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Mario Calabresi

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 125 p. , Brossura

17 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Attivismo politico - Terrorismo, lotta armata

  • EAN: 9788804580447

Recensioni dei clienti

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    Norma

    29/04/2014 16.54.07

    Toccante e commovente ma che ti lascia l'amaro in bocca e ti riempie di indignazione per come la giustizia "funziona" in Italia, proteggendo i carnefici a scapito delle vittime e delle loro famiglie. Un grazie sentito a Mario e alla madre per gli insegnamenti che ci hanno dato attraverso il loro comportamento esemplare.

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    alce67

    10/04/2012 15.47.02

    Una storia famigliare toccante, uno sguardo critico sulle contraddizioni italiane nella gestione del terrorismo, ma anche una testimonianza sull'elaborazione del lutto. Piacevole ed interessante.

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    Marisa

    06/12/2011 19.41.54

    E' una bella scrittura quella di Calabresi, in questo libro ci racconta la storia della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo. Conoscevo questa vicenda solo marginalmente, ora so di più. Lo consiglio a tutti per conoscere una pagina tragica della nostra storia. Fa riflettere su come i protagonisti sanguinari degli anni di piombo oggi siano tutti fuori, quasi edificati ma pur sempre assassini.

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    massimo

    05/10/2011 09.15.54

    Dire che mi ha toccato profondamente è dire poco. Un libro scritto in modo lucido, senza astio per il dolore patito e senza alcuna forma di autocompiacimento o richiesta di compassione. Una disamina puntuale della vicenda Pinelli-Calabresi, che non vuole riscrivere la Storia ma solo raccontare l'eterna storia del bene e del male, dell'odio e del dolore. In una parola, la vita.

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    carmela marino mannarino

    28/09/2011 18.03.35

    Colpisce la compostezza con cui è espresso un dolore immenso, che permea ogni pagina così come doveva sicuramente insinuarsi in ogni istante che conservava al suo posto il ricordo vivo di un padre meraviglioso, incessante di affetto e ammirazione, amaramente deluso per come erano andate le cose. Mute domande, qualche dubbio, un flusso intimo e intenso riservato a tutti quegli anni. Un dolore adulto, incapace di essere piccolo, di scivolare nella meschinità, continua a fissare le vicende per rivederlo ogni gemito, riscoprendo sempre più ogni angolo, ogni sensazione con determinazione. Senza distogliere lo sguardo da un buio freddo di ambiguità, si fa strada un'ondata di ricordi mai troppo sconvolta, mai fuori controllo, che accoglie il corso delle vicende per guardarle e mostrarle il più sinceramente possibile..fin dall'inizio..mai cupo.

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    vincenzo

    21/11/2010 18.58.26

    Una lezione di etica, di giustizia, un racconto che ogni persona dovrebbe conoscere. Autentico e con la ricchezza di una prospettiva di chi ovviamente non puo' essere oggettivo e distaccato ma con grande dignita' ci rende partecipi della tragedia della sua famiglia.

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    alex

    13/09/2010 09.34.13

    Questo libro mi ha commosso. E' molto intimo e al contempo di assoluta pubblica utilità. Dovremmo leggerlo tutti per dar finalmente voce a chi finora non ha avuto il giusto riconoscimento pubblico.

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    Rain

    27/05/2010 11.35.09

    Un libro commovente, che fa riflettere, non solo per la storia che contiene, per gli episodi accaduti e per la loro ingiustizia, ma anche per il vissuto di una famiglia che perde un padre, in circostanze come quelle descritte. Sono tenerissimi i ricordi della moglie del comm. Calabresi e dei figli...ed è importante la memoria storica che ci trasmette, di epoche lontane e non bene a fuoco per chi, come me, a quei tempio era appena un bambino. Rain

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    FRA

    25/01/2010 17.55.04

    io ho apprezzato molto questo libro, e letto 2 volte di seguito per poter coglierne al meglio le nozioni riportate. Ahimè non conosco molto la storia di quegli anni, ed ho letto e conosciuto volentieri questa storia. Ne consiglio la lettura

