Un libro forse contraddittorio, nel senso che la storia nel complesso a me è assai piaciuta, e gli stessi temi trattati (anoressia e ambizione dei padri, tema dell'handicap) facevano presupporre un capolavoro (anche alla luce dei premi vinti, il Campiello e lo Strega). Lo stesso linguaggio cambia magistralmente, passando per le tre diverse fasce di tempo, infanzia, post e maturità. Peccato per il finale, è mancata lì, secondo me, la ciliegina sulla torta

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    Roberta M

    04/10/2014 15.21.18

    Devo dire che, rispetto ai premi vinti, è un libro che mi ha non poco deluso. Cambiamenti d'umore repentini... un finale che non è né carne né pesce. Lo stesso linguaggio non è che sia così impeccabile ( fra verbi al limite e sviste) ... sono rimasta perplessa. ma così è! peccato, perchè la trama non era male, ma è il modo di narrazione accattivante che è mancato. E poi che mi rappresenta parlare di masturbazione così?

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    Luigi

    30/09/2014 23.53.23

    Romanzo che già dal titolo lascia prevedere una sola protagonista: la solitudine; che poi essa solitudine possa avere come interpreti due bambini prima, due ragazzi poi, due adulti dopo è solo un modo abile da parte dell'autore di differire la causa da cui scaturisce, ovvero l'accettazione del DIVERSO da sè. Ci sono poi delle variabili nel nascere diversi, come nascere ritardati: è il caso di Michela la sorellina di Mattia; diventarlo per motivi fisici: è il caso di Alice; o per motivi personali: Mattia è un precoce genio della matematica. Il romanzo è costruito infatti attraverso una serie di concatenazioni che si basano su rapporti di causa-effetto con, sul fondo, una visione meccanicisticamente determinata dell'esistenza. Mattia (ma anche Paolo Giordano ndr) è un matematico e si rifà palesemente ad una visione neopositivistica dell'Esistenza, in cui Dio e la Provvidenza sono esclusi e quindi a dettare le leggi nel suo universo è soltanto il caso. Il ragazzo erige una barriera razionale nei confronti del mondo, con la matematica sempre pronta a difenderlo in ogni circostanza. Così è possibile dare spiegazioni razionali alla realtà, ma non modificarla: l'unica soluzione è ritirarsi nelle sale dorate del proprio mondo "virtuale" ignorando quello reale. Tuttavia come in tutti i rapporti causa-effetto occorre risalire alla causa-prima che nel caso specifico è la VERGOGNA, magari per aver imbrattato la tuta da sci (Alice) o per una sorellina ritardata che non si vuole con sè perchè troppo diversa (Mattia). Se poi questa vergogna viene imposta dai genitori cui si deve obbedire controvoglia, ecco che con ragionamento ipotetico-deduttivo si è trovata la causa primaria: il difficile rapporto tra genitori e figli. L'anoressia di Alice e la misantropia in Mattia sono solo epifenomeni che hanno il loro acme nella solitudine di entrambi, solitudine che viene infranta quando il caso decide di farli incontrare. Libro interessante e scritto abbastanza bene, ma non un capolavoro

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    elisa

    09/07/2014 21.20.22

    Mah, con tutta la carne che era stata messa sul fuoco mi aspettavo un gran finale, con una morale da ricordare per sempre, invece.... Due persone complicate da una vita complicata che si incontrano e... e nulla, non succede nulla, non passa nulla, non lascia nulla. Se vi aspettate una morale come me, molto meglio "Veronika decide di Morire" di Coelho.

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    cris

    04/06/2014 13.02.43

    Non ci siamo proprio, capisco soltanto l'autore che da principiante ha provato a scrivere un romanzo magari toccando argomenti più grandi di lui.. Non capisco invece tutta questa pubblicità.. Meno ancora i riconoscimenti... Incredibile poi pensare che alcuni insegnanti consigliano il libro ai suoi alunni!! Solo per i curiosi (come me)

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    lanfranco

    31/03/2014 08.27.19

    Si legge quasi tutto di un fiato, e questo potrebbe essere il lato positivo, talmente è scorrevole; poi è tutto assolutamente incolore da ogni punto di vista e di una banalità e scontatezza quasi sconcertanti - se questo è un premio Strega e Campiello.....

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    io_

    10/02/2014 15.10.20

    Un ottimo libro. Scritto bene, assolutamente non banale, in grado di rendere magistralmente il tema della diversità e del senso di inadeguatezza nelle sue varie sfaccettature. Si legge tutto d'un fiato; si finisce con una spiacevole sensazione addosso, un piccolo - o meno piccolo- magone sullo stomaco. Il libro arriva all'animo di chi lo legge diretto come una lama. Lo consiglio (magari in un periodo in cui non si è particolarmente scoraggiati della vita);)

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    jessica

    07/02/2014 22.09.30

    Carino. Ma nulla di speciale. Il libro é scorrevole ma ripetitivo a tratti un po pesante. Pensavo di più!!

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    katanoce

    05/02/2014 21.04.17

    Il libro è di facile lettura ("fortunatamente") ma la storia è del tutto inverosimile, costruita su due episodi, a dir poco, grotteschi che condizionano in maniera fastidiosa la costruzione del racconto che non ha né testa né coda. Un libro ti deve lasciare qualcosa, un messaggio, sia pure di spensieratezza, altrimenti non serve a niente. Veramente c'è da chiedersi come abbia fatto a vincere premio Strega e premio Campiello. Ci sono libri che, a confronto, sono dei veri capolavori di letteratura e non hanno vinto niente. Mi trovo praticamente d'accordo con tutti coloro che hanno assegnato 1 o 2.

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    mSa

    13/01/2014 22.44.45

    Cosa dire...il libro scorre veloce, soprattutto se si hanno in mente le immagini del film come in un caleidoscopio che ti corrono vorticose...e a maggior ragione quando il contenuto ti è così caro, come lo è a me. E' scritto bene, non è l'eccellenza letteraria e tanto meno sicuramente pretendeva d'esserla, ma Paolo Giordano riesce a suggestionarne la lettura con la sua scrittura priva di abbellimenti estetici, lineare come i suoi personaggi eppure intrisa di suggestioni oniriche, quasi ipnotiche. Glaciali come la neve che vide cadere Alice e fredde come le acque del fiume che fecero della piccola Michela un fantasma dal quale fuggire. E poi la fine, quella che non ti aspetti dopo un inseguimento d'anime durato una vita lunga un romanzo, come due fili solo apparentemente intrecciati che si sciolgono al fine per non toccarsi più, come due parallele che mai s'incontreranno. Come due numeri primi, così vicini eppure così distanti.

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