La storia di Mortimer Griffin

Mordecai Richler

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2015
Pagine: 243 p., Brossura
  • EAN: 9788845930089
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Descrizione
Nulla infastidiva Mordecai Richler quanto le ortodossie vecchie e nuove e i vari tipi di intolleranza da esse generate. E furono proprio gli anni trasgressivi della Swinging London a ispirargli, durante il suo lungo soggiorno in Inghilterra, questo romanzo, uno sberleffo così audace e irriverente da essere subito messo all'indice in numerosi paesi di lingua inglese. A doversi districare fra i meandri della 'controcultura' è Mortimer Griffin, che lavora in una sofisticata casa editrice, ha una vita familiare convenzionale e l'imperdonabile colpa di essere bello e wasp. Dopo l'acquisizione della Oriole Press da parte di un potentissimo e stravagante produttore hollywoodiano chiamato da tutti il Creatore di Stelle, il quale ha un solo vero scopo nella vita, la propria immortalità, Mortimer finisce in un labirinto dove fatichiamo a distinguere la farsa dalla satira e dall'horror. Tormentato dallo sguaiato tradimento della moglie con il laido amico Ziggy, perseguitato da un giornalista che lo accusa di essere un ipocrita ebreo rinnegato, scandalizzato dalla scuola all'avanguardia dove il figlio di otto anni recita Sade per poter liberare la sua sessualità, concupito da due colleghe più simili ad androidi che a donne vere, accusato via via di perbenismo, moralismo, razzismo, antisemitismo, mollezza e meschinità e sempre più insicuro delle sue prestazioni virili, Mortimer si ritrova protagonista di una tragicommedia dell'assurdo dall'esito di paradossale crudeltà.

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    AdrianaT.

    10/01/2016 08:43:29

    Sembrano i dialoghi di Woody Allen, e anche la trama un po', e certi personaggi pure però, ... mi sa che sembra proprio un film di Woody Allen... Allora chi ha copiato, o meglio preso spunto, da chi? - 'The Acrobats' prima pubblicazione di Richler, 1954; - 'Che fai, rubi?', primo film di Woody Allen, 1966. Nulla esclude che il primo abbia influenzato il secondo, oppure è una semplice somiglianza per affinità culturale come gli altri scrittori nordamericani di origine ebraica; ma a Roth non assomigliano, ad esempio, e neppure a Bellow e ... massì, chissenefrega, in fin dei conti!, è che il capitolo 15 sembra proprio scritto da Allen, e io mi sono fissata su questa sovrapposizione che toglie ad entrambi l'unicità che gli avevo sempre attribuito - vabbe', me ne farò una ragione, anche perché piacendomi tutti e due, dove sta il problema? Nessun problema: è un Griffin alle prese con una moglie nevrotica, con un surreale, Alleniano prima maniera, 'Creatore di Stelle', nonché contemporaneamente tacciato di essere, suo malgrado, antisemita, ebreo e ipospadico. Assurdo e paradossale, certamente non fra i suoi migliori titoli, l'ho trovato comunque godibile, e dopo un anno e mezzo dall'ultimo Richler, piuttosto che niente, meglio piuttosto.

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    Umberto Mottola

    20/12/2015 19:12:54

    Romanzo scoppiettante, scorrevole, pieno di dialoghi, a tratti divertente, con alcuni personaggi paranoici, sempre in bilico tra il verosimile e l'immaginifico, ma non convince fino in fondo.

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    vittorio pisa

    10/09/2015 11:38:45

    Solo un divertissement. Puro esercizio, niente di più. Sfilacciato, poco incisivo, personaggi appena abbozzati. Trama che rimane sempre in superficie e non conquista mai il lettore. Fortunatamente Richler ha scritto di meglio e molto. Peccato sia questa l'ultima pubblicazione postuma di uno dei più grandi autori di lingua inglese.

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Furono gli anni della Swinging London a ispirare a Richler questo suo sesto romanzo, uno sberleffo così audace e irriverente da essere subito messo all’indice.

Se in queste pagine state cercando un personaggio scorretto come il buon vecchio Barney Panofsky non lo troverete. Qui forse troverete l’opposto di Barney: un uomo bello, ricco, Wasp. Un uomo capace di scandalizzarsi. Ma troverete anche una prova generale, un lavoro preparatorio al suo capolavoro, in cui l’autore canadese intraprende la missione che ha portato avanti per tutta la vita, quella di demolire i luoghi comuni.
Scritto nel 1968 e tradotto solo ora dall’editore Adelphi, il romanzo è ambientato nella Londra degli anni Sessanta, la “Swinging London” ed è quindi uno sguardo contemporaneo sulla rivoluzione dei costumi che ha travolto quella generazione. Naturalmente si tratta di uno sguardo “alla Richler”, dunque di una satira, tendente alla farsa, della controcultura sessantottina, della promiscuità sessuale e del freudismo. Il protagonista della storia è Mortimer Griffin, redattore in una prestigiosa casa editrice londinese, la Oriole Press, di età media, corporatura media, capelli ancora folti, sguardo lucido e pulito, modello Wasp ideale per ogni spot pubblicitario. Un uomo normale che, scopriamo con un certo sgomento, si aggira indisturbato all’interno di una comunità fantasmagorica in cui sono invischiati sua moglie, il suo migliore amico, i colleghi di lavoro, le maestre di scuola di suo figlio e tutti gli altri. Nella scuola del bambino, solo per citare un esempio, si mette in scena una recita dedicata al marchese De Sade e al superamento dei condizionamenti sessuali nell’età preadolescenziale.
Mentre si svolge la normale vita di questi giovani anticonformisti in perenne conflitto con le loro radici giudaiche, la Oriole Press viene venduta ad un potente produttore cinematografico di Hollywood, detto “Creatore di Stelle”, il cui unico obiettivo è l’immortalità. Il tycoon, per qualche strana ragione, decide di spostare a Londra une delle sue produzioni cinematografiche e lo fa mettendo subito le zampe sulla sofisticata casa editrice. È così che un uomo osceno, sinistro, di una ricchezza mostruosa, si innesta nella ridente e sperimentale piccola società londinese… e lo spettacolo inizia.
La scrittura di Richler scivola in questo modo nella farsa e, durante la lettura, si percepisce tutto il divertimento che l’autore prova a infarcire il libro di particolari morbosi e a sbeffeggiare i suoi amici hippy. Uno spasso assicurato per il lettore di oggi, ma non certo per i suoi coevi, che lo misero immediatamente all’indice. Elementi autobiografici, "paranoie ebraiche", sessismo, razzismo e scorrettezze varie divertono e non scandalizzano più il lettore che, ormai disinibito, cerca e trova in questo libro tutto lo spirito corrosivo di un Richler in splendida forma.