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    franco

    19/12/2009 19.47.49

    E' un libro bello e lieve, che dà finalmente spazio alla voce, al ricordo, al sentimento offeso, di tutti coloro che subirono l'assassinio di un familiare negli anni del terrorismo, a partire dall'autore stesso. Non è cosa da poco, in un panorama di libri e informazioni che danno sempre troppo spazio agli ex terroristi e agli ex estremisti, tardivamente convertitisi ai buoni sentimenti e alla filantropia o subdolamente rimasti fedeli al proprio passato. E' anche un libro che racconta la storia di persone che lottano contro il proprio dolore, che si rialzano e trovano la forza di continuare a vivere e crescere i propri figli, come la madre dell'autore, Gemma,vedova del commissario Luigi Calabresi, ucciso nel 1972. E lo fa senza indulgenza per i colpevoli, ma anche senza acrimonia, senza odio, con un sano e solare amore per la vita e le sue occasioni di cambiamento e di rinnovamento personale. Grazie dunque a Mario Calabresi per questa bella occasione di lettura e di riflessione.

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    Samantha

    18/12/2009 17.03.19

    Generalmente non amo questo tipo di libri, ma questo è da far leggere a quante più persone possibile, soprattutto nel momento attuale che si sta vivendo in Italia.

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    Enrico

    25/10/2009 07.21.40

    ‘Spingendo la notte più in là’, Mario Calabresi, Milano, Mondadori, 2008 Siamo più o meno coetanei, Mario Calabresi e io. Lui oggi è direttore della Stampa. Suo padre, Luigi, è stato assassinato, alle 9.15 del 17 maggio 1972, dopo una campagna di stampa di Lotta Continua (e non solo) che lo ha aggredito per anni. Susseguirsi di processi, dibattiti politici, medaglie all’onore, un francobollo, gli incontri con gli altri familiari delle vittime del terrorismo e le visite al Quirinale. Tutto questo fa da sfondo a un volume intenso dalla prima all’ultima pagina. La Storia rimane sul fondale, in primo piano Mario Calabresi pone i sentimenti suoi e della sua famiglia. I fratelli, la madre, i nonni, la moglie Caterina, le figlie sono i protagonisti del libro. E’ organizzato in capitoli, il volume. E in ogni capitolo si accavallano vicende dell’attualità più recente a ricordi degli anni Settanta, ricordi che non sono mai in bianco e nero ma rimangono descritti a tinte forti, come erano i sentimenti in quegli anni. Memorabile il capitolo titolato Montecitorio, con le descrizioni del reingresso di ex brigatisti nell’attività sociale. Memorabile il passaggio in cui Calabresi descrive una militante di un movimento politico avverso al suo che accoglie lui e Nando Dalla Chiesa al mercato gridando: “Ecco che arrivano gli amici dei terroristi”. Memorabile la scena di una festa glaciale in cui si sparla della vedova Calabresi e Mario interviene dicendo: “E’ mia madre”. Memorabile il passaggio in cui si descrive la deriva intellettuale di diciottenni e ventenni che passano dalla rivendicazione delle idee a impugnare le armi. Uccidendo decine di persone in un decennio grondante di paura e di sangue. Assassinando la possibilità di un dibattito sensato sul nostro Paese. Abbiamo vissuto quegli anni. ‘Spingendo la notte più in là’ aiuta a non dimenticarli. Enrico Cerni

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    Anna

    24/09/2009 13.22.44

    Un libro la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria dalla terza media all'ultimo anno delle scuole superiori. Eccellente la scrittura, distaccata ma al tempo stesso coinvolgente. Emoziona senza indugiare, si adira senza trascendere, lieve ma commovente. Per l'intensità dei contenuti e la resa stilistica, è uno dei migliori libri recentemente usciti in Italia

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    MonicaRenna

    01/07/2009 16.48.59

    Qualcosa piu' di un libro, un atto di coraggio sorretto da una coscienza morale evoluta, incapace di ambiguità e compromessi. Libro che svela retroscena insospettabili, aprendo orizzonti inquietanti su un'omertà istituzionale sistematicizzata, con effetti ancor piu' deleteri delle stragi. Cio' che la coscienza comune stenta a comprendere, infatti, é che sotto il tiro di un'arma da fuoco, o in una strage, - morti sicuramente atroci e intollerabili - si soffre qualche minuto. Mentre dalle violenze morali, dalle ingiustizie, nascono ferite non rimarginabili; come quella di Antonia Custra, che Mario Calabresi intervista: "Sono sola e con troppa rabbia per quello che mi hanno tolto, per quell oche avrei potuto avere ma non c'é stato. Monica Renna Intermediaria Istituzionale nella prevenzione del crimine organizzato

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