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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2013
Pagine: 309 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804638087

Un libro che fa male, come un taglio in bocca, un’afta che non si riesce a fare a meno di stuzzicare con i denti. È un dolore che stilla gocce di piacere, quello che esce da queste pagine durissime eppure intrise di lirismo assoluto. La scrittura forbita di Margaret Mazzantini, ricca di iperboli e grandi volute, si asciuga e si affina in questo suo ultimo romanzo, diventa liscia, cristallina eppure rovente come piombo fuso.
Dopo Non ti muovere, Venuto al mondo, Nessuno si salva da solo, tutti romanzi incentrati su tematiche forti, storie di guerra, sentimenti laceranti, crepuscoli e traumi, l’autrice crea in queste pagine un grandioso romanzo di formazione, che supera i limiti della vicenda biografica per spaziare nella descrizione di due intere esistenze, dall’infanzia fino alla maturità.
I protagonisti di questa storia sono due ragazzi, Guido e Costantino, che abitano nello stesso condominio, in una Roma anni Settanta sontuosa e decadente. Il primo, figlio di buona famiglia borghese, vive al quarto piano, protetto da un ambiente di altero distacco. Il secondo, figlio del portiere, vive nel seminterrato, avvolto nel suo tanfo di cavolo e fumo. Mai due infanzie sono state tanto contigue quanto distanti. Guido vive in un completo isolamento, affidato a balie provenienti da Paesi sconosciuti. Suo padre è un dermatologo incapace di comunicare, sua madre Georgette è una figura superba di una bellezza selvatica e vuota. A illuminare i suoi occhi sul mondo soltanto suo zio Zeno, un critico d’arte che vive nel suo mausoleo, circondato da falsi mezzi busti, al piano di sopra. Guido inizia a pensare al suicidio a dieci anni, non lo farà mai, ma passerà tutta la vita a cercare di farsi del male.
Costantino è coriaceo, corporeo, aggressivo, caparbio. Gioca nella squadra di pallanuoto, studia con ostinazione ma con scarsi risultati, non brilla mai, non emerge, è il rifiuto della società, isolato dai compagni per la sua povertà, per i suoi jeans rimessi a nuovo e i suoi maglioni sformati. Guido e Costantino sono separati da un vecchio, elegante, ascensore di mogano. Le loro vite procederanno parallele e di pari passo, ma sempre secondo un tormentato rapporto di amore e odio. Sarà attrazione carnale, rifiuto, pentimento. Sarà vergogna e violenza, ma anche tempo e distanza. Con gli anni si separeranno e si ritroveranno, ci sarà un matrimonio a Londra, ci saranno altri lungofiume sulfurei e notti passate a cercare dita umide, ci saranno altre case con altre mogli e un’infinità di bottiglie e peccati. Reduci prima ancora di combattere la loro battaglia, Guido e Costantino sono due personaggi che entrano nel sangue del lettore, avvelenandolo.
Un romanzo che è un grande, trionfale, omaggio all’amore omosessuale. Una superba prova di scrittura da parte di un’autrice che ha saputo cogliere le sfumature di un sentimento ibrido, violentemente maschile eppure intensamente femmineo. Scritto in prima persona, dal punto di vista di Guido, questa storia scandalizza e rompe il muro dell’ipocrisia. Come i grandi romanzi ottocenteschi, da Dostoevskij in poi, rivelano la natura umana, così Margaret Mazzantini arriva a mostrarci, attraverso le vite dei due protagonisti, la “contro natura” umana e il suo splendore impossibile.

Recensioni dei clienti

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    ANNA MORELLI

    18/03/2016 17.55.27

    L'autrice non mi è mai piaciuta, perchè prolissa fino allo sfinimento. Il tema dell'omosessualità che nasce negli anni del boom economico, prosegue in quelli di piombo e gradatamente arriverà ai nostri giorni è un copione sempre attuale, discusso e soprattutto sofferto da chi ne è protagonista. Ma tutti quei pensieri introspettivi, un pessimismo quasi cosmico ed un finale che spaventa mi hanno lasciata senza forze. Quale è la morale da trarre da questo romanzo? Che per una coppia gay non ci saranno mai speranze? Che il futuro è solo ipocrisia? E Costantino che pensa di lavarsi la coscienza e tornare "normale" tra esseri "normali" in una sottospecie di comune agreste mi lascia molto da pensare. Sembrava che l'autrice tifasse per la sua coppia omosessuale, ma ad un certo punto del racconto la lascia sola, a macerarsi in un'esistenza falsa e dolorosa. Dov'è lo splendore?

