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Libro presentato da Simonetta Sciandivasci nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2024.Michela Marzano invita lettori e lettrici a ragionare insieme con la curiosità e l’intelligenza che contraddistinguono la sua scrittura, in un romanzo che riflette sulle zone grigie e sull’ambiguità del rapporto che abbiamo con gli altri e con il nostro corpo.
Ci sono stati periodi in cui Anna ci ha creduto, alla parità. Quella che va oltre le apparenze, “che premia indipendentemente dal genere, quella cui non interessa se sei truccata e come c’hai le gambe, e mette sullo stesso piano maschi e femmine”. Poi, però, come molte bambine e ragazze, puntualmente precipitava in quel bisogno, sempre lo stesso: essere vista, sentirsi preziosa. E, di fronte agli sguardi, alle mani, alle parole degli uomini, non riusciva a fare altro che cedere – spazio, voce, pezzi di sé. Abdicare al proprio corpo fino a sparire: come quella volta sul palco, lei che sognava di fare l’attrice e non riusciva a muovere un muscolo, divisa tra il desiderio di mostrarsi e il terrore di farlo davvero. Anche adesso, che lavora in radio e insegna in un master di giornalismo, l’istinto di ritrarsi per compiacere non l’abbandona mai del tutto. Poi, con i suoi studenti, si trova a discutere l’eredità del #MeToo a cinque anni dalla sua esplosione: da una parte loro, ventenni che scoprono la sessualità, dall’altra lei che ripensa al passato, a tutte le volte che ha ceduto. Quante sfumature diamo alla parola “consenso”? Quando possiamo essere sicuri che un “sì” non nasconda un’esitazione? Anna cerca colpevoli, ma non è sicura di potersi definire una vittima. Avrà bisogno di perdonare se stessa, guardandosi dentro con coraggio e onestà, per riuscire ad accettarsi e ad andare avanti.
Proposto da Simonetta Sciandivasci al Premio Strega 2024 con la seguente motivazione: «Anna è una giornalista italiana emigrata in Francia. Lavora in radio e in università, a Parigi. Ama insegnare. È sicura di tutto e non è convinta di niente. Dice sempre “cioè”. Convive con il ricordo, stemperato dalla sottovalutazione, di un abuso di quelli piccoli, consuetudinari, comuni abbastanza da essere stati considerati a lungo normali, quindi inevitabili: le carezze insistenti di un professore. Ha lasciato un marito che l’ha schiaffeggiata. Ha avuto molti uomini: tutti l’hanno desiderata, nessuno l’ha amata. Ha cercato di piacere a sua madre e assecondarne il progetto: crescere una figlia brillante, inespugnabile e integra. Michela Marzano ha scritto un romanzo sul consenso, il grande tema di questi anni, il punto di rottura e svolta che ha ripristinato la connessione tra intimità e politica, e che dalla domanda sul desiderio ci ha ricondotti alla domanda sul senso. L’unica guerra realmente intenzionata a stabilire un equilibrio. Marzano ha usato la letteratura per scardinare un’ambiguità costosa sul desiderio, nella quale ci siamo accomodati tutti: l’idea che quello che vogliamo sia impossibile da capire e che quindi sia inevitabile cedere a un’imposizione, lasciare che gli altri interpretino la nostra volontà. È un libro sbilenco e intenso, importante, decisivo: il primo che si avventura a raccontare lo squarcio che il #metoo ha portato nella vita delle donne, come ha cambiato le relazioni, come ha minato le certezze, le abitudini, il bisogno d’amore, come ci ha resi non sospettosi e sicuri, non giustizialisti e violenti, ma aperti e nuovi, infantili e diversi, premurosi e soli, disponibili, finalmente, a far tremare la nostra identità. Lo propongo perché il #metoo lo abbiamo sotto gli occhi da sei anni, eppure questo libro che lo racconta, lo spiega e lo umanizza, è sconvolgente come un articolo inedito, uno scoop terribile, come la rivelazione che risiede nell’apocalisse.»
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Interessante come si intreccino attualità, soggetività, lacerti di ricerca, e di autobiografia. Così, inun pastiche di generi e di registri, Michela Marzano accompagna attraverso temi intensi e ormai inevitabili , da conoscere: l'impero dei corpi costretti, le leggi non scritte di secoli di tradizione maschile, la dinamica del Me Too. Ma non è questo che conta, o non solo. In filigrana , sempre, un'intuietudine e complessità esistenziale e morale che attirano e che ci chiedono, senza realmente farlo, di confrontarci con noi stessi: Cosa faremmo noi in una data situazione? Cosa abbiamo pensato noi di quelle denunce in massa contro il "porc" del cinema americano? Cosa abbiamo mai pensato, noi, del dovere coniugale, o del sesso smerciato e coercitivo? Per chi conosce un po' la Francia, anche un confronto con le sue istituzioni culturali e un accenno ai suoi costrutti e alla sua lingua, come la parte del romanzo che si intitola " Balance ton porc". In italiano potremmo dire " Sbatti in prima pagina il tuo maiale". O una cosa simile. Anche meno giornalistica. Una narrazione -documento-voce importante e un'interessante riflessione che interpella e che porta con sé. Non so se , per gli esperti di narratologia, sia un romanzo o altro, di certo è una lettura autentica.
Non sembra essere letteratura. Non c'è il respiro del bene, non serpeggia alcuna felicità fra le pagine. Un lungo monologo, ma non letteratura...
Anna è una giornalista impegnata che ha sempre creduto alla parità di genere anche se ha dovuto subire su stessa le subdole “palpatine” di un adulto che l’avevano fatta percepire piccola e insicura. Insegna in un master sul giornalismo e si trova a confrontarsi con gli allievi e le allieve sul #Metoo, cinque anni dopo il caso di cronaca che aveva fatto nascere il movimento e nascono i mille dubbi sulla parola “consenso” che tanti motivi di discussione genera tra i partecipanti al master. Dal #metoo al racconto che diventa confessione è un attimo, in una narrazione che non lascia spazio ai se ed è chiara, lucida, precisa in una sorta di auto-perdono che le permetterà di accettare anche quella parte”bambina” per tanto tempo rimossa e andare avanti con coraggio e ancor più determinazione.
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