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Alfredo C. Moro

Editore: Editori Riuniti
Collana: Primo piano
Edizione: 2
Anno edizione: 1998
Pagine: 320 p.
  • EAN: 9788835944775

recensione di Tranfaglia, N., L'Indice 1998, n. 8

Nell'ultimo anno sono apparse decine di libri e di saggi che, esattamente dopo vent'anni (potenza degli anniversari!), affrontano di nuovo, da diversi punti di vista, il significato di un episodio traumatico per la nazione italiana. Tra il 16 marzo e il 9 maggio del 1978 vi fu infatti il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, il leader cattolico che aveva risolto la crisi del 1975-76, portando i comunisti nella maggioranza parlamentare, e non nel governo, guidato allora da Giulio Andreotti.
Sempre quest'anno assistiamo, nel nostro bel paese, alla nascita di gruppi e partitini guidati proprio dai "revenants" che ebbero pesanti responsabilità in quegli anni, che si dimisero di fronte al fallimento delle indagini per ritrovare Moro prigioniero, ma che ora ricalcano la scena politica per poter con più forza respingere la ricerca della verità, cui testimoni e storici non possono, invece, rinunciare. E ai risultati delle ricerche che via via vengono pubblicate reagiscono accusando gli studiosi di voler criminalizzare la Dc o addirittura l'intera storia dell'Italia repubblicana, pur non avendo fino a questo momento avanzato alcuna spiegazione in merito ai numerosi punti oscuri, né portato argomenti efficaci (dal punto di vista storico) contro le spiegazioni indicate dalla pubblicistica e dalla più recente storiografia.In questa situazione può essere interessante anche per i non addetti ai lavori dedicare un po' del proprio tempo a seguire quel che emerge dalle nuove ricerche in corso.
La testimonianza-studio di Alfredo Carlo Moro è insieme lucida e partecipe.Dopo aver ripercorso i documenti giudiziari dei quattro processi che si sono succeduti (un quinto è aperto), egli afferma in sede conclusiva: "Quel che comunque emerge è che i molti misteri che connotano l'intera operazione non sono stati spiegati e che i troppi interrogativi che nascono da un'obiettiva analisi dei fatti non hanno ancora trovato soddisfacente risposta.La ricostruzione che si è potuta finora fare dell'intero caso Moro finisce così con l'apparire sfocata e ambigua".
Alfredo Carlo Moro enumera sinteticamente i punti controversi che, a mia volta, vorrei tentar di riassumere. 1) È provato che Moro era nel mirino dei terroristi e sapeva di esserlo.Perché non si disposero tutte le misure di prevenzione necessarie? Perché nessuno degli infiltrati (che ce ne fossero è altrettanto sicuro) avvertì il leader Dc? 2) Come mai un uomo del Sismi era presente alle 9 di mattina in via Fani? 3) Come mai Mino Pecorelli era al corrente dell'imminente azione e dopo il sequestro scrisse che le Br non erano quelle che apparivano e poco dopo venne ucciso? 4) Perché non c'è ancora certezza su quanti fossero i terroristi in via Fani? Chi erano i motociclisti sulla Honda nera vista da più testimoni? Chi era il killer che da solo ha sparato 49 colpi tutti andati a segno? 5) Come mai i sequestratori sapevano quali borse di Moro prendere e quali lasciare? E perché quelle prese furono distrutte, bruciando i documenti in esse contenuti? 6) Perché la ricostruzione dei 54 giorni fatta dai brigatisti in carcere è piena di buchi e di particolari inverosimili? 7) Perché il memoriale di Morucci è stato inviato al presidente della repubblica, e non alla procura della repubblica, ed è rimasto a lungo in mano ad esponenti della Dc? 8) Perché continua il mistero sul vero luogo della prigionia di Moro? 9)Perché il racconto sull'uccisione di Moro contrasta con dati di fatto emersi dalle perizie? 10)Perché tutto il materiale degli interrogatori a Moro non è stato reso pubblico dai brigatisti, come avevano più volte promesso? Ed ora di chi è in mano? 11) Perché le indagini sono state nei 54 giorni approssimative e carenti, malgrado segnalazioni precise, e i brigatisti giurarono in quei giorni liberamente per Roma e fuori della capitale?
Mi fermo qui, ma l'elenco finale diMoro va avanti, mettendo in luce la presenza ormai certa degli uomini della P2 all'interno del comitato del Ministero dell'Interno presieduto da Cossiga nei giorni del sequestro. Di quei lavori del resto non è praticamente rimasta traccia dalla metà di aprile del 1978.
È, a mio avviso, molto significativo che dubbi così pesanti, e tali da rimettere in discussione l'impostazione medesima della verità ufficiale sul caso Moro, che ancora molti vogliono difendere, nascano dall'indagine sulle carte giudiziarie e dalla testimonianza di un magistrato a perfetta conoscenza dei fatti, in quanto fratello della vittima.Ma non a caso nessuna polemica su questo testo è stata sollevata da chi esclude che novità possano esserci nella ricostruzione di quello che è stato l'assassinio politico più importante e clamoroso della storia repubblicana.
Su un altro piano, quello dello studio vero e proprio, della ricerca condotta su una pluralità di documenti e di fonti di archivio, si collocano gli altri due libri.
Il primo si deve a uno studioso, Franco Biscione, che già cinque anni fa aveva svolto un prezioso lavoro filologico sul Memoriale di Aldo Moro venuto alla luce nel 1990, dodici anni dopo la prima irruzione dei carabinieri nel covo milanese delle Brigate Rosse di via Montenevoso e dopo che una versione mutila era stata diffusa e consegnata dagli inquirenti alla Commissione d'indagine sulle stragi.
In quel primo studio, Biscione aveva ricostruito il Memoriale come una serie di risposte del prigioniero a un questionario sulla politica italiana che i brigatisti gli avevano sottoposto nel "carcere del popolo".Dalla sua ricostruzione emergeva con chiarezza che ad alcune domande, con ogni probabilità fatte dai brigatisti all'interno dello schema a disposizione, non sia stata data risposta, o, più probabilmente, che le risposte di Moro siano state fatte sparire e non si trovino nel Memoriale o almeno in ambedue le versioni successivamente ritrovate.
Nell'ampio studio dedicato al delitto Moro, Biscione si sposta assai oltre, ipotizzando l'ingresso di altri gruppi politici e malavitosi nel sequestro, il ruolo importante degli uomini della P2 interessati all'esclusione comunista e quindi alla liquidazione del leader democristiano, la mobilitazione interessata e provata dalla malavita romana e meridionale.Non si tratta di un'ipotesi complessiva e provabile nella sua interezza, ma non c'è dubbio che la ricerca di Biscione mette in luce, più di quanto abbia fatto Moro nel suo libro, l'esistenza di condizionamenti assai forti sui brigatisti, come sulla politica italiana, e suggerisce stimoli e piste di ricerca che solo in parte sono stati raccolti finora dai giudici e dagli storici.
Ancor più avanti, sulla base di una conoscenza straordinaria del caso, come del contesto politico nazionale e internazionale, va Sergio Flamigni con il suo libro sulle "convergenze parallele".L'autore della "tela di ragno" concentra la sua attenzione su una serie di documenti americani degli anni sessanta e settanta, da poco declassificati, che indicano con chiarezza, tra gli obiettivi dei servizi segreti degli Stati Uniti e di quelli italiani, da una parte la necessità di impedire l'ascesa con ogni mezzo (incluse le stragi e il terrorismo) della sinistra, e dei comunisti in particolare, al governo; dall'altra l'opportunità di infiltrare propri agenti italiani all'interno delle organizzazioni di estrema sinistra in modo da addossare a quella parte le vittime e i danni che fossero provocati dalle azioni terroristiche. Esibisce inoltre una serie di elementi, raccolti attraverso una documentazione politica, diplomatica e giornalistica, i quali confermano che una simile strategia era presente in tutta l'Europa, ma si concentrava in quel momento sul nostro paese, che appariva particolarmente instabile. Flamigni rintraccia inoltre, nella lettura attenta del Memoriale e di tutte le lettere recapitate all'esterno dalle Brigate Rosse alla Dc, agli amici politici di Moro e alla famiglia, ulteriori elementi in grado, a suo avviso, di confermare l'interpretazione che fornisce.
Certo, leggendo questi libri, ci si rende conto che mancano ancora documenti importanti per andare a fondo e costruire un edificio inattaccabile. Si può però affermare che le ipotesi avanzate, in maniera diversa, da Moro, Biscione e Flamigni, se inserite in una ricostruzione più ampia della crisi italiana di quegli anni, consentono di fare alcuni passi decisivi verso la verità.Per metterle in discussione sarebbe necessario che i critici di quelle ipotesi smentissero l'uno o l'altro fatto chiamato in causa: il che finora non è mai avvenuto, almeno sul terreno dell'indagine storica.