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    vale

    13/01/2016 12.30.22

    Da leggere assolutamente!! Si coglie lo splendore in ogni singola parola, in ogni singolo gesto, in ogni singola emozione!

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    Morena

    27/12/2015 17.36.46

    Non comprarlo. Davvero, dico sul serio. E' triste, ma non di quella tristezza letteraria che rende grandi e nobili le storie; no, questo libro è di una tristezza ridicola, parossistica, incredibilmente confinata e strizzata nel recinto del solito, vecchio muffito ritornello (che non posso esplicitare in quanto svelato nel finale) che sembra comparire sempre quando si parla di amore omosessuale. L'ho finito con rabbia, perché la Mazzantini avrebbe potuto sfruttare qui la rara potenzialità di raccontare qualcosa di grande, di nuovo, fuori dai confini del sentito dire, oltre quella condanna all'infelicità che queste storie d'amore sembrano portarsi addosso come uno stigma, ma ha preferito accatastare banalità, dimostrando una superficialità nel trattare l'argomento che mi lascia delusa e soprattutto indignata. Atroce.

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    nicola

    11/12/2015 12.23.54

    Emozionante, non aggiungo altro. Da leggere assolutamente.

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    lorena

    28/09/2015 18.33.39

    io do il massimo del voto, perchè il libro mi ha emozionato...emozionato tantissimo..ho sofferto e pianto insieme ai protagonisti e quindi a mio avviso ha fatto centro. Se fossi rimasta impassibile allora sì sarebbe stata una delusione. Non credo, come scrivono in molti, che la Mazzantini sia rimasta indietro col tema omosessuale, perchè bisogna considerare che la storia inizia negli anni 60 e sicuramente i personaggi sono cresciuti in un'epoca dove l'omosessualità era purtroppo un tabù. Il finale è tristissimo ed io lo vedo così: Costantino ha subito un lavaggio del cervello, per cui crede di esser stato costretto a fare quello che ha fatto, costretto dagli abusi,insomma Costantino non è più lui, Guido a questo punto, senza speranze e senza nessuno si lascia morire in mare..piango!

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    Gra

    21/09/2015 08.00.28

    Quando la Mazzantini centra un libro , ti arriva dritto un pugno allo stomaco. E' successo con "Non ti muovere" , con "Venuto al mondo" e adesso con Splendore. Storie d'amore amare e tristi, che ti coinvolgono emotivamente, storie di quello che poteva essere e non è stato perchè spesso l'uomo segue la ragione, le convenzioni e non il cuore.Mi spiace che questo libro non sia piaciuto a tanti, io l'ho trovato immenso.

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    Sara

    31/08/2015 09.41.25

    Bel libro, struggente e amaro. Cogliere lo splendore della vita nell amore proibito e carnale di due anime che si cercano, s allontanano. Il finale devastante, (attenzione se non avete letto il libro non andate avanti) la parte della comunità, il bacio assente tra le vigne, gli occhi vacui di un uomo vivo, ma ormai morto. Un libro che è una poesia. Cmq è un libro difficile, il linguaggio è molto ricercato (in perfetto stile mazzantini), il dolore è palpabile. Consigliato.

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    Franci

    26/07/2015 15.58.37

    Mi dispiace, che tanti lettori non abbiano saputo cogliere lo splendore che emana solo ad uno sguardo la copertina del libro...ogni pagina...ogni parola... purtroppo.....lo splendore... e' per pochi.....o per fortuna.

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    valentina

    03/03/2015 10.15.54

    Sono contenta di aver letto questo libro, non è il miglior romanzo della mazzantini.

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    An Tares

    09/01/2015 03.14.45

    Sono scioccato. Io credo di non aver letto in vita mia un libro più triste di questo. Scritto benissimo, in un stile eccellente, su questo nulla da eccepire. Ma dio mio la storia è di una tristezza allucinante! Mi ha messo una tale angoscia mentre lo leggevo che sono stato più volte sul punto di abbandonarlo a metà. Cliché a iosa, almeno mi ha fatto capire che ancora sull'amore girano palle assurde, tendenti a rintracciare nell'infanzia la vera "causa" dell'omosessualità. I due protagonisti, diciamolo, percorrono tutto il romanzo con la ferma intenzione di soffrire e far soffrire (il lettore). Sinceramente sono stanco di queste storie con gay repressi, malinconici, sofferenti, presi a bastonate, non capiti, traumatizzati da bambini ecc. Voglio leggere belle storie veramente splendenti, di veri amori, di vera vita vissuta. Peccato, perché l'autrice sa veramente scrivere. E' il primo libro che leggo, e sono rimasto colpito dalla sua capacità narrativa. Leggerò sicuramente altro di lei, ma questo romanzo non splende come promette. Peccato.

