Storia della morte in occidente

Philippe Ariès

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Editore: Rizzoli libri
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Pagine della versione a stampa: 260 p.
  • EAN: 9788858651704
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Gaia la libraia

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La morte fa paura perché non possiamo evitarla, perché non la conosciamo, perché siamo soli di fronte ad essa e perché in fondo non riusciamo ad accettare l'impossibilità dell'immortalità. A un esame superficiale, l'atteggiamento di fronte alla morte nella storia della civiltà cristiana occidentale sembrerebbe quasi immutato nel corso dei secoli, ma esso ha in realtà subito un'evoluzione profonda. Attraverso lo studio di testi letterari, documenti, iscrizioni tombali e testamenti, Ariès inizia la propria analisi dal Medioevo, quando la vita intera era vista come una lunga preparazione alla morte, così da poter arrivare a una fine serena e, per quanto riesca difficile crederlo, non temuta. L'autore ripercorre poi l'età barocca e la rivoluzione industriale, e soffermandosi sulle trasformazioni dei comportamenti individuali e collettivi davanti alla morte, mostra come essa sia diventata proprio nella nostra società tecnologica un tabù che si preferisce allontanare e non affrontare.
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    Michele Lucivero

    08/04/2014 18:22:02

    Gli articoli raccolti in questo volume non sono che una sintesi del lavoro che lo storico francese ha condotto per molti anni sul tema della morte, contribuendo a far rinascere un certo interesse per il fenomeno dal punto di vista storico e antropologico. L'analisi di Ariès, che utilizza fonti non appartenenti alla cultura ufficiale, giunge ad individuare dei macrocambiamenti nella storia della rappresentazione della morte in Occidente, passando per un periodo di massima familiarità con i deceduti durante il Medioevo ad un momento di maggiore introspezione, caratterizzato dall'immaginario del giudizio soggettivo, per passare alla massima esaltazione della morte eroica con accezione quasi erotica durante il Romanticismo e finire con la tabuizzazione del fenomeno nel Novecento. Al di là delle macrocategorie storiche, l'interesse di Ariès per la morte è stato fondamentale per dare ulteriori contributi alla determinazione dell'autopercezione identitaria del soggetto nel corso dei secoli, evidenziando come talvolta non sia la cultura ufficiale, con le leggi nazionali, le bolle papali e i trattati filosofici, a modificare in maniera sostanziale le abitudini degli uomini, ma qualcosa che agisce ad un livello più sottile e profondo, che egli definisce l'inconscio collettivo e che potremmo anche definire il sottobosco della tradizione popolare. Probabilmente l'unica pecca di Ariès sta nell'aver dato credito, come gran parte del pensiero europeo formatosi tra gli anni '20 e '40, all'idea che l'Occidente stesse tramontando, ritenendo che la proibizione della morte non fosse che un segno della decadenza dei tempi e non accorgersi, invece, dell'incedere di una forma tutta postmoderna d'individualizzazione della vita, cui fa da corollario anche la definizione postuma dell'identità tramite la personalizzazione della propria morte.

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    Maurizio

    14/03/2012 17:13:17

    Ormai ha quasi 40 anni questa ricerca del grande storico delle mentalita' e dei costumi della societa' occidentale, uscita in Francia nel 1975 e tradotta da noi tre anni dopo. Anche questo e' un libro da leggere, uno dei primi sul tema della morte nel Medioevo e nell'eta' moderna. E' un volume collettaneo, composto da numerosi brevi articoli e saggi, preceduti da 4 testi di conferenze tenute nel 1974 alla John Hopkins University. Aries lavora non solo sui testi storici e letterari dei periodi di riferimento, ma soprattutto sui documenti di "tutti i giorni": testamenti, lettere, epigrafi tombali ed epitaffi di ogni genere. Certamente e' stato un precursore negli studi su tali tematiche, un po' come Michel Foucault lo e' stato da un punto di vista filosofico e psichiatrico. Autore abbastanza prolifico, ma poco tradotto da noi, in quanto ha dedicato gran parte della sua attivita' alla societa' francese.

In questo studio, Ariès, uno tra i maggiori storici francesi dei nostri tempi, affronta il tema del pensiero della morte partendo non dai testi letterari, ma da tutti quei documenti che esprimono la sensibilità comune e l'inconscio collettivo, in particolare le tombe e i testamenti.

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