Recensioni dei clienti

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    RICCARDO F. GIOVIALE

    15/03/2014 10.37.15

    Un bellissimo libro, esemplare per chiarezza e rigore.Lo scomparso giudice dott. Alfredo Carlo Moro mostra una indiscutibile capacità di analizzare i numerosi punti oscuri della vicenda , senza mai perdere lucidità ed equilibrio,e cio' nonostante l'evidente (ed umanissimo) coinvolgimento emotivo nel trattare un evento cosi' doloroso come la morte dell'amato fratello. Da leggere

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    Alessio Cuneo

    10/04/2012 18.47.51

    Condivido in parte il giudizio di Luca, affermando che anch' io dopo le prime pagine (le più belle forse, le più "ricche") ho iniziato un pò ad annoiarmi ed è per questo e solo per questo ho dato come voto 4/5. Per il resto è sicuramente uno dei migliori libri scritti sull' argomento. Dal mio punto di vista, proprio nelle pagine più interessanti inizia a trapelare, si inizia ad intuire ciò che tragicamente è andato poi a concretizzarsi... Come ha deciso qualcuno d' intitolare uno dei suoi libri: DOVEVA MORIRE. In definitiva ne consiglio la lettura a tutti.

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    Luca

    28/06/2007 17.49.45

    Bello ma con il passare delle pagine invece di emozionarmi tendeva un po' ad annoiarmi. Comunque fatti che indubbiamente dovevo ben approfondire avendo io allora soli 2 anni.

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    Malcom

    18/07/2005 18.57.32

    Il libro è scritto molto bene ed è una buona analisi dei fatti vista dal punto di vista processuale. Non mi sento di condividere l'opinione del lettore precedente perchee' Carlo Moro, da buon magistrato, afferma che le sue sono solo ipotesi e che non avendo potuto fornire alcun elemento di riscontro non è possibile fornire delle ricostruzioni plausibili. Ritengo che alle giuste osservazioni dell'autore si possa dare risposta verosimile anche senza dover ricorrere a ricostruzioni clamorose. Non credo sia un libro che sostenga la tesi del complotto o della eterodirezione ma sicuramente mette a fuoco le diverse situazioni che possono rappresentare delle incongruenze. Un ottimo libro. Malcom

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    carlo

    26/05/2005 13.17.31

    Probabilmente una delle migliori opere realizzate sul caso Moro. Con una puntuale narrazione, l'autore ci fa notare tutto ciò che "non torna" in questo delitto e, a mio avviso, è molto vicino a ciò che realmente avvenuto.

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