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    *Fede*

    30/11/2014 02.51.43

    Credo uno dei libri peggiori che abbia mai letto! Noioso e triste! Non vedevo l'ora di finirlo!!

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    Alfredo Carosella

    13/10/2014 20.14.08

    Ho sempre adorato il modo di scrivere della Mazzantini ma Splendore rompe quel tacito accordo che si dovrebbe sempre instaurare tra scrittore e lettore: io invento una storia e tu credi che sia vera. La storia è quella di due ragazzi che crescono in uno stesso stabile signorile: Guido è ricco e solo, lasciato all'indifferenza di badanti senza amore; Costantino è povero, è il figlio del portiere del palazzo e ha una famiglia apparentemente normale. Tra i due nasce una relazione tormentata che si trascinerà - non senza efficaci colpi di scena - fino alla senilità. Il libro risulta punteggiato da troppe circostanze poco credibili: lo zio Zeno e Guido, dopo pranzo fanno il bagno nelle "pozze ghiacce" del fiume Sangro e, come minimo, avrebbero dovuto avere una congestione! A parte il fatto che nel libro ci sono troppe cose "ghiacce", così come ci sono troppe cose che "crosciano"; è più tollerabile l'uso ripetuto della parola "splendore", giacché è il titolo del romanzo; lo è un po' meno quando lo splendore diventa addirittura "opaco". Trovo inverosimile che Guido ricordi tutti i particolari delle sue allucinazioni, sotto l'effetto delle droghe e di ben due bottiglie di gin assunte a stomaco vuoto, capaci - da sole - di obnubilare qualunque mente. È quantomeno strano che i due uomini si amino e si incontrino clandestinamente per anni, senza che le rispettive mogli e i figli si accorgano di nulla. Certo, il mondo è pieno di gente che tradisce impunemente il proprio partner, anche perché spesso si fa finta di non vedere, nella futile speranza di soffrire un po' meno. In Splendore, però, i testimoni ciechi sono numerosi e variegati. Amo della Mazzantini le fitte frasi suggestive, aspiranti citazioni, ma per quanto costruite, poco spontanee, non mi hanno mai infastidito come in Splendore. Qui sembra aver perso la misura come quando afferma: "La sua testa odora di buono, di vecchio legno da monastero zen, lavorato dal tempo"; nessuno si esprime in tal modo.

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    paola

    09/10/2014 22.30.31

    Personalmente mi è spiaciuto che il sentimento di amor che lega i due personaggi sia stato descritto principalmente attraverso l' aspetto fisico e in alcuni momenti in modo "animalesco", quasi a dimostrare che la relazione affettiva tra omosessuali sia basata sul sesso fatto in maniera violenta. Inoltre mi aspettavo un finale, forse scontato, nel quale le due anime gemelle si sarebbero finalmente unite nel loro Splendore, in un finale in cui l'Amore avrebbe avuto il sopravvento su tutti gli ostacoli incontrati nella vita. Invece Costantino rinnega se stesso, la sua sessualità e l'amore, lasciando Guido alla deriva, in un finale che non ho compreso. Quale messaggio ci vuole comunicare la Mazzantini con questo libro ?

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    Catia

    09/10/2014 17.29.14

    Leggerlo per imparare: imparare ad amare con tutta la forza che abbiamo, imparare ad accettare gli amori omosessuali, perchè anche chi crede di non avere tabù, in realtà (causa la nostra cultura) non è ancora pronto a considerare normale un rapporto omesses. In un primo momento ho chiuso il libro presa da un moto di repulsione.. quando ho ripreso a leggerlo la storia mi ha commossa tantissimo e alla fine della lettura quel senso di rifiuto iniziale si è trasformato in senso di colpa. L'amore raccontato in questo romanzo è il più bello e il più sincero che possa esistere, un amore che non può definirsi in nessun altro modo se non SPLENDORE! Titolo più congruo non poteva esserci! Speriamo facciano presto il film!

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    Silvy

    09/10/2014 13.49.06

    Il libro mi è piaciuto molto,però concordo con altri che hanno detto che è troppo drammatico e poco credibile con la realtà gay oggi, inoltre io sinceramente il finale lo vedo confuso, aperto a più interpretazioni, la più brutta in assoluto ma che mi sembra la più credibile è che Guido si lasci annegare nonostante il sogno di vivere in Grecia e sperare in un ritorno di Costantino. Se mi sbaglio sarei felice di cambiare idea in merito.

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    Alice

    08/10/2014 12.49.00

    La Mazzantini è di per se stupenda. Ha un modo di scrivere sublime ricco di vocaboli, aggettivi che rimandano ad un milione di sensazioni e non ricade mai nel ridondante. Sa descrivere benissimo la tristezza ma forse qua è stata eccessivamente malinconica avrei preferito più splendore più bellezza invece ho visto la più profonda tristezza umana, quasi senza una speranza senza un futuro, la più profonda ignoranza degli uomini senza un perché. Guido non riceve nessun regalo dalla vita a parte la più profonda delusione dall'amore dalla vecchiaia e dalla giovinezza. Per me l'omosessualità è molto di più, è una cosa splendida, avrei preferito uno sguardo più moderno più felice. Ciò nonostante molto profondo, lei resta sempre una scrittrice insuperabile.

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    antonella bianchi firenze

    04/10/2014 10.54.56

    reduce dalla lettura di "Venuto al mondo"ho intrapreso questo nuovo viaggio ancora carica di emozioni,dopo aver letto un terzo del libro,mi ha abbandonato l'interesse...era solo un confronto.Dopo sei mesi riprendo la lettura, in pochi giorni lo leggo,mi entra nell'animo....cosa dire: Splendore come ogni libro di questa ..splendida scrittrice.

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    Ipek

    24/09/2014 16.02.45

    Che delusione, quest'ultima uscita della Mazzantini...il tono semi-tragico che ricorre per tutto il romanzo, un'aura di depressione fine a se stessa che non fa bene al lettore, ma nemmeno al libro. Ben lontano da Venuto al mondo, che secondo me é il suo libro piú riuscito. L'unica figura che mi ha affascinato é la moglie giapponese di uno dei protagonisti, mi é piaciuta la sua descrizione delicata. Ma consiglio comunque di leggere altro.

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    dexa1989

    14/09/2014 00.40.29

    Mi chiedo se quelli che scrivono che la Mazzantini vuole liquidare l'omosessualità come conseguenza di un trauma abbiano letto lo stesso libro che ho letto io. Ma qualcuno si è reso conto dello stato d'animo di Costantino quando diceva - sono guarito? Costantino per tutto il libro è stato quello che si vergognava di se stesso e per tutto il libro ha voluto negare la sua identità sessuale. Dopo l'aggressione ha trovato un gruppo di persone che gli hanno concesso una via di fuga e lui ha semplicemente approfittato della scusa che gli offrivano. Per un ragazzo timido e con le sue origini era più facile dare la colpa ad uno stupro e cancellare i propri sentimenti, piuttosto che deludere famigliari e amici (questo era quello che lui temeva, comunque, se avesse fatto coming out). Ma il Costantino che dice sono guarito è un Costantino che sembra un'automa, un uomo che sorride ai suoi amici della comunità senza vera partecipazione, un uomo che abbraccia e bacia la moglie senza sentimento e senza emozione. Perché quello che ha fatto è stato cancellare le proprie emozioni. A chi parla di stereotipi omofobici poi, consiglio di parlare con la gente e rendersi conto che l'Italia non è ancora avanti come credete voi, purtroppo, e che questo libro altroché se è attuale! Il finale, infine, è giusto così. Fa malissimo, sembra senza speranza, ma lo è solo perché Costantino ha scelto (sottolineo, scelto) di rinnegare se stesso. La vita che Guido sogna, in un angolino sperduto della Grecia, potrebbe essere ancora possibile. Ma sarebbe possibile anche a Londra se entrambi lo volessero. Costantino non si è mai accettato nel suo Splendore, non si è mai dato una possibilità di essere felice. Ma se cambiasse idea, Guido sarebbe lì ad aspettarlo! (Per questo il finale non è orribile come sembra. Finché Guido avrà speranza, il loro amore non finirà.)

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    rosa

    08/09/2014 18.54.18

    Sono contenta di averlo letto, ma devo dire che non è il miglior romanzo della Mazzantini: ha scelto una storia triste,drammatica, sicuramente attuale, il suo narrare, questa volta, mi è piaciuto di meno, l'ho trovato,a volte, un po' forzato,esageratamente eccessivo nelle similitudini, nelle metafore; ma soprattutto non mi è piaciuto il finale: perché così....sciocco? In ogni caso mi sento comunque di dire "leggetelo!